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Lucetta Scaraffia

Editore: Il Mulino
Collana: Farsi un'idea
Anno edizione: 1999
Pagine: 128 p.
  • EAN: 9788815072627
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scheda di Rocci, F. L'Indice del 2000, n. 01

Tra millenarismi sacri e profani, Lucetta Scaraffia esamina quell'archetipo sacrale che è il Giubileo. Nel breve spazio di questo volume l'autrice (docente di storia moderna attenta alle tematiche religiose) riesce a sintetizzare con notevole abilità settecento anni di Giubilei, di cui narra le vicende, esamina le concomitanti ragioni politiche e confessionali, descrive pubbliche cerimonie, aspetti curiosi e contesto sociale.
L'ampia documentazione su cui il testo si basa viene adoperata senza pedanteria per spiegare anche complesse dispute dottrinali (come le cause dell'opposizione protestante all'evento, ben più articolate del rifiuto al mercimonio delle indulgenze); numerosi, e indovinati, i passi tratti da fonti coeve che trapuntano il saggio. L'autrice mette in luce come la valenza religiosa della ricorrenza giubilare fu spesso strettamente connessa all'esigenza politica di rafforzare il papato, tanto nei confronti del collegio dei cardinali quanto contro i movimenti spiritualisti prima, e le montanti "eresie" poi. Riconosciuti gli errori delle gerarchie ecclesiastiche quand'esse snaturarono il Giubileo, rendendolo in primo luogo affare speculativo od occasione di personale accrescimento d'autorità, Lucetta Scaraffia tende però a dare un giudizio complessivamente più positivo che negativo del loro operato, ad esempio sostenendo la tesi della capacità di autoriforma della Chiesa cattolica dopo lo scisma protestante, e, talvolta, sminuendone obbrobri quale l'Inquisizione, ricordata semplicemente perché "con il suo controllo sull'ortodossia [ebbe] un ruolo determinante nelle società cattoliche", o definendo l'esecuzione di due carbonari una "parentesi politica" dell'anno giubilare 1825. Fra le righe compaiono pure le partecipi dolenti note riservate al sacco di Roma del 1527, "grave ferita" e vero "affronto"; la politica illuminata di Benedetto XIV pressoché ridotta a un tentativo di stare al passo con i tempi; gli anni conclusivi del Settecento, "tempi bui" per il papato, e il "malinconico" ultimo Giubileo dei papa-re. Con rapidi cenni, il libretto trova anche modo di sovvertire alcune nozioni comunemente acquisite. Ad esempio, quando riabilita in parte due papi discussi come Bonifacio VIII e Alessandro VI. Il primo, "vittima" dell'ostilità dantesca, ma buon amministratore e capace capo di Stato, non promosse spontaneamente il primo Giubileo per ragioni di prestigio o lucro, ma vi venne forzato dalle pressioni popolari. Papa Borgia, dissoluto sì, ma non più di tanti suoi contemporanei, commise i suoi atti peggiori in quanto succube del perfido figlio prediletto Cesare.
Infine, alcune notazioni curiose per l'oggi: sin dagli esordi, albergatori e negozianti fecero ottimi affari, come pure gli innumerevoli venditori d'immaginette e ricordini sacri; la ricorrenza divenne occasione per pianificare grandi opere pubbliche (non sempre a essa attinenti), che finirono però spesso per essere ultimate soltanto a Giubileo concluso, grazie ai suoi proventi; con triste frequenza si verificarono casi di persone schiacciate nella ressa o calpestate dalla folla, e, infine, più di una volta il concorso di pellegrini nella capitale fu causa della peste.

Francesca Rocci