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Hitler in Italia. Dal Walhalla a Pontevecchio, maggio 1938
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Hitler in Italia. Dal Walhalla a Pontevecchio, maggio 1938 -  Franco Cardini, Roberto Mancini - copertina
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Descrizione


Il 3 maggio 1938 Hitler con il suo numeroso seguito arrivava in Italia in visita di Stato. In sette giorni il Führer avrebbe visitato Roma, Napoli e Firenze. Nel dispiegare grandi apparati cerimoniali preparati con cura, il regime fascista volle accoglierlo proponendogli tre «quinte di scenario»: il glorioso passato della nazione che aveva in Roma le radici del suo destino; il mare che essa aveva solcato e dominato e che sarebbe stato ancora suo; l'arte e la cultura che avevano affascinato schiere di viaggiatori venuti da Oltralpe. La visita di Hitler, che seguiva quella fatta pochi mesi prima da Mussolini in Germania, si inseriva in un quadro di politica internazionale quanto mai complesso e il duce, nonostante i discorsi ufficiali, esitava ancora dinanzi alla prospettiva di un'alleanza col Reich. Di lì a poco però, con il «Manifesto della razza», il regime imboccò una strada irreversibile e fatale.
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Dettagli

2020
11 giugno 2020
256 p., ill.
9788815286505
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Indice

Introduzione
1. Primavera hitleriana
2. Prassi e pensiero
3. C arisma, leadership e apparati cerimoniali
I. Luce di Sparta
1. 1936. Festa olimpionica e liturgia nazista
2. Galeazzo il «Generissimo»
3. Diplomazia italiana a tutto campo
4. Partiti fratelli?
5. Berlino. La grande occasione
II. Scenotecniche totalitarie: teorie e discussioni
1. L’architettura delle cerimonie
2. Il «ritorno all’ordine»
III. Axis mundi
1. La guerra delle due croci
2. Di qua dal confine
3. Roma del re, Roma del duce
4. Onore e riconciliazione
5. La forza dei giovani italiani, da Verdi a Wagner
IV. Per mare e per terra
1. Battaglie sul mare di Napoli
2. Una giornata particolare
3. La città di Augusto imperatore
4. I discorsi di Palazzo Venezia
V. Firenze «Atene fascista»
1. L’altra capitale
2. Tra latinità e germanesimo
VI. Post factum
1. Catabasi del fascismo
2. La signora Frassati Gawronska
VII. Retractationes
1. Ipotesi (vecchie e nuove) sul fascismo
2. Distinguere e disincantare
Conclusioni
Cronologia della visita di Adolf Hitler in Italia
Indice dei nomi

Valutazioni e recensioni

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cecilia
Recensioni: 2/5

Bravo Gianni, sono d'accordissimo con te. Ho comprato questo libro perché ero interessata alle strutture posticce di cartone innalzate per coprire l'Italia che non si voleva far vedere all'illustre visitatore; poi ero curiosa di saperne di più sull'imbianchino austriaco di fronte alle opere d'arte, e invece mi sono ritrovata con l'ennesima rivisitazione delle tesi defeliciane...

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gianni
Recensioni: 3/5

Opera in stile Cardini: coltissima, mordace, di piacevolissima lettura (interessantissimo il cap. 7). Ma le pagine finali tracciano un'interpretazione complessiva delle res gestae del duce, più che del fascismo, discutibilissima: "M" fu l'unico vero interprete di un Risorgimento nato male, in sostanza, per aver scartato la linea federalista. Insomma, si tratta del recupero in formato "alto" di un mantra classico: Mussolini ha fatto anche cose buone. Almeno fino a quel disgraziato '38: sia ben inteso, dicono gli autori (o al '36, retrodatano con maggior prudenza a p. 228) . L'idea che una temporanea dittatura si poteva anche sopportare in vista di fini più alti o la convinzione che Mussolini, in fondo, fu buon stratega e brillante amministratore - che fece solo l'errore di entrare in combutta con Hitler e di volere le leggi razziali - sono, più che opinabili, urticanti. Lo vadano a dire, gli autori, ai Gobetti, ai Pertini, ai Rosselli, agli Amendola, ai Matteotti, ai Turati (Filippo, non il decantato Augusto), ai Gramsci, ai Nenni, agli etiopi gassati: tutta gente confinata, messa in galera o ammazzata prima del fatidico '38 (oppure fu tutto rose, fiori e olio di ricino solo fino al '36?). Lo vadano a dire alla generazione dei miei nonni che tiravano a campare, che si ammazzavano di fatica e che alla buona scuola di Gentile i figli li poterono mandare solo fino a dieci anni, quel tanto che bastava per andare poi a servire il padrone della terra. L'esercizio di ucronia (facciamo finta che "M" fosse morto nel '35: oggi sarebbe un padre della patria con tanto di vie, piazze e monumenti, scrivono gli autori) è divertente, ma solo per il gusto della provocazione, dell'iperbole anticonformista. Il fascismo, in fondo, fu ed è in una battuta di "Vogliamo i colonnelli" di Monicelli: fummo fascisti per convinzione (pochissimi), per convenienza (la stragrande maggioranza), per paura (molti). Il resto è fine accademia. E l'accademia i miei nonni non sapevano neppure cosa fosse.

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Franco Cardini

1940, Firenze

Franco Cardini è professore ordinario di Storia medievale presso l'Università di Firenze, e come giornalista collabora alle pagine culturali di vari quotidiani. Professore Emerito dell'Istituto Italiano di Scienze Umane alla Scuola Normale Superiore di Pisa, da mezzo secolo si occupa di crociate, pellegrinaggi, rapporti tra Europa cristiana e Islam, anche trascorrendo lunghi periodi di studio e insegnamento all'estero. Ha fatto parte dei consigli d'amministrazione di Cinecittà e della Rai. La sua produzione di saggi storici, sia specialistici che divulgativi, è copiosissima. Tra questi ricordiamo L'avventura di un povero crociato (Mondadori, 1998), Giovanna D'Arco (Mondadori, 1999), I Re Magi. Storia e leggende (Marsilio, 2000), Il Medioevo (Giunti Junior, 2001),...

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