La frontiera - Alessandro Leogrande - copertina

La frontiera

Alessandro Leogrande

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Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
Pagine: 320 p., Brossura
  • EAN: 9788807889714
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C'è una linea immaginaria eppure realissima, una ferita non chiusa, un luogo di tutti e di nessuno di cui ognuno, invisibilmente, è parte: è la frontiera che separa e insieme unisce il Nord del mondo, democratico e civilizzato, e il Sud, morso dalla guerra, arretrato e antidemocratico. È sul margine di questa frontiera che si gioca il Grande gioco del mondo contemporaneo. Leogrande ci porta a bordo delle navi dell'operazione Mare nostrum e pesca le parole dai fondali marini in cui stanno incastrate e nascoste. Ci porta a conoscere trafficanti e baby-scafisti, insieme alle storie dei sopravvissuti ai naufragi del Mediterraneo al largo di Lampedusa; ricostruisce la vicenda degli eritrei, popolo tra i popoli forzati alla migrazione da una feroce dittatura; ci racconta l'altra frontiera, quella greca, quella di Alba dorata e di Patrasso, e poi l'altra ancora, quella dei Balcani; ci introduce in una Libia esplosa e devastata, ci fa entrare dentro i Cie italiani, nella violenza della periferia romana e in quella nascosta nelle nostre anime: così si dà parola all'innominabile buco nero in cui ogni giorno sprofondano il diritto comunitario e le nostre coscienze. Quanta sofferenza. Quanta indifferenza. Da qualche parte nel futuro, i nostri discendenti si chiederanno come abbiamo potuto lasciare che tutto ciò accadesse.
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    Imma

    15/05/2020 22:27:56

    Oggi come oggi è difficile destreggiarsi tra le mille informazioni che ci vengono date quotidianamente e in modo assai confuso sulla questione dei migranti, perciò questo libro può essere un ottimo inizio per comprendere un fenomeno lungo e complesso che ancora a lungo farà parte della nostra quotidianità.

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    Greg

    14/05/2020 17:24:29

    Wow! l'ho preso senza conoscerlo quando c'era l'offerta 2 libri feltrinelli per 10 euro! è stata una rilevazione, forse il più bel libro che ho letto nel 2019! Libro di viaggio e di attualità, che permette di avere uno sguardo limpido e toccante su una delle grandi questioni del nostro tempo, l'immigrazione! Ma non è un libro sull'immigrazione, ma sul rapporto con l'altro! Consigliatissimo e da leggere!

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    ivana

    13/05/2020 19:28:57

    Storie vere che riguardano il problema migratorio dall'Africa all'Europa. Vengono raccontate le ragioni per cui le persone fuggono dai propri paesi e di quali rischi sono obbligati a correre rischiando anche la vita. Attraverso questo libro riusciamo a fare più chiarezza sui sacrifici che ogni migrante deve fare e sul prezzo che deve pagare pur di fuggire da ambienti poveri e in guerra.

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    Iwastemytime

    12/05/2020 22:09:39

    "La frontiera è il termometro del mondo. Chi accetta viaggi pericolosissimi in condizioni inumane, attraversando i confini che si frappongono lungo il suo sentiero, non lo fa perchè è votato al rischio o alla morte, ma perchè scappa da condizioni ancora peggiori." Leogrande in questo libro solleva un problema enorme, e lo fa senza censure, senza ipocrisia e nella sua brutale realtà: la questione migratoria del Mediterraneo non è riducibile ad un' "invasione" da parte di popoli estranei, ma rappresenta semmai una richiesta di aiuto esplicita che non sembra ancora essere accolta seriamente dai governi europei, africani e medio orientali. La questione viene sviscerata nei minimi dettagli, analizzando le principali rotte dei commercianti di esseri umani, le realtà dei campi di concentramento nord africani e gli effetti che questo spostamento di migliaia di persone ha sul paese di origine e sul paese d'arrivo. Oserei dire che leggere questo libro sia una sorta di dovere morale, così come per "Se questo è un uomo" di Levi, poichè non si parla di perbenismo, e non si parla neanche di orientamenti politici o ideali: qui in gioco ci sono le vite di persone che per puro caso sono nate in un paese nel quale per un qualche motivo, risulta difficile (se non quasi impossibile) sopravvivere. Qui si parla anche di altre persone, che per loro fortuna e per puro caso sono nate dall'altra parte della frontiera: siamo noi, con le nostre responsabilità e con la possibilità di agire per cambiare ciò che nel futuro verrà ricordato nei libri di storia come un'ecatombe a cui abbiamo assistito come spettatori, non impotenti, ma deliberatamente passivi.

