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«L'ho uccisa perché l'amavo». Falso! - Loredana Lipperini,Michela Murgia - copertina

«L'ho uccisa perché l'amavo». Falso!

Loredana Lipperini,Michela Murgia

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Editore: Laterza
Collana: Idòla Laterza
Edizione: 2
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 18 aprile 2013
Pagine: XV-80 p., Brossura
  • EAN: 9788858107300
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«L'ho uccisa perché l'amavo». Falso!

Loredana Lipperini,Michela Murgia

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Delitto passionale. Raptus. Gelosia. Depressione. Scatto d'ira. Tragedia familiare. Perché lei lo ha lasciato, chattava su Facebook, non lo amava più, non cucinava bene, lavorava, non lavorava. Nascondendo la vittima, le cronache finiscono con l'assolvere l'omicida: una vecchia storia, nata in tempi lontani e ancora viva fra noi. Per questo bisogna imparare a parlare di femminicidio. Tutti, non solo media. Dobbiamo farlo noi. Dobbiamo trovare le parole.
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    Daniele

    16/05/2020 08:04:20

    Le parole hanno un peso, sempre, ed è nostro dovere imparare ad usarle nel modo adeguato. La vittima è sempre l’ex ragazza, l’ex moglie, la compagna. L’assassino non uccide perché geloso, ma perché non riesce a concepirti come una donna senza che tu assuma una funzione, cioè quel ruolo nella sua vita. Il saggio risale al 2013, ma purtroppo è ancora attualissimo. Ancora oggi viviamo in una società intrisa da una cultura del possesso e della sopraffazione, che si ripercuote su ogni aspetto della quotidianità. È un libro di appena 80 pagine quindi non ci sono davvero scuse per non leggerlo. Il femminicidio è un fenomeno reale e non riguarda solo le donne, ma tutti noi.

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    annamaria

    11/05/2020 23:03:59

    Le cause di queste morti si ricollegano sempre alla stessa cosa, a quella cultura retrograda e insofferente che vuole ristabilire i suoi privilegi. Non si può e non si deve in nessun modo parlare di amore o di gelosia: Michela Murgia e Loredana Lipperini lo spiegano in maniera chiarissima, riferendosi di volta in volta a vari episodi realmente accaduti come la morte di Melania Rea e l’aggressione ai danni di Francesca Baleani. I nomi, purtroppo, sono tanti e anziché diminuire il numero aumenta: se nel 2012 le morti erano più di 100 nel 2018 sono arrivate a 142. Bisogna fare qualcosa!

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    Bea

    11/05/2020 21:48:18

    "Il fatto che gli uomini uccidano le loro ex compagne è un fatto" Di questo, effettivamente parla il libro, di fatti, dati, racchiusi in un volume che non può che essere uno schiaffo necessario alla società per liberarsi di quella piaga in espansione che sono i femminicidi. Le autrici partono da lontano, dalla concezione della caccia e della violenza che caratterizza le storie d'amore più famose della cultura occidentale sin dalla mitologia greca, per arrivare a spiegare che "il femminicidio si chiama così proprio perchè definisce un tipo di delitto che avviene all'interno di relazioni impregnate di una struttura culturale arcaica" dove la donna teme di essere lasciata, mentre l'uomo lo rifiuta. Il testo è, a tratti, sconcertante, perchè ci mette davanti elementi consolidati nella nostra realtà al punto che non ci accorgiamo di quanto siano malsani. E' il caso della critica ai media, che definiscono le vittime nella loro funzione di compagne, ex o mogli e non con il nome proprio, perchè "chi ti uccide non lo fa perchè ti ama, ma perchè non riesce a concepirti fuori dalla tua funzione" e si ribella al tuo cercare di ricordare che non sei la tua funzione; ma anche delle donne che "a forza di sentirsi raccontare la storia dell'amore cattivo da non risvegliare... finiscono per credere che stare zitte e bone convenga di più"

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    Laura

    26/03/2020 10:11:10

    Saggio di poco più di 80 pagine in cui viene tratteggiato l’utilizzo discriminatorio delle parole, la convinzione, a dir poco sconvolgente, che gli omicidi di donne da parte di mariti, compagni o ex, sia sempre legittimata dall’amore, che questi provano per la compagna. Viene analizzato l’uso, spesso sensazionalistico, di titoli di giornale che legano amore e malattia, come se l’omicidio di una donna fosse dovuto ad un virus nell’aria e non ad una cultura di sopraffazione. Viene ricostruita la storia della letteratura e della cultura in cui la violenza verso la donna, la gelosia, la sopraffazione fa parte di quel substrato dell’immaginario quasi romantico in cui la sottomissione e il controllo da parte dell’uomo sono assolutamente normali.

