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Israel J. Singer

Traduttore: B. Fonzi
Collana: Varianti
Anno edizione: 2011
Pagine: 760 p. , Brossura

79 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Classica (prima del 1945)

  • EAN: 9788833921846

Recensioni dei clienti

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    Lorso57

    22/07/2016 13.30.06

    Un romanzo eccezionale, una saga convincente e profonda che conquista grazie alla maestria narrativa dell'autore che dopo "La famiglia Karnowski" riconferma, ampliandola ulteriormente, la sua genialità. Famiglia, lavoro, politica, religione, guerra in questa commedia umana di altissimo livello. Capolavoro assoluto, peccato per chi non lo leggerà.

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    lalla

    18/02/2016 16.36.04

    Joshua Israel Singer era il fratello maggiore di Itzakh Bashevis Singer, Premio Nobel. E' stato prima di trasferirsi negli USA con suo fratello uno dei più grandi scrittori ebrei di lingua yiddish. Ho scoperto "I fratelli Ashkenazi" con grande piacere: i personaggi sono ben delineati e descritti, in un periodo della Storia complesso e ricco di avvenimenti, anche se questo libro non è tratto da una storia realmente esistita, è molto interessante sulla rivalità e solidarietà dei due fratelli, che a mio avviso, non sono poi cosi nemici. Joshua Israel Singer mi fa pensare a un Emile Zola ebreo, che scrive in yiddish, con tanta verve ed immaginazione ma sempre nel rispetto della veridicità storica e nel contesto politico ed economico di questo romanzo. L'autore racconta insieme alla storia esemplare di questi due fratelli, l'aumento progressivo ed il disintegro di un mondo: quello degli ebrei in Polonia, quello del ghetto polacco delle grandi città (come in questo caso quello di Lodz), quello dell'umile shtetl delle campagne che purtroppo vivevano i loro ultimi anni. Gli antisemiti locali -russi, tedeschi e polacchi sono in accordo solo su una cosa - quella che avrebbero a breve cambiato, ogni uno a modo suo, di farli sparire da qualsiasi mappa del mondo... Ancora "un mondo di ieri"... restituito con tenerezza, humour, cattiveria ed una grande nitidezza di immagine scritto da un grandissimo scrittore... da riscoprire!

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    Mauro

    17/09/2015 18.08.36

    Ennesimo libro straordinario di questo autore meraviglioso. Niente da aggiungere, fatevi un regalo... leggete tutto

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    EMANUELA PAT

    05/08/2015 09.02.18

    Conosco da anni il suo più noto fratello Isaac B. Singer ed ho letto tutti i suoi libri. Ora ho scoperto il meno conosciuto Israel e devo ammettere che nn è da meno. La grande storia dei ricchi e colti ebrei dell'epoca, di Lodz, con i suoi protagonisti ed i suoi personaggi minori tratteggiati con grande maestria e competenza. Romanzo storico che in ben 760 pagine nn permette mai che cali l'interesse, dunque si legge in pochi giorni in quanto nn si riesce più a staccarsene.

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    carlo

    03/05/2015 11.25.15

    Un altro grande libro che ti affascina per i suoi personaggi e la ricostruzione dei climi storici che si sono vissuti. Simcha Meier e Jacob Bunin insieme alle figure femminili che li attorniano meritano uno spazio nel pantheon della grande letteratura

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    Smapel

    02/06/2014 23.09.51

    Libro fantastico. Una tela perfetta per rappresentare un grande popolo, un periodo storico di cambiamenti epocali, lo spessore dei personaggi. Imperdibile

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    stefano

    22/04/2014 16.30.16

    Un libro formidabile, profondamente suggestivo. Si rimane coinvolti dalla straordinaria capacità dell'autore di raccontare ambienti e personaggi di un'epoca oramai scomparsa. La trama è apparentemente semplice e lineare. La scrittura è uno strumento che l'autore usa con sapienza e maestria per sollecitare il lettore a riflettere sulla complessità dei rapporti umani, tra riscatto, colpa, speranza e pietà.

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    vittorio pisa

    26/03/2014 11.50.06

    Un romanzo imperfetto e sproporzionato nelle dimensioni narrative. La prova resta sempre avvolgente e notevole la ricostruzione storica degli eventi. Il difetto principale di questo romanzo resta lo spazio, a mio giudizio del tutto eccessivo, concesso, soprattutto nella parte centrale, agli eventi storici del periodo raccontato, la rivoluzione operaia di fine 800 che ha interessato la Russia e i paesi dell'Europa orientale. L'affresco storico avrebbe dovuto rimanere a fare da sfondo alle vicende dei due fratelli protagonisti di cui, invece, ad un certo punto del romanzo si perdono progressivamente le tracce, con inevitabile dispersione della tensione narrativa. Il risultato è una lettura che si rivela troppo spesso dispersiva e ridondante. Noiosa al punto tale che, a volte, la voglia di saltare interi capitoli è stata pari a quella di ultimare la lettura nella sua interezza. La sensazione è quella che l'autore non sia riuscito a frenare l'impulso narrativo di (dover) raccontare interamente un'epoca (confondendo romanzo storico ed epopea famigliare), perdendo così il punto di vista dei suoi protagonisti attraverso il quale gli eventi avrebbero dovuto essere raccontati (come nel mirabile "La famiglia Karnowsky"); obbiettivo, invece, qui pienamente riuscito soltanto nella prima e nell'ultima parte del romanzo. Prolisso e faticoso. Non per tutti.

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    Enrico Benella

    12/11/2011 11.52.51

    Non c'è solo la storia di una famiglia ebraica di Łódź, gli Ashkenazi, ma anche l'epopea di una comunità, quella ebraica, e di una città, Łódź, tra il boom industriale ottocentesco e le rivoluzioni di inizio Novecento. Ci sono i gemelli diversi Simcha Meyer e Jacob Bunim, ma c'è anche una quantità di personaggi minori che compongono il tessuto sociale urbano. C'è la grande Storia, ma ci sono soprattutto le storie dei singoli che la compongono; e, quel che più importa, c'è un narratore splendido, capace di tratteggiare e caratterizzare tutto con una capacità di sintesi, una lucidità e una vigoria impressionanti. Queste 750 pagine scorrono a un ritmo eccezionale che non cala mai. È un romanzo che ha la visione d'insieme del romanzo storico, l'insight del romanzo psicologico e la godibilità del best seller (che fu: 1936). Si può chiedere altro alla letteratura? L'unica pecca è editoriale: la resa grafica dei nomi ebraici, polacchi e russi è insensata, e dubito che ciò dipenda dall'originale yiddish.

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