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L' ignoranza - Milan Kundera - copertina

L' ignoranza

Milan Kundera

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Traduttore: G. Pinotti
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Edizione: 8
Anno edizione: 2001
In commercio dal: 23 maggio 2001
Pagine: 184 p.
  • EAN: 9788845916328
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L' ignoranza

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Gaia la libraia

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Un uomo e una donna si incontrano per caso mentre tornano al loro paese natale, che hanno abbandonato vent'anni prima scegliendo la via dell'esilio. Riusciranno a riannodare i fili di una strana storia d'amore, appena iniziata e subito inghiottita dalla palude stigia della storia? Il fatto è che dopo una così lunga assenza "i loro ricordi non si assomigliano". Crediamo che i nostri ricordi coincidano con quelli di chi abbiamo amato, crediamo di avere vissuto la medesima esperienza, ma è solo un'illusione. D'altro canto, che può fare la nostra memoria, quella memoria che del passato non ricorda che una "insignificante minuscola particella"? Viviamo sprofondati in un immenso oblio e ci rifiutiamo di saperlo.
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    fryud

    21/12/2005 16:35:19

    che bello!!

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    aulenta

    07/01/2003 14:52:31

    è un bel libro, introspettivo e profondo come solo un libro di kundera sa essere, ma ha una fine amara e incompiuta. Sembra che l'autore abbia una linea di sadismo nei confronti dei propri personaggi, sempre più meschini e incuranti del prossimo, tristi e ossessionati dal sesso. Dopo alcuni momenti veramente alti il libro sprofonda nell'aridità della visione dell'autore, lasciando la sensazione che kundera non riesca più a ritrovare la delicatezza e la piacevolezza di un tempo. Ed è un vero peccato.

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    Dany

    19/10/2002 19:23:38

    Sono delusa... si leggerà bene....ma è noiosissimo....è senza dubbio, il suo testo peggiore....

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    giuseppe

    06/08/2002 22:26:59

    se kundera non aveva niente da raccontare,avrebbe potuto aspettare un po' di tempo e forse avrebbe partorito un'altro libro piu' interessante...come un chirurgo tenta di sezionare parti dell'animo umano lasciando ben poco posto alle emozioni...kundera,qusto non e'il tuo libro migliore.

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    santo

    20/02/2002 23:30:03

    E forse vero che Kundera scandaglia i sentimenti umani i modo cosi profondo da far riemergere i nostri e cosi porci davanti allo specchio della nostra vita, ma non deve riproporci lo stesso contenuto di un precedente suo libro. Colui che ha letto "Lo scherzo" ritroverà identici argomenti, sensazioni e personaggi.....con la sola differenza che quest'ultimo libro,scritto peraltro nel '65,ha una maggiore struttura narrativa.

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    riccardo

    18/01/2002 11:07:23

    Libro intenso e profondo. Capace di descrivere i 'drammi' di chi è divenuto 'altro' nella sua breve esistenza, e di chi comunque, prima o poi, torna nei luoghi per vedere se le cose sono cambiate, come hanno vissuto i propri presunti amici.

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    gabri

    27/11/2001 21:45:18

    meno bello della "Lentezza", ma sempre affascinante come indaga i modi d'essere umani... e poi Kundera sa scrivere e si legge bene, volentieri anche con ironia, non come certi altri scrittori autoctoni; mi è piaciuto, eccome: razionalità e fantasia! che altro attendere se non il prossimo, a presto spero

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    Alessandro

    31/10/2001 14:05:41

    L e n t o, troppo lento.

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    santino

    18/10/2001 15:42:46

    L'insostenibile leggerezza e' semmpre presente nei libri di kundera, ma sempre torna il confronto con il capolavoro che porta sempre a poco considerare le nuove opere. Resta comunque il piacevole leggere dello scritto dell'autore, l'ambiente cosi' romantico e pieno di nostalgia di una citta' affascinante e intrigante che per alcuni e' un ricordo passato che la nuova realta' ceca sta dissolvendo.

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    michi

    28/09/2001 14:24:18

    Bel libro anche se "lento". Fa riflettere: sottolinea la necessità di ricordare che tra persone che hanno vissuto una esperienza comune i ricordi, l'intensità, la "prospettiva" stessa dalla quale tale esperienza è stata vissuta non necessariamente coincide.

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    Lucio

    26/09/2001 11:02:28

    Bello - Bello!!! sì ma che palle!!!

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    NicolaG

    15/09/2001 10:54:13

    Nel complesso un bel libro, con una scrittura semplice e leggera. Molto riusciti i personaggi femminili, forse meno quello di Josef.

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    mike

    08/09/2001 13:22:29

    un altro capolavoro del maestro.e che semplicita'!

