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Antonio Tabucchi

Editore: Feltrinelli
Edizione: 11
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
Pagine: 176 p.

72 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Antologie

  • EAN: 9788807811746

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    Toppi Alessandro

    08/01/2010 07.45.59

    "Vi sono in cielo e terra, Orazio, più cose di quante ne sogna la tua filosofia". Amleto sa che uno spirito è presenza, che una madre può essere una bestia da lussuria, che "uno può sorridere, sorridere, ed essere una canaglia". Sa che un funerale è un matrimonio livido, che la corte è un porcile lurido, che un letto celeste può farsi sede d'immondizie. Sa la differenza tra la consistenza-forma delle cose e quel "qualcosa ch'è al di là d'ogni mostra", tra il sembrare e l'essere, tra il reale e ciò che è vero. Occorre il principe danese, involontario quanto perfetto esegeta, per "Il gioco del rovescio" di Tabucchi, le cui prose sono sguardo volto all'ombra, percezione improvvida del minuto, cognizione in anima dell'in-visibile. E' offerta scritta dell'altro, dell'ulteriore, dell'o-sceno la pagina di Tabucchi. E' policromia serbata nel nero inchiostro d'un carattere. Serrare gli occhi per vedere meglio: ci si accorge che niente è come sembra. Così un padre si fa fantasma estivo di ritorno, un figlio "allegro, davvero allegro" finisce atroce tra gli atroci, un fratello che è una sorella scrive ad una sorella che è una speranza. Così un ritorno è una disfatta a vuoto, un'assenza è apparizione ultima, il "paradiso celeste" cela inferni malati. Così Fitzgerald si fa piccolo, Re Lear muore in Africa, e Dino Campana da Marradi acrobata tra versi e passi. E la letteratura, rovescio e sogno della vita, carezza portando in luce la reversibilità d'ogni storia, d'ogni nome, d'ogni senso. "In albergo apersi la lettera. Su un foglio bianco c'era scritta la parola SEVER. La rovesciai meccanicamente, in pensiero: REVES. Meditai un attimo su quella parola che poteva essere spagnola o francese e aveva due signifiati diversi. Pensai che la parola spagnola e francese coincidevano in un punto. Mi parve che esso fosse il punto di fuga d'una prospettiva, come quando si tracciano le linee prospettiche di un quadro". Il punto di fuga: "mi incamminai verso quel punto. E in quel momento mi ritovai in un altro sogno". Il resto è silenzio.

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