L' impotenza dell'onnipotente dittatore Cesare

Christian Meier

Traduttore: E. Tortarolo
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1995
In commercio dal: 1 gennaio 1997
Pagine: VI-251 p.
  • EAN: 9788806136574
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Descrizione

Tre romani vissuti alla fine della repubblica costituiscono il tema di questi tre ritratti. Per primo Cesare, l'aristocratico che si oppone all'aristocrazia, ne assolutizza l'ideale di potenza e lo realizza in modo fuori dal comune; quindi il "nuovo arrivato", Cicerone, che vuole difendere la repubblica tradizionale, e lo fa con particolare coerenza; infine Augusto, l'erede del dittatore Cesare, che capisce che la monarchia può essere fondata solo dando l'impressione di ripristinare la repubblica. A Meier comunque interessa il rapporto tra la biografia e la storia delle strutture sociali e la possibilità di azione concessa in un momento di forte crisi politica, che apparentemente non presenta alternative.

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scheda di Giorcelli, S., L'Indice 1996, n. 3

Il volume, proposto ora nella traduzione italiana ma pubblicato per la prima volta nel 1980, affronta il problema del rapporto tra personalità eccezionali e potere politico negli anni cruciali della storia di Roma che videro il frantumarsi delle antiche idealità repubblicane e il passaggio a una nuova forma di regime. Nel ricostruire le vicende personali di Giulio Cesare, di Cicerone e di Augusto, l'autore non propone delle biografie tradizionali, presentate con il consueto apparato erudito di documenti e di studi critici, ma suggerisce dei percorsi politici che, concedendo poco alla storia evenemenziale, mirano a mettere in luce un problema già affrontato nel fondamentale Res Publica Amissa, Wiesbaden 1966 (nuova edizione con nuova introduzione, Frankfurt 1980): la "crisi senza alternativa", il risultato cioè dell'incapacità politica di una classe dirigente cristallizzata nel rispetto ottuso della tradizione e la conseguente impossibilità di aprire nuovi spazi di pensiero e di azione. Cesare portò alle estreme conseguenze la propria estraniazione nei confronti di un'intera società ma si scontrò con i limiti di un vuoto di potere dello Stato che non era ancora possibile colmare di nuovi contenuti politici; Cicerone incarn• in modo contraddittorio i valori tradizionali senza comprenderne l'obsolescenza rispetto a una società ormai trasformata. Soltanto Augusto non fallì i propri obiettivi: comprese cioè che per produrre un'alternativa occorreva mutare drasticamente non solo il sistema di governo ma i valori di riferimento entro gli ideali e gli obiettivi dell'antica repubblica.