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    Francesco

    10/03/2019 19:21:14

    La collana Idòla di Laterza continua a sfornare ottime e interessanti letture. "'L'ho uccisa perché l'amavo' Falso!" nasce nel 2012, quando per la prima volta nella coscienza nazionale nasce il termine femminicidio. Da lì pare che qualcosa si sia smosso, a testimonianza che davvero dare il nome giusto alle cose è un passo nella direzione giusta per combatterle, ma le testimonianze raccolte da Lipperini e Murgia sono una fotografia spaventosa del nostro paese. E sì, i femminicidi sono ancora in aumento e c'è ancora qualche giornalista che non ha cambiato il suo modo di raccontarli: forse perché ci marciano, forse lo sanno che la gente vuole leggere delle donne, come se fossero vittime che se lo meritano, forse l'italiano medio odia le donne e non è che voglia che muoiano, ma prova piacere a pensare che le donne paghino.

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    Elena

    08/03/2019 21:03:04

    Questo libro va oltre il voto massimo, va oltre anche il senso di dare un voto. È semplicemente una lucida trascrizione di ciò che dovrebbe essere detto e insegnato ad ogni essere umano sin dalla nascita, perché qualcosa inizi a cambiare. È un insieme di riflessioni che parrebbero evidenti, e che pure nessuno vuole fare. È un collage di letteratura che delinea un'immagine di ruoli dai quali pare così difficile staccarsi, e che pure nessuna natura ha mai imposto. Ed è un appello, almeno per come lo considero io, un appello affinché tutti e tutte lo leggiate, come si dovrebbe leggere ogni libro, interiorizzandolo, facendo sì che non venga riposto su uno scaffale di una libreria, reale o virtuale, ma su uno scaffale della mente, e che su quello scaffale sia sempre aperto ad aprire quella mente stessa. Negli ultimi anni ho percorso un cammino di riflessione analogo e se tornassi indietro, ora, non direi o farei o scriverei molte delle cose che ho detto e fatto e scritto quando ero solo all'inizio di quel cammino, e credevo di essere già alla fine. Ma l'importante non è tornare indietro: è andare avanti, e per farlo bisogna prima di tutto essere vive. Proprio perché il femminicidio è un tornare indietro, a secoli di separazione dei ruoli 'per natura', e di legittimazione della morte come conseguenza 'naturale' di chi in quei ruoli non vuole recitare. E allora andiamo avanti.

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  • Loredana Lipperini Cover

    Loredana Lipperini è giornalista e scrittrice. Collabora da molti anni con le pagine culturali de “la Repubblica” e de “Il Venerdì di Repubblica”. È stata una delle voci storiche di Radio Tre. Scrive programmi televisivi. Dal 2004 ha un blog, www.lipperatura.it. Approfondisci
  • Michela Murgia Cover

    Scrittrice, intellettuale e conduttrice radiofonica (Radio Capital) sarda. Nel 2006 ha pubblicato con Isbn Il mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro che ha ispirato il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. Per Einaudi ha pubblicato nel 2008 Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede, nel 2009 il romanzo Accabadora con cui ha vinto l'edizione 2010 del Premio Campiello, nel 2011 Ave Mary (ripubblicato nei Super ET nel 2012), nel 2012 Presente (con Andrea Bajani, Paolo Nori e Giorgio Vasta) e nel 2012 il racconto L'incontro. È fra gli autori dell'antologia benefica Sei per la Sardegna (Einaudi 2014, con Francesco Abate, Alessandro De Roma, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu e Paola Soriga), i cui proventi sono stati destinati... Approfondisci
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