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Bruce Chatwin

Traduttore: M. Marchesi
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 8
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 264 p., ill.
  • EAN: 9788845917509
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Recensioni dei clienti

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    Bookworm

    04/07/2016 14.42.39

    Per motivi di studio ho dovuto leggere questo libro che altrimenti o non avrei nemmeno preso in considerazione oppure avrei abbandonato al terzo capitolo. Il tutto, a mio parere, si riduce a un noioso ammasso di aneddoti storici e geografici e di persone incontrate dall'autore (che sono talmente tante e senza un profilo psicologico minimamente accennato, che vengono dimenticate appena voltato pagina). L'unico capitolo che ridesta l'attenzione è quello su Butch Cassidy. Non consiglio assolutamente la lettura.

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    ton

    10/04/2016 12.38.58

    Che dire ... Comprato un giorno, in una libreria di una città di passaggio (mi piace molto entrare nelle librerie di posti che non conosco e non voglio uscirne a mani vuote), attirato dalla scritta in quarta di copertina "il libro simbolo di tutti i viaggi" e da qualcosa che avevo letto in proposito, non ho nessuna remora a dire che lo annovero tra i più sconclusionati libri mai letti. Parere personale ( ma vedo che non sono il solo ...): capitoletti più o meno brevi dove si affastellano episodi e descrizioni spesso completamente slegate le une dalle altre, dove speri ( con lo scorrere delle pagine, covi la speranza ...) che il resoconto del " viaggio" prenda forma ed interesse, che succeda qualcosa capace di incuriosirti e invece ... Il viaggio in Patagonia sarà certamente stato interessantissimo per l'autore ( non ho alcun dubbio in proposito ) ma il racconto che ne viene fuori mi ha intristito ed annoiato: capita numerose volte che nello stesso capitolo si salti letteralmente da una storia all'altra, da una descrizione ad un altra, senza nessun legame .... No, mi dispiace, per me, resta un libro fortemente sconsigliato. Buon per coloro che parlano di opera superlativa, fantastica ( !! ?? ), beati loro ! Più volte, nella lettura, ho provato a dirmi " dai, adesso mi ci metto con lo spirito giusto e riuscirò a trovarlo almeno un po' stimolante ed accattivante" , poi a pag.194 dell'edizione Adelphi leggo " Dalla stanza della torre diedi un sguardo alla città: la guglia bianca della chiesa di St. James; le case di lamiera dipinte coi colori di un fazzoletto slavo ( slavo !! ??) , gli edifici delle banche ed i magazzini dei docks." Lasciamo stare: è più piacevole la lettura degli effetti collaterali di una banale Tachipirina !

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    rossano garibotti

    30/10/2015 23.23.10

    L'ho riletto a distanza di 15 anni, cercandovi quello che non ero riuscito a trovarvi la prima volta. E' andata appena meglio. E' soprattutto un libro che non riesce mai a essere coinvolgente, anche per l'eccesso di storie raccontate. Quante ne rimangono alla fine? Lo stile è capace e umoristico; l'impressione è che Chatwin sacrifichi talvolta la verità per far colpo sul lettore. E' comunque vero che il senso di lontananza e di assurdità di queste storie proiettino implicitamente l'ambiente stesso della Patagonia. E che, nelle rare volte in cui l'autore descrive di una nottata all'aperto in sacco a pelo o evento simile, scatti inevitabilmente un senso d'attrazione anche grazie alla descrizione fredda ed oggettiva.

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    fabio

    25/07/2012 21.24.22

    L'ho letto 3 anni fa. Non vedevo l'ora di terminarlo. Questo romanzo di Chatwin è bocciato, soprattutto se paragonato ad altri grandi scrittori di romanzi d'avventura che lo schiaccerebbero senza pietà.

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    armando

    24/10/2011 19.25.54

    Diciamo pure che questo libro non riesce mai a coinvolgere il lettore fino in fondo. Alcune delle storie raccontate sono curiose e svelano aspetti o dettagli del Cile e dell'Argentina dei quali, immagino, solo pochi hanno conoscenza (io non figuro tra questi pochi). Detto questo, il libro non ha la capacità evocativa tipica dei racconti di Sepulveda (mi riferisco, come comprenderete, a Patagonia Express), perché è un libro, questo di Chatwin, profondamente europeo per lettori europei (ammesso che un libro sia capace di scegliersi i propri lettori!). Lettura comunque consigliata.

