Traduttore: L. Bianco
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
Pagine: 64 p., Brossura
  • EAN: 9788806198237
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Grazie al popolarissimo Esercizi di stile (1947), che racconta lo stesso aneddoto in novantanove stili diversi, uno degli aspetti più conosciuti del genio di Queneau è la sua capacità di riprodurre, con inesauribile verve, tutti i linguaggi possibili. Hazard e Fissile, romanzo incompiuto, ritrovato nel 2008 tra le carte del romanziere e risalente al 1928-29 o ai primi anni trenta, è innanzitutto proprio un supremo "esercizio di stile": riproduce alla perfezione l'andamento narrativo, la fraseologia e il lessico dei trentadue romanzi nei quali, tra il 1911 e il 1913, Marcel Allain e Pierre Souvestre misero in scena il bandito Fantômas. Personaggio letterario, ma dal 1913 anche cinematografico, Fantômas aveva affascinato il gruppo surrealista, di cui Queneau fece parte dal '24 al '29, con l'incongruità delle sue imprese. Mille ingegnosi travestimenti lo rendevano irriconoscibile; ma anche i suoi accoliti e i suoi nemici si dissimulavano continuamente dietro le maschere più improbabili, trasformando il racconto d'avventura in una fantasmagoria di identità cangianti. Lo celebrarono in versi Blaise Cendrars, Max Jacob, Robert Desnos. Queneau, che aveva letto e riletto i romanzi di Souvestre e Allain alla fine degli anni venti, si divertì in seguito a redigere una statistica di tutti i delitti perpetrati dal Genio del Crimine, e progettò addirittura di scriverne la biografia; deviò però dal genere biografico al pastiche, e il felice risultato della sua deviazione fu proprio Hazard e Fissile.
Gli intrecci dei romanzi di Fantômas già sconfinavano spesso nell'assurdo, mettendo in scena teschi dai denti avvelenati, guanti di pelle di cadavere e cocchieri defunti issati a cassetta di fiacres lanciati in corsa nella notte; di quell'assurdo, Queneau schiaccia impercettibilmente il pedale, e trasforma la scena macabra di Souvestre e Allain in un esilarante universo di follia, affine a quello di Raymond Roussel. Al centro del racconto, c'è il mistero delle piovre ammaestrate dall'abate spretato Militare: sono scomparse in un naufragio ma riemergono, minacciose, nel Mediterraneo, nel golfo di Guinea e perfino nell'inquietante acquario del circo Papriga, la cui attrazione principale è un orango divoratore di "chiappe di preti". Con la vicenda delle piovre si intreccia una fitta sarabanda di altre avventure, dai protagonisti non meno strampalati: l'entomologo Hazard, il tristissimo clown Calvario Muffola, il pugile negro Jim che parla con accento alsaziano, un misterioso omino di cristallo che esige, alla sua morte, di essere sepolto in una tomba di carne. Perversi e indiavolati, questi personaggi malefici non esitano a prendere in giro il loro stesso creatore. "Perché fate questo mestiere di domestico?" chiede al dottissimo Adrien il filatelico Sulpizio Fissile. "Sst! – gli risponde Adrien – L'autore non sa nulla. Non mettetelo in imbarazzo".
La traduzione di queste pagine esilaranti si presentava disseminata di trabocchetti; Luca Bianco è riuscito vittoriosamente a evitarli, e ci ha offerto un testo scorrevolissimo, che serba intatto il suo inconfondibile humour sospeso tra seria erudizione e gioco scapestrato, infantile malizia e sapiente ironia.
Mariolina Bertini