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Cormac McCarthy

Traduttore: S. Pareschi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806222468
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Recensioni dei clienti

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    cantarstorie

    13/10/2016 13.49.53

    Una storia antica, che affonda le sue radici in un mondo ancestrale, pervaso da voci, silenzi e ombre d'altro tempo. E la lingua di McCarthy è l'ideale portavoce per quei colori immortali, e indelebili alla lettura ed al ricordo.

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    Marcello

    23/07/2014 13.53.35

    Forse i contenuti non sono così profondi come in romanzi successivi ma la delicatezza della descrizione della natura sempre matrigna e delle miserie e debolezze umane raggiungono livelli di splendido lirismo. Da leggere anche da chi di mccormak ha un'idea recente

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    Eliana

    05/12/2013 16.21.42

    Ho apprezzato tantissimo ON THE ROAD (per me un capolavoro), SUTREE, LA TRILOGIA DELLA FRONTIERA. Questo veramente non mi è piaciuto. Molto confuso, a tratti non si capiva dove l'autore volesse arrivare. Per chi volesse iniziare a leggere qualcosa di questo autore lo sconsiglio vivamente. Non mi è rimasto niente e poi condivido chi mi ha preceduto per la violenza gratuita sugli animali. Fuori luogo completamente.

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    raffaello

    30/06/2010 11.14.20

    Non sono un estimatore dell'autore, ma avendo letto qualcosa di McCarthy in passato, mi sono fatto tentare dal suo primo libro. Devo dire che l'ho trovato abbastanza noioso, personaggi stereotipati, una pignola e sovrabbondante descrizione della natura, non poi così selvaggia e aspra come l'autore si sforza di presentarcela quasi ossessivamente. In fin dei conti si tratta di boschi e torrenti, mica è la savana. La venatura nostalgica pervade fortemente il racconto, come in altri dell'autore. McC. la rincorre incessantemente fino al dettaglio più minuto: nei paesaggi, nei gesti, nei suoni, nei colori dei boschi, nella vita degli animali, nell'attenzione interessata data dalle persone a cercare di interpretare qualsiasi segno che la natura trasmette. Poco più che 30enne il "vecchio" Cormac e già vecchio, con tutto quell'afflato che mette nel libro per ricordare un mondo che era già scomparso e che lui deve aver rivissuto in mille racconti di bar e ricostruito certosinamente. La trama abbastanza confusa, con dei corsivi a volte incomprensibili, appare infine secondaria. Probabilmente quello che interessa(va) all'autore era rievocare quel mondo e questo l'abbiamo capito. Anche troppo.

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    ty_corey

    27/04/2010 23.51.35

    Volevo dare 4, perchè paragonato ad altri suoi scritti non merita il massimo.. ma spero che un giudizio alto porti il maggior numero di persone ad avvicinarsi a questo scrittore..che come ha scritto giustamente qualcuno nella sua recensione, è un genio.

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    geko

    19/10/2009 12.50.21

    bellissimo... non perfetto, non all'altezza delle prove della maturità, ok. Prevale lo sperimentalismo, l'influenza di Faulkner ma il mondo di McCarthy c'è già tutto e alcune pagine sono perfette, ad esempio la gatta che vaga dopo il diluvio e il suo miagolio in cielo, alla fine. Non trovo che ci sia niente di gratuito nella terribile (forse per qualcuno insostenibile) e meravigliosa rappresentazione del dolore animale, che è costante dell'opera di mcCarthy nella sua riflessione sul male, la casualità e l'innocenza. Gli animali rappresentano l'anima, qualsiasi cosa sia. E penso alla lupa di oltre il confine.

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    Alex

    09/09/2009 18.17.26

    Sono contento che almeno in questi anni Cormac McCarthy abbia un degno successo commerciale, derivante dal Pulizer e dalle trasposizioni cinematografiche (l'Oscar dei Coen è anche un po' suo). Perchè c'è poco da fare, McCarthy è il numero 1. Francamente fatico a capire come uno scrittore del genere non susciti entusiasmi collettivi come altri nomi famosi, molto, ma molto meno talentuosi di lui. E' proprio vero che al giorno d'oggi ti perdonano tutto tranne il GENIO, come diceva Wilde. Per questo McCarthy l'ho scoperto troppo tardi ma ho rimediato all'istante divorandomi tutta la sua opera fra cui il suo primo lavoro "Il guardiano del frutteto". Indubbiamente non è il miglior testo di McCarthy, essendone anche il primo lavoro e quindi lo scrittore è ancora alla ricerca di uno stile e di un'estetica. Infatti dei romanzi di McCarthy è quello apparentemente più confuso, con molte parti rivolte al passato (in corsivo come suo solito) e senza un protagonista ben definito. Però leggendolo con calma e dedizione, non lasciandosi confondere dai primi capitoli, la narrativa di McCarhty sboccia in tutta la sua magnificenza. E' forse il romanzo più "naturalista" di McCarthy, se cosi si può dire, un naturalismo vicino alla "Southern Gothic" cosi cara a Faulkner. Le descrizioni dei paesaggi spietati ed infiniti sono una manna dal cielo, pagine su pagine da scrittore in missione, da pelle d'oca per chi ama la letteratura e l'uso della parola (fantastica la parte della tempesta che allaga il frutteto). Il naturalismo si evince anche dalla proposizione asettica delle violenze perpetrate a uomini, animali e natura, come negli ambienti chiusi dei grandi naturalisti tedeschi. Non posso non dare cinque stelle ad un libro del genere. Bellissimo. PS: Einaudi, a quando la versione italiana di "Suttree", il più lungo lavoro di McCarthy, il suo capolavoro a cui darei 6 stelle su 5? L'ho letto in inglese, però devo dire che le traduzioni di Raul Montanari sono ottime.

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    stefania

    31/08/2009 10.15.53

    Confuso, volutamente confuso. Una violenza sugli animali assolutamente gratuita che mi ha profondamente disturbato.

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    Cristiana

    12/07/2009 19.14.57

    Scritto e tradotto benissimo. Qualche carenza nella trama....è del 1965.. lo scrittore si farà.....

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    Fabio palma

    07/03/2009 17.09.03

    Cormac è un genio, a mio parere insuperabile. e allora? e allora probabilmente questo è un libro stilisticamente troppo difficile, ecco tutto. Non riesco a dire che non mi è piaciuto, perchè LUI è il massimo per definizione. Solo che gli altri suoi libri li ho letti e riletti, questo l'ho finito a fatica.

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