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    agim doksani

    06/09/2001 16:40:07

    sono pocchissimi quelli che sano e riescono a frugare nei sentimeti e nella mente umana. Kundera con questo libroe non solo con questo ha dimostrato che é uno di loro. Sentimenti che ogniuno di noi prova verso il prossimo e quando leggiamo il libro troviamo nelle sue pagine i nostri sentimenti trovandosi nei panni dei personaggi. questa è la magia delle grandi penne, saper esprimere ciò che la gente comune sente ogni giorno.

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    alberto

    04/09/2001 00:33:35

    questa nuova opera di kundera non affascina, appare piuttosto piatta, i personaggi sembrano superficiali, rislutano più incisivi i comprimari. sembra un romanzo sottotono, con un'intenzione soprattutto commerciale

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    Fabio

    23/08/2001 09:48:13

    Un grande libro che somma una leggerezza narrativa con una profonda introspezione. Da leggere.

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    paolo

    21/08/2001 00:57:24

    che lentezza!!!! ma dov'è finita l'insostenibile leggerezza di kundera? nel riso o nell'oblio? o forse è solo uno scherzo? sappiamo bene che la vita è altrove, ma questi sono davvero amori ridicoli! meglio un valzer dell'addio dalla scrittura.... o no?

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    simona

    21/08/2001 00:52:19

    rimpiango tanto il primo kundera. questo libro mi ha lasciato solo l'ammirazione per la sua arte e la sua forte capacità di esprimere sentimenti e riflessioni.... si sente tanto mestiere, tanta tecnica, ma anche tanta artificiosità. sarà perchè adesso scrive in francese e non scrive più in ceco??

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    Gabriele Giordano

    18/08/2001 21:17:06

    Il richiamo alla memoria priva di certezze reali e la volontà di far considerare i ricordi come inganni, non per dannegiare la storia, ma per allegerirla dai vuoti e dalla confusione che generano i sentimenti rivissuti, fanno de "L'ignoranza" un ennesimo capolavore di Kundera

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    michele

    14/08/2001 14:43:40

    Tanto profondo e sorprendente nelle pieghe della rivisitazione esistenziale dei protagonisti e nel susseguirsi dei commenti dell'io narrante, quanto inconcluso ed approssimativo nello sviluppo narrativo.

Vedi tutte le 26 recensioni cliente

Il ricordo, la nostalgia, la lontananza e, di conseguenza, l'oblio: l'ignoranza di volti, fatti e sentimenti che non fanno più parte della quotidianità ma si perdono nel vortice del passato. E' questo il leitmotiv dell'ultimo libro dell'indimenticabile autore deL'insostenibile leggerezza dell'essere, che dopo essere stato pubblicato in anteprima mondiale lo scorso anno in Spagna esce ora anche in Italia per i tipi di Adelphi.
La storia è semplice ma dai risvolti complessi: Irena e Josef sono due esuli cechi che, fuggiti dal loro paese in seguito alla repressione del regime comunista, si incontrano casualmente all'aeroporto di Parigi mentre stanno tornando in patria per la prima volta dopo vent'anni. Durante la loro assenza sono avvenuti molti cambiamenti non solo nelle persone e nei luoghi che hanno lasciato ma anche in loro stessi; completamente spaesati i due finiscono per sentirsi estranei al loro stesso passato. L'insanabile incongruenza che si manifesta quasi immediatamente tra i ricordi di chi ritorna e la memoria di chi è rimasto mina irrimediabilmente l'identità dei protagonisti e travolge una storia d'amore, finita ancor prima di nascere.
Nella sua appassionata narrazione Milan Kundera tocca ancora una volta temi profondi e impegnativi, ma lo fa con una prosa lieve ed elegante, che riesce a trasfigurare anche gli argomenti più gravi e dolorosi nella materia di un indimenticabile romanzo.


Le prime frasi del romanzo:

