Il Gattopardo - Giuseppe Tomasi di Lampedusa - copertina

Il Gattopardo

Giuseppe Tomasi di Lampedusa

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Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 2 maggio 2008
Pagine: 299 p., Brossura
  • EAN: 9788807013089
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Premio Strega 1959. Don Fabrizio, principe di Salina, all'arrivo dei Garibaldini, sente inevitaile il declino e la rovina della sua classe. Approva il matrimonio del nipote Tancredi, senza più risorse economiche, con la figlia, che porta con sé una ricca dote, di Calogero Sedara, un astuto borghese. Don Fabrizio rifiuta però il seggio al Senato che gli viene offerto, ormai disincantato e pessimista sulla possibile sopravvivenza di una civiltà in decadenza e propone al suo posto proprio il borghese Calogero Sedara.
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    28/10/2019 20:52:05

    Questo libro deve stare nella biblioteca di tutti/e! è ormai un classico da leggere assolutamente. Lo consiglio.

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    Fiorella Palomba

    03/04/2018 13:21:32

    Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa - capolavoro pubblicato postumo dall'editore Feltrinelli nel 1958 dopo il rifiuto di due precedenti case editrici - è stato qualche decina di anni fa un mio grande amore. Lo rileggo con la stessa passione, oggi anche con la dovuta lentezza che mi consente di assaporare parole e immagini. Rileggere, nelle diverse età della vita libri, è un modo di scoprire e scoprirsi. Questa opera è stata anche un "antidoto" dopo la lettura di un grande successo internazionale, ironia della sorte, orfano di emozioni (mia recensione prossimamente). Sì, antidoto, perché il lettore deve essere travolto non solo dalla storia, ma dalla gamma di immagini e odori: i sensi devono partecipare. Ne "Il Gattopardo" questo avviene. *** La storia è semplice: narra le vicende dell'aristocratica famiglia Salina dall'anno dell'impresa dei Mille di Garibaldi fino ai primordi del Novecento, la decadenza della nobiltà e l'affacciarsi della borghesia locale. Il principe Salina ne è protagonista assoluto insieme al paesaggio e alla cultura siciliana. Un libro non è fatto solo di eventi, ma di parole, descrizioni, figure di cui è ricca l'opera di Tomasi di Lampedusa, cosicché gli avvenimenti sono secondari. La potenza di "lacrimosa allegria" (pag. 190) ti travolge. Lo dico a chi, con la presunzione di scrivere una recensione, appunta notarelle banali tipo "è un mattone". Bene a costoro consiglio di non leggere opere complesse linguisticamente! A margine sottolineo che scrivere una recensione non è, ripeto non è, semplice: bisogna aver letto con la mente e il cuore un'opera, documentarsi e infine redigere e revisionare. Le otto parti di cui è composto partono nel lusso e terminano nella morte e nel "mucchietto di polvere livida". L'erotismo pervade l'opera, ma la morte sorniona aleggia in ogni angolo.

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    Cristiano Cant

    20/02/2015 10:38:33

    Bisognerebbe darsi al respiro di un saggio accurato, ad analisi critiche troppo scrupolose e particolari per omaggiare questo libro cardine del Novecento letterario italiano. Un libro nel quale, anzitutto, il sogno di una politica davvero nuova, entusiasta, alta e morale è come consegnato a un'ironia sfiduciata, a un tale cosciente lucido distacco verso istanze sociali realmente incisive da abbattere ogni rincorsa e personale arrivismo sotto la scure della conservazione più granitica. Fabrizio è l'uomo sapiente che ha ormai quasi abdicato al comprendere la deficitaria essenza delle cose e preferisce così scrutare, dai saloni della sua villa magnifica, la meraviglia di lontane galassie, il segno della propria solitudine triste e tuttavia attentissima al passo del mondo, come a riunire nel suo animo il Kant del cielo stellato col pessimismo realista di un carattere nazionale che sta aprendo ad un futuro migliore ma che in fondo, egli lo sa già, resterà imprigionato nelle secche della retorica eterna, nel ventre del sempre uguale allevato dalle balie di un cambiamento solo a parole. Meraviglioso sguardo, feroce e tenero insieme, di una nobiltà che non trascura il terragno del dialetto nei rapporti stretti e intimi coi propri contadini; un uomo figlio di un tempo che ha visto stagioni sociali troppo identiche nel loro flaccido assolato scivolio verso il potere per aspettarsi davvero il salto verso lontane repubbliche di perfezione. Libro formidabile, classico mai destinato a sfiorire, ritratto e sigillo di una storia patria e di una leggenda politica che è il lirico miraggio di frane e disincanti, di amori ancora manovrati ad arte e tesi a difendere nel loro intreccio il blasone di un ceto, la difesa di una civiltà, le stellette al tramonto di un'Italia che sta cambiando. Capolavoro immenso.

