E in mezzo il fiume. A piedi nei due centri di Roma

Sandra Petrignani

Editore: Laterza
Collana: Contromano
Edizione: 2
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 1 luglio 2010
Pagine: 128 p., Brossura
  • EAN: 9788842090823
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Descrizione
"Rispetto alla città il Tevere va al contrario della Senna. La Senna si butta nella Manica, il Tevere nel mar Tirreno, e dunque l'una si volge al nord, l'altro procede da nord a sud. Per questo la rive gauche di Roma è geograficamente la rive droite. E Trastevere, che incarna il quartiere intellettuale, artistico e bohémien della capitale si trova sulla sponda destra." Su e giù per i ponti, in compagnia di artisti e clochards, Sandra Petrignani ascolta i racconti intimi portati dal fiume e si fa pellegrina della bellezza maestosa o discreta di Roma.

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    da53

    31/08/2013 16:22:42

    Poco fiume e poca città. Molte chiacchiere inutili e futili sul mondo degli intellettuali che la abitano. Gli unici, forse, che potranno trovare qualche motivo di interesse nel libro

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A distanza di cinque anni da Senza verso di Emanuele Trevi, la fortunata collana "Contromano" di Laterza propone una nuova guida sentimental-pedonale di Roma. Poche, a ogni buon conto, risultano le affinità con il precedente (un libro intimamente drammatico, di aspirazione sebaldiana), posto che il passo letterario di Sandra Petrignani è piano, senza inciampi evidenti in turbamenti di sorta. In breve, E in mezzo il fiume è il resoconto di una serie di passeggiate per Roma compiute da una signora dotata di una lievità affine a quella della woolfiana Mrs. Dalloway, da poco trasferitasi da Campo de' Fiori a Trastevere, con un attraversamento del Tevere che, nel testo, assume il tono di una perentoria scelta di campo. Lieta dell'aura che ancora riesce a trovare nel suo nuovo quartiere ("un Trastevere downtown", ma anche "village, un a parte anticonformista rispetto all'andazzo generale", perché "il mondo corre, qui ci si ferma, il mondo è ateo, qui umilmente ci si inginocchia, il mondo è intollerante, qui si aiuta il prossimo"), la narratrice si muove da sola o in compagnia di amiche e conoscenti che, di volta in volta, contribuiscono a illuminare un aneddoto storico, un particolare architettonico della città, un momento o un monumento. Il tutto senza scendere mai in profondità, con leggerezza, come in una collezione (più che di miniature) di figurine, dove il garbo delle illustrazioni rende facile voltare le pagine. Si tratta di un garbo, in effetti, che neppure le ricorrenti lamentazioni dei vari amici intellettuali comparenti nel racconto – tutti asserragliati in abitazioni del centro storico e concordi, senza troppe distinzioni tra la rive droite o gauche richiamate nel libro, circa il decadimento in corso di tempora e mores cittadini – riescono a turbare, di modo che il quadro d'insieme finisce così per echeggiare quella "grazia della superficiale Belle Époque", periodo storico che l'autrice dichiara di sentire assai affine al suo "carattere nostalgico e ottimista".
Luca Arnaudo