In Patagonia - Bruce Chatwin - copertina

In Patagonia

Bruce Chatwin

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Traduttore: M. Marchesi
Editore: Adelphi
Edizione: 19
Anno edizione: 1982
In commercio dal: 8 febbraio 1982
Pagine: 264 p., ill.
  • EAN: 9788845904936
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    sandro landonio

    24/11/2010 22:14:51

    Si tratta di un libro sull'esperienza del viaggio e non di un libro di viaggi. Certo è un libro che parla della Patagonia e non di altre zone del globo, ma non credo sia un libro che possa piacere a chi voglia saperne di più di questa regione. A mio parere il libro è di sensazioni e ne trasmette molte, ma le si può trovare del tutto estranee a sé se non si è fatto almeno una volta nella vita un viaggio in solitaria di settimane. Da quanto Chatwin ci racconta si può poi trovare una direzione per future esplorazioni da soli od in compagnia: il viaggiare ha solo bisogno di un espediente per compiersi, essendo valido come esperienza a prescindere, basta osservare con occhi attenti e curiosi ciò che si incontra. Col viaggio nulla cambia in noi anche se tutto cambia all'esterno, ed i "lonesome travellers" di Kerouac o gli "Harry Haller" di Hesse sono comunque soli ovunque si trovino.

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    Mauro

    22/01/2006 13:01:05

    Se devo essere sincero mi aspettavo un libro che descrivesse luoghi mozzafiato e facesse sognare quella parte del mondo che tanto mi affascina.. probabilmente ho sbagliato libro,a mio malincuore non sono riuscito ad andare oltre le 80 pagine,e non penso di proseguire oltre, forse ho tratto conclusioni affrettate ma se un libro no mi piace lo vedo subito e se lo abbandono prima di finirlo(cosa che capita raramente)e' perche proprio non mi piace. Probabilmente come ha scritto l'altra lettrice Patricia:"se non e'piaciuto e'perche chi lo ha letto pensava ad altro" ha fondamentalmente ragione:quando un libro piace e ti coinvolge in cio che c'e' scritto non da' modo di pensare ad altro ma ti cattura e ti immerge in se' stesso, al contrario a mio parere se la lettura si fa' noiosa e poco interessante l'occhio prosegue per inerzia e la mente devia per altre vie..(cosa che con questo libro a me' e'capitata spesso ...al contrario di altri)..per poi doversi fermare e tornare indietro a rileggere.. Non posso dire che sia scritto male ma a mio modesto parere e' un riassunto "giornalistico" di tante storie che ruotano attorno ai luoghi visitati dall'autore e la cosa che piu' mi spiace e' che queste storie sono tratte da altre fonti (Elencate tra l'altro nelle ultime pagine alla voce "fonti")Dalle poche pagine da me lette mi ha dato come la sensazione di una scrittura "fredda" costruita su letture dell'autore e non su emozioni di un'esperienza di viaggio dando per lo piu' risalto a personaggi neppure originari di quei luoghi.. Anche Patagonia express di Sepulveda e' sulla stessa "scia narrativa",raccontando personaggi e avvenimenti di quella parte del mondo,ma il risultato e' a mio avviso comletamente opposto forse perche non ha "derivato" le sue righe da altre precedentemente scritte ma ha raccontato cio che i suoi occhi hanno visto e le sue orecchie hanno sentito, o forse perche per raccontare e descrivere quei luoghi ci vuole chi da quei luoghi proviene!!(vedi Sepulveda o Coloane ecc.) Buona lettura. Mauro.

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    giorgio

    31/05/2005 15:30:28

    Il grande messaggio di Chatwin: si può andare in Patagonia anche solo per visitare il luogo in cui molti anni prima fu trovato un fossile che ha fatto parte dei nostri ricordi di infanzia. Qualcuno ha scritto che "... nel viaggio l'importante non è la meta, l'importante è il viaggio stesso...", per Chatwin, forse, il viaggio è stata la vita stessa. Ho un unico dispiacere: non aver letto le opere di Chatwin prima di quanto abbia fatto.

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    Elisa

    18/04/2005 18:27:09

    Sono d'accordo con quanto già scritto dagli altri lettori. Non è un resoconto di viaggio, ma un susseguirsi di incontri (troppo brevi per essere esaustivi), di personaggi (non approfonditi), in cui la natura fa' solamente da sfondo... Non mi è piaciuto.

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    Maurizio

    06/08/2002 11:54:00

    Qualcuno ben più auterovole di me ha detto che Chatwin non è stato un grande viaggiatore, perché si disinteressava in realtà della terra che visitava cogliendone solo ciò che i suoi occhi volevano vedere, ma è stato un grande scrittore. Questo non è sicuramente il suo libro migliore, penso a "Le vie dei canti" o a "Utz". "In Patagonia", che a suo tempo rivoluzionò il modo di scrivere del viaggio, è un libro che riulta strano, di primo acchito, perché frammentato, nei tempi e nei luoghi, oltre che nella scrittura. Io l'ho letto due volte: la seconda, di ritorno dalla Patagonia, tra le righe, pur non riconoscendone la sostanza, di quella terra ne colsi lo spirito.

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    Patricia

    01/08/2002 11:13:50

    Se dite che il libro di Chatwin è poco interessante vuol dire che mentre lo leggevate pensavate ad altro.

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    marco

    13/05/2001 22:43:46

    Sono perfettamente d'accordo con Alessandro, non si tratta di un viaggiatore perche non si interessa della terra che visita, o almeno non ce la fa "vivere" in alcun modo. E una bella collezione di citazioni sull'argomento.Ma il desiderio di far credere che la patagonia sia stata civilizzata e popolata quasi esclusivamente da inglesi,gallesi e scozzesi è commovente ma fondalmentalmente falso! La sua maniera di vedere il mondo mi ispira simpatia,ma non ha alcuna profondità nè produce alcuna emozione. Un bravo giornalista.

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    Alessandro

    05/12/2000 14:18:46

    Amo i libri "del viaggio", colmi di riflessioni, di pensieri, di ricordi. Ma questo libro, di cui ho tanto sentito parlare e dal quale, perciò, mi aspettavo tanto, mi ha un po' deluso! A volte è veramente troppo noioso.(Molto meglio Sepùlveda, Coloane e Fajardo!!!)

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  • Bruce Chatwin Cover

    Scrittore e viaggiatore britannico, Bruce Chatwin è diventato celebre per i suoi racconti di viaggio. Dopo aver compiuto gli studi presso il Marlborough College, nello Wiltshire, inizia a lavorare presso la prestigiosa casa d'aste londinese Sotheby's, diventando in poco tempo uno dei più competenti esperti di arte impressionista. A ventisei anni abbandona il lavoro e s'iscrive all'università di Edimburgo per approfondire la sua passione per l'archeologia. Dopo gli studi inizia a viaggiare per lavoro: prima in Afghanistan, poi in Africa, dove sviluppa un forte interesse per i nomadi e il loro distacco dai possedimenti personali.Nel 1973 viene assunto dal «Sunday Times Magazine» come consulente per temi di arte e architettura. Questo nuovo impiego gli... Approfondisci
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