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Bret Easton Ellis

Traduttore: G. Culicchia
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2010
Pagine: 146 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806205256

A volte tornare sul romanzo che ha segnato una carriera, sul successo mondiale che ha cambiato un’esistenza, è un rischio che difficilmente uno scrittore decide di correre. A volte invece il rischio viene affrontato usando qualche artificio di stile, giusto per evitare di cadere nei cliché, per scansare gli inevitabili confronti con il passato e presentare tutta l’operazione da un punto di vista completamente nuovo. È così che Bret Easton Ellis, a distanza di 25 anni dalla pubblicazione di Meno di zero, il suo romanzo di esordio diventato un fenomeno di culto per un’intera generazione, ritorna ad occuparsi della vita degli stessi personaggi.
Il suo primo romanzo era il tipico prodotto anni Ottanta: di largo consumo e privo di scrupoli. La sua generazione era fatta di ragazzi americani ricchi, annoiati e strafatti; personaggi, per intenderci, che si baciano di notte contro i cassonetti della spazzatura di Sunset Boulevard senza togliersi gli occhiali da sole. Da quell’immagine emerse uno stereotipo che resiste ancora, e che anzi oggi viene sempre più spesso scimmiottato dalla pubblicità e dai media. Ma era stato Bret Easton Ellis il primo scrittore americano a vivere e contemporaneamente descrivere quella generazione americana con i nervi a pezzi. I protagonisti di Meno di zeroerano Clay e Julian, due amici che si contendevano la stessa donna, Blair. Tra i due alla fine la spunta Trent, che in questo romanzo è sposato con Blair e rappresenta l’ennesimo vertice di un quadrilatero amoroso talmente sghembo che ci vuole una gran classe di scrittore per farlo stare in piedi. Bret Easton Ellis, nel 1985, ci riesce alla grande e, anzi, decide di riaffrontarlo a distanza di venticinque anni senza nessun timore.
In Imperial Bedrooms la formula è un po’ cambiata e tutta la vicenda è descritta dal punto di vista di Clay, che da ragazzo era un aspirante scrittore mentre oggi è uno sceneggiatore di successo. Dopo un lungo soggiorno a New York, Clay ritorna a Los Angeles, dove ritrova quasi tutti i suoi vecchi compagni di college e dove inizia a reclutare giovani attori per un film a cui sta lavorando. È proprio ad un casting che incontra Rain, una donna bellissima e pericolosa che lo trascinerà in una torbida storia di prostituzione e sadismo, in cui le luci abbaglianti di Hollywood, insieme a monti di cocaina e litri di gin – tutti tassativamente muniti di brand bene in vista –, fanno da cornice a una vicenda allucinata difficilmente riassumibile.
Si possono chiamare “vecchie rivalità” quelle tra Clay e i suoi amici? E gli amori consumati in residences a cinque stelle dietro lauto pagamento, possiamo ancora definirli “amori”? È davvero possibile ridurre alle nostre classiche categorie quello che succede durante le feste di presentazione di un nuovo film a Hollywood? E descrivere in un romanzo il trionfo della società dello spettacolo senza muovere assolutamente nessuna critica e senza scadere nella pornografia?
Bret Easton Ellis, ancora una volta, ci prova e, ancora una volta, si salva grazie all’ennesima grande prova di stile.

Recensioni dei clienti

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    ferdi

    25/08/2011 09.25.55

    Brutto racconto senza capo ne' coda. Do un pallino xke' meno non si puo'...d'altronde di B.E.Ellis, che gia' 24 anni mi aveva annoiato moltissimo con l'esordio (Meno di Zero, un titolo un programma...), proprio x quel sopravvalutato romanzetto, non avevo avuto piu'occasione e soprattutto voglia di leggere altro...a differenza dei contemporaeni Leavitt e Inerney, autori di ben altro spessore!

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    Mauro

    16/02/2011 11.07.33

    o mi sono stufato di ellis o questo ultimo romanzo (come il precedente Lunar Park) è una zuppetta riscalda e sbollita già da un pezzo. il mio modesto giudizio però si riferisce alla prima metà del libro che purtroppo non sono riuscito a finire (non mi ricordo l'ultima volta che ho lasciato un libro anche se illeggibile a metà) era troppo frustrante e incomincio a pensare di trovarmi davanti ad uno scrittore completamente finito o al peggio ad un furbacchione che vende fuffa a chi lo ha sempre apprezzato.

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    Chicca63

    03/12/2010 12.13.15

    Stessi temi, stessi personaggi, stesse atmosfere che lo resero famoso - e anche un po' famigerato - ai tempi dell'uscita di Less than Zero. Ellis affascina per i fotogrammi cinematografici della scrittura didascalica, intriga per la brutalità del racconto, intenerisce per la nostalgia che evoca, spaventa per l'apparente indifferenza e povertà d'animo dei suoi personaggi. Non si cerca la "trama" in un romanzo di Ellis: bisogna leggerlo come se si affrontasse un diario, un moleskine carico di appunti e impressioni. Uno scrittore discusso e discutibile, che offre spunti di riflessione e lascia un po' di amaro in bocca a chi quella Los Angeles l'ha vissuta

