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Curatore: N. Labanca
Editore: Carocci
Anno edizione: 2006
Pagine: 237 p. , Brossura
  • EAN: 9788843039722
Il fenomeno dei Gruppi di combattimento, che avrebbero inquadrato circa cinquantamila uomini, costituendo pertanto la parte più consistente dei reparti regolari attivi con gli Alleati nella guerra di Liberazione, non è stato indagato a sufficienza. Da questo libro scaturisce una serie di probanti indicazioni per approfondire una più comprensiva storia dei rapporti fra militari e Resistenza. Il saggio di Labanca va al di là del tema e richiama criteri che dovrebbero essere ormai patrimonio acquisito: "La ricerca storica non deve cedere alla retorica del discorso pubblico, come non deve cedere alla memoria". E aggiunge che la relazione "fra retorica e ricerca storica può (…) arricchirsi e complicarsi quando è ancora viva la memoria dei protagonisti". Non si può onestamente affermare che non continui spesso a regnare fra questi tre piani una nociva sovrapposizione. La memorialistica invade il campo e pretende di sottoporre a verifica i risultati della ricerca. Il giornalismo si sbilancia in uscite che ambiscono a una compiutezza storiografica. La storiografia non di rado dimentica che il suo fine non è quello di attualizzare il passato, ma di "tentare di comprenderlo, ricostruendone filologicamente le dinamiche e gli attori". Il caso dei volontari partigiani nei Gruppi di combattimento si trova nella posizione più scomoda. Secondo Labanca è corretto parlare di "Resistenza dei militari" più che di una compatta e univoca "Resistenza militare", mentre i rapporti, gli scambi e i contrasti tra istituzione militare e movimento partigiano dovrebbero essere approfonditi criticamente, con una spregiudicatezza in buona misura da conquistare: "La migliore ricerca sulla public history e sull'uso pubblico della storia non è quella che finisce per stendere il ricettario che ambisce a essere il manuale della retorica pubblica futura".
  Roberto Barzanti