I fratelli Karamazov

Fëdor Dostoevskij

Traduttore: A. Villa
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: XLVIII-1033 p., Brossura
  • EAN: 9788806179168
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Recensioni dei clienti

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    Giovanni

    08/02/2017 16:42:17

    Davanti al l'immensità di quest'opera, è bene cominciare finalmente a frequentare il silenzio.

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    Luca Rossi

    26/06/2014 12:46:12

    Il miglior libro che abbia mai letto. Non lasciatevi spaventare dalla lunghezza del tomo: le pagine scorrono, lasciando il lettore immerso nella narrazione. Sebbene la trama sia abbastanza intricata, quel che è tanto più affascinante quanto più interessante è notare come essa sia lo spunto per dare l'avvio a riflessioni più ampie sull'animo umano, sul problema religioso, sul rapporto uomo-Dio. È un vero e proprio manuale di introspezione psicologica: l'opera è incentrata sui dialoghi e l'autore non mette mai in bocca parole ai personaggi senza descrivere i sentimenti che essi provano nel pronunciarle; egli scava la psicologia umana fin nelle sue parti più recondite, fino alla ricerca dei pensieri di un omicida, di un folle, di un malato. Interessanti a mio avviso anche la parte finale del libro in cui quest' ultimo sembra diventare un giallo nel processo in seguito all'uccisione di Fedor Pavlovic e la presenza di alcuni "racconti nel racconto", come la vicenda di Iljusa o l'agiografia dello starec Zosima. Che dire poi del capitolo "Il grande Inquisitore"? È l'apoteosi dell'autore, l'acme della sua speculazione filosofico-religiosa. Insomma: lettura consigliatissima.

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    Luca Deiana

    22/03/2014 00:47:06

    Uno dei migliori libri che abbia mai letto. Una trama semplice usata come terreno per esprimere tutta la filosofia di dostoevskij. Epocale

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    MARA REGONASCHI

    10/10/2013 16:16:31

    Stupendo. Si leggono oltre mille pagine ma non si vorrebbe finissero mai, soprattutto.... così incompiute.... Si comprende peraltro perché Tolstoj rosicasse così tanto.... Dostoevskij over all!

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    Euge

    06/10/2013 14:17:21

    È probabilmente uno dei più bei libri di ogni tempo. E definirlo romanzo è riduttivo. Può piacere a tutti, perché c'è praticamente ogni genere: romanzo giallo, sociale, di formazione, teologico, analisi giurisprudenziale. È pesante, e forse poteva essere qualche centinaio di pagine più corto, ma vi assicuro: tenete duro e arrivate fino alla fine, che ne vale la pena. Nel "Grande inquisitore" trova posto un'interessantissima analisi della storia dell'umanità, perfettamente contestualizzata. E non mancano diversi momenti di ilarità. Ma lo sconsiglierei a chi non ha mai letto niente di FD. In ordine: il giocatore, l'idiota, delitto e castigo, e infine questo. SENNò, SE Lo si legge per primo, si rischia di abbandonarlo subito e ridurre FD solo a un autore logorroico.