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    ivana

    05/09/2014 17:48:50

    Da quando me lo hanno fatto leggere a scuola (nel lontano 1974), non so quante volte l'ho ripreso in mano. In ultimo in questo periodo. Penso sia uno dei libri più belli per la sua scrittura e per le frasi così ben strutturate che calano il lettore nell'ambiente del tramonto della nobiltà siciliana. Spesso leggo una frase, chiudo il libro e l'assaporo di nuovo ad occhi chiusi.... Ivana

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    roby

    07/06/2014 23:58:11

    Non solo capolavoro letterario... la storia di un'epopea, la storia di un uomo, la storia di una famiglia in un contesto storico imponente, come quello dell'invasione sabauda del Regno delle Due Sicilie. Fabrizio Salina è personaggio autentico, credibile, uomo del suo tempo. Tra l'altro, narrando del vissuto di due generazioni (da Fabrizio alle figlie... 1860-1910) l'autore fa "avvertire", "presagire" fortemente l'inesorabilità del destino umano, il "passaggio della fiaccola della vita" da padre in figlio, il tramonto della vita e il trionfo della natura su tutte le cose degli umani.

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    barbara

    23/04/2014 09:58:24

    Un romanzo da leggere per il suo valore storico: i personaggi, attraverso le loro passioni politiche e i sentimenti interiori, dipingono un quadro della nostra terra a cavallo tra '800 e'900, con i contrasti ideologici dell'aristocrazia borbonica al potere e la borghesia nascente dallo sbarco di Garibaldi. Solo una nota di rammarico personale: aver rimandato la lettura per molti anni e averla caricata di aspettative.

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    Francesco

    25/03/2014 20:30:44

    Mi rifaccio spesso al detto "non giudicare un libro dalla copertina, ma sinceramente il mio giudizio verso questo libro non poteva che essere basso. Sono giovane, lo ammetto, sono attratto da altri generi letterari ma la prima cosa che dovrebbe fare un libro è coinvolgere il lettore. Ebbene, dopo una lunga prefazione non riesco ad andare oltre la pagina 40. Può contare poco come giudizio, ma dopo aver letto ill giovane Holden, il vecchio e il mare, siddharta e i promessi sposi, libri di un certo peso che hanno letteralmente scritto la storia della letteratura, mi risulta impossibile oltrepassare quelle dannatissime pagine totalmente descrittive, descrizioni riducibili e utili solo a bloccarmi i freni della fantasia. Un tomo lungo e gravoso che consiglio solo a coloro che non hanno proprio niente di meglio da leggere (e che cioè hanno già letto tutto.)

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    Valentina

    07/03/2014 15:10:10

    Splendide le descrizioni delle terre siciliane; hanno la facoltà di catapultare il lettore quasi materialmente in quei luoghi, scorgendone paesaggi, sentendone i profumi e sperimentandone il clima. Non si può fare a meno di conoscere ed apprezzare il carattere di Don Fabrizio, nella sua forza decadente e lucida. Un romanzo che nella sua ambientazione ripercorre la nascita della Repubblica Italiana e la caduta della monarchia e ne fa rivivere tutte le implicazioni politico sociali meglio di un freddo libro di storia. Unica nota: non c'è in realtà una storia che si sviluppa nel romanzo, ma solo il racconto di una serie di episodi "emblematici" e cronologici. Per chi si aspetta una trama intricata il romanzo potrebbe essere deludente da questo punto di vista.

