In Patagonia - Bruce Chatwin - copertina

In Patagonia

Bruce Chatwin

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Traduttore: Marina Marchesi
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 8
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
In commercio dal: 22 gennaio 2003
Pagine: 264 p., ill.
  • EAN: 9788845917509
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In Patagonia

Bruce Chatwin

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Dopo l'ultima guerra alcuni ragazzi inglesi, fra cui l'autore di questo libro, chini sulle carte geografiche, cercavano il luogo giusto per sfuggire alla prossima distruzione nucleare. Scelsero la Patagonia. E proprio in Patagonia si sarebbe spinto Bruce Chatwin, non già per salvarsi da una catastrofe, ma sulle tracce di un mostro preistorico e di un parente navigatore.
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    T.

    17/05/2020 19:28:36

    Ho adorato questo libro sin da subito.

  • User Icon

    Sarah

    16/05/2020 08:25:06

    Un viaggio basato un interessante mix di vicende storiche e personali. Davvero consigliato!

  • User Icon

    Aben

    15/05/2020 13:56:53

    Ho letto tutti i libri di Chatwin (posseggo anche "L'occhio assoluto - libro di fotografia"), l' ho amato profondamente e lo amo ancora. In Patagonia è stato il primo libro che ho letto dell'autore e l'ho trovato fantastico. La sua capacità di raccontare storie dentro ad altre storie, gli aneddoti, le citazioni autobiografiche...un libro, un sogno! Lo rileggerò ancora!

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    gera

    26/02/2020 14:05:41

    Questo romanzo è un universo di racconti, racconti che hanno in comune la Patagonia. Tutto comincia dal reperto di un animale prestorico, il Milodonte, ritrovato da un avo dell’autore in Patagonia, conservato come un tesoro dai suoi discendenti. Siamo nel bel mezzo della guerra fredda: quale può essere il posto più sicuro dalla contaminazione nucleare di un’apocalisse bellica? La Patagonia! Con tali pretesti inizia l’affascinante viaggio di Chatwin, prima con l’immaginazione e la curiosità, poi nella realtà. Questa edizione contiene alcune fotografie dei luoghi e dei protagonisti decritti nel romanzo. Libro unico nel suo genere!!

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    GD

    05/01/2019 07:41:50

    Bisogna capire che Chatwin non era e non voleva essere uno scrittore di resoconti di viaggio, ma uno scrittore e basta: da questo forse la delusione di quanti lamentano che "in Patagonia" sia un racconto di viaggio insoddisfacente. E certamente lo e'. Chatwin credo volesse dar valore alla sua idea di fondo, che e' quella chi viaggia sviluppa la parte migliore della sua umanita', cosi' come Thoureau scriveva che chi cammina e' 'migliore' di chi solo siede. Con tutte le forzature che il concetto comporta, si intende. E, immagino, via sia anche una zona d'ombra in quello che Chatwin scrive fra resoconto di fatti e invenzione narrativa. Per me "In Patagonia" va letto come un romanzo, e come tale non delude. Penso ad un' altra, oramai irripetibile, storia di viaggio apparsa piu' o meno nello stesso periodo che e' "Strade blu" di Heath-Moon: emana lo stesso fascino. Forse anche perché si collocano oramai al limite ultimo dell'epoca in cui viaggiare conservava la dimensione dell'avventura e della conoscenza diretta, prima che il turismo globalizzato e l'estasi da selfie rendessero tutto indistinto e inutile. Per me resta una lettura valida e interessante, perché sostiene un'idea e le offre argomenti.

