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Giovanni Comisso

Editore: Longanesi
Anno edizione: 2009
Pagine: 229 p. , Rilegato

2 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Avventura - Narrativa di guerra e combattimento - Narrativa ambientata durante la Prima Guerra Mondiale

  • EAN: 9788830426986

Recensioni dei clienti

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    franco

    02/07/2016 18.41.57

    In una ideale linea che unisce i libri sulla Grande Guerra e che vada da Comisso a Lussu, Remarque e magari Chevallier e Barbusse, passando per l'epopea alpina (purtroppo dimenticata dagli editori) delle Scarpe al sole di Monelli, in un crescendo di tragica violenza bellica, questo volume di Comisso si collocherebbe all'estremo che ne segna il minimo: non tanto racconto di guerra, ma piuttosto racconto della vita di un giovane soldato e poi ufficiale al tempo della guerra. Infatti molte sono le pagine sulle escursioni nella natura immergendosi in essa con idilliaco piacere, sull'aspetto gioiosamente infantile dei commilitoni. La guerra c'è, ma è lontana dalla sua vita di soldato delle trasmissioni. Bisogna giungere alle pagine sulla ritirata di Caporetto (da 135)per percepirla vicina, col suo carico di caotico disordine, trasferimento e smarrimento dell'autore, giovane ufficiale e dei suoi soldati, tragica fuga di civili, case abbandonate e sventrate, eroismi e codardie, fatica, fame ed epiche mangiate e sangue. Ma pur sempre esse sfociano in quel momento di ristoro psicofisico che è costituito dal ritorno nella casa paterna abbandonata di Treviso (175)e non nella tragedia della trincea. Pagine comunque ricche di pathos e letterariamente efficaci. In quelle finali, quando si diffonde il presagio della imminente vittoria, Comisso sa trasmetterci con plastica evidenza il rinnovato slancio dei soldati (218 in particolare). E infine, dolcissima, la notte della vittoria (227)coi fuochi fra i monti, il gioioso scoppio delle polveri, la luce saettante dei riflettori e poi le campane a stormo per giorni interi. Il tentativo dello scrittore di imprimersi nella memoria i volti sfiniti, ma gioiosi ed eccitati dei commilitoni. Pagine da antologia che segnano bene il suo definitivo approdo all'età adulta. Pagine da non dimenticare.

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    Renzo Montagnoli

    22/10/2014 11.34.26

    A limitarsi al solo titolo verrebbe da pensare al solito romanzo di guerra, frutto di un'esperienza personale dell'autore. Certo, si tratta di vita vissuta, ma in questo libro il conflitto, il primo dei grandi conflitti, cioè la Grande guerra, viene raccontata in un'ottica del tutto particolare. Non ci sono scontri feroci, bombe che esplodono e che dilaniano corpi, la paura, anzi l'angoscia del fante in trincea che attende l'ora dell'attacco, quella corsa nella terra di nessuno che spesso diventa una fuga dalla vita incontro alla morte. Comisso era giovane all'epoca e per lui, figlio di un'agiata famiglia borghese, quella guerra, più che una tragedia, ha rappresentato un'avventura, un tuffo spensierato in un mondo tutto nuovo, così diverso da quello tranquillo, ma in fin dei conti monotono in cui fino ad allora aveva vissuto. Così ogni cosa diventa una nuova esperienza, così la morte rappresenta solo un'eventualità a cui non pensare. In questo nuovo modo di vivere certo non poco ha influenzato il fatto che il giovane Comisso, prima soldato semplice e poi tenente del Genio, viveva e operava soprattutto nelle retrovie, affacciandosi solo saltuariamente in prima linea. Per l'autore questa guerra non è sinonimo di morte, ma di vita, magari a fare scorpacciate di ciliegie o a rincorrere le lucciole, giochi da bambino che è in corso di diventare adulto. E più grande e più maturo lo diventerà in occasione della ritirata di Caporetto, in quella confusione di gente che scappa, di ordini e contrordini, di famiglie intere in fuga dall'austriaco, fra magazzini saccheggiati e cannoni abbandonati. In questo romanzo, scritto con una freschezza che stupisce, in cui la spontaneità sembra traboccare, se poche sono le scene di tragedia, molte sono invrcequelle in cui l'uomo sembra ritrovarsi con la natura. Giorni di guerra è un libro bellissimo, che si legge con estrema facilità e grande piacere, tanto che si non si vorrebbe mai arrivare alla fine.

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    am

    03/12/2012 12.03.20

    Un racconto emozionante, corale ed individuale, popolare ed esistenzialista, di formazione e di maturità. Narrazione esemplare.

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    Massimo F.

    13/06/2010 18.15.04

    Storia minimalista, tesa all’essenziale e che taglia tutto quello che non è necessario. Si legge con piacere (anche se ritmo ed “emozione” latitano un po’), soprattutto per il risalto dato alle descrizioni fisiche dei personaggi e dei luoghi. L’autore pare più a suo agio (con qualche vena di pathos) nel raccontare la sconfitta, rispetto alla vittoriosa campagna finale della grande guerra. Interessante.

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