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Gesù e i manoscritti del Mar Morto. Il cristianesimo delle origini e l'identità storica di Cristo - David Donnini - copertina

Gesù e i manoscritti del Mar Morto. Il cristianesimo delle origini e l'identità storica di Cristo

David Donnini

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Editore: Coniglio Editore
Collana: Maxima amoralia
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 1 gennaio 2006
Pagine: 255 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788888833767

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Gesù e i manoscritti del Mar Morto. Il cristianesimo delle o...

David Donnini

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Frutto di anni di studi e di indagini sul campo, "Gesù e i Manoscritti del Mar Morto" rivela aspetti inediti o pochissimo noti sulle origini della più diffusa religione del mondo, spiegando le modalità con cui, nel corso dei secoli, la Chiesa ha progressivamente costruito un Cristo sempre più distante da quello della realtà storica. Nel libro, David Donnini guida il lettore alla scoperta dei rapporti tra l'ebreo Gesù e i movimenti rivoluzionari e fondamentalisti della Palestina del I secolo; della vera identità degli apostoli e di Maria Maddalena; dell'autentico luogo di nascita di Cristo; dei contatti tra il Cristianesimo primitivo e la comunità essena di Qumran; del ruolo centrale avuto da Paolo di Tarso nella elaborazione del Cristianesimo.
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    Andrea R.

    21/09/2009 18:43:52

    Un ottimo testo davvero ben scritto...chiaro e appassionante.

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    Andrea

    11/09/2009 17:10:53

    L'autore ignora qualsiasi studio di esegesi biblica e si limita a prelevare dai testi quello che serve a sostenere la propria tesi pre-costituita. Spesso prende a prestito idee altrui senza verificare la fonte.

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    A.Calpestri

    04/12/2008 22:18:10

    Un saggio italiano importante e significativo, che richiama le idee di Robert Eisenman e i contenuti del suo ormai famoso "Giacomo, il fratello di Gesù". Donnini che, secondo il mio modo di vedere, ha lavorato con serietà, è stato accusato di "pregiudizi di stampo ateistico e scientistico" sebbene egli stesso si dichiari credente e nemico dell'anticlericalismo di stampo materialista. Questo la dice lunga sui pregiudizi e su chi li ha. Tanto più che Donnini si diverte a mettere in dubbio le proprie ipotesi, nel momento stesso in cui le espone, lasciando molto più spazio alla prudenza che alle certezze. Pur essendo anch'io un credente sono rimasto positivamente impressionato dalla lettura di questo libro, anche quando il racconto evangelico sembra uscirne minacciato nei suoi punti essenziali, proprio perché l'autore mostra di non essere spinto dalla febbre sensazionalistica o dalla smania distruttiva. Al contrario, sembra quasi dispiacersi di ciò che scrive. Ai cristiani non può che risultare utile lo stimolo ad una riflessione autocritica, dopo lunghi secoli di egemonia ecclesiastica. E' possibile che l'autentico messaggio di Gesù scaturisca proprio dalla comprensione di quei meccanismi che tale messaggio hanno voluto manipolare e riadattare. Donnini non possiede alcuna verità, ma è onestamente interessato a cercarla. Non mi ha disturbato nella fede ma aiutato a comprenderne la sostanza. Certo è che, al giorno d'oggi, continuare a scambiare la fede col bigottismo è piuttosto anacronistico.