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    Daniele

    18/09/2018 21:15:49

    Credo che In Patagonia non sia un capolavoro di prosa, ma credo sia un capolavoro di atmosfera. È vero, la penna di Chatwin non ammalia da subito (e, a dire il vero, neanche dopo un po' più di subito), non ti catapulta in un intreccio avvincente né ti fa venir voglia di conoscere avidamente la fine del racconto. Ma In Patagonia non è un romanzo, o un giallo; non è propriamente neanche una storia da seguire. È un'impalcatura, un viaggio dell'autore - in Patagonia, appunto -, a piedi, all'avventura, alla fortuna, in cui piccole storie, aneddoti, e immagini si mescolano. Dopo alcune pagine - forse molte -, ci si ritrova immersi in un mondo grigio ma sensuale; in un'atmosfera da cui malvolentieri si esce. Il modo di scrivere di Chatwin diventa una seconda voce in testa, e proprio perché ruvida e poco limata risulta ancora più vera.

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    L'ultimo avamposto

    17/09/2018 20:46:13

    Letto per la prima volta a 17 anni. Sapevo bene dove fosse la Patagonia, ma non ero a conoscenza dell'isolamento e della poesia silenziosa che la natura, l'unica regina di quelle terre, potessero regalare ai viaggiatori in cerca di un'esperienza profonda. Una di quelle esperienze tanto forti da non riuscirne a parlarne per anni. Credo rimarrà un sogno andarci. Ma sento quel silenzio e quelle grida della natura, ogni volta che incontro il dorso del libro davanti alla mia libreria.

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    Friedrich von Tannenberg

    30/12/2017 21:18:35

    Ho letto queto libro dopo tanti anni che me lo ripromettevo. Non mi ha lasciato nulla. Un'accozzaglia di aneddoti raccogliticci, nessuna storia personale del viaggiatore che neppure si intravede, e praticamente nulla che rievochi o ricrei una qualche atmosfera australe. Forse è colpa mia, ma ho letto racconti di viaggio strutturati, e animati, in ben altro modo. Mi consola vedere che non sono l'unico a non aver riconosciuto il capolavoro.

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    Bookworm

    04/07/2016 14:42:39

    Per motivi di studio ho dovuto leggere questo libro che altrimenti o non avrei nemmeno preso in considerazione oppure avrei abbandonato al terzo capitolo. Il tutto, a mio parere, si riduce a un noioso ammasso di aneddoti storici e geografici e di persone incontrate dall'autore (che sono talmente tante e senza un profilo psicologico minimamente accennato, che vengono dimenticate appena voltato pagina). L'unico capitolo che ridesta l'attenzione è quello su Butch Cassidy. Non consiglio assolutamente la lettura.

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    ton

    10/04/2016 12:38:58

    Che dire ... Comprato un giorno, in una libreria di una città di passaggio (mi piace molto entrare nelle librerie di posti che non conosco e non voglio uscirne a mani vuote), attirato dalla scritta in quarta di copertina "il libro simbolo di tutti i viaggi" e da qualcosa che avevo letto in proposito, non ho nessuna remora a dire che lo annovero tra i più sconclusionati libri mai letti. Parere personale ( ma vedo che non sono il solo ...): capitoletti più o meno brevi dove si affastellano episodi e descrizioni spesso completamente slegate le une dalle altre, dove speri ( con lo scorrere delle pagine, covi la speranza ...) che il resoconto del " viaggio" prenda forma ed interesse, che succeda qualcosa capace di incuriosirti e invece ... Il viaggio in Patagonia sarà certamente stato interessantissimo per l'autore ( non ho alcun dubbio in proposito ) ma il racconto che ne viene fuori mi ha intristito ed annoiato: capita numerose volte che nello stesso capitolo si salti letteralmente da una storia all'altra, da una descrizione ad un altra, senza nessun legame .... No, mi dispiace, per me, resta un libro fortemente sconsigliato. Buon per coloro che parlano di opera superlativa, fantastica ( !! ?? ), beati loro ! Più volte, nella lettura, ho provato a dirmi " dai, adesso mi ci metto con lo spirito giusto e riuscirò a trovarlo almeno un po' stimolante ed accattivante" , poi a pag.194 dell'edizione Adelphi leggo " Dalla stanza della torre diedi un sguardo alla città: la guglia bianca della chiesa di St. James; le case di lamiera dipinte coi colori di un fazzoletto slavo ( slavo !! ??) , gli edifici delle banche ed i magazzini dei docks." Lasciamo stare: è più piacevole la lettura degli effetti collaterali di una banale Tachipirina !

