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Domenico De Maio, M. Cristina Bolla

Editore: Franco Angeli
Anno edizione: 2001
Pagine: 240 p.
  • EAN: 9788846425744

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    domenico de giacomi

    26/05/2005 14.53.27

    Un problema " multifattoriale il suicidio "come lo definisce il Prof De Maio conosciuto e emerito Docente di Psichiatria che cerca di giustificare un'atto personale che in fondo non lede i diritti altrui(come l'omicidio et al ) e che esprime la libera volontà di terminare la propia esistenza . A mio avviso da medico quale sono stato ma sopratutto da Uomo cercare anche in qualità di Esperto , Scienziato, Ricercatore etc come lo è l'Autore di questo libro , le cause di questo gesto è per la legge dei numeri , come accade in medicina ( scienza non esatta) impossibile. Ogni individuo vive la propia vita sulla Sua pelle e cercare di spiegare le sensazioni che prova vivendo .... per ognuno di noi è impossibile . Da Durkheim ,a Freud a moltitudini di Sociologi , Filosofi ,Psichiatri etc si è cercato delle verità scientifiche e assieme a queste degli score su cui basarsi per una improbabile catalogazione .Chi è stato piu obiettivo nel non cercare di darne una spiegazione è stato J.Amery (Levar mano su di Se ). Comunque Illusioni Umane perchè la vita e la morte in ognuno di noi sono uniche e inimitabili .Un libro da leggere per riflettere sulle certezze e le interpretazioni umane che ne danno gli Esperti .

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    Federico Frezzolini

    25/12/2002 16.47.16

    Gli autori prendono in esame casi di più o meno illustri suicidi, con l'intenzione dichiarata, e sempre tradita, di fornire una certa analisi psicologica a posteriori o, come dicono loro con un termine tecnico da obitorio, un'autopsia psicologica. In realtà i profili offerti al lettore hanno uno scarso spessore interpretativo, riducendosi ad una cronistoria di "chi" si è suicidato e "come". Il riferimento a pesonaggi del Mito o tratti dalla letteratura potrebbe apparire di un certo interesse, ma anche qui pare di leggere un verbale di polizia. Sarebbe stato opportuno ridurre i campioni, magari dagli ottanta circa a venti, ma studiarli con maggior attenzione, non licenziandoli in trafiletti che appunto non sono altro che una succinta 'storia del suicidio'.

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