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Curatore: C. Mossé
Traduttore: A. Paradiso
Editore: Dedalo
Anno edizione: 1992
Pagine: 384 p. , ill.
  • EAN: 9788822005328
MOSSé, CLAUDE (A CURA DI), La Grecia antica, Dedalo, 1992
MOSSé, CLAUDE, La donna nella Grecia antica, Ecig, 1992
recensione di Culasso, E., L'Indice 1993, n. 3

Entrambe le monografie si rivolgono a un pubblico largo in modo al tempo stesso serio e accattivante.
Il primo volume si compone di una raccolta di diciassette articoli miscellanei già comparsi sulla rivista "L'histoire", ora coordinati con mano sicura dalla Mossé, con l'obiettivo di indagare le motivazioni che oggigiorno possono giustificare il "fare storia greca". La curatrice rifiuta decisamente di riconoscere, in tale operazione culturale, un semplice "passatempo superato" che ci allontani dalla realtà contemporanea, ma ribadisce l'interdipendenza tra i quesiti che uno storico si pone di fronte ai problemi sia della Grecia antica sia del mondo moderno. Esercitazione sterile, dunque, quella dello storico antico? Niente affatto, dal momento che "la storia greca si scrive al presente" e dunque il presente può fornire strumenti e stimoli metodologici utili per comprendere i fenomeni passati e, viceversa, taluni aspetti della società greca e taluni risultati dell'indagine condotta su di essa possono offrire proficui spunti di attualità, di comprensione e anche di esegesi sul mondo d'oggi. Questo è il filo conduttore che, nelle intenzioni della curatrice, lega i diversi contributi, non tutti di ugual valore ma ben integrati fra loro nell'affrescare aspetti diversi della società greca antica.
Nuovi apporti all'indagine storica sono indubbiamente offerti, al presente, dall'acquisizione di nuovi dati archeologici, come esemplifica il contributo di Schnapp-Gourbeillon sul dibattuto tema dell'invasione dorica, che l'apporto archeologico ha contribuito con incidenza liberatoria a ridimensionare: non si pensa più che sia stato elemento dirompente nei confronti della realtà micenea. Nuovi apporti possono giungere anche dalla rilettura di testi già noti, rilettura offerta nei lavori, tra gli altri, della stessa Mossé a proposito di Sparta (dal taglio un po' troppo divulgativo) e del processo a Socrate. Nuovi apporti, infine, maturano anche attraverso la riflessione su nuovi territori d'indagine, quali quelli antropologici, percorsi con occhio attento alle varie forme di marginalità o emarginazione sociale: è il caso dei contributi di Sartre (pederastia), Faure (profumi e odori della Grecia: un bell'esempio di come anche attraverso le proprietà olfattive si possa fare della storia sociale), della stessa Mossé (sulle cortigiane, sui meteci, sugli schiavi) o di Daraki (sull"'animalità" dei Cinici, da intendere quale "marginalità affermata" e intenzionale e dunque quale strumento di superiorità e di raggiungimento della virtù e della libertà). "Il presente illumina il passato" anche nella "Conversazione" con Louis Robert, da cui emerge l'inalterabilità di una certa geografia umana che, vista in retrospettiva, può sostanziare e impostare le basi della geografia storica.
Più arduo, indubbiamente, ma non meno fruttuoso si presenta il cammino inverso, che del passato preserva contenuti e metodologie per una più ricca e sicura comprensione del presente. Illuminante a questo riguardo il contributo di Garlan sul. l'assedio di Rodi del 305 a.C., ove è messo in luce il valore dinamico e chiarificatore della guerra. La forza appare infatti, all'interno delle vicende umane, come un fenomeno di accelerazione che esula sostanzialmente dalle ragioni economiche e che si propone come termine ineliminabile di confronto nei rapporti tra uomini e stati. Spunti non trascurabili giungono inoltre dal lavoro di Picard sull'invenzione della moneta e sugli scopi presumibili che portarono alle prime circolazioni. Non potevano mancare, infine, le riflessioni della Mossé sulla funzionalità della democrazia ateniese alla luce di una proficua gestione politica del mondo moderno, cui potrebbero esser suggeriti spunti per "pensare" nuove forme di partecipazione popolare proprio grazie alla comprensione della grandezza ateniese, straordinario "mélange di libero dibattito contraddittorio e accettazione del principio maggioritario" (p. 11).
Il secondo e affascinante volume, "La donna nella Grecia antica", è totalmente dovuto alla penna della Mossé e ripercorre le tappe di un'evoluzione mancata per parte della donna greca, di quella cioè che l'autrice definisce "l'eterna minorenne" (p.59 e passim), incapace sempre di autonomia ed eternamente segnata dalla tutela maschile, sia essa esercitata dal padre, dal marito o dal parente più prossimo. A questo proposito occorre segnalare che la documentazione epigrafica, nel presente lavoro non utilizzata, avrebbe fornito un eccellente sussidio alla discussione. È sufficiente infatti richiamare la semplice e commovente iscrizione votiva di Nikandre, fanciulla nassia del VII secolo a.C., che dedica il proprio dono ad Artemide definendosi "figlia di Deinodikes, sorella di Deinomenes e ora moglie di Phraxos", ultimo e definitivo affidatario delle sorti della giovane donna ("Inscriptions de Délos" n. 2).
Come ci rivela l'antica documentazione epigrafica, dunque, e come bene sottolinea la Mossé, la donna si configura come un"'eterna minorenne", ma anche come un "male necessario", a giudicare perlomeno delle descrizioni dell'immaginario greco a partire già dalle rappresentazioni esiodee, oppure, con più pertinente aderenza alla realtà, come "l'altra metà" della polis, quella relegata all'interno dell''oikos' e dimenticata dai diritti civili ma detentrice comunque di un ruolo ineliminabile. All'interno di una società dominata politicamente e culturalmente dall'uomo, tale ruolo è sostanziato strettamente dalle sue capacità di procreazione, che garantiscono la trasmissione del patrimonio familiare. attraverso la generazione di figli legittimi, e dalle sue competenze nella conservazione dei beni attraverso una saggia e attenta gestione della vita domestica. Questo modello della donna madre di figli legittimi e custode dell''oikos', non generalizzabile a tutti i diversi livelli della scala sociale (che prevedeva anche gli esempi ben differenziati delle etere, delle concubine e delle schiave) appare costantemente riproposto a partire dall'età omerica, fino al termine dell'età classica.
Per concludere, i due volumi offrono una lettura ricca e stimolante che si raccomanda per ampio spettro tematico, la prima, e per misura e prudenza metodologica, la seconda. Per entrambi si segnala, ma con moderazione, qualche refuso tipografico (stupisce invece, limitatamente a "La Grecia antica", la presenza di due errori ortografici: "un'orientamento" a p. 133 e "un'altro" a p. 334).