La gemella H

Giorgio Falco

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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 18 febbraio 2014
Pagine: 351 p., Brossura
  • EAN: 9788806210502
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La storia di tre generazioni della famiglia Hinner, che dalla Germania di Hitler arriva all'Italia dei giorni nostri. A parlare è Hilde, testimone della sua stessa esistenza, ribelle inerte nel mondo progettato dal padre, dai padri. La sua voce, ora laconica ora straripante, narra ottant'anni di vicende private intimamente intrecciate al Novecento, "all'alba dei grandi magazzini", al turismo di massa, all'ossessione del corpo. Fino a innescare un cortocircuito che fa esplodere il nostro presente, denudandolo come mai prima era stato fatto. Se "I Buddenbrock" ripercorreva la decadenza di una famiglia tedesca dell'Ottocento, "La gemella H" non può che registrare il giornaliero "assecondare il flusso di eventi travestiti da soldi" di una famiglia ossessionata dai beni e compromessa con il Male. Decisa a dimenticare, pur di salvarsi.
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    Civitella

    27/10/2020 10:49:24

    Come scriveva Roberto Saviano su La Repubblica Giorgio Falco è il migliore scrittore italiano. "Ogni lettore lo sa, c'è una sola parola per definire un libro, il suo tono costante, l'emozione che ti dà, la vibrazione di fondo: la sua musica. E quella parola arriva, o non arriva. E questo imponente La gemella H del quarantenne Giorgio Falco? Da giorni è sul mio tavolo, con la sua copertina sommessa, sui toni del grigio, dove una natura morta di tre mele, una delle quali ancora più morta, sembra suggellare un titolo quasi da referto medico, da obitorio, da catalogo apparentemente anaffettivo di merci, da cartellino, misterioso: La gemella H, appunto. Ma le gemelle, non si chiamavano sempre in coppia? Leggo questo romanzo e finalmente la parola si accende in testa, in contrasto forte con quel grigio sommesso. La parola è semplice, assoluta. Arriva precisa, a dare un nome a ciò che di più mi avvince in questa lettura. E insieme prende forma, pagina dopo pagina, una ignota creatura barbarica selvaggia e paurosa, anch'essa a un passo dai peggiori incubi del poeta Yeats, se non del narratore Lovecraft. Emerge da subito come isola d'inchiostro da queste frasi l'unica cosa che realmente riusciamo a conoscere in questa vita, che ci segna il corpo e l'anima, che ci trasforma da due gemelle in una sola creatura, la cosa capace di tutte le meraviglie e i tremori, quell'unica cosa che, scriverebbe Falco, mai ci ha tradito: la merce. Tutto il resto tradisce, la merce no. Con la merce, con le cose da consumare, il mondo inizia ogni volta, nella magia dell'attesa. Che cosa sta per arrivare? Che cosa voglio consumare, che desiderio mi si accende oggi? Forse il desiderio per la villetta del mio vicino, così uguale alla mia. (...)"

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    Teresa

    19/09/2020 14:30:42

    Falco è semplicemente il migliore scrittore italiano.

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    Maria

    08/07/2020 07:13:36

    Il romanzo inizia lento ma questo non deve scoraggiare. La descrizione degli anni del dopoguerra italiano si imprimono nella mente del lettore. La voglia di ricominciare della vecchia generazione e un lasciar accadere le cose della generazione futura. Un romanzo da leggere sicuramente formativo

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    Kelly

    10/05/2020 12:59:06

    Un romanzo forte e ben scritto. Una perla della letteratura italiana contemporanea.

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    Giovanna

    10/03/2019 10:43:12

    Ho adorato questo libro, è ricco di spunti di riflessione. Descrive il carattere effimero della vita e dà la sensazione che per quanto la vita possa essere ricca di eventi si svolge in un susseguirsi di scene ripetute, quindi ad una certa età ti accorgi che scorre molto velocemente lasciando dietro di sé un grande vuoto. L’autore ha un modo di scrivere piano e scorrevole, molto melanconico. Consigliatissimo.