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    Martina

    12/05/2020 12:10:58

    Un libro incredibile, aprirà il vostro orizzonte e creerà un vuoto dentro di voi. Una lettura necessaria.

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    FN

    11/05/2020 16:38:17

    Libro meraviglioso e ben scritto che ci rappresenta trame di vita spesso sconosciute. Sullo sfondo di una cronaca puntuale si percepisce nitida la sofferenza.

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    veronza

    11/05/2020 15:36:05

    Che cos'è una frontiera? Una linea di confine tra due Stati, certamente, ma anche un mare da attraversare per fuggire da una dittatura che tarpa le ali ai suoi giovani, o una catena montuosa da valicare per fuggire dalla guerra o dalla persecuzione. Leogrande parte dal desiderio di conoscere le esperienze e le emozioni di chi ha compiuto questi "attraversamenti" e, raccontando i loro viaggi, amplia il nostro sguardo sulle realtà di cui spesso abbiamo notizie frammentarie dai TG. E' un libro scorrevole, che fa bene leggere, proprio perché ci aiuta a conoscere, e allarga il cuore, oltre che la mente.

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    eros

    10/01/2020 15:40:44

    Libro urgente,necessario,destinato a diventare un classico,con la scrittura di un gigante giovane che solo un ineluttabile destino c ha portato via,Leogrande sempre nel cuore

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    Giacc

    16/12/2019 10:01:56

    Alessandro Leogrande affronta con una delicatezza disarmante un argomento difficilissimo. Le difficoltà, gli strazi, le stragi delle migrazioni. In quel Mediterraneo che è sempre più un cimitero di esseri umani senza nome. Un librl che parla alle coscienze, alle teste e, soprattutto, ai cuori delle persone.

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    DB

    17/11/2019 20:02:55

    Libro necessario per comprendere il fenomeno migratorio dei giorni nostri. Il capolavoro del grandissimo Leogrande. Tutti dovrebbero leggerlo, davvero tutti, per imparare ad andare oltre le apparenze e le semplicistiche retoriche populiste, ben lontane dalla cruda e tragica realtà dei fatti.

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    valentina

    21/09/2019 15:49:22

    Grande libro di uno straordinario giornalista di cui sentiamo molto la mancanza. Utilissimo anche come lettura scolastica.

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    Paola B

    20/09/2019 11:47:54

    Leggendo questo libro ho capito perché la morte di Leogrande è stata accolta con dispiacere non solo per una vita finita troppo presto ma anche per una voce capace di guardare, raccontare e riflettere con lucidità e senso critico sulle condizioni degli "ultimi". Leogrande qui unisce le testimonianze raccolte a riflessioni sulle ragioni profonde delle migrazioni (che inevitabilmente hanno a che fare anche col passato coloniale dell'Italia che, troppo facilmente, tendiamo a rimuovere), sulla "figura" del migrante e come ci sia più difficile accettarla quando esula dal nostro immaginario, sul ruolo dell'Europa (divisa nell' accoglienza e con un crescente consenso dei partiti di chiara ispirazione fascista), sulle violenze subite nelle carceri, sulle contraddizioni degli accordi internazionali con gli stessi regimi dalla cui oppressione molti migranti fuggono, sull'innalzarsi di nuove frontiere, sulla disumanizzazione subita da questi uomini, donne e bambini che mettono a repentaglio la propria vita, sulla nostra stessa umanità. Racconti e riflessioni dolorosi e necessari.

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    nicoletta

    19/09/2019 12:28:06

    Alessandro Leogrande riesce, attraverso uno stile un pò giornalistico e un pò narrativo, a far entrare il lettore in un altro mondo; quello che viene al di là di quanto siamo abituati a sentire in TV o leggendo le notizie online circa il tema dell'immigrazione. Con lo scopo non solo di narrare le storie dei superstiti ai naufragi o alla tratta, ma sopratutto di spiegare con dati alla mano i motivi che spingono queste persone ad intraprendere "il viaggio". Consigliato per tutti.