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    rossano garibotti

    30/10/2015 23:23:10

    L'ho riletto a distanza di 15 anni, cercandovi quello che non ero riuscito a trovarvi la prima volta. E' andata appena meglio. E' soprattutto un libro che non riesce mai a essere coinvolgente, anche per l'eccesso di storie raccontate. Quante ne rimangono alla fine? Lo stile è capace e umoristico; l'impressione è che Chatwin sacrifichi talvolta la verità per far colpo sul lettore. E' comunque vero che il senso di lontananza e di assurdità di queste storie proiettino implicitamente l'ambiente stesso della Patagonia. E che, nelle rare volte in cui l'autore descrive di una nottata all'aperto in sacco a pelo o evento simile, scatti inevitabilmente un senso d'attrazione anche grazie alla descrizione fredda ed oggettiva.

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    fabio

    25/07/2012 21:24:22

    L'ho letto 3 anni fa. Non vedevo l'ora di terminarlo. Questo romanzo di Chatwin è bocciato, soprattutto se paragonato ad altri grandi scrittori di romanzi d'avventura che lo schiaccerebbero senza pietà.

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    armando

    24/10/2011 19:25:54

    Diciamo pure che questo libro non riesce mai a coinvolgere il lettore fino in fondo. Alcune delle storie raccontate sono curiose e svelano aspetti o dettagli del Cile e dell'Argentina dei quali, immagino, solo pochi hanno conoscenza (io non figuro tra questi pochi). Detto questo, il libro non ha la capacità evocativa tipica dei racconti di Sepulveda (mi riferisco, come comprenderete, a Patagonia Express), perché è un libro, questo di Chatwin, profondamente europeo per lettori europei (ammesso che un libro sia capace di scegliersi i propri lettori!). Lettura comunque consigliata.

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    max

    14/05/2011 18:40:31

    Sono rimasto parzialmente deluso dalla lettura che è interessante quando narra episodi e fatti realmente vissuti e visti in prima persona; scontato e noioso quando riporta racconti di altri.

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    sandro landonio

    24/11/2010 22:14:51

    Si tratta di un libro sull'esperienza del viaggio e non di un libro di viaggi. Certo è un libro che parla della Patagonia e non di altre zone del globo, ma non credo sia un libro che possa piacere a chi voglia saperne di più di questa regione. A mio parere il libro è di sensazioni e ne trasmette molte, ma le si può trovare del tutto estranee a sé se non si è fatto almeno una volta nella vita un viaggio in solitaria di settimane. Da quanto Chatwin ci racconta si può poi trovare una direzione per future esplorazioni da soli od in compagnia: il viaggiare ha solo bisogno di un espediente per compiersi, essendo valido come esperienza a prescindere, basta osservare con occhi attenti e curiosi ciò che si incontra. Col viaggio nulla cambia in noi anche se tutto cambia all'esterno, ed i "lonesome travellers" di Kerouac o gli "Harry Haller" di Hesse sono comunque soli ovunque si trovino.

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    simone

    16/10/2010 22:17:09

    Questo testo è la dimostrazione che a volte la fama di un libro può generare aspettative troppo grandi, che poi alla prova della lettura non reggono. A me il libro ha lasciato freddo, distaccato, magari interessato superficialmente ai vari episodi narrati, ma mai veramente coinvolto da essi. La colpa di questo sicuramente è da attribuirsi alla prosa di Chatwin, scorrevole, ma piuttosto schematica e povera di sfumature, e soprattutto al fatto che i vari episodi del testo risultano slegati. Addirittura, sono stato costretto a abbandonare la lettura ben prima della metà, e mi succede, sinceramente, molto di rado. Se si vuol leggere qualcosa di veramente coinvolgente sulla Patagonia consiglio "Le rose di Atacama" e "Patagonia Express"di Sepulveda.

