Il giardino di cemento

Ian McEwan

Traduttore: S. Bertola
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
In commercio dal: 3 febbraio 2015
Pagine: 150 p., Brossura
  • EAN: 9788806224783
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Descrizione
"Non ho ucciso mio padre, ma certe volte mi sembra quasi di avergli dato una mano a morire". Chi racconta è Jack, un ragazzino sporco, foruncoloso, tenuto in disparte dalla famiglia; suo padre è un uomo fragile, irascibile e ossessivo, che un giorno decide di costruire un giardino roccioso: si mette al lavoro, ma muore di fronte all'indifferenza di Jack che non chiede aiuto. Julie, sorella maggiore, prime magliette scollate, primi amori tenuti segreti. Sue, due anni meno di Jack, sgraziata, sempre pronta a ritessere i difficili rapporti di famiglia. Tom, un bambinetto vivace, tutto preso dai suoi giochi e dai terrori scolastici. Infine la madre, slavata, sempre affaccendata in cucina oppure sprofondata nel letto di malata. Un balletto di "enfants terribles", figli di una "cattività" familiare segnata da un esasperato sadismo.

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    angela

    22/09/2018 13:34:54

    Se nei romanzi cercate realismo, lasciate perdere McEwan. Anche se cercate pura fantasia e azione (o fantasy) passate oltre. E pure se vi piacciono le letture svagate, le trame non troppo ardite e non amate amareggiarvi con racconti crudi e privi di lieto fine. McEwan è consigliato a lettori un po' "sopra le righe", che si lasciano trasportare da trame drammatiche e inusuali, da inaccettabili amoralità, da scoperte macabre ad ogni pagina. McEwan è addirittura soprannominato "Ian Macabre" per i toni cupi di molte delle sue narrazioni. E allora, se McEwan è così perché leggerne gli strani libri che parlano di bambini terribili e cinici (come in questro caso) di matrimoni naufragati in una notte (vedi Chesil beach) di bambini dispersi e mai ritrovati (Bambini nel tempo)? Perché, se letto senza finti moralismi e pregiudizi, esercita un grande fascino e ti regala gioielli che sono come pugni nello stomaco, che ti risuonano dentro a lungo e non si fanno dimenticare. Anche questo romanzo, come gli altri che ho citato, è stilisticamente perfetto, una lezione di concisione ed essenzialità da un grande Maestro della narrazione.

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    Cristiano Cant

    06/09/2016 08:08:38

    Mi sarei divertito non so quanto a vedere il dottor Freud col suo sigaro e il dottor Jung con la sua pipa, comodi e riflessivi in poltrona, a leggere questo libro nel silenzio delle loro stanze. Cosa avrebbero detto chiudendolo? Che conclusioni tirarne? Che saggi raffinati ne avrebbero elaborato? Soluzione aperta e consegnata all'impossibile sogno di un provocatore, tuttavia siamo davvero davanti a un tremendo caso clinico. L'impassibile naturalezza di quattro fratelli, il mistero di un ambiente sinistro, fatale, e a fronte di ogni filo tragico, aleggiante sulla trama come un divertimento, una sorta di inconscio che guida e libera ogni istinto oltre le soglie di una ragione passabile. Immersi e felici "in tutto il fascino di una violazione" scriverà l'autore, un mondo chiuso là fuori mentre fra le mura di casa pian piano si cospira la voluttà più sgomenta. I giochi e le svogliatezze iniziali come preludio ad attimi più intensamente immediati, fra colpe intuite, rimosse, e come una voglia di difendersi, restare uniti, affrontare lo sguardo del tempo, di ogni vicinato interiore ed esterno, con le armi di un bene, di un amore che non potrà essere più malato. "La mia mano andava su e giù come un telaio" dirà Jack, il foruncoloso narratore; un simposio viziato che inizia "un viaggio di ricognizione sui rispettivi corpi", fra coscienza di un male che penetra eccome nelle radici del sentire consapevole e insieme una capacità d'abbandono che alla fine si dà, superando ogni buonsenso e ogni pudore. Un libro durissimo, come durissima è l'innocenza che lo abita, che lo pratica, e come lo è la storia di un'identità spaventata, smarrita, che sceglie il peccato supremo alla normalità più sana. Forse ci ho visto bene cari Luminari? Attendesi risposta con tomi mirabili.

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    AdrianaT.

    28/06/2015 12:26:23

    È una storia forte, dura, macabra, a tratti insopportabile, ma pennellata magnificamente; un McEwan che non mi aspettavo, un McEwan che non volevo - non adesso - ma che ho accolto nonostante mi abbia disturbata parecchio. Un McEwan da leggere, a denti stretti.

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