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    max

    14/05/2011 18.40.31

    Sono rimasto parzialmente deluso dalla lettura che è interessante quando narra episodi e fatti realmente vissuti e visti in prima persona; scontato e noioso quando riporta racconti di altri.

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    sandro landonio

    24/11/2010 22.14.51

    Si tratta di un libro sull'esperienza del viaggio e non di un libro di viaggi. Certo è un libro che parla della Patagonia e non di altre zone del globo, ma non credo sia un libro che possa piacere a chi voglia saperne di più di questa regione. A mio parere il libro è di sensazioni e ne trasmette molte, ma le si può trovare del tutto estranee a sé se non si è fatto almeno una volta nella vita un viaggio in solitaria di settimane. Da quanto Chatwin ci racconta si può poi trovare una direzione per future esplorazioni da soli od in compagnia: il viaggiare ha solo bisogno di un espediente per compiersi, essendo valido come esperienza a prescindere, basta osservare con occhi attenti e curiosi ciò che si incontra. Col viaggio nulla cambia in noi anche se tutto cambia all'esterno, ed i "lonesome travellers" di Kerouac o gli "Harry Haller" di Hesse sono comunque soli ovunque si trovino.

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    simone

    16/10/2010 22.17.09

    Questo testo è la dimostrazione che a volte la fama di un libro può generare aspettative troppo grandi, che poi alla prova della lettura non reggono. A me il libro ha lasciato freddo, distaccato, magari interessato superficialmente ai vari episodi narrati, ma mai veramente coinvolto da essi. La colpa di questo sicuramente è da attribuirsi alla prosa di Chatwin, scorrevole, ma piuttosto schematica e povera di sfumature, e soprattutto al fatto che i vari episodi del testo risultano slegati. Addirittura, sono stato costretto a abbandonare la lettura ben prima della metà, e mi succede, sinceramente, molto di rado. Se si vuol leggere qualcosa di veramente coinvolgente sulla Patagonia consiglio "Le rose di Atacama" e "Patagonia Express"di Sepulveda.

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    Chris81

    31/08/2010 23.07.15

    Non era il libro che mi aspettavo, non ti fa respirare l aria e le atmosfere della Patagonia, racconta una lunga serie di aneddoti sugli emigrati che l' autore incontra durante il cammino che solo in minima parte ho trovato interessante.

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    gianni

    28/04/2009 11.47.49

    Questo libro non posso dire che mi sia completamente dispiaciuto, ma sicuramente non mi ha entusiasmato. Mi ha anche un po’ deluso visto la fama del libro, e non mi ha deluso perché credevo fosse un libro su cui basarmi per fare un viaggio in Patagonia, sapevo bene, avendo letto le recensioni cosa mi potevo aspettare. Il libro mi ha deluso perché poteva essere scritto a tavolino senza bisogno di muoversi da casa. Tutto questo è dovuto anche alle grandi aspettative che mi ero fatto su questo libro. Veniamo adesso invece alle note positive, perché comunque il libro mi è piaciuto. Il libro è un pretesto per raccontare alcune storie attorno al tema comune che è la Patagonia e la Terra del Fuoco, ma fondamentalmente non vi è un vero e proprio filo conduttore. La scrittura è piacevole, scorrevole, ma non esaltante. Vi sono, a mio modo di vedere, anche alcuni passaggi un po’ caotici e non completamente chiari. In conclusione, sono contento di averlo letto, ma non mi ha entusiasmato.

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    amedeo

    11/02/2009 16.42.08

    Letto. E, dopo quattro o cinque anni, riletto una seconda volta prima di partire per la Patagonia. Sono pochissimi i libri che ho letto due volte ma questo è un libro superlativo che al di là dell'esperienza "geografica" ti fa vivere il tuo viaggio interiore fatto anche di solitudine e di spazi vuoti e non solo. Un libro che ti spinge a ricercare la comunicazione con la gente intesa come singolo individuo e a farti scoprire con meraviglia che in fondo è più facile di quello che si potrebbe supporre. Bellissimo. Come ha già detto qualcuno, se si cercano solo informazioni, itinerari, descrizioni di luoghi... non è questa l'opera da scegliere. Ma per un viaggio, nessuna mi guida darà mai quello che mi ha da Chatwin.