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    sarà moras

    24/03/2018 09:39:47

    Dopo le prime pagine il libro si rivela per un capolavoro assoluto. Non fa ridere. Non emoziona. E' un saggio storico per l 'ambientazione; filosofico per le riflessioni leggere ma profonde sulla vita; umano nella sua ricerca di umanità e adesione alla vita normale di una famiglia solo nel correlativo oggettivo delle gocce d'acqua e nello strudel di mele. Identità...

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    M.

    27/12/2014 12:44:11

    Pessimo e inconcludente. Lettura estremamente faticosa che non lascia assolutamente nulla.

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    Biagio

    09/11/2014 09:03:52

    Una grande occasione sprecata. Nella storia della famiglia Hinner c'era la potenzialita' di un acquerello sul periodo pre e post nazismo. Invece il taglio dato alla storia appare insignificante e insulso. Strano che sia stato considerato per il campiello. Da leggere in mancanza di bei libri.

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    LucaMilano

    07/11/2014 12:28:22

    L'impressione è di incompiuto. un fiume di parole,che il lettore affronta talvolta faticosamente controcorrente, talvolta in un beato scivolare tra i flutti. Una saga familiare, ben raccontata, non troppo approfondita in verità nelle psicologie dei personaggi; alla fine la mia personale idea è di uno scrittore capace, che sembrava avere altre ambizioni in partenza, ma strada facendo si limita a raccontare le vicende,le disavventure, delle sorelline, e l'anima nera del padre, senza risucire a trasmette quanto ambiva a fare. l'aria che ci voleva far respirare, sebbene traspaia, rimane limitata ad una folata inziale e intermittente

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    Raffaele

    09/10/2014 22:01:57

    Concordo con chi mi ha preceduto, l'inizio interessante, profondo e ricco di vita interiore, lascia presagire sviluppi originali; poi diventa una storiella sterile piena di fatti ma noiosa e totalmente inconcludente. Romanzo molto sopravvalutato.

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    raffaela

    16/09/2014 13:42:51

    Mi è piaciuto moltissimo. la parte più interessante è il coinvolgimento della piccola borghesia tedesca, con i suoi pregiudizi e i suoi egoismi nel nazismo. Mi sono piaciuti tutti i personaggi, descritti molto bene, in quella quotidianità che in questo caso diventa adesione e complicità con il nazismo. Spessissimo mi sono chiesta come abbiano potuto tanti tedeschi fare questa scelta spaventosa, ma forse non si è trattato che per pochi di una scelta consapevole, ma di un lasciarsi trascinare guardando i loro piccoli interessi. Bellissima la descrizione della nascita della riviera romagnola come industria turistica, ci ho abitato negli anni 60 e l'ho ritrovata in pieno. Consigliatissimo:

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    bruno

    23/07/2014 18:00:53

    Libro scritto bene ma la storia non ha senso . Libro noioso senza capo ne coda.

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    Nicola Intrevado

    29/06/2014 22:28:47

    Le prime ottanta pagine sono molto interessanti nella costruzione della fabula e nell' ambientazione di un' epoca di precisa collocazione storica e psicologica e politica quanto socio-economica. Anche l' analisi dei personaggi, le motivazioni comportamentali, le azioni psicodinamiche e i rapporti nell' intreccio narrativo partono bene per svilupparsi in una trama che lega il lettore in un patto denso di mille promesse di sviluppo a venire. Tutto, o quasi tutto, invece, ad un certo punto, o da un certo punto si perde, le promesse di analisi restano sospese come in attesa di un qualcosa che avrebbe richiesto altri risvolti, ma questa e' una scelta insindacabile di chi scrive, cio' che e' contestabile, resta ed e', l'archeologia di superficie delle loro introspezioni che rimangono imprescrutabili, estranee a chi, ma tremo anche all' autore, si aspetta di leggere le loro anime. Sistema narrativo presente nei romanzi di appendice o nei racconti che nulla promettono e nulla mantengono. Nulla accade nella " Gemella H " dopo le prime 80 pagine, pur paradossalmente, accadendo non tutto ma di tutto. Accade troppo. Qualcuno, sul retro di copertina osa paragonare il lavoro in un parallelismo accostato ai " Buddenbrook ", nulla di piu' assurdo. Nell' immortale lavoro di Mann si sente il fuscio delle tende, il tintinnare delle porcellane, le sistoli di Tony, il suo vivere, il dolore del mondo tradotto in fine letteratura, in capolavoro, gia' solo citarlo e' follia, e' il coraggio di esibire un coraggio degno di un cristiano che messo nell' arena del colosseo si illude di essere risparmiato dai leoni affamati leggendo loro passi della " Gemella H ", mentre il leone ha appena finito di leggere il lungo, drammatico, vivo romanzo di Thomas Mann.

