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Traduttore: A. Ruchat
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Edizione: 3
Anno edizione: 1991
Pagine: 122 p.
  • EAN: 9788845908477
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    alida airaghi

    20/12/2014 08.55.56

    "Da un momento all'altro ero di nuovo al punto di dover partire per Grafenhof. Ma dissi di no e non ci ritornai mai più". Con queste parole termina il romanzo di Thomas Bernhard che racconta la sua infernale odissea giovanile, tormentata non solo dalla tubercolosi - e quindi da continui ricoveri, estenuanti e crudelissime cure, ricadute, inattesi miglioramenti - ma da una sostanziale, e forse inorgoglita, estraneità all'ambiente e alla società in cui era costretto a vivere. Figlio illegittimo e non riconosciuto dal padre, cresciuto in una famiglia economicamente disastrata, con una madre agonizzante per un cancro all'utero, rifiutato dalle scuole di una Salisburgo ottusa e farisaica, il giovane Thomas si ammala, e viene ricoverato nel sanatorio di Grafenhof, "perverso mulino sanitario macinasciagure". Si ritrova quindi in balia di medici aguzzini impreparati, infermieri e suore indifferenti, tra malati deprivati di qualsiasi dignità: "Erano lì coricati...apatici,disgustati dalla vita, allineati gli uni accanto agli altri, e sputando nelle bottiglie svolgevano il compito supremo che gli era assegnato... Sapevo che qui regnavano l'impulso a spegnersi, la disponibilità alla morte..." Eppure il diciottenne Bernhard riesce a salvarsi, aggrappandosi a una astiosa diffidenza nei riguardi della medicina ufficiale, e alla propria capacità di intuire l'assurdo insito nei gesti e nei pensieri di chi lo circonda; ma soprattutto convincendosi di poter guarire con il coltivare due passioni fondamentali della sua giovane esistenza: la letteratura e la musica. Cantando Bach, Purcell, Haydn, Schubert durante la messa all'ospedale, e poi nella parrocchia del paese; leggendo Baudelaire, Trakl, I Demoni di Dostoevskij, recupera un barlume di fede nella vita che lo convincerà ad evadere, ribellandosi, dal destino che gli era stato beffardamente assegnato, beffando lui stesso la condanna comminatagli, e diventando uno dei massimi scrittori del Novecento.

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    Andrea

    06/11/2010 00.17.27

    Fantastico, come al solito. E' Bernhard, e non ho mai letto con così tanto interesse una autobiografia, genere che solitamente non amo. Invece questa vicenda, tragica ma ahimè reale racchiude dentro di se tutto il mondo di Bernhard e forse può aiutare a comprendere da cosa deriva la natura dei suoi scritti. Ovviamente va completata con gli altri cinque libri autobiografici (un bambino, l'origine, la cantina, il respiro, il nipote di wittgenstein) Grazie Adelphi che dopo tanti anni tieni in catalogo e ristampi questi libri immortali ma purtroppo misconosciuti che qualsiasi altro editore probabilmente avrebbe ritirato!

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