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    Chris81

    31/08/2010 23:07:15

    Non era il libro che mi aspettavo, non ti fa respirare l aria e le atmosfere della Patagonia, racconta una lunga serie di aneddoti sugli emigrati che l' autore incontra durante il cammino che solo in minima parte ho trovato interessante.

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    gianni

    28/04/2009 11:47:49

    Questo libro non posso dire che mi sia completamente dispiaciuto, ma sicuramente non mi ha entusiasmato. Mi ha anche un po’ deluso visto la fama del libro, e non mi ha deluso perché credevo fosse un libro su cui basarmi per fare un viaggio in Patagonia, sapevo bene, avendo letto le recensioni cosa mi potevo aspettare. Il libro mi ha deluso perché poteva essere scritto a tavolino senza bisogno di muoversi da casa. Tutto questo è dovuto anche alle grandi aspettative che mi ero fatto su questo libro. Veniamo adesso invece alle note positive, perché comunque il libro mi è piaciuto. Il libro è un pretesto per raccontare alcune storie attorno al tema comune che è la Patagonia e la Terra del Fuoco, ma fondamentalmente non vi è un vero e proprio filo conduttore. La scrittura è piacevole, scorrevole, ma non esaltante. Vi sono, a mio modo di vedere, anche alcuni passaggi un po’ caotici e non completamente chiari. In conclusione, sono contento di averlo letto, ma non mi ha entusiasmato.

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    amedeo

    11/02/2009 16:42:08

    Letto. E, dopo quattro o cinque anni, riletto una seconda volta prima di partire per la Patagonia. Sono pochissimi i libri che ho letto due volte ma questo è un libro superlativo che al di là dell'esperienza "geografica" ti fa vivere il tuo viaggio interiore fatto anche di solitudine e di spazi vuoti e non solo. Un libro che ti spinge a ricercare la comunicazione con la gente intesa come singolo individuo e a farti scoprire con meraviglia che in fondo è più facile di quello che si potrebbe supporre. Bellissimo. Come ha già detto qualcuno, se si cercano solo informazioni, itinerari, descrizioni di luoghi... non è questa l'opera da scegliere. Ma per un viaggio, nessuna mi guida darà mai quello che mi ha da Chatwin.

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    michele68

    04/11/2008 13:19:26

    Questo libro di B.Chatwin l’ho sentito citare in televisione da F.Fazio durante un incontrò con S.Bladi e F.Roversi in partenza verso l’America del sud. Mi è rimasto in mente il titolo e finalmente un giorno l’ho incrociato in libreria, risultato: comprato, letto, piaciuto, in particolare perché è il racconto di un viaggio infarcito di storie ad esso complementari. Anch’io lo trovo paradigmatico per quel tipo di viaggi il cui scopo è visitare e conoscere terre e popoli spingendosi anche oltre la superficie del passaggio o dell’incontro fuggevole, ovvio che bisogna armarsi di tempo e pazienza. Un’ultima considerazione personale: a chi si aspetta descrizioni di luoghi e genti ad uso “turistico”, consiglio le guide del Touring o del National Geographic.

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  • Bruce Chatwin Cover

    Scrittore e viaggiatore britannico, Bruce Chatwin è diventato celebre per i suoi racconti di viaggio. Dopo aver compiuto gli studi presso il Marlborough College, nello Wiltshire, inizia a lavorare presso la prestigiosa casa d'aste londinese Sotheby's, diventando in poco tempo uno dei più competenti esperti di arte impressionista. A ventisei anni abbandona il lavoro e s'iscrive all'università di Edimburgo per approfondire la sua passione per l'archeologia. Dopo gli studi inizia a viaggiare per lavoro: prima in Afghanistan, poi in Africa, dove sviluppa un forte interesse per i nomadi e il loro distacco dai possedimenti personali.Nel 1973 viene assunto dal «Sunday Times Magazine» come consulente per temi di arte e architettura. Questo nuovo impiego gli... Approfondisci
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