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    michele68

    04/11/2008 13.19.26

    Questo libro di B.Chatwin l’ho sentito citare in televisione da F.Fazio durante un incontrò con S.Bladi e F.Roversi in partenza verso l’America del sud. Mi è rimasto in mente il titolo e finalmente un giorno l’ho incrociato in libreria, risultato: comprato, letto, piaciuto, in particolare perché è il racconto di un viaggio infarcito di storie ad esso complementari. Anch’io lo trovo paradigmatico per quel tipo di viaggi il cui scopo è visitare e conoscere terre e popoli spingendosi anche oltre la superficie del passaggio o dell’incontro fuggevole, ovvio che bisogna armarsi di tempo e pazienza. Un’ultima considerazione personale: a chi si aspetta descrizioni di luoghi e genti ad uso “turistico”, consiglio le guide del Touring o del National Geographic.

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    Simone

    12/02/2008 14.14.41

    La sua fama di libro di viaggio per eccellenza se la merita tutta. Bruce Chatwin infatti riesce a descrivere una regione, la Patagonia, intessendo un racconto fatto di incontri, personaggi, paesaggi, città e avventure molto particolari, non disdegnando le parentesi storiche né le descrizioni naturalistiche. Con questo libro sembra davvero di fare un tuffo nel Sud del mondo, tra lande desolate, mari ghiacciati, praterie e villaggi di pescatori e contadini. Ti invoglia a partire e questo, secondo me, è l'obiettivo che si dovrebbe prefiggere qualsiasi racconto di viaggio

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    Alce67

    13/01/2008 23.00.59

    Evidentemente si è parlato molto di questo libro e questo ha portato ad una polarizzazione nei commenti. Trovo esagerato chi lo trova un capolavoro, ma trovo anche poco oggettivo chi lo definisce un bidone. Questo è un libro di viaggio, non un romanzo. Lo scrittore usa la Patagonia come pretesto per raccontare il desiderio umano per la fuga e la libertà; così inserisce riferimenti a uomini con storie astruse, violente, rocambolesche. Ciò che unisce queste storie è ilcomune desiderio di fuggire da situazioni vincolanti, cercando in questa Terra vergine opportunità non sempre realizzabili. Io l'ho letto mentre ero in Patagonia e ho subito il fascino di queste storie così come di quella terra. Direi però che la narrazione è avvincente anche per chi non abbia piani di viaggio.

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    Davide

    30/08/2007 13.14.59

    Non può certo essere definito un "libro di viaggio" : non leggetelo se vi aspettate descrizioni di luoghi , culture "lontane" in funzione di eventuali vostre spedizioni ! E' un libro interessante in cui l'autore descrive in maniera pregevole ,da un punto di vista letterario, storie di uomini,pistoleri e marinai. Ogni capitolo fa più o meno storia a sè e per questo motivo il libro pùo risultare "slegato" , ma il lato umano delle vicende pur non facendo vibrare l'anima , tiene svegli un pò come le storie dei nonni raccontate davanti al camino .

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    FEDERICO

    31/01/2007 19.04.59

    Appassionato di letture e viaggi da anni sentivo parlare del libro in oggetto come un esempio di letteratura di viaggio. Citato da più parti (anche se ritengo che il numero di citazioni postive di un libro è inversamente proporzionale alle persone che realmente lo hanno letto) e in procinto di partire per la Patagonia l'ho acquistato. Giudizio: Negativo, la trama è semplicemente inesistente e non si vede l'ora di finire un capitolo. Abbandonato a metà.

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    Ottavio76

    19/11/2006 11.32.56

    Concordo con chi sostiene che questo libro è un bidone. Mai fatto così tanta fatica per finire un libro. Sconclusionato,senza una trama, senza ne capo ne coda. L'autore salta letteralmente di palo in frasca, da una situazione con alcuni personaggi nella pagina successiva senza spiegare come, si ritrova con altri personaggi. Davvero un pizzone-bidone. Per fortuna che il prezzo del libro è molto contenuto, altrimenti la delusione sarebbe stata ancora maggiore. Mi sono lasciato abbindolare dal fascino dei viaggi e di una terra così tanto remota come la Patagonia.