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    Guglielmo

    03/06/2014 16:32:04

    Un romanzo che mi sembra di avere già letto cento volte, le altre 99 scritto meglio. Gli editori continuano le operazioni di marketing su debuttanti che in realtà sarebbero da buttare.

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    Ciro D'Onofrio

    14/03/2014 16:22:17

    La Gemella H è un libro che si scopre lentamente nella sua lettura, da un inizio lento e forse alquanto pedante ci si avvia in un romanzo dalle molte sfaccettature, che ravviva sempre più l'interesse.E' il romanzo della dignità, senza cedere minimamente nel revisionismo nè nel pentitismo, è una storia costruita bene, ottimo il "gioco di specchi" narrativi tra le due sorelle.

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    alice sironi

    20/02/2014 20:13:27

    "Ogni lettore lo sa, c'è una sola parola per definire un libro, il suo tono costante, l'emozione che ti dà, la vibrazione di fondo: la sua musica. E quella parola arriva, o non arriva. (?) Da giorni è sul mio tavolo, con la sua copertina sommessa, sui toni del grigio, dove una natura morta di tre mele, una delle quali ancora più morta, sembra suggellare un titolo quasi da referto medico, da obitorio, da catalogo apparentemente anaffettivo di merci, da cartellino, misterioso: La gemella H, appunto. (?) Leggo questo romanzo e finalmente la parola si accende in testa, in contrasto forte con quel grigio sommesso. La parola è semplice, assoluta. Arriva precisa, a dare un nome a ciò che di più mi avvince in questa lettura. E insieme prende forma, pagina dopo pagina, una ignota creatura barbarica selvaggia e paurosa, anch'essa a un passo dai peggiori incubi del poeta Yeats, se non del narratore Lovecraft. Emerge da subito come isola d'inchiostro da queste frasi l'unica cosa che realmente riusciamo a conoscere in questa vita, che ci segna il corpo e l'anima, che ci trasforma da due gemelle in una sola creatura, la cosa capace di tutte le meraviglie e i tremori, e i tremori, quell'unica cosa che, scriverebbe Falco, mai ci ha tradito: la merce." (Roberto Saviano)