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    Shepard81

    12/07/2013 11:14:20

    Ottimo libro, raffinato e scritto con lo stile ricco e poetico di cent'anni fa. Gradevoli i personaggi, superbe le descrizioni. Consigliato.

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    Simone

    21/03/2013 11:47:32

    Questo meraviglioso libro di Tomasi di Lampedusa ha un incipit e un explicit che lasciano il segno per potenza del linguaggio, lirismo, raffinatezza e umanità. Ed è proprio la lingua l'aspetto che più intriga nella lettura dell'opera: le parole sono scelte con cura, affiancate con eleganza, sperimentate con coraggio, raggruppate con barocca poeticità. Il flusso di frasi e pensieri scorre come un moto ondoso tranquillizzante ma rinvigorente, sorprendendo e arricchendo il fruitore del libro. L'altro grande aspetto è il perfetto, riuscito mix di storicità e personalismo della storia raccontata, un quadro indimenticabile di un'Italia (e in particolare di una Sicilia) colta in un momento decisivo della sua storia.

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    Tito

    08/03/2013 02:12:04

    Questo non è un libro che ti spiattella subito cosa pensa l'autore e per questo spesso è poco compreso. E' un romanzo tutto da scoprire e riflette un certo modo di parlare criptico che abbiamo noi siciliani, basta pensare al nostro proverbio "la miglior parola è quella che non si dice". Il Gattopardo contiene al suo interno almeno 3 libri: Il primo è uno spaccato (pieno di autocritica) della Sicilia dell'ottocento sia dal punto di vista paesaggistico che sociale. Il secondo è una riflessione sulla vita, su come scorre e su come se ne va. Il terzo è storico e parla dell'annessione della Sicilia all'Italia, ma è solo una metafora in realtà parla del passaggio dalla dittatura fascista alla repubblica. Non dimentichiamo che è stato scritto negli anni '50 ... Il plebiscito sull'annessione all'Italia è un chiaro riferimento a quello per scegliere fra monarchia e repubblica del 1946. Tante speranze di riscatto furono deluse. Cambiare tutto per non cambiare niente. Il Gattopardo è attualissimo, la storia si ripete: allo stesso modo c'è stato il '68 con tutte le sue speranze per un mondo migliore, nel 1992 dovevamo liberarci da tangentopoli e adesso nel 2013 siamo pronti a fare qualsiasi cosa per liberarci da questa crisi. Cambieremo veramente tutto?

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    stefaniag

    06/01/2013 22:20:43

    È un capolavoro punto e basta. La splendida tovaglia ricamata ma col rammendo, le rose del giardino frollate dal sole, il frac di Sedara....e la puntuale analisi politica. Insomma ripeto e' davvero un capolavoro.

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    fscc

    20/11/2012 13:29:15

    un capolavoro. trama molto semplice eppure libro dalla profondità grandiosa. imperdibile.

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    Alberto

    02/07/2012 15:22:54

    Al terzo posto della filiera letteraria che comprende "I viceré" di Federico De Roberto e "I vecchi e i giovani" di Luigi Pirandello, "Il gattopardo" è certamente un'opera molto significativa della nostra letteratura. Il romanzo riprende chiaramente il tema derobertiano e pirandelliano dell'immutabilità della storia, sviluppandolo però in maniera molto diversa ed estremamente più efficace. A differenza di quanto avviene negli altri due romanzi, infatti, qui vi sono pochi personaggi, c'è un protagonista ben identificato, c'è la figura del narratore. In breve Tomasi di Lampedusa è riuscito dove De Roberto e Pirandello avevano fallito miseramente: è riuscito a creare un romanzo che faccia riflettere il lettore, pur senza tediarlo ed annoiarlo a morte. Per quanto poi la trama rivesta una secondaria importanza, Tomasi di Lampedusa è riuscito, contrariamente ai suoi predecessori, a crearne una, in modo che il romanzo possa essere godibile anche al lettore più distratto, a colui cioè che non riesca a cogliere l'importanza dell'immutabilità della storia.

