Curatore: P. Squillacioti
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2010
Pagine: 210 p., Brossura
  • EAN: 9788845924804
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Descrizione
Presentando, nel 1973, la silloge di racconti "Il mare colore del vino", Leonardo Sciascia ne rivendicava, oltre che la necessità, la profonda coesione interna. Una coesione, possiamo oggi precisare, ottenuta a prezzo di esclusioni molto più drastiche e dolorose di quanto Sciascia non lasciasse trapelare. Basterà leggere in questo volume, tra i quindici racconti lasciati allora cadere, la storia di Calcedonio Fiumara ("Il lascito"), che, trasformatosi da zolfataro in ricco e rapace possidente, vive solo come un cane, senz'altro amore se non quello per la sua pura e intoccabile ricchezza: e finirà per lasciarla, anziché ai detestati nipoti, a un manicomio, dove nessuno potrà trarne godimento o sollievo. O "Una commedia siciliana", che dietro una vicenda in apparenza rocambolesca e a lieto fine, lascia trasparire la faccia terribile e cupa di un paese "circonfuso di limoni e mare". A completare il panorama della produzione dispersa di Sciascia, il lettore troverà qui un nucleo di mirabili prose e "cronachette": come "I tedeschi in Sicilia", dove è ricostruito l'eccidio che nell'agosto del 1943 un reparto tedesco in ritirata compì a Castiglione di Sicilia: eccidio rimasto impunito, giacché in Italia "quel che accade in Sicilia è cosa d'altro pianeta".

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Recensioni dei clienti

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    n.d.

    14/10/2017 13:36:12

    Sciascia è sempre Sciascia. Questa raccolta o meglio i brevi racconti che la compongono hanno però un che di superato, di datato e circoscritto a luoghi e epoche. Altri suoi scritti sono capolavori di letteratura e indagine, oso dire, antropologica oltre che sociale e non risultano davvero superati, ma anzi attualissimi. La differenza che passa tra i classici e i libri che non lo sono. Ma Sciascia è sempre Sciascia..

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    Renzo Montagnoli

    30/08/2010 11:28:21

    Questa raccolta di brani realizzati per lo più fra il 1956 e il 1970, oltre a essere godibilissima, ripropone in modo chiaro le ben note qualità dello scrittore siciliano. La fine analisi psicologica, non disgiunta da una attenta indagine sociologica, conducono per mano il lettore a una rivisitazione della Sicilia, ma per estensione, soprattutto dei difetti, dell’intera Italia. Del resto, sono brani tutti percorsi dalla sottile ironia di Sciascia, teso a evidenziare i contrasti di un’isola dove luce e buio riescono a convivere, dove, appunto, è presente Il fuoco nel mare, il titolo dell’ultimo, una straordinaria favola in cui la metafora appare lucida, pregnante, densa di quel significato che è tanto caro all’autore. Ma c’è posto anche per le miserie umane, come quella di Calcedonio Fiumara, divenuto ricco nel tempo al pari del suo egoismo e che teme la morte solo per la fine che possono fare le sue fortune, che non dovranno dare gioia a chi le avrà, come gioia non ne ha provato mai nemmeno lui. E che dire poi di Una storia vera, una di quelle cronachette che nelle mani di Sciascia si dilatano fino a diventare l’emblema di un popolo che crede ai marziani e non sa che cosa sia la mafia. Nell’analizzare quel presente, nel ripercorrere comuni vizi, si legge poi il futuro, cioè l’oggi, con una denuncia implacabile della classe politica, in eterno contrasto fra l’apparire e l’essere, una nota ben presente nella visione del mondo da parte di Sciascia e immancabile in tutte le sue opere. Sono racconti che sembrano non percorsi da un filo comune, ma invece, letti tutti, apparirà in tutta la sua evidenza il perché possa esistere il fuoco nel mare, il perché si possa essere tutto e il contrario di tutto, in un’analisi attenta, per nulla greve, inconfondibilmente sciasciana. Da leggere, senza alcun dubbio.

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    Massimo

    24/05/2010 18:09:20

    Che piacere rileggere Leonardo Sciascia dopo più di vent'anni! Ci é mancato, e ritrovare adesso un inedito, nel bel mezzo della valanga di gialli scandinavi e poco di più che affollano i banchi delle librerie, ci scalda il cuore. Bene ha fatto perciò Adelphi a pubblicare questa nuova raccolta di racconti sparsi: ci ritroviamo le storie di guerra, l'invasione americana della Sicilia, il carattere isolano, un po' di Pirandello, i sapori, i colori, le intelligenze, le astruisità filosofiche della gente di Trinacria. E la scrittura affilata del grande scrittore, naturalmente: il suo tipico racconto-saggio, il suo commento fulminante, quella certa aria di Voltaire che abbiamo cercato invano nei due decenni trascorsi. Bentornato perciò, Leonardo. Anche se per poco. Massimo (Lecco).

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