Curatore: M. J. De Lancastre
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 1 gennaio 2014
  • EAN: 9788807884085

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Avventura - Narrativa di guerra e combattimento

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Descrizione
Negli anni sessanta e primi settanta, il regime salazarista conduce una sporca guerra contro i movimenti di liberazione in Africa e Antonio Lobo Antunes, come tanti della sua generazione, si ritrova arruolato nell'esercito in Angola. Da qui trae ispirazione "In culo al mondo", nel quale un reduce, fatto ritorno a Lisbona, confessa a una donna conosciuta in un bar la sua atroce esperienza laggiù. In un lungo monologo, con il pretesto del corteggiamento, le rivela tutto l'orrore della guerra coloniale. Una guerra ormai rimossa dagli altri, già dimenticata dai tanti benpensanti cattolici e patriottici sostenitori del salazarismo che vi vedevano l'occasione per i giovani di farsi uomini veri, mentre in chi l'ha vissuta ha prodotto solo una lacerante metamorfosi. La donna intanto fa da muto testimone dell'assurdità e angoscia di un conflitto dove principi astratti come patria e onore si scontrano con la bruta realtà e ferocia del sangue, e l'idealizzata vita di caserma si dissolve nello squallore di riti e perversioni militari. Sarà possibile riprendere un'esistenza normale per chi, sospeso tra due vite e due continenti, non ha più un posto dove stare e sentirsi a casa?

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    Dario

    22/09/2018 20:48:15

    Insieme con Saramago, Antunes è il più grande scrittore portoghese. Una prosa densa, lirica, ipnotica. Un libro bellissimo.

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    Antonio A.

    18/09/2018 12:44:06

    Un capolavoro, ho letto tutti i ramanzi di Lobo Antunes tradotti in italiano e posso dire che , per me , questo è il capolavoro! Un lungo racconto, a tratti onirico, in una prosa particolarissima. Un ufficiale medico racconta la sua esperienza durante gli ultimi anni dell’Angola colonia portoghese. Le scene descritte con una penna che sembra un pennello, restano vive nella mente, il realismo si mescola all’angoscia, nel regno della solitudine esistenziale.

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    Alinghi

    17/09/2017 08:16:43

    Da leggere riflettendo su ogni singola frase o da leggere tutto di un fiato come si fosse li ad ascoltare la storia raccontata...ricchissimo di paragoni surreali ma sempre calzanti (su tutti sciatica dell'anima)...superate le prime pagine e calati nell'ambientazione si è conquistati. Consigliatissimo

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    luca

    23/05/2016 20:10:26

    Narrazione molto intensa, fortemente riflessiva, dalla quale emergono la sofferenza di un'esperienza di guerra che si è impressa indelebilmente nella mente. La disperazione del protagonista-autore, il dolore della guerra, la crudeltà e la spietatezza del conflitto e del colonialismo. La sofferenza degli uomini, il loro essere spaesati, sopraffatti. Ottima lettura, fa pensare....

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    Elena

    07/04/2016 09:04:21

    La potenza narrativa di Antunes è qualcosa di difficilmente spiegabile, in questo libro ho ritrovato Echi del Viaggio di Celine e Cuore di tenebra di Conrad, uno spaventoso e meraviglioso incontro con un uomo e il suo passato. Un passato che non vuole decidersi a tacere e che lui seppellisce malamente, in nome di una lucidità che stancamente lo mantiene nel presente. La cosa ha un prezzo da pagare, un prezzo così pesante che altro non rimane che la solitudine e sporadici incontri in bar, dove la moltitudine umana alla ricerca disperata di una spalla da sfiorare almeno per una notte si incontra. Lo squallore in questo libro è bandito dalla bellezza dello stile con cui è raccontato, un libro da sottolineare in ogni pagina (ho scoperto che solo ciò che per me è un capolavoro è da sottolineare in ogni pagina) un libro che nonostante il linguaggio volutamente forte è di una bellezza da rimanere senza respiro. Piccolo stralcio: " il tempo ci ha donato la saggezza dell'incredulità e del cinismo, abbiamo perso la semplicità franca della giovinezza al secondo tentativo di suicidio, dopo esserci svegliati in un pronto soccorso sotto l'occhio celestiale di un San Pietro con lo stetoscopio al collo, e diffidiamo dell'umanità come diffidiamo di noi stessi, perché conosciamo l'egoismo acido del nostro carattere nascosto sotto le apparenze ingannatrici di una vernice generosa".

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