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    Marco

    24/05/2012 11:19:28

    Ho letto il Gattopardo per la sua grande fama, e ne apprezzato molto la descrizione della società Siciliana e del Risorgimento visto da questo punto, infatti il libro viene spesso citato come l'esempio dell'invasione Piemontese dell'isola, quando si vede anche il desiderio di cambiare i Borboni per dei nuovi sovrani, che permettano di avere una maggiore libertà dell'isola. L'aiuto ai Garibaldini da parte degli isolani, dovuto alla caratteristica mentalità Siciliana, in cui poche persone stimate e potenti con un passato e presente spesso poco pulito nei confronti della Giustizia, la vecchia classe feudale di cui Don Fabrizio fa parte che non ostacola, ma anzi aiuta la nuova classe emergente dell'isola composta da persone poco pulite, rappresentano un passo molto importante per capire l'italia di oggi, per la forte immigrazione Siciliana in tutta la penisola, e l'esportazione del loro modello sociale in tutto lo stato, in particolare del loro narcisismo che non gli ha mai permesso nella storia di subiare una evoluzione dal feudalesimo, eccetto il far cambiare le cose perchè tutto rimanga uguale, e che oggi si vede nell'invecchiamento e nella mancanza di un rinnovamento in tutti gli aspetti dello stato, dalla politica all'economia, che non ci permette di risollevarci dalla crisi economica attuale. Certamente un buon classico, con un eccesso di sfumature a volte difficili da comprendere, che spesso mostrano una forma di amoroso servilismo nei confronti di Don Fabrizio, e rendono difficile la lattura, in quanto predomina la parte descrittiva e la succesione degli eventi vengono trascurati. Un bel classico che non può essere definito immancabile.

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    sabrina

    25/04/2012 12:07:22

    l'ho letto che ero ancora piccola, quindi forse un pò immatura per comprenderlo in toto...ma mi ha colpita davvero tanto il racconto della decadenza di questa famiglia siciliana, alle prese con amori, segreti, tradimenti...un bel romanzo

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    Francesca

    05/04/2012 17:09:51

    Dico semplicemente che non si può morire senza averlo letto.Quando si dice un capolavoro.

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    angelo

    01/04/2012 23:39:40

    Ingredienti: una terra che cambia la propria pelle senza cambiare il proprio sangue, un principe tutto d'un pezzo che sente il proprio mondo andare in pezzi, l'unificazione d'Italia sullo sfondo e nobili siciliani in primo piano. Consigliato: a chi vuol capire come è oggi la Sicilia (leggendola in libri di ieri), a chi ama ritrovare i grandi fatti della storia dentro le piccole vicende umane. Un voto in meno perchè è lo scorrere del tempo, più che la fantasia dell'autore, a guidare il libro nelle pagine finali.

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    kine

    14/02/2012 12:58:31

    Buone le prime 150 pg, mi son piaciute molto, per il matrimonio che avanzava e lo spostamento alla villa di donnafugata... Poi, incomprensibile calo di interesse.... Peccato, l atmosfera era buona. Ora vorrei vedre il film, sperando che con le immagini dia più vita al romanzo... Voto non più di 3

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    Christian

    13/01/2012 20:38:41

    Un romanzo che offre uno spaccato splendidamente crudo della Sicilia, mai sopra le righe, mai tedioso, mai superfluo e soprattutto sempre attuale: ce ne fossero di libri così in giro.

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  • Giuseppe Tomasi di Lampedusa Cover

    Giuseppe Tomasi di Lampedusa, duca di Palma e principe di Lampedusa si formò su scritti illuministici e raccolte di relazioni militari. Il suo casato ha origini bizantine ed è uno dei più antichi del Regno delle Due Sicilie. Da bambino studiò nella sua casa a Palermo sotto l'insegnamento di una maestra, della madre e della nonna, che gli leggeva i romanzi di Emilio Salgari. Frequentò il liceo classico a Roma e in seguito a Palermo. Sempre a Roma nel 1915 s'iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, senza terminare gli studi. Nello stesso anno venne chiamato alle armi, partecipò alla disfatta di Caporetto e fu fatto prigioniero dagli Austriaci, in Ungheria. Riuscito a fuggire, tornò a piedi in Italia. Divenne narratore solo nella seconda... Approfondisci
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