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    Frà

    19/09/2019 09:09:36

    Bravissimo scrittore! Lettura consigliata a qualsiasi lettore. Anche a scuola si dovrebbe leggere! Si capiscono i motivi che spingono tante persone a lasciare il proprio paese. Un libro per essere più umani!

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    Benedetto

    26/08/2019 13:33:20

    Una meticolosa indagine, condotta da un giornalista la cui prematura scomparsa non finiremo di rimpiangere. Dal 2016, in Italia il 3 ottobre si celebra la "Giornata Nazionale In memoria delle vittime dellʼimmigrazione": una commemorazione che rischia di tingersi di colori diversi a seconda delle appartenenze politiche, ma che il libro-inchiesta di Leogrande contribuisce a ricondurre ad una visione monocroma. L'autore ricostruisce la storia e la geopolitica dei flussi migratori degli ultimi anni, ascoltando e raccontando anche le vicende personali di alcuni dei protagonisti. Se tali storie sono in sé toccanti, aiutandoci ad uscire dalla superficialità dei semplici calcoli numerici e delle loro controverse interpretazioni, il filo della narrazione non concede nulla al patetismo lacrimevole dei buoni sentimenti, ponendo continui e scomodi interrogativi, impliciti o espliciti, ad ogni lettore dotato di onestà intellettuale.

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    lucy in the sky

    10/03/2019 16:38:50

    E' un libro ibrido, un po' memoir, un po' saggio, un po' indagine giornalistica. Per certi aspetti è vagamente disorganico nella trattazione degli argomenti, però contiene tantissime informazioni e fa riflettere sul passato coloniale italiano, troppo colpevolmente tralasciato quando si affronta il problema dell'immigrazione; sono interessantissime, a questo proposito, le parti che riguardano l'Eritrea e la sua storia. La conclusione è struggente ed efficace nel suo esemplificare la condizione di chi, pur conscio delle storture del mondo, non può fare altro che esserne spettatore.

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    Gessica

    07/03/2019 21:59:57

    Un'indagine preziosa che tenta di ricostruire ciò che c'è oltre la frontiera, oltre la retorica e gli slogan che si sentono dopo ogni naufragio, con testimonianze di curdi, eritrei, o di chi è giunto, da varie parti dell'Africa, nelle mani dei trafficanti di uomini del Sinai, che campano sulla migrazione, così come molti politici italiani.  Una lettura che squarcia il cuore ma apre gli occhi; nota di merito all'autore, giornalista impegnato e purtroppo scomparso ancora giovane, che con uno stile molto scorrevole riesce a rendere la lettura veloce, nonostante le cose atroci che racconta. 

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    n.d.

    22/10/2018 14:01:43

    Libro che apre gli occhi sulla realtà del fenomeno migratorio. Consigliato a chiunque voglia approfondire la tematica andando al di là degli slogan politic.

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    Massimiliano

    23/09/2018 17:45:35

    Ci sono momenti e contesti in cui i libri divengono necessari. Necessari e utili a capire. Ci si ritrova per la strada, impantanati, alla ricerca di una chiave di lettura. Poi giunge quel filo di Baudeleriana corrispondenza a districare la matassa, ad aiutare la comprensione. Le vicende che riguardano le migrazioni di questi ultimi anni (ultimi a definirsi indefinibili) vengono analizzati con una lucidità spiazzante. Si sposta il punto d’osservazione, si parte dal basso, dal vissuto, un vissuto in fuga. Costretto a fuggire. Il testo è pieno di racconti, cruenti, bestiali. Le pagine sono intrise d’odio, l’odio alimentato dalla paura. Le vicende d’Alba dorata hanno nomi e cognomi, che con l’andar del tempo, purtroppo, potremo ritrovare più vicino ai nostri passi. Un libro necessario e come tale bello e doloroso.

