Il giardino dei sette crepuscoli

Miquel de Palol

Traduttore: G. Felici
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 1999
Pagine: 1076 p.
  • EAN: 9788806144487
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:

€ 16,69

€ 19,63

Risparmi € 2,94 (15%)

Venduto e spedito da IBS

17 punti Premium

Attualmente non disponibile Inserisci la tua email
ti avviseremo quando sarà disponibile

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Chiara

    21/07/2008 16:29:02

    Una lettura piacevole, ricca, mai noiosa, a tratti sorprendente. Forse non un capolavoro, ma un gran bel libro, da leggere magari nella penombra di una camera fresca, in quei pomeriggi d'estate nei quali si ha voglia di perdersi in una storia ricca e particolare...

  • User Icon

    Joe123

    11/06/2008 18:57:45

    Parafrasando quel Jorge Luis Borges, la cui opera viene criminalmente associata da più di un critico/recensore al “Giardino dei sette crepuscoli” (immagino le spoglie mortali del povero Jorgy rivoltarsi nell’avello che le accoglie ogni volta che il suo nome fa capolino accanto a quello dello scrittore catalano), si può dire che De Palol è stato incapace, compilando questo mostruoso zibaldone, di sottrarsi alla più goffa delle tentazioni dell’artista: quella di essere un genio. Ma il “Giardino dei sette crepuscoli” non è per niente un’opera geniale. Di cosa è fatto, questo libro? Montagne di vuota erudizione, un intreccio lineare come un cespuglio di rovi, storie su storie a volte cacciate a forza in un tessuto narrativo che sembra il frutto di un magliaio schizofrenico, simbolismi e allegorie innumerevoli (a volte trasparenti, più spesso indecifrabili), personaggi improbabili nella loro ialina disumanità. Dulcis in fundo – si fa per dire – la deliberata mancanza di uno scioglimento, di un “finale”, il tutto nella più cialtrona tradizione dei romanzi ermetici e delle opere iniziatiche che contrabbandano una saggezza a cui si può solo alludere ma non spiattellare chiara e semplice per i non iniziati. Se l’autore voleva rappresentare il caos e la totale mancanza di senso della vita e di tutto quanto attorno ad essa ruota, c’è riuscito benissimo, ma non occorrevano millecento pagine scritte fitte fitte per farlo. De Palol, per sua candida ammissione, ha costruito questo libro semplicemente frullando assieme tutte le storie che aveva scritto per anni senza pubblicarle, divertendosi poi a complicarle ed intrecciarle vertiginosamente. Lui si deve essere divertito un mondo. I malcapitati lettori del “Giardino dei sette crepuscoli” molto meno.

  • User Icon

    Lord Yupa

    05/12/2002 16:13:21

    Definito come "il capolavoro della letteratura catalana". Un'opera totale, un volume che dell'opera totale ha l'ambizione smisurata e dichiarata, ricollegandosi così ai grandi e immortali mastodonti della letteratura mondiale, dai poemi omerici al Mahabharata, dal Don Chisciotte alla Divina Commedia, da le Mille e una notte al Gargantua e Pantagruel, dal Decameron al Kalevala e così via. Un libro di storie infinite che generano altre storie e che al suo interno ambisce a contenere tutto, tutte le dilaganti considerazioni sullo scibile umano, storia filosofia arte musica matematica psicologia sociologia politica cucina etc etc etc. Con la consapevolezza dell'attualità, moderna o postmoderna che sia, per cui l'autore deve mostrarsi celandosi, deve mostrare la coscienza dei confini ambigui, indefinibili, invalicabili tra presenza e assenza dell'autore, tra finzione e "realtà": Il giardino dei sette crepuscoli presenta una falsa introduzione, mimica parodica delle dotte introduzioni ai grandi testi dell'antichità, in cui il lavoro di De Palol viene presentato, alla fine del XXX secolo, come testo risalente alla fine del XXI secolo e narrante fatti avvenuti alla sua metà, ma dalla datazione precisa ignota... parodia delle ossessioni di porre la narrazione all'interno di una sua cornice reale, e della ricerca delle irraggiungibili intenzioni dell'autore, parodia che si coglie in pieno solamente giunto a fine lettura, quando ci si rende conto che, effettivamente, così com'è, il fluviale volume potrebbe benissimo generare questi dubbi amletici nella critica di mille anni in avanti. Ma in realtà, è tutta finzione. Finzione che genera finzione: i personaggi, e non sono pochi, in fuga da una guerra nucleare, radunatisi su un dorato ed enigmatico rifugio d'alta montagna (le Alpi? i Pirenei?), trascorrono sette giornate raccontandosi storie... e De Palol è uomo del tardo XX secolo, non del Rinascimento, e così, una vertiginosa discesa labirintica, affrancandosi dall'ovvio accostamento col Decameron, i personaggi d'ogni storia

Scrivi una recensione


scheda di Nicola, M. L'Indice del 1999, n. 12

Scritto in catalano, che delle lingue minoritarie europee è fra quelle più animate da una vocazione internazionale, questo libro smisurato e diabolico s'impone con la forza e la levigata leggerezza di una grande e complessa architettura d'acciaio. Un impegno straordinario quello affrontato dall'autore, quello sostenuto dal traduttore, ma anche quello che contrae il lettore nell'avventurarsi fra le sue pagine. Giacché questo libro interminabile non narra un succedersi lineare di eventi, né propone un accostamento decameronico di novelle, ma funziona come una vera e propria macchina fatta di storie, in cui ogni storia si vede rispecchiata, deformata, negata o dilatata in tutte le altre, in un complicato gioco di scatole cinesi che dà vita a un vasto labirinto pluridimensionale e ambiguo. Vengono in mente certi incubi di Escher ispirati alle "Carceri" di Piranesi. Intorno al 2030, durante una guerra nucleare (Parigi potrebbe già essere stata distrutta, ma le notizie non sono certe), un gruppo di persone della borghesia più coltivata si trovano riunite in una misteriosa casa-fortezza che raccoglie in sé con sontuosità sconcertante i simboli o le ultime vestigia di quanto di più raffinato abbia prodotto la nostra civiltà (dipinti di Leonardo da Vinci, quadri di Kandinskij, bronzi di epoca ellenistica, libri rari, giardini misteriosi...), e trascorrono il loro tempo fuori del tempo raccontandosi storie, vissute in un mondo forse ormai per sempre scomparso. E così i personaggi, membri di una sorta di jet-set internazional-catalano, vivono in virtù della sottilissima ragnatela di racconti che s'intesse fra loro, in un gioco di rimandi e contraddizioni che smaschera tutti i paradossi sottesi ai concetti stessi di realtà, di verità, di spazio e di tempo che danno consistenza al mondo. Al di sotto della superficie mai minimamente increspata della narrazione, al di sotto di una scrittura di semplicità e compostezza quasi calviniana, si intravedono abissi insondabili, incubi spaventosi, passioni implacabili, una sessualità disumanizzata o infernale. Un libro straordinario per gli amanti dei dilemmi logico-matematici, per i lettori di Borges, per tutti gli appassionati della più rarefatta e metafisica fantascienza; certamente un libro eccessivo, difficile e costruito; un libro raggelante e disorientante nel suo fulgido biancore alla Gordon Pym.

Maria Nicola