Il gioco degli occhi. Storia di una vita (1931-1937)

Elias Canetti

Traduttore: G. Forti
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 4
Anno edizione: 1995
Formato: Tascabile
In commercio dal: 26 aprile 1995
Pagine: 383 p., Brossura
  • EAN: 9788845911316

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Descrizione
All'inizio di questo libro, il terzo della sua autobiografia, Canetti ci appare circondato dai relitti fumanti del rogo in cui sono stati distrutti i libri di Kien, il protagonista di "Auto da fé". Attorno a sé, vede il deserto e un'incombente rovina. Poi, a poco a poco, la scena ricomincia a popolarsi, e le figure che vi si mostrano sono memorabili. Innanzitutto Hermann Broch, che ci viene incontro come «un uccello, grande e bellissimo, ma con le ali mozze». Poi Hermann Scherchen, l'infaticabile direttore d'orchestra «sempre alla ricerca del nuovo». Poi Anna Mahler, figlia del compositore, con la quale Canetti intreccia un complesso rapporto amoroso. Poi lo scultore Fritz Wotruba, irruento e selvaggio, come «una pantera nera che si nutrisse di pietra». Infine Musil, «sempre in armi, pronto alla difesa e all'attacco», nel suo totale isolamento; e Alban Berg, che si espone al mondo nella sua totale gentilezza d'animo, mentre un lieve cenno di ironia gli sfiora la bocca. E, ogni volta, in questi ritratti in movimento, avvertiamo lo straordinario dono fisiognomico di Canetti. Un gesto, un modo di respirare, un accento, una reticenza, tutto diventa cifra di una figura, emblema di un qualcosa di unico, che però svela un tratto della natura di cui siamo fatti. Dietro a quel dono riconosciamo una fonte inesauribile dello scrittore Canetti: la sua «passione per le persone». A mano a mano che si delineano i profili delle figure, risalta anche, come una presenza palpabile, lo sfondo: Vienna. Di questa città, vista nei suoi ultimi anni di grandezza, nessuno ha saputo tracciare un ritratto altrettanto preciso e affascinante. Come la Vienna dell'"Uomo senza qualità", sull'orlo della prima guerra mondiale, questa di Canetti, negli anni che precedono l'annessione nazista, è un sistema di orbite planetarie, dove conducono esistenze parallele alcune forme pure ed estreme del vero e del falso. Per Canetti, il vero erano sei o sette persone che «seguivano una propria strada e non se ne lasciavano distogliere da nessuno». Il falso era un fitto «gracidio di rane», che proveniva da un mondo culturale pieno di vanità e di sapienza mondana, prodigiosamente abile nel giocare le sue carte e insieme inconsistente nel suo ultimo fondo. In questi anni, Canetti attraversa tutte queste orbite incompatibili e qui le descrive con la trascinante immediatezza del romanziere. Ma il vero centro di questo sistema, il suo Sole, è una singola persona, il dottor Sonne, che vuole dire appunto «sole». Osservato per lungo tempo ai tavoli del Café Museum, poi conosciuto e ammirato, quest'uomo che «parlava come Musil scriveva» diventa a poco a poco il centro di gravità nella vita di Canetti, un'ombra benefica, un «invisibile» Sarastro. A differenza dei tanti che si gonfiano e che si agitano, Sonne non ha, apparentemente, un'opera a cui dedicarsi e non si lascia prendere dall'eccitazione. Parla di tutto fuorché di sé, e ogni volta la sua parola illumina quella singola cosa che cade sotto il suo sguardo. In una città sonnambolica e straparlante, è colui che veglia, come la luce discreta e solitaria dietro una finestra, di notte. Col personaggio di Sonne, Canetti ha svelato uno dei suoi segreti e costruito una grande figura romanzesca. Ma non soltanto questo: ha trovato l'occulto punto di equilibrio da cui osservare i rotanti astri viennesi, che solo da quel punto diventano pienamente percepibili. "Il gioco degli occhi" è apparso per la prima volta nel 1985.

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    Francesco Giacomantonio

    27/08/2018 09:49:52

    Ne “Il gioco degli occhi” Canetti prosegue la sua biografia di giovane adulto avviata nel volume “Il frutto del fuoco”: questo secondo testo copre il periodo 1931- 1937 ed è incentrato soprattutto sulla sua vita a Vienna e sui suoi rapporti con i tanti intellettuali, scrittori, musicisti, artisti che la popolavano e animavano in quegli anni: Musil, Broch, Berg, Wodruba, e il dottor Sonne di cui Canetti aveva grandissima stima e tanti altri ancora. E ancora i sentimenti di Canetti per Veza e Anna e il suo legame sempre forte con la mamma. Canetti sembra scattare tante fotografie della Vienna degli anni Trenta, in una fase storica su cui, accanto a tante fascinazioni artistiche e culturali, già aleggiano presagi inquietanti. Tutta l’autobiografia di Canetti, oltre a mostrare bene il suo spirito e la sua originalità di intellettuale, probabilmente può essere letta ancora più volentieri da coloro che si dedicano allo studio e a attività di ricerca, che si possono riconoscere in alcuni stati d’animo, come dubbio, orgoglio, curiosità, preoccupazioni, che accompagnano appunto gli studiosi quando sono intenti ai loro progetti.