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    Lucia

    29/06/2013 21:23:37

    Nei "Fratelli Karamazov" Alesa Karamazov viene coinvolto in una situazione famigliare assai complessa: il fratello Dmitrji Karamazov odia il padre, Fedor Pavlovic Karamazov, uomo abbietto e vizioso, e tuttavia con Fedor condivide un'intensa passione per la medesima donna, Grusen'ka. L'altro fratello Karamazov, Ivan, è un'intellettuale tormentato dalla passione per una donna assai complessa, Marj'a, e dalle conclusioni filosofiche ed intellettuali a cui è approdato che lo porteranno alla soglia della follia. Ma di cosa tratta questo libro? C'è una storia: un assassinio, un assassinio che colpisce, a metà della lunga narrazione,un membro dei Karamazov. Ma "I Fratelli Karamazov" è ben lungi dall'essere un giallo: questo intreccio narrativo è falso, è un orpello per scusare la dicitura "romanzo" posta sulla prima pagina. In realtà questo capolavoro è unicamente la narrazione lunghissima della famiglia Karamazov, dei suoi componenti e degli eventi scaturiti da essi, dalle loro scelte. Ogni membro è infatti esemplare per la narrazione di Dostoevskij, e dirò di più, è esemplare per il sistema filosofico elaborato da Dostoevskij, di cui sono permeati i suoi libri. Ivan è l'ateo che attraverso un processo mentale (ma anche sentimentale) arriva a negare Dio, poiché non ne può accettare l'esistenza. Dmitrji è il peccatore,colui che più di tutti sembra aver colto il temperamento paterno, ma anche colui che attraverso un processo di redenzione arriva a cambiare radicalmente la sua vita, partendo da un luogo idealmente appartenente a Ivan, per giungere al prato coltivato da Alesa. E' il peccatore, colui che rappresenta la Colpa stessa che permea il mondo e che affida a ciascun uomo la responsabilità per le sofferenza dell'umanità. Alesa, infine, è la prefigurazione del Cristo, l'eletto,colui che salva Ivan e Dmitrji, che rappresenta la coscienza di ciascuno, poiché senza macchia. E' l'inviato di Dio. La Colpa, l'Uomo, l'Innocenza, Dio: il compendio dell'Uomo.

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    Travax

    30/05/2013 18:36:39

    c'è poca da dire... c'è da leggere!

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    Nicola Rinchi

    02/01/2013 16:03:31

    Andrebbe inserito tra i libri di testo a scuola, magari al posto dei soliti noti tomi di letteratura, triti e ritriti. Un magnifico saggio sulla profondità e le pieghe dell'animo umano, racchiuso in una storiella che a fatica riesce a reggersi nello splendore di ogni personaggio e delle loro riflessioni universali. Impossibile dimenticarsi dei capitoli centrali o appena prima, di una bellezza inestimabile. Da tenere in casa, obbligatoriamente, più necessario di una Bibbia.

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    Carlo M.

    19/12/2012 20:12:22

    Uno scrittore geniale, con gravi turbe psicologiche, mette in scena dei personaggi eccezionali, affetti da turbe psicologiche ancora più gravi. I nipotini di Sigmund sbavano per la commozione, il lettore spesso si annoia (le tirate ideologiche non sono uno scherzo!), ma parlare male di Dostoevskiij non si può: è come parlare male del papa, si rischia la scomunica... Coloro che hanno un debole per l'iconoclastia, su Dostoevskij consulteranno con profitto Vladimir NABOKOV: "Lezioni di letteratura russa", attualmente rinvenibile solo in biblioteca.

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    filippo nox

    24/09/2012 22:18:24

    Pietra miliare della letteratura. Biblico! Da leggere assolutamente

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    paolo

    04/06/2012 18:34:16

    Romanzo dichiaratamente "testamentario", in cui l'autore dispiega e riassume tutta la sua visione umana, filosofica ed anche sociale (è falso che D. non fosse interessato agli spetti ed ai mutamenti sociali del suo tempo). Quasi un'"enciclopedia" dostoevskjiana da consigliare più a chi per la prima volta si avvicini a questo irraggiungibile genio che non a chi già ne conosca l'opera. La capacità di addentrarsi e discendere negli anfratti più profondi dell'animo umano ne fa un autore di una modernita' sorprendente quanto indiscutibile, e la "prolissità" di cui qualcuno lo accusa è integralmente funzionale al racconto quindi, di fatto, non è.