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    Lamberto

    23/07/2018 19:47:49

    Il merito di questo libro è indubbiamente la sua completezza: le date ci ricordano che l'argomento riguarda proprio noi e il nostro presente, oltre ad aiutarci a muoverci tra gli sviluppi delle politiche di accoglienza e la tragica "monotonia" dei naufragi; l'analisi della situazione nei paesi dai quali si fugge, quella del viaggio in mare e infine quella dell'approdo e del confronto nel paese di arrivo ci donano tutti i tasselli necessari alla comprensione di questa tragica storia; le testimonianze, sia quelle dell'autore sia la voce diretta dei protagonisti, sono sussurrati direttamente all'orecchio di chi riduce sempre e solo tutto a cifre e somme di denaro; e questi ultimi due elementi, con grande maestria, sono sempre citati e riportati (numeri, numeri, altissime cifre che fanno accapponare la pelle!). Se si vuol capire meglio ciò che noi chiamiamo presente, Leogrande e questa sua opera sono più che una lettura necessaria.. direi una lettura doverosa. regalatevelo e regalatelo

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Per assorbire profondamente il segno, il significato de La frontiera (320 pagine, 10 euro), edito da Feltrinelli nel 2015, dovremo iniziare a leggere il reportage narrativo del compianto Alessandro Leogrande dal capitolo che chiude il volume. Il titolo del capitolo è La violenza del mondo.

Lo spunto è dato allo scrittore e giornalista tarantino prematuramente scomparso nel 2017 dalla tela del Caravaggio che si trova nella Chiesa di San Luigi dei francesi a Roma: Il martirio di San Matteo. Il dipinto coglie l’attimo pochi istanti prima dell’esecuzione del futuro martire cristiano. Nell’analisi del dipinto l’attenzione si concentra su una figura marginale che appare alle spalle del boia, quasi in penombra, un uomo con la barba che osserva la truce scena, per tutti i critici l’autore stesso del dipinto, Caravaggio. Quella figura diventa una sorta di manifesto, una riflessione sulla violenza del mondo e  «sul rapporto che instaura con essa chi la osserva». Alla violenza del mondo, quella più cieca, estrema, che atterrisce, di fronte alla quale il più delle volte semplicemente si fugge e raramente capita di intervenire, il massimo che può fare l’artista, l’intellettuale, è provare pietà, rappresentare il massacro, provando  in questo modo ancora maggior commiserazione verso sé stesso di coloro che invece semplicemente fuggono (tutti gli altri protagonisti e spettatori inermi del quadro). Anche l’artista, nel caso specifico Caravaggio, non fa niente, tranne osservare con impotenza, seppur ponendosi nella scena, infatti si trova nella tela e non fuori, come Leogrande, che con la stessa pietas dai due lati della frontiera che attraversa le nostre anime e il nostro mondo, il cosiddetto sud e nord, per utilizzare un’espressione certamente desueta e che non rende giustizia ai vissuti individuali e irripetibili che ineriscono ai due campi, ci restituisce sulla pagina i racconti altrimenti inascoltabili di coloro che l’hanno varcata quella frontiera.

Con un potente fascio di luce Leogrande ci restituisce quasi in presa diretta dalla loro stessa voce, i racconti di donne e uomini e delle profonde motivazioni che li hanno portati a percorrere migliaia di chilometri abbandonando le loro terre di origine, nelle condizioni più mostruose, avendo subito le violenze più inenarrabili (per coloro che ce l’hanno fatta), chiamando contemporaneamente in causa, proprio per effetto di quelle motivazioni, noi tutti che qua, da quest’altro lato della frontiera, osserviamo, leggiamo. Leogrande in tutti i suoi lavori, purtroppo per tutti prematuramente interrotti, è stato il cronista e intellettuale che è riuscito ad assumere al meglio su di sé la limpidezza della lezione marxista nell’analisi della società e delle dinamiche della produzione che ne determinano gli sviluppi. Senza fare di questa un’arma ideologica, è riuscito con la sua testimonianza e il suo lavoro sul campo a mettere in piena luce frammenti e vissuti altrimenti marginalizzati: dalla sua Taranto, la città avvelenata dall’Ilva che tratteggia nel volume postumo Dalle macerie uscito nel 2018 per Feltrinelli, alla nuova schiavitù che si consuma nelle campagne pugliesi, dove ogni estate migliaia di stranieri provenienti dall’Africa o dall’Europa dell’Est finiscono nella morsa del sistema arcaico e disumano messo in piedi da caporali-aguzzini che con la compiacenza dei locali proprietari terrieri sembrano replicare lo sfruttamento e l’organizzazione concentrazionaria di cento anni fa, quando allora sotto il loro giogo vi erano i braccianti pugliesi. Di questo Leogrande parla in Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud  (Mondadori) e pare quasi impossibile che questo fenomeno, la schiavitù, perché di questo si tratta, sia tutt’ora in atto nelle nostre terre, oggi, a pochi chilometri dalle nostre città, dalle nostre case e dai nostri luoghi di lavoro. Il cronista Leogrande ha la grande capacità di farci vedere da vicino questo fenomeno che siamo abituati a pensare esoticamente lontano nel tempo e nello spazio. La sua opera di denuncia ricorda quella dei meridionalisti Salvemini  o quella di un Giuseppe Di Vittorio aggiornato al tempo di oggi, quello delle grandi migrazioni, tema questo già affrontato nell’esordio al reportage narrativo del giornalista, già vicedirettore de Lo Straniero, in Un mare nascosto che affronta la tragica vicenda e i controversi esiti processuali del naufragio della Katër i Radës, la motovedetta albanese speronata da una corvetta della Marina militare italiana nel 1997 a seguito del quale ci furono 81 morti e 27 dispersi.