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    isabella

    15/05/2006 15.11.16

    Da quando ho letto questo libro sogno ad occhi aperti la Patagonia e, in genarale, il "VIAGGIO". Questo libro ti fa sognare di essere un viaggiatore, di conoscere il mondo, di considerare il Viaggio come cammino di vita. E' un libro di una grandezza assoluta, per tutti quelli che pensano che non sia importante il posto da raggiungere, ma l'esperienza che si vive dentro durante il cammino. Assolutamente un libro che ti rimane dentro per sempre!

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    Zeruhur

    12/02/2006 19.56.36

    Il libro si apre con un ricordo di infanzia, un’ottima introduzione che spiega i motivi che hanno spinto l’autore a recarsi in un luogo sperduto in capo al mondo. Stupisce subito per la freschezza del linguaggio e uno humor inglese davvero diabolico. Bisogna premettere comunque che Chatwin non è intenzionato a descrivere il suo viaggio, ma piuttosto l’oggetto del viaggio. Se cercate il classico racconto di viaggio dove l’autore descrivere solo azioni e sensazioni, “In Patagonia” non fa per voi. Il racconto di viaggio di Chatwin non si esaurisce nella mera descrizione. L’autore comprende bene che un luogo è fatto dalle persone che lo abitano. Sono le storie dei patagoni quindi, che si intrecciano al racconto. Il libro è per metà il racconto del viaggio tout court, per metà un compendio di aneddoti che uno dopo l’altro costituiscono la storia informale della Patagonia, il suo humus culturale cui non si può prescidendere per comprendere un popolo e quindi il suo territorio. Nella pagine di Chatwin emergono figure di grandi avventurieri da Darwin a Butch Cassidy e Sundance Kid. La Patagonia quindi è la frontiera estrema, l’ultimo west e pertanto il simbolo stesso del viaggio. Il carattere di luogo selvaggio non è reso nella descrizione dei luoghi (seppur non manchino stupende quanto lapidarie descrizioni di paesaggio), ma piuttosto nelle vite di coloro che hanno intrecciato la loro storia con questa terra, nel passato e nel presente. Quando non è l’aneddoto storico ad espletare questa funzione, sono i ritratti di quotidianetà che Chatwin ci offre.

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    Mauro

    22/01/2006 13.01.05

    Se devo essere sincero mi aspettavo un libro che descrivesse luoghi mozzafiato e facesse sognare quella parte del mondo che tanto mi affascina.. probabilmente ho sbagliato libro,a mio malincuore non sono riuscito ad andare oltre le 80 pagine,e non penso di proseguire oltre, forse ho tratto conclusioni affrettate ma se un libro no mi piace lo vedo subito e se lo abbandono prima di finirlo(cosa che capita raramente)e' perche proprio non mi piace. Probabilmente come ha scritto l'altra lettrice Patricia:"se non e'piaciuto e'perche chi lo ha letto pensava ad altro" ha fondamentalmente ragione:quando un libro piace e ti coinvolge in cio che c'e' scritto non da' modo di pensare ad altro ma ti cattura e ti immerge in se' stesso, al contrario a mio parere se la lettura si fa' noiosa e poco interessante l'occhio prosegue per inerzia e la mente devia per altre vie..(cosa che con questo libro a me' e'capitata spesso ...al contrario di altri)..per poi doversi fermare e tornare indietro a rileggere.. Non posso dire che sia scritto male ma a mio modesto parere e' un riassunto "giornalistico" di tante storie che ruotano attorno ai luoghi visitati dall'autore e la cosa che piu' mi spiace e' che queste storie sono tratte da altre fonti (Elencate tra l'altro nelle ultime pagine alla voce "fonti")Dalle poche pagine da me lette mi ha dato come la sensazione di una scrittura "fredda" costruita su letture dell'autore e non su emozioni di un'esperienza di viaggio dando per lo piu' risalto a personaggi neppure originari di quei luoghi.. Anche Patagonia express di Sepulveda e' sulla stessa "scia narrativa",raccontando personaggi e avvenimenti di quella parte del mondo,ma il risultato e' a mio avviso comletamente opposto forse perche non ha "derivato" le sue righe da altre precedentemente scritte ma ha raccontato cio che i suoi occhi hanno visto e le sue orecchie hanno sentito, o forse perche per raccontare e descrivere quei luoghi ci vuole chi da quei luoghi proviene!!(vedi Sepulveda o Coloane ecc.) Buona lettura. Mauro.

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