In tutti i sensi come l'amore

Simona Vinci

Editore: Einaudi
Anno edizione: 1999
Pagine: 195 p.
  • EAN: 9788806147228

€ 5,29

€ 9,80

Usato di Libraccio.it venduto da IBS

5 punti Premium

Disponibilità immediata

Garanzia Libraccio
Quantità:

€ 8,33

€ 9,80

Risparmi € 1,47 (15%)

Venduto e spedito da IBS

Nuovo - attualmente non disponibile

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    cristina

    26/07/2012 08:17:54

    Mi è piaciuto solo "Agosto nero", che mi ha ricordato il bel film visto di recente "Quando la notte". Sono tutti racconti ben scritti, ma diventano presto noiosi e un po' ripetitivi. Addirittura brutto "La ragazza angelo", di cui francamente non credo nemmeno di aver capito il senso finale. Più che un'esplorazione dell'amore ci ho trovato un campionario di disagi sociali ai limiti del patologico che investono tutti, uomini donne e persino bambini e adolescenti.

  • User Icon

    Ivy

    18/11/2007 17:29:52

    Fisico e crudo, a tratti persino violento. Una scrittura apparentemente asciutta che invece si insinua mentre scorri le parole. Certe ossessioni appartengono ad ognuno di noi, anche se ben celate.

  • User Icon

    Sergio Sozi

    05/11/2007 02:32:13

    Ho inserito un racconto estratto da questa raccolta nell'antologia che ho recentemente curato qui in Slovenia, perche' lo stile dell'autrice mi sembrava - e mi sembra tutt'ora - ineguagliabile, soprattutto nel descrivere poeticamente il labile, etereo rapporto intercorrente fra l'uomo e la morte. L'amore di Simona Vinci, per l'appunto, mi appare una scusa per parlare della morte e cosi' - come tutte le ''scuse'' - introdursi nella ''vita privativa'' di molte persone moderne. Un libro profondo, antimoderno, tardoromantico o direi ''parnassiano''. Bello. Non ottimo ma da leggere di sicuro... con tranquillita' interiore e... soprattutto temporale. Calma. Sergio Sozi

  • User Icon

    elena

    08/02/2007 16:27:07

    generalmente i racconti li evito. non "rendono" a mio avviso. ma questi di simona vinci sono straordinari. scrittura unica, davvero unica. brava! finalmente una donna che scrive qualcosa di nuovo e in modo particolare.

  • User Icon

    Gian Domenico

    10/04/2005 20:33:28

    Vero: sono racconti che vanno letti ad alta voce, ad un'altra persona (non molto altra per la verità...). Un bello scrivere non troppo invadente. Molto sopra la media la capacità dell'autrice di esprimere il "pensiero" maschile.

  • User Icon

    valentina

    29/11/2003 00:12:22

    Avete mai provato a fare un giochino semplice semplice con i libri? Si fa così: si arriva alla fine della pagina e si cerca di indovinare la parola che c´è all´inizio della successiva. Con le traduzioni dei thriller americani mi riesce sempre, e anche con un sacco di romanzi o cose varie italiane stampate su pagina che metto alla prova quando vado in libreria. Con la simonavinci di in tutti i sensi come l´amore invece il giochino non mi è riuscito mai, ahahahaha :) L´altra simonavinci, quella degli altri libri, io non la conosco, perché gli altri libri non li ho letti. Ma questa sì. E mi è piaciuta. Avete mai provato a leggere in tutti i sensi come l´amore insieme ad un´altra persona? chissà.

  • User Icon

    brigidino

    30/10/2003 21:45:39

    Esempio tipico di quella certa prosa (posa?) al femminile che predilige parