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La gemella H
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La gemella H - Giorgio Falco - copertina
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Descrizione

La storia di tre generazioni della famiglia Hinner, che dalla Germania di Hitler arriva all'Italia dei giorni nostri. A parlare è Hilde, testimone della sua stessa esistenza, ribelle inerte nel mondo progettato dal padre, dai padri. La sua voce, ora laconica ora straripante, narra ottant'anni di vicende private intimamente intrecciate al Novecento, "all'alba dei grandi magazzini", al turismo di massa, all'ossessione del corpo. Fino a innescare un cortocircuito che fa esplodere il nostro presente, denudandolo come mai prima era stato fatto. Se "I Buddenbrock" ripercorreva la decadenza di una famiglia tedesca dell'Ottocento, "La gemella H" non può che registrare il giornaliero "assecondare il flusso di eventi travestiti da soldi" di una famiglia ossessionata dai beni e compromessa con il Male. Decisa a dimenticare, pur di salvarsi.
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Dettagli

2014
18 febbraio 2014
351 p., Brossura
9788806210502

Valutazioni e recensioni

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Civitella
Recensioni: 5/5

Come scriveva Roberto Saviano su La Repubblica Giorgio Falco è il migliore scrittore italiano. "Ogni lettore lo sa, c'è una sola parola per definire un libro, il suo tono costante, l'emozione che ti dà, la vibrazione di fondo: la sua musica. E quella parola arriva, o non arriva. E questo imponente La gemella H del quarantenne Giorgio Falco? Da giorni è sul mio tavolo, con la sua copertina sommessa, sui toni del grigio, dove una natura morta di tre mele, una delle quali ancora più morta, sembra suggellare un titolo quasi da referto medico, da obitorio, da catalogo apparentemente anaffettivo di merci, da cartellino, misterioso: La gemella H, appunto. Ma le gemelle, non si chiamavano sempre in coppia? Leggo questo romanzo e finalmente la parola si accende in testa, in contrasto forte con quel grigio sommesso. La parola è semplice, assoluta. Arriva precisa, a dare un nome a ciò che di più mi avvince in questa lettura. E insieme prende forma, pagina dopo pagina, una ignota creatura barbarica selvaggia e paurosa, anch'essa a un passo dai peggiori incubi del poeta Yeats, se non del narratore Lovecraft. Emerge da subito come isola d'inchiostro da queste frasi l'unica cosa che realmente riusciamo a conoscere in questa vita, che ci segna il corpo e l'anima, che ci trasforma da due gemelle in una sola creatura, la cosa capace di tutte le meraviglie e i tremori, quell'unica cosa che, scriverebbe Falco, mai ci ha tradito: la merce. Tutto il resto tradisce, la merce no. Con la merce, con le cose da consumare, il mondo inizia ogni volta, nella magia dell'attesa. Che cosa sta per arrivare? Che cosa voglio consumare, che desiderio mi si accende oggi? Forse il desiderio per la villetta del mio vicino, così uguale alla mia. (...)"

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Teresa
Recensioni: 5/5

Falco è semplicemente il migliore scrittore italiano.

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Maria
Recensioni: 3/5

Il romanzo inizia lento ma questo non deve scoraggiare. La descrizione degli anni del dopoguerra italiano si imprimono nella mente del lettore. La voglia di ricominciare della vecchia generazione e un lasciar accadere le cose della generazione futura. Un romanzo da leggere sicuramente formativo