Compiutamente il tema delle migrazioni è trattato ne La frontiera. I racconti raccolti in presa diretta di uomini e donne che sono approdati nel nostro paese e che si dichiarano sotto falso nome per timore di ritorsioni da parte di sicari dei regimi dai quali sono fuggiti si dipanano pagina dopo pagina dalla viva voce dei protagonisti, racconti che Leogrande ha raccolto e assemblato in questo volume che tutti dovrebbero leggere perché «la frontiera è il termometro del mondo». Ad alcune delle storie raccontate, noi dalla nostra prospettiva, dal nord, al di qua della frontiera, potremmo persino stentare a credere, tanto truci, crudeli e orrorifiche appaiono (su tutto le torture alle quali sono stati sottoposti donne e uomini in Libia e altrove durante il loro viaggio). Eppure le storie, raccolte dalla viva voce di esseri umani fuggiti da dittature spietate, spesso alimentate con la compiacenza di quei paesi dove ora i migranti si dirigono, spinti da povertà e fame, quelle storie non iniziano a vivere nel momento in cui quelle imbarcazioni appaiono davanti alle nostre coste, ma molto prima ci dice Leogrande, e i motivi sono spesso complicati, darne conto alcune volte impossibile, perché oltre che sociali, politiche, sono spesso esistenziali e sconosciute agli stessi protagonisti quelle motivazioni. Scopriremo così che «C’è un est molto più a est dei Balcani e un sud molto più al sud del Maghreb» e che le frontiere, quelle umane, non quelle disegnate sulle carte geografiche, vengono tratteggiate di nuovo e di continuo in questo nostro mondo, da guerre, politiche economiche, disastri ambientali.

Scopriremo la storia di Shorsh un ragazzo curdo iracheno che come unico legame con la sua terra si è portato dietro un vhs che testimonia il massacro ad opera di Saddam Hussein nel 1988 ad Halabja, quando le armi chimiche fecero una carneficina di uno dei popoli più perseguitati dell’era moderna.

Scopriremo la storia di Hamid, il ragazzo somalo scampato al grande naufragio del 2011 davanti alla costa libica nel quale persero la vita 650 esseri umani: ci chiede retoricamente Leogrande: «prendi 650 corpi, 650 corpi di uomini, donne, bambini, anziani e donne, prendili uno per uno e disponili in fila. Quanti metri è lunga la fila, fin dove arriva? Non pensare ai loro volti, non pensare a quello che hanno patito, pensa solo a quanti sono. Entrano tutti in un appartamento di medie dimensioni? Entrano in un cinema? Sono sufficienti i gradoni della curva di uno stadio?», Questo solo per dire quanto la frontiera fra «noi e “loro», fra le nostre più o meno grandi beghe domestiche e i drammatici eventi legati alle migrazioni sia soprattutto percettiva, affogati come siamo nella melma massmediologica creata ad arte per anestetizzare le coscienze, e quanto la fredda contabilità dei morti in mare sparata troppo spesso asetticamente dalla vulgata giornalistica dimentica i dettagli, i singoli vissuti, le dinamiche e le motivazioni che hanno portato a quelle tragedie, perché, come ci ricorda continuamente Leogrande, i viaggi (e quindi i naufragi) arrivano solo dopo tutto questo.

