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Alexi Zentner

Traduttore: F. Oddera
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2012
Pagine: 240 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806205652
  "Quella neve sibilava. Gli ricordava il fuoco, le cavallette, una forza divorante e distruttiva". Il romanzo propone stridenti connubi tra neve e fuoco, morti e resurrezioni, paesaggi idilliaci e creature dagli occhi lattiginosi. In una trama non cronologica si intrecciano i drammi del protagonista, dei suoi genitori e dei suoi nonni. Soprattutto quelli del nonno Jeannot, entrato nel mito come creatore di Sawgamet, una gelida cittadina nel profondo delle foreste canadesi. Il giovane Jeannot e il suo cane Flaireur avevano trovato in modo fortunoso una grossa pepita scatenando la febbre dell'oro e la prima fase della città. La seconda fase vide il passaggio dall'oro al legno. Una volta esauriti i filoni del metallo prezioso, si cominciò ad abbattere il legno pregiato. Gli alberi venivano tagliati durante la breve estate e portati a valle sul fiume prima che il ghiaccio del lungo inverno imprigionasse tutto. Il protagonista io narrante ritorna a Sawgamet nell'imminenza della morte della madre. Al suo capezzale rivive i drammi dei familiari morti ma non del tutto, visto che vagano in cerca di pace nella foresta o sotto il ghiaccio. Aleggia il mistero sulla morte della nonna, la moglie di Jeannot, che viene svelato solo alla fine in un crescendo onirico. Il libro usa con disinvoltura innesti di flashback su altri flashback. Eccede nel mito eroico dei taglialegna citando solo di striscio le devastazioni della deforestazione. La trama sonnecchia un po' fino alla comparsa di Gregory, che indubbiamente provoca una significativa serie di soprassalti. È un romanzo che vive di antichi miti dei boschi e delle saghe famigliari con contaminazioni doppleganger e che svela un mondo parallelo gelido, angosciante e magnetico. Federico Jahier

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    gianna dalle rive

    16/04/2012 08.47.07

    Questo Alexi Zentner sembra proprio sbucato all'improvviso dal folto di una antica e profonda foresta... Leggere "Il ghiaccio fra le mani" (in originale "Touch", tocco), è come calarsi nella versione attuale di una saga islandese, dove la precisione storica e psicologica dei personaggi e dell'ambiente slitta e sfuma in plausibili stregonesche apparizioni, vortici allucinatori dove il tempo scorre all'indietro. Volutamente, ricordi sofferti e alfine compresi dell'io narrante, Stephen, accettano la contaminazione, la possibilità, alternativamente di una sommessa follia, oppure di una inimmaginabile e diversa realtà. Muta ed imponente protagonista è anche la foresta originaria del Canada settentrionale, i pericolosi esseri che la abitano, le acque violente ed indomabili, i freddi siderali e le nevi inesorabili che ha sfidato Jeannot, impavido pioniere e primo abitante del villaggio di Sawgamet. Jeannot è il nonno di Stephen, che, giovanissimo, ha percorso la foresta, ha trovato pepite d'oro nel ventre di un pesce, ha eletto una radura presso il fiume a sua dimora, dove la notizia del suo ritrovamento innescherà una corsa all'oro. Jeannot vivrà intensamente per una breve stagione: amore, prosperità, perdita e innominabile colpa. Al suo ritorno, trent'anni dopo la fondazione di Sawgamet, racconterà come un antico guerriero attorno al fuoco, a Stephen, il nipote undicenne orfano del padre, e a quel che resta della sua famiglia, quel momento mitico, atroce ed esaltante che ha deciso delle loro vite.

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