Categorie

Marco Gervasoni

Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Storia
Anno edizione: 2007
Pagine: XVII-246 p., Rilegato
  • EAN: 9788806188009
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Usato su Libraccio.it € 11,88

Il libro costituisce un'eccezione nel panorama editoriale italiano, assai poco interessato da molto tempo alla politica della Francia contemporanea. Gervasoni, tra l'altro, è stato tra i pochi a dedicarsi recentemente alla stesura di una sintesi di storia della Francia novecentesca (Unicopli, 2003). È probabilmente partendo da questa esperienza, arricchita dalla conoscenza della tradizione politica della sinistra francese, che risale ai primi studi su Sorel, che Gervasoni si è cimentato in una sintesi non facile. Il panorama editoriale francese era stato iperproduttivo in occasione del decennale della morte di Mitterrand, avvenuta l'8 gennaio 1996, quando l'uomo politico francese tra i più importanti del Novecento, forse secondo solo a De Gaulle, si spense, poco dopo aver terminato il secondo settennato presidenziale, non ancora ottantenne. La maggior parte degli scritti sull'uomo e sull'era Mitterrand è stata però opera di collaboratori del presidente e di giornalisti, che nulla hanno risparmiato alle sfaccettature della sua vita pubblica e privata. Pochi invece gli storici che si sono cimentati in un bilancio politico o in una completa biografia. Il lavoro di Gervasoni colma quindi non solo una lacuna nel panorama italiano ma arricchisce anche, in termini seri, quello francese. E inoltre giunge in libreria dopo l'elezione alla presidenza di Sarkozy, consentendoci di capire meglio il presente ruolo e potere della presidenza, sulla base anche del distacco politico, culturale, politico, strategico, generazionale, e anche rituale, rispetto alla carica rivestita da un altro presidente roi soleil con forte protagonismo e dirigismo quale fu Mitterrand.
Occorre innanzitutto avvertire chi volesse ripercorrere i molti volti di Mitterrand, o approfondire il "culto della personalità" attentamente perseguito dal presidente, che questo non è il libro più adatto a tali scopi. L'accusa di ambiguità, o addirittura di collaborazionismo, del giovane Mitterrand a Vichy, che tormentò gli ultimi suoi anni, è superata nel capitolo iniziale dedicato alla giovinezza. L'autore si sofferma maggiormente sul socialismo mitterrandiano, sulla capacità di un uomo cresciuto in altra tradizione politica, e familiare, di trasformare, dal congresso di Epinay del 1971 in poi, il partito socialista in una forza in grado di costruire nuove alleanze, di conquistare con una "lunga marcia" nel 1981 la presidenza della repubblica, di determinare con questa presidenza le scelte europee per almeno un quindicennio. Un uomo nel contempo capace di legittimare il partito attingendo alla linfa ancora vitale della tradizione laica e universalista, della Rivoluzione francese, dei diritti umani, della Comune e di Jaurès. Anche l'ultimo capitolo potrebbe essere letto con uno sguardo al presente e alla difficile ricerca di identità del Psf dopo la sconfitta del maggio 2007. Indaga infatti non solo il declino fisico del presidente, ma quello politico e morale del socialismo francese, così come una Francia cambiata e l'assenza di un vero delfino. Dopo Mitterrand, infatti, nessuno dei dirigenti, né Delors, né Jospin, né Rocard, riuscì più a unire i socialisti; da qui le faide intestine che ancora devastano il partito. Patrizia Dogliani