Vedi tutte le 16 recensioni cliente
  Difficile trovare qualcosa di più esatto, e insieme di più insoddisfacente, della brevissima sinossi con cui inizia il testo in quarta di copertina dell'ultimo romanzo di Falco: "la storia di tre generazioni della famiglia Hinner, che dalla Germania di Hitler arriva all'Italia dei giorni nostri". Senza dubbio il libro parla di Hans Hinner e di Maria Zemmgrund, delle loro gemelle Helga e Hilde, nate l'11 marzo 1933, omozigoti (uguali come due gocce d'acqua, come si sentiranno ripetere infinite volte: quindi quasi identiche) ma in placente separate, della vita di una piccola città bavarese dalla fine della prima guerra mondiale alla fine della seconda, dell'accumulazione di un patrimonio in circostanze spregevoli (ma non platealmente cruente), e dei buoni affari che quel patrimonio permette agli Hinner in territorio italiano; della nuova esistenza da piccoli imprenditori che essi cominciano nel dopoguerra sulla riviera adriatica, e così via. E senza dubbio questo racconto è mosso dalla volontà, non meno forte per il fatto di non essere dichiarata e forse nemmeno interamente consapevole in tutti i personaggi, di costruire una memoria asettica e deodorata, sprofondando in una cripta o un bunker irraggiungibile l'immagine dei crimini nazisti, mai nominati (la parola "ebrei" compare, se non ho visto male, solo una volta), e la cui impronta è del tutto cancellata nei fatti ad essi legati che entrano nel campo della narrazione (il motivo per cui i coniugi Kaumann siano costretti a svendere agli Hinner, loro vicini, la casa e la macchina, l'invidiatissima Mercedes 500 K Autobahnkurier, è liquidato in una frasetta, e quello che obbliga il dottor Rosenfeld a lasciare la Germania è taciuto). L'inizio del romanzo, che tematizza proprio l'inizio, l'atto inaugurale, come impianto di un complesso di ricordi, e di una modalità del ricordare, che soppiantano le immagini precedenti e la memoria in esse custodita, è lì a dirci tutto questo. E tuttavia, leggendo, ci si continua a chiedere chi parla su queste pagine, e qual è il soggetto o l'oggetto del discorso fittamente bisbigliato che sentiamo. Certi voluti sfasamenti nella strutturazione e nel titolo del libro mettono in guardia da una lettura troppo frontale. Se le protagoniste del libro sono Helga e Hilde, perché solo una va a titolo? E quale delle due? O la gemella H è forse qualcos'altro? E perché un libro che mette in campo una coppia di gemelle è tripartito (Hilde, Intermezzo, Helga)? E perché la prima a presentarsi, e a prendere la parola (ma dalle mani o dal respiro di chi?) è Hilde, uscita dal grembo materno per seconda, tre minuti dopo Helga, e che, nella sua "vita narrata", ha incominciato a parlare molto dopo la sorella? E perché, se le inclinazioni delle gemelle sono così diverse, anche nei confronti del linguaggio, nelle due parti rispettive la voce non subisce mutamenti significativi? Al centro dell'Intermezzo l'origine ideativa del libro arriva a rivestirsi di un pronome, un io che non è né l'una né l'altra gemella, e che ritira la parola a Hilde (che l'ha mantenuta per qualche pagina anche dopo morta) per darla a Helga, la sopravvivente. Non credo sia azzardato associare a questo pronome, che segnala un narratore-autore, la figura del "bambino sospettoso" su una spiaggia italiana, nell'estate 1975, mentre conta, e ascolta le voci dei turisti tedeschi, chiedendosi cosa facessero quegli uomini, trenta o trentacinque anni prima. Né credo sia azzardato associare, se non identificare, questa figura, anche solo in base agli indizi forniti dalla lunga nota che segue il romanzo, a Falco stesso. In questo modo alcune cose si chiariscono. Il presente (anche verbale) spasmodicamente espanso, e imperforabile, in cui tutto l'edificio narrativo prende luogo, è sì quello delle gemelle e di Hans, che non vogliono o non riescono a ricordare quanto c'è stato prima (un "prima" che può essere alluso solo in una specie di refrain-amuleto vocalizzato da Hilde, e per il resto è fatto tutto di sagome e di parole: anche Hitler non è che una parola, pronunciata oppure letta sullo schermo di un cinegiornale di guerra), ma è anche, proiettato all'indietro, il nostro presente parmenideo di merci e immagini (e denaro). L'elenco, usato sistematicamente, è anche mimesi delle merci esposte nelle vetrine, e delle immagini che scorrono sugli schermi. Non c'è soltanto questo, tuttavia, perché l'enumerazione a cornice bloccata, potenzialmente interminabile, è sempre attraversata da due assi figurali elementari che lavorano a modificarne il senso: lo scorrere delle acque e il respiro, il mutamento e il ritmo. Le sorti simmetriche e opposte delle gemelle si giocano nello spazio di queste due grandi forze; e l'opera, priva di alcuna consolazione, impedisce al lettore di aderire del tutto, anche moralmente, a Helga o a Hilde. Hilde, l'apertura al possibile, spegne la sua parola e si uccide; Helga, l'integrata, decide di continuare a vivere: e questo finale lascia molto più divisi di quanto, per comodità o pigrizia, ci piacerebbe essere.   Federico Francucci  
  • Giorgio Falco Cover

    Giorgio Falco (Abbiategrasso, 30 novembre 1967) è uno scrittore italiano.Esordisce con Pausa caffè (Sironi 2004). Per Einaudi pubblica L'ubicazione del bene (2009), La gemella H (2014, finalista al Premio Campiello e vincitore, tra gli altri, del premio SuperMondello, del Premio Volponi e del Premio Lo Straniero), e Ipotesi di una sconfitta (2017). Approfondisci
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