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Voce della critica

  Difficile trovare qualcosa di più esatto, e insieme di più insoddisfacente, della brevissima sinossi con cui inizia il testo in quarta di copertina dell'ultimo romanzo di Falco: "la storia di tre generazioni della famiglia Hinner, che dalla Germania di Hitler arriva all'Italia dei giorni nostri". Senza dubbio il libro parla di Hans Hinner e di Maria Zemmgrund, delle loro gemelle Helga e Hilde, nate l'11 marzo 1933, omozigoti (uguali come due gocce d'acqua, come si sentiranno ripetere infinite volte: quindi quasi identiche) ma in placente separate, della vita di una piccola città bavarese dalla fine della prima guerra mondiale alla fine della seconda, dell'accumulazione di un patrimonio in circostanze spregevoli (ma non platealmente cruente), e dei buoni affari che quel patrimonio permette agli Hinner in territorio italiano; della nuova esistenza da piccoli imprenditori che essi cominciano nel dopoguerra sulla riviera adriatica, e così via. E senza dubbio questo racconto è mosso dalla volontà, non meno forte per il fatto di non essere dichiarata e forse nemmeno interamente consapevole in tutti i personaggi, di costruire una memoria asettica e deodorata, sprofondando in una cripta o un bunker irraggiungibile l'immagine dei crimini nazisti, mai nominati (la parola "ebrei" compare, se non ho visto male, solo una volta), e la cui impronta è del tutto cancellata nei fatti ad essi legati che entrano nel campo della narrazione (il motivo per cui i coniugi Kaumann siano costretti a svendere agli Hinner, loro vicini, la casa e la macchina, l'invidiatissima Mercedes 500 K Autobahnkurier, è liquidato in una frasetta, e quello che obbliga il dottor Rosenfeld a lasciare la Germania è taciuto). L'inizio del romanzo, che tematizza proprio l'inizio, l'atto inaugurale, come impianto di un complesso di ricordi, e di una modalità del ricordare, che soppiantano le immagini precedenti e la memoria in esse custodita, è lì a dirci tutto questo. E tuttavia, leggendo, ci si continua a chiedere chi parla su queste pagine, e qual è il soggetto o l'oggetto del discorso fittamente bisbigliato che sentiamo. Certi voluti sfasamenti nella strutturazione e nel titolo del libro mettono in guardia da una lettura troppo frontale. Se le protagoniste del libro sono Helga e Hilde, perché solo una va a titolo? E quale delle due? O la gemella H è forse qualcos'altro? E perché un libro che mette in campo una coppia di gemelle è tripartito (Hilde, Intermezzo, Helga)? E perché la prima a presentarsi, e a prendere la parola (ma dalle mani o dal respiro di chi?) è Hilde, uscita dal grembo materno per seconda, tre minuti dopo Helga, e che, nella sua "vita narrata", ha incominciato a parlare molto dopo la sorella? E perché, se le inclinazioni delle gemelle sono così diverse, anche nei confronti del linguaggio, nelle due parti rispettive la voce non subisce mutamenti significativi? Al centro dell'Intermezzo l'origine ideativa del libro arriva a rivestirsi di un pronome, un io che non è né l'una né l'altra gemella, e che ritira la parola a Hilde (che l'ha mantenuta per qualche pagina anche dopo morta) per darla a Helga, la sopravvivente. Non credo sia azzardato associare a questo pronome, che segnala un narratore-autore, la figura del "bambino sospettoso" su una spiaggia italiana, nell'estate 1975, mentre conta, e ascolta le voci dei turisti tedeschi, chiedendosi cosa facessero quegli uomini, trenta o trentacinque anni prima. Né credo sia azzardato associare, se non identificare, questa figura, anche solo in base agli indizi forniti dalla lunga nota che segue il romanzo, a Falco stesso. In questo modo alcune cose si chiariscono. Il presente (anche verbale) spasmodicamente espanso, e imperforabile, in cui tutto l'edificio narrativo prende luogo, è sì quello delle gemelle e di Hans, che non vogliono o non riescono a ricordare quanto c'è stato prima (un "prima" che può essere alluso solo in una specie di refrain-amuleto vocalizzato da Hilde, e per il resto è fatto tutto di sagome e di parole: anche Hitler non è che una parola, pronunciata oppure letta sullo schermo di un cinegiornale di guerra), ma è anche, proiettato all'indietro, il nostro presente parmenideo di merci e immagini (e denaro). L'elenco, usato sistematicamente, è anche mimesi delle merci esposte nelle vetrine, e delle immagini che scorrono sugli schermi. Non c'è soltanto questo, tuttavia, perché l'enumerazione a cornice bloccata, potenzialmente interminabile, è sempre attraversata da due assi figurali elementari che lavorano a modificarne il senso: lo scorrere delle acque e il respiro, il mutamento e il ritmo. Le sorti simmetriche e opposte delle gemelle si giocano nello spazio di queste due grandi forze; e l'opera, priva di alcuna consolazione, impedisce al lettore di aderire del tutto, anche moralmente, a Helga o a Hilde. Hilde, l'apertura al possibile, spegne la sua parola e si uccide; Helga, l'integrata, decide di continuare a vivere: e questo finale lascia molto più divisi di quanto, per comodità o pigrizia, ci piacerebbe essere.   Federico Francucci  

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Conosci l'autore

Giorgio Falco

1967, Abbiategrasso

Giorgio Falco (Abbiategrasso, 30 novembre 1967) è uno scrittore italiano.Esordisce con Pausa caffè (Sironi 2004). Per Einaudi pubblica L'ubicazione del bene (2009), La gemella H (2014, finalista al Premio Campiello e vincitore, tra gli altri, del premio SuperMondello, del Premio Volponi e del Premio Lo Straniero), e Ipotesi di una sconfitta (2017).

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