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    Annarita

    18/03/2012 23:20:34

    Che dire di questo libro ritenuto il Libro? Non è un semplice romanzo, è molto di più. E' il tema di grandi capolavori: l'eliminazione del padre per il possesso della donna/madre. E' forse la summa della riflessione religiosa dell'autore, la trattazione dei massimi sistemi nei dialoghi tra Alioscia e Ivan. Quattro fratelli ciascuno "grande" a suo modo. Alioscia, il buono, il mediatore, colui che sa leggere nel cuore degli altri, il "portatore" dell'amore universale, l'uomo che è capace di accettare il male perché sa che non è mai disgiunto dal bene; Ivan, l'intellettuale, il filosofo, l'uomo che cerca la verità assoluta, che cerca rifugio al dolore nella sua cinica e sublime capacità di speculazione intellettuale e che finirà vittima del proprio nichilismo; Mitja, capace dei più potenti eccessi, violento e appassionato, dilaniato da enormi contraddizioni interiori, preda di febbricitanti fobie, ossessionato dalla figura paterna e dal bisogno di possedere una donna, di contenderla al padre. Quattro fratelli, il quarto è l'illegittimo, Smerdjakov, epilettico e servo nella casa paterna, emulatore e rivale di Ivan. Anche le figure femminili sono ricche di sfaccettature, capaci di dedizione totale e al contempo di vendetta cieca, mutevoli e capricciose, altere e fragili. Dostoevskji tratteggia personaggi grandiosi, caratteri psicologici notevoli che rispecchiano efficacemente l'anima russa, l'impeto, la passione, la vivacità spirituale e la lacerazione dell'anima. Un romanzo molto bello, con capitoli tra i più elevati della letteratura, passaggi di rara e profonda bellezza e significato, eppure a tratti ripetitivo e noioso. Con un linguaggio teatrale e ampolloso, a volte ridondante.

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    Pierluigi

    15/03/2012 18:32:35

    Il più grande romanzo mai scritto. Di una bellezza sublime. Una lettura che coinvilge.

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    Giuseppe Paganelli

    16/04/2011 20:50:30

    Assoluto, immenso. Un'opera d'arte come i Karamazov oltrepassa i limiti del tempo. E' di un'attualità spiazzante, come se fosse stato scritto ieri sera. Incredibile il monologo dell'inquisitore. Ho letto tutto quello che ha scritto il maestro Dostoevskij; i Karamazov è stato l'ultimo. E' uno di quei libri di cui avverti la nostalgia ancor prima di averlo concluso. Credo che lo rileggerò, non so quando e per quante volte, ma di certo lo rileggerò...

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    fabio s

    31/03/2011 16:13:09

    un capolavoro! ogni personaggio è una persona con un suo carattere ed una sua vita "reale".

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    Ciretto75

    09/03/2011 19:12:53

    Che dire bello, 1000 pagine che porterò sempre con me adesso. Secondo solo a Cent'anni di solitudine.

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    lb

    18/02/2011 15:52:50

    questo è "il romanzo". penso non ci sia altro da aggiungere se non che le valutazioni di tutte le opere in campo letterario, dovrebbero partire dal confronto con questo 5/5.

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    luciano.comida

    26/01/2011 10:31:05

    Uno dei più grandi libri di sempre: Dostoevsky affronta temi altissimi (il bene, il male, la colpa, l'eros, la responsabilità, la fede...) e li incarna in un muscoloso romanzo d'avventure e del mistero. Tanto che i Karamazov si può leggere (ed è l'unico modo per coglierlo pienamente) sia come avvincente narrazione che come saggio filosofico.

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    GiacTor

    17/12/2010 15:02:31

    Uno dei capolavori della letteratura russa, forse il miglior romanzo di Dostoevskij. Cosa dire di più? Un libro che una volta iniziato non puoi abbandonare e una volta letto non puoi dimenticare. Sebbene l'edizione Einaudi sia poco agevole (vista la mola sarebbe stato più opportuno dividerla in due tomi) la consiglio caldamente per un unico motivo: la traduzione, a cura di Agostino Villa, è,a dir poco,superlativa!!!

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    alex

    10/12/2010 23:53:25

    Il mio personaggio preferito è Smerdanovjch. Vittima delle circostanze più che cattivo. Misero, ignorante, figlio di una disgraziata e trattato con disprezzo. Cerca di emulare il fratello colto e agisce con meschinità. Viva Smerdanovjch e abasso tutti gli altri Karamazov sprezzanti e alteri di questo mondo.

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