1

"Cosa fai ancora qui?". La sua voce non era cattiva, ma non era neppure gentile; Sylvie si stava irritando.
"E dove dovrei essere?" chiese Irena.
"A casa tua!".
"Vuoi dire che qui non sono più a casa mia?".
Naturalmente non voleva cacciarla dalla Francia, né farla sentire una straniera indesiderabile: "Sai benissimo cosa voglio dire".
"Sì, lo so, ma ti sei dimenticata che qui ho il mio lavoro? la mia casa? i miei figli?".
"Senti, conosco Gustaf. Farà di tutto perché tu possa tornare nel tuo paese. E le tue figlie... Non raccontarmi storie! Ormai hanno la loro vita! Dio Santo, Irena, quel che sta succedendo da voi è così affascinante! In una situazione del genere le cose si sistemano sempre".
"Ma Sylvie! Non ci sono solo gli aspetti pratici, il lavoro, la casa. Vivo qui da vent'anni. La mia vita è qui!".
"C'è una rivoluzione da voi!". Lo disse in un tono che non ammetteva repliche. Poi rimase zitta. Con quel silenzio, voleva dire a Irena che quando accadono grandi cose non si deve disertare.
"Ma se torno nel mio paese non ci vedremo più" disse Irena per mettere l'amica in imbarazzo.
Questa demagogia dei sentimenti andò a vuoto. La voce di Sylvie si fece calorosa: "Ma cara, verrò a trovarti! Te lo prometto, davvero!".
Erano sedute l'una accanto all'altra davanti a due tazze di caffè vuote da un pezzo. Irena vide lacrime di emozione negli occhi di Sylvie, che si chinò verso di lei e le strinse la mano: "Sarà il tuo grande ritorno". E di nuovo: "Il tuo grande ritorno".
Ripetute, le parole acquistarono una tale forza che, dentro di sé, Irena le vide scritte con la maiuscola: Grande Ritorno. Smise di ribellarsi: fu stregata da immagini che d'improvviso affiorarono da vecchie letture, da film, dalla sua memoria e forse da quella dei suoi antenati: il figlio perduto che ritrova la vecchia madre; l'uomo che si ricongiunge all'amata cui l'aveva strappato una sorte feroce; la casa natale che ciascuno porta dentro di sé; il sentiero riscoperto dov'è rimasta l'impronta dei passi perduti dell'infanzia; Ulisse che rivede la sua isola dopo anni di vagabondaggio; il ritorno, il ritorno, la grande magia del ritorno.

2

In greco "ritorno" si dice nóstos. Álgos significa "sofferenza". La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. Per questa nozione fondamentale la maggioranza degli europei può utilizzare una parola di origine greca (nostalgia, nostalgie), poi altre parole che hanno radici nella lingua nazionale; gli spagnoli dicono añoranza, i portoghesi saudade. In ciascuna lingua queste parole hanno una diversa sfumatura semantica. Spesso indicano esclusivamente la tristezza provocata dall'impossibilità di ritornare in patria. Rimpianto della propria terra. Rimpianto del paese natio. Il che, in inglese, si dice homesickness. O, in tedesco, Heimweh. In olandese: heimwee. Ma è una riduzione spaziale di questa grande nozione. Una delle più antiche lingue europee, l'islandese, distingue i due termini: söknudur: "nostalgia" in senso lato; e heimfra: "rimpianto della propria terra". Per questa nozione i cechi, accanto alla parola "nostalgia" presa dal greco, hanno un sostantivo tutto loro: stesk, e un verbo tutto loro; la più commuovente frase d'amore ceca: styská se mi po tobe: "ho nostalgia di te"; "non posso sopportare il dolore della tua assenza". In spagnolo, añoranza viene dal verbo añorar ("provare nostalgia"), che viene dal catalano enyorar, a sua volta derivato dal latino ignorare. Alla luce di questa etimologia, la nostalgia appare come la sofferenza dell'ignoranza. Tu sei lontano, e io non so che ne è di te. Il mio paese è lontano, e io non so cosa succede laggiù. Alcune lingue hanno qualche difficoltà con la nostalgia: i francesi non possono esprimerla se non con il sostantivo di origine greca e non hanno il verbo relativo; possono dire: je m'ennuie de toi ("sento la tua mancanza"), ma il verbo s'ennuyer è debole, freddo, e comunque troppo lieve per un sentimento così grave. I tedeschi utilizzano di rado la parola "nostalgia" nella sua forma greca e preferiscono dire Sehnsucht: "desiderio di ciò che è assente"; ma la Sehnsucht può applicarsi a ciò che è stato come a ciò che non è mai stato (una nuova avventura) e quindi non implica di necessità l'idea di un nóstos; per includere nella Sehnsucht l'ossessione del ritorno occorrerebbe aggiungere un complemento: Sehnsucht nach der Vergangenheit, nach der verlorenen Kindheit, nach der ersten Liebe ("desiderio del passato, dell'infanzia perduta, del primo amore").
  • Milan Kundera Cover

    Scrittore ceco. Ha esordito come poeta (L’uomo è un grande giardino, 1953; Monologhi, 1957) ottenendo poi un vasto successo con le serie di novelle Amori ridicoli (1963, 1964). Ha debuttato come drammaturgo nel 1962 con I proprietari delle chiavi, ambientato nel periodo dell’occupazione fascista. Il suo primo romanzo, Lo scherzo (1967), è una satira violenta e dolorosa della realtà cecoslovacca negli anni del culto della personalità. A causa delle sue posizioni, i successivi romanzi di Kundera – La vita è altrove (1973), Il valzer degli addii (1975), Il libro del riso e dell’oblio (1978) – sono stati vietati in patria e pubblicati all’estero. Storia, autobiografia e intrecci sentimentali si fondono ne L’insostenibile... Approfondisci
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