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    Andy

    22/11/2010 14.03.46

    L'ultima opera di Ellis perde mordente, si stiracchia fino alla fine e tra un clichè e una tortura riesce a stento a guadagnare la superficie. Sufficienza strappata a pelo da uno dei più grandi scrittori americani di sempre, che con Imperial Bedrooms affronta (a suo dire) il bisogno incolmabile di sapere che fine hanno fatto Clay e soci. Quella che nasce come l'idea di una storia d'amore (quella tra Blair e Clay) si trasforma in una catena di avvenimenti in cui sesso, morte e mistero si mescolano in un noir in cui Raymond Chandler ha, bene o male, il 50 percento della paternità dell'opera. Ellis è il solito mago dei dialoghi e, cosa non scontata, in "Imperial Bedrooms" il Ragazzone di Los Angeles recupera addirittura i fasti minimalisti di un tempo. Peccato che la storia sia di fatto un calderone di scene già viste e dialoghi, pur rapidi e immediati, a tratti snervanti per la "consueta" tendenza a lasciarli in sospeso e non arrivare mai al punto. I messaggi misteriosi, le macchine misteriose, gli oggetti spostati in modo misterioso non tolgono, ma neppure danno granchè alla storia. Ripeto, la bravura stilistica di Ellis non si discute (in particolare la descrizione dell'incontro con Trent al molo), ma servirebbe un bel colpo di spugna al passato e trovare la forza di scrivere qualcosa di nuovo. Sembrava che con Lunar Park Ellis avesse abbandonato i risentimenti nei confronti del padre e avesse archiviato le manie persecutive e le torture sanguinolente, ma a quanto pare non è così. Visto che è uno dei miei autori preferiti lo voglio ritrovare in forma e non una semplice fotocopia dell'istrione del Brat Pack.

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    Mino S.

    09/11/2010 09.16.17

    Potrei citare a memoria interi passi dei libri di Ellis, esclusa la raccolta di racconti. Posso dire la mia, con autorevolezza e con la coscienza pulita. Imperial bedrooms conferma un sospetto già ben delineato nei precedenti libri. Ellis soffre di una cronica mancanza di spunti originali. Perchè ? Fateci caso. L'unico libro davvero originale è American Psycho, che ha poco a che fare con tutti gli altri. Invece "Meno di Zero", "Glamorama", "Lunar Park" e "Imperial bedrooms" hanno tanti, troppi fili conduttori che in quest'ultimo libro diventano in diversi punti irritanti, prevedibili e alquanto banali. L'ambiente descritto è sempre lo stesso, le abitudine dei protagonisti si ripetono, il senso di persecuzione e di complotto sempre nell'aria, l'inspiegabile comparsa di messaggi criptici e minacciosi è una costante. E la lista potrebbe allungarsi. Dal punto di vista della scrittura, Ellis ha anche perso un pò di smalto nel suo punto forte : i dialoghi. Fa piacere il ritorno ad una forma più secca e breve, tipica degli esordi. Ma l'intreccio resta debole, pieno di pretesti per sottolineare le sue opinioni riguardo all'ambiente artistico della sua città e di fatto la trama non esiste, mentre l'azione e le singole "scene" hanno un picco solo nell'ultimo terzo di libro; a mio parere dare un senso più reale alla storia, asciugandola di improbabili incontri-scontri-apparizioni avrebbe dato un tratto più significativo alla vicenda. Ellis ha bisogno di una storia, ambientazione e caratterizzazione dei personaggi nuova di zecca se vuol tornare a stupire. Il riciclaggio di idee, spunti, pretesti e intrecci iniziato con Glamorama sta iniziando a risultare stucchevole.

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    David

    16/10/2010 14.10.47

    Con questo Imperial Bedrooms per me Ellis ha raggiunto la sua piena maturità e si può considerare quest'ultimo suo libro come la summa di tutti i suoi precedenti lavori, dove un'attenzione maniacale ai dettagli, ma soprattutto un linguaggio essenziale sì, ma tremendamente efficace e penetrante, lasciano, una volta terminate le brevissime 150 pagine, colpiti ed affondati. Imperial Bedrooms è strutturato come un grande, grosso caleidoscopio, dove c'è un continuo rimando di immagini, sensazioni, stati d'animo, percezioni di vita e morte con la continua impressione di leggere qualcosa di onirico, di irreale. Ellis è un maestro a giocare con tutte queste continue percezioni del protagonista Clay e riesce a creare con il suo stile di scrittura un senso di disagio permenente, strisciante che ti penetra nelle ossa quando leggi e che ti lascia intorpidito, quasi stordito o narcotizzato. Spesso mi sono sentito, mentre leggevo questo libro, quasi estraniato dalla realtà. Questa volta non è più la Los Angeles delle feste universitarie, dei giovani teen ager che si sballano. Questa volta Ellis scandaglia il mondo del cinema, fatto di feste, attrici che si promettono per ottenere dei ruoli cinematografici, produttori senza scupoli. In tal senso devo dire che, sia per l'ambientazione losangeliana, sia per le sensazioni citate in precedenza, ho avuto dei netti rimandi a Mullholland Drive di Lynch, altra esperienza indimenticabile, onirica ed estremamente complessa da interpretare. Proprio in tal senso le domande o i punti oscuri che alla fine rimarrano incompiuti saranno un buon numero, ma questo credo che faccia anche parte del modo di esprimersi di Ellis, che lascia magari intentate o poco battute piste o strade sterrate della mente che che conducono (o possono condurre) a diverse forme interpetative del romanzo. Un piccolo gioiello quindi che fa rammaricare per l'esiguo numero di pagine ma soprattutto per i cinque anni di attesa. Da leggere, ma solo dopo aver approfondito tutta la bibligrafia di Ellis

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