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Tucidide

Anno edizione: 1985
Formato: Tascabile
Pagine: 1509 p.
  • EAN: 9788817129640

recensione di Pennacini, A., L'Indice 1986, n. 3

La B.U.R. pubblica una notevole edizione delle "Storie" di Tucidide, avvalendosi del testo curato da R. Weil e da Jacqueline de Romilly nel 1967 per Les Belles Lettres e della traduzione di Claudio Moreschini (1963, 1967) rivista da Franco Ferrari con note e bibliografa di Giovanna Daverio Rocchi. Inoltre vi appare per la prima volta in versione italiana l'introduzione composta da Moses I. Finley per la traduzione inglese delle "Storie" pubblicata nei Penguin Books (1954, 1972).
Il saggio di Finley contiene un ritratto di Tucidide e un esame della sua opera, condotti con passione e curiosità; alla persona di Tucidide Finley dedica un interesse vivo e, appunto, personale, che deriva dalla visione elitaria della storia, della cultura, della società, in base alla quale protagonisti sono non soltanto gli attori delle grandi imprese - quelle sole che meritano la memoria degli storici - , ma anche gli autori di grandi opere: "Questa guerra è in realtà famosa per l'uomo che ne parlò". Da una parte dunque una storia fatta dai grandi, dall'altra una storiografia che dedica alla persona dei grandi, ai grandi personaggi un interesse intimo, diretto alla descrizione del carattere o addirittura alla ricostruzione delle vicende dell'anima. Così Finley guarda a Tucidide: "Persona di poco spirito, pessimista, scettica, profondamente intelligente, fredda e riservata, animata però da tensioni interiori che a volte si aprivano un varco attraverso il tono impersonale della sua scrittura". Quanto all'opera, Finley vi ravvisa la volontà razionale di cogliere le idee generali che sottostanno alle azioni umane nella politica come nella guerra; in conclusione, di passare dal particolare all'universale, dal singolo fatto concreto ai principi generali che lo spiegano. In questo modo mi pare che Finley suggerisca d'intendere la definizione che Tucidide dà della sua storia come di un possesso che vale per l'eternità. Ma Tucidide in realtà ha scritto "se quelli che vorranno investigare la realtà degli avvenimenti passati e di quelli futuri (i quali, secondo il carattere dell'uomo, saranno eguali o simili a questi ), considereranno utile la mia opera, tanto basta. Essa è un possesso che vale per l'eternità più che un pezzo di bravura, da essere ascoltato momentaneamente". Nell'età in cui visse Tucidide alla comunicazione orale delle opere letterarie (Erodoto leggeva le sue "Storie" in pubblico davanti ai cittadini di Atene) si sostituì la comunicazione scritta: una fruizione intellettuale, ripetibile senza limiti o restrizioni di sorta, sostituì la performance orale e la ricezione aurale e momentanea, da cui non deriva un incremento di sapere, ma solo il piacere estetico o della percezione. Queste considerazioni legate alla cultura materiale consentono di frenare e moderare l'impeto spiritualistico che per decenni ha investito e occupato l'esegesi tucididea, attribuendosi il monopolio del concetto di eterno e della sua interpretazione.
Assai utili tutti gli strumenti offerti per una lettura colta e illuminata: cronologia degli avvenimenti, giudizi critici (tra cui Arnaldo Momigliano, Santo Mazzarino, Luciano Canfora), 2O pagine di bibliografia generale e specifica, premessa del revisore, note puntuali piene di utili informazioni e commenti. La traduzione è fedele.

Recensioni dei clienti

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    Riccardo

    23/05/2013 14.44.30

    Se Erodoto è il padre della storiografia, Tucidide è di certo il padre della storia in senso vero e proprio; è lui il primo a riportare gli eventi come una "sequenza cronologica di avvenimenti descritta in modo obiettivo e con metodo scientifico", ed e lui ad escludere per primo l'intervento degli dei, narrando le sue "Storie" dal punto di vista degli uomini, che sono i veri e soli protagonisti del loro destino e delle loro fortune. Il contributo in termini di importanza storiografica della sua "Guerra del Peloponneso" non è quantificabile, in quanto l'opera è la "bozza" per tutte le altre storie monumentali scritte fino ai nostri giorni. Per il resto:come detto per Erodoto, anche per Tucidide vale il discorso secondo il quale è quasi esclusivamente grazie a lui che possediamo notizie(questa volta, a differenza di Erodoto, tutte attendibili e "scientificamente" osservate e riportate)riguardanti la sanguinosa guerra civile che sconvolse la Grecia intera dal 431 al 404, che diede il là all'inizio della fine della grecità classica e della grecità tutta. Da ricordare, infine, che la lettura non è semplicissima, e che richiede tempo per la precisione e la qualità con la quale gli avvenimenti sono trattati, e per l'abilità con la quale Tucidide scrive. Comunque, il gioco vale la candela, e per un appassionato di storia greca o di storia in generale, la possibilità di tralasciare l'opera non deve neppure essere presa in considerazione.

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