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    MD

    23/06/2017 12:58:28

    “Il gioco degli occhi”. Un libro che ha per protagonista Vienna, attraverso i suoi scrittori e musicisti, e i suoi caffè, le sue biblioteche, i suoi giornali, le sue sale da concerto, le sue strade. E il demonico e svettante spirito linguistico di Karl Kraus. Lo lessi dopo aver notato la bella immagine di copertina, che dapprima mi sembrò un quadro espressionista, ma in realtà è un rosseggiante particolare dello sfondo di un dipinto del quattrocentesco Altdorfer; e dopo che avevo apprezzato nei mesi precedenti “Auto da fé”, la prima grande opera di Elias Canetti, e l’enigmatico “Massa e potere”. Quando in libreria aprii il volume, ricordo che ebbi sotto gli occhi – per caso – il capitolo “Büchner nel deserto”, con il suo incipit: «Kant prende fuoco», che avrebbe dovuto essere il titolo della allucinata vicenda del Prof. Kien spiritualmente perso fra le pareti colme di libri della sua biblioteca, per rimandare il lettore al suo infernale epilogo. Questo particolare, spiegato in nota, mi fece decidere e lo acquistai. Molte sono anche le pagine e le allusioni a “Massa e potere”, le discussioni su questo grande tema con Hermann Broch (nella sua biblioteca filosofica) e con Sonne, la sensazione, che si fa improvvisamente strada, di aver aperto una porta pericolosa e ora di trovarsi solo con la materia conturbante del libro ‘in progress’...

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    Cristiano Cant

    28/10/2015 10:51:34

    L'aprirsi sul rogo nel quale il Kant-Kien dell'Auto da fé finisce per soccombere al suo destino solitario,nevrotico,è l'asse sul quale poggia il terzo scalino di questa meravigliosa ascesa nella biografia dell'autore.Fiamme nelle quali Canetti sente insieme liberazione da un vincolo interiormente ossessivo,castrante,ma anche la sovrana colpa dell'aver dissipato in quel folle accaduto un bene, una ricchezza davvero enormi,un tesoro intellettuale che forse avrebbe migliorato il mondo.Questa la scia dalla quale poi parte un altro sfondo:quello dei grandi incontri umani e sensibili che segnano la crescita,il genio e la conoscemnza di Canetti.Anzitutto Broch("il debole"),il profilo d'uccello che trova nelle complicazioni del "cedere",nell'assimilare ogni corda contraria a se stesso e a ciò ce lo circonda la forza gigantesca del suo essere uomo e scrittore."In mezzo agli uomini non si faceva sfuggire uno solo di quelli che io chiamo campi di respirazione...l'aria che avevano inalato e poi espulso dai polmoni".Un grande silenzio incarnato e perfetto dove lo sfoggio e la grandezza salgono piano fino a vertici di ammirazione somma.Ma tanti sono ancora i protagonisti di questo libro,e sfilano sotto lo sguardo di Canetti come in un preciso microscopio emotivo che li scruta al meglio della loro essenza.Musil,anima immensa davanti alla quale ci si può solo inchinare,forte anch'egli,ma come un uomo avvolto in un guscio di attentissima diffidenza;Alban Berg,altro cuore enorme,la sua giovane morte,il suo funerale,la sua inclinazione al satirico,lui,dolcissimo musicista,e sua moglie che gli sopravvisse quaranta inverni altri a onorarlo senza smettere mai.E tanti e tanti altri episodi ad andare verso il finale,nel quale domina la perdita della madre,nel dolore insuperabiledi un figlio che è amore al massimo grado:"Mi sarei battuto per lei,avrei potuto uccidere,ero pronto a tutto;non era paralisi,era sfida".Non resta che riverirla questa vita in tre adagi,tre vette indimenticabili.

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    Francesca Moscetta

    21/11/2004 12:19:29

    "Il gioco negli occhi" è semplicemente il libro più bello che io abbia mai letto fin'ora. Non vedo l'ora di seguire la bibliografia di Canetti. Amo il suo modo di narrare, di analizzare, di cercare dic apire ad ogni costo ciò che lo circonda.

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