Scopriremo la storia degli eritrei e dei fantasmi coloniali a essa collegata, i nostri fantasmi, quelli di noi italiani colonialisti, la scopriremo a partire dal terribile naufragio del 3 ottobre 2013 di fronte all’Isola dei Conigli a Lampedusa, nel quale la stragrande maggioranza di morti (368 totali) proveniva proprio dal paese del Corno d’Africa ex colonia italiana. Ci renderemo così conto che gli eritrei fuggono da una feroce dittatura che li obbliga al servizio militare a vita, che il naufragio di Lampedusa è stato un po’ lo spartiacque nella «gestione» del  «problema» immigrazione a livello istituzionale con il varo dell’operazione Mare Nostrum, perché anche lo stato italiano non poteva più far finta di niente, operazione del resto presto abbandonata per i suoi insostenibili costi, quasi fosse lecito considerare la vita umana una semplice variabile economica.

Scopriremo le dinamiche della tratta dei migranti fino nei dettagli dell’organizzazione criminale che la gestisce, l’inferno delle prigioni del Sinai dove è stata documentata la raccapricciante scoperta del traffico di organi espiantati ai migranti uccisi, organi inviati come semplici lavatrici o frigoriferi verso il nord del mondo, oltre la frontiera, scopriremo altre prigioni, quelle libiche, sembra che il percorso dei migranti dal Corno d’Africa verso l’Europa sia un continuo passaggio da una prigione all’altra.

Scopriremo anche l’opera quasi clandestina di soccorso ai migranti di un prete eritreo, Don Mussie Zerai, il cui numero di cellulare i migranti conoscono a memoria e si può trovare scritto sui muri dei capannoni-prigione in Libia, nei pick-up che attraversano il deserto ed è in bocca a tutti coloro che cercano di fuggire dalle grinfie dei trafficanti aguzzini.

Ascolteremo anche dalla viva voce dei protagonisti i deliri nazisti dei seguaci di Alba dorata, coloro con i quali «sembra di parlare con un muro» come ammetterà sconsolata la presidente dell’Unione musulmani di Grecia, in quel paese già culla nei secoli della cultura occidentale e assurta nel decennio appena trascorso, fra crisi economiche e troike, a simbolo della decadenza del nostro sistema-mondo.

Scopriremo lo svilupparsi delle nuove tratte terrestri dei Balcani, perché la frontiera muta di continuo e con essa c’è da augurarsi anche la sensibilità e le soluzioni a problemi tanto immensi da non poter essere lasciati all’incantatore di serpenti o al presunto macho di turno.

Scopriremo questo e molto altro nel reportage narrativo del compianto Alessandro Leogrande, e se anche un libro non cambierà il mondo e non lo renderà necessariamente migliore, potrà avere come minimo risultato il farci guardare quelle donne, quegli uomini che occupano i nostri stessi spazi, nelle strade delle nostre città, nelle scuole, negli ospedali, con un occhio diverso, magari con un minimo di curiosità verso le loro singole storie che scalfisca il muro di indifferenza quando non di insofferenza, e questo potrà essere un primo passo verso un futuro di reciproco riconoscimento e scambio che chissà in quale futuro si realizzerà.

Se saremo disposti ad accettare la massima di Theodor Adorno secondo la quale «La più alta forma di moralità è sentirsi estranei a casa propria» avremo fatto già un piccolo grande passo in avanti e oltre la frontiera «in difesa degli ultimi e dei ferocemente sfruttati nei più diversi contesti: nell’ambito del caporalato, degli immigrati, dei desaparecidos in Argentina, e ovunque ci sia stato un sopruso» come Stefano Leogrande, il padre di Alessandro, ha voluto ricordare il figlio e il suo lavoro di intellettuale, giornalista e attivista, il cui patrimonio c’è da augurarsi possa essere tramandato alle future generazioni.

Recensione di Simone Bachechi

  • Alessandro Leogrande Cover

    Collaborava con il «Corriere del Mezzogiorno», «Internazionale», Radio 3 e con numerosi altri giornali e riviste; era vicedirettore di «Lo Straniero» e si interessava di cultura, attualità e politica. Le sue inchieste sulla criminalità organizzata, sul caporalato, sugli immigrati sono state oggetto d'interesse anche oltre i confini nazionali.Esordisce con Un mare nascosto (L'Ancora del Mediterraneo 2000), ambientato nella città di Taranto, cui seguono, tra l’altro, Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Mondadori 2008), Fumo sulla città (Fandango 2013) e La Frontiera (Feltrinelli 2015). Con Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Feltrinelli 2011), sulla tragedia dell'immigrazione... Approfondisci
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