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    Roberto Fiaschi

    11/11/2008 09:56:08

    Libro che si inserisce nell'ormai lunga sequenza di testi che fanno dire al NT ciò che si vuol che esso dica, anziché farlo parlare ed ascoltarlo per ciò che dice realmente. Un recensore qui sotto si scandalizza che questo libro possa essersi meritato critiche del tipo "contiene frasette stereotipate" o simili; quel che stupisce è come ci siano sempre tante persone disposte ad applaudire ed a bersi qualsiasi cosa di "rivoluzionario" venga scritto su Gesù, approfittando dei buchi e delle lacune dei testi neotestamentari. Certo, insinuando sospetti, si possono riempire, tali lacune, come si vuole, ed è questo infatti il caso del Donnini. Ma non è sicuramento un procedere serio, bensì funzionale a quanti vorrebbero veder liquidare il Cristianesimo con quattro sospetti ad effetto. Molte persone, per inerzia intellettuale, preferiscono abbracciare testi di "studiosi" privi di ogni scientificità ma al contrario muniti di una fervida fantasia. Ma non ci si stracci le vesti se poi qualcuno avanza delle critiche, tacciandolo di chissà quale blackoutismo culturale o altro. La religione, caro recensore, non inquina nulla; sono i pregiudizi di stampo ateistico e scientistico o, al contrario, di stampo religioso-fondamentalista-fanaticoide a pregiudicare una serena discussione. Questo libro si presenta pacato e moderato, per poter così far passare dei contenuti che pacati e sobri non sono, poiché mirano a trasformare il Cristianesimo in qualcosa di innocuo o di equivoco, se non di falso e manipolato. Ecco il vero fine di questo e di moltissimi altri libri, i quali, col pretesto della "ricerca della verità", finiscono col ritrovarsi tra le mani soltanto la "verità" della propria ricerca, cioè la propria opinione iniziale...

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    Franco

    27/05/2008 22:06:00

    E' davvero difficile comprendere come un testo così cauto e scrupoloso si possa definire un "libro sensazionalistico". Si direbbe quasi che, in mancanza di argomenti per rispondere alle questioni poste con grande pacatezza da Donnini, si tenti di rovesciare il tavolo dando giudizi gratuiti e cercando la rissa. Si può seriamente attribuire al caso il fatto che, non appena un membro della famiglia (naturale o acquisita) di Gesù entra in gioco, si assista nel N.T. ad un caratteristico gioco delle tre carte (silenzi, sparizioni, spostamenti, sdoppiamenti ecc.)? Ciò si verifica puntualmente per Giuseppe, Maria, Giacomo e gli altri fratelli, il "discepolo che Gesù amava", nel quale ormai anche molti cattolici vedono Lazzaro, Maddalena, la sorella di Lazzaro, il cui ruolo è chiaramente camuffato, come il testo di Donnini illustra serenamente e limpidamente, con il semplice confronto dei passi evangelici rilevanti e senza "frasette stereotipate". Come si può pensare che tutto ciò sia privo di una chiave di interpretazione? L'acrimonia di certi commenti illustra meglio di ogni altra spiegazione il black-out delle capacità di giudizio e la perdita dell'equilibrio che le fedi religiose possono indurre in certi individui. Davvero è difficile dissentire da chi afferma che la religione avvelena ogni cosa.

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    Rick

    19/09/2006 15:46:06

    Da leggere! Senza pregiudizi e con un minimo di informazione storico-critica sulle origini del cristianesimo. Donnini non crea tesi originali ma sottolinea la validità di un indirizzo d'indagine sulla figura storica di Cristo che si è affermato negli ambienti professionali privi di indirizzi ideologici (specie se cristiani). Tesi che poggiano su solide basi storiografiche e dotate di totale coerenza esterna/interna, a cui nessuno è riuscito a muovere critiche fatali, e che appaiono sempre più plausibili. Molto più delle versioni istituzionali accettate e difese senza lo spirito critico che dovrebbe caratterizzare ogni studioso (... ma con la fede che ne è il contrario!). Imposte alle masse da quello che oggi si può definire un vero e proprio regime culturale ... soprattutto perché non ammette, deride o tenta di forzare la stessa ricerca storica, dalla sua possibilità alla sua divulgazione. Ribellatevi!

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    Riccardo Bagnano

    12/09/2006 17:00:16

    Raramente, in Italia, è stato pubblicato un libro sulla questione storica del cristianesimo primitivo, che possa reggere il confronto con "Gesù e i Manoscritti del Mar Morto" di Donnini. L'autore non nega mai il carattere ipotetico di certe sue conclusioni ma, nel procedere così, solleva una quantità di importanti domande che dipingono in modo chiaro il quadro della situazione. La dottrina cristiana ne esce fuori come il prodotto di una confezione storica e teologica operata nell'arco di molti secoli. E' impossibile che le resistenze del dogmatismo religioso non tentino di squalificare, tacciandola di sensazionalismo, quella che è in realtà un'analisi degna di grandissimo rispetto. Straordinaria e ineccepibile la documentazione.

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    Dina Barbolini

    03/06/2006 10:53:34

    L'autore ha l'onestà di presentare diverse interpretazioni della vicenda di Cristo, proponendole come ipotesi e mostrando da quali indizi scaturiscono. La sua unica certezza è quella che la Chiesa, nel corso dei secoli, abbia operato una revisione severa della figura storica di Gesù, in particolare per quanto riguarda i suoi possibili legami con la setta Qumraniana, autrice dei Manoscritti del Mar Morto. La forza di questo saggio è proprio quella di lasciare le cose sul piano ipotetico. E' evidente che il cattolico credente detesta tutto ciò che in qualche modo disturba l'edificio dogmatico della sua dottrina e da ciò deriva la durezza critica nei confronti di questo lavoro che, a mio parere, rappresenta invece un raro esempio di serietà e correttezza culturale. Il libro è illuminante, non tanto sulle risposte che possiamo avere su Cristo, quanto sulle domande che possono legittimamente essere sollevate e che, fino ad ora, erano state tenute omertosamente sotto silenzio.

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    Angelo D.

    16/05/2006 09:56:49

    E' un libro apparentemente logico e affascinante, ma la sua logicità è alimentata solo dal fatto di essere uno dei tanti "soliti" libri sensazionalistici. Sembra di attenersi su basi storice solide ma in realtà a delle gravi lacune sotto ogni aspetto: storici, archeologici ecc.. Gli piace giocare sull'omonimia e su alcune frasette stereotipate riguardo a Gesù e alla sua cerchia, ignorando in tal modo qualsiasi buon senso di storico critico. Il mio giudizio è che questo testo come tutti i precedenti lavori del Donnini siano nati più da preconcetti e opinioni personali arbitrarie che realmente da basi storiche.

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    Angelo Ventura

    05/05/2006 17:35:20

    E' un libro interessante, che sostiene la tesi che Gesù Cristo fosse in realtà un rivoluzionario zelota, come gli Apostoli, e che San Paolo fosse il vero inventore del Cristianesimo. Quanto al ruolo di San Paolo nel diffondere e in un certo senso nel creare il Cristianesimo ha perfettamente ragione. Quanto a Cristo lo Zelota...è una ipotesi ben congegnata, ma rimane una ipotesi, e certi passaggi logici sembrano un po' stiracchiati, con qualche petizione di principio, e comunque siamo sempre lì: chiunque prendendo i passi dei Vangeli che gli o le fanno comodo, giocando con le varie grafie e letture delle parole può argomentare qualunque tesi, e farlo brillantemente, anche; ma, come l'Autore onestamente ammette non si "dimostra" nulla. Se gli Apostoli erano una bamnda di Zeloti, come mai non sono stati tutti arrestati? (Vedi il libro di Marianne Fredriksen) Inoltre, Gesù aveva una vita sociale vivace e partecipava a banchetti e feste, e certo non era un asceta esseno. Il discorso della Montagna, la summa del pensiero di Gesù, non sembra il discorso che farebbe uno zelota. Se erano tutti zeloti, perchè uno degli apostoli si sarebbe chiamato "Simone Zelota?" E' invece probabile che il "Discepolo che Gesù amava" fosse Lazzaro e possibile che nel racconto si prefigurasse una iniziazione di qualche tipo. Ma le illazioni su "Lazar Ben Jair" fanno più onore all'abilità argomentativa che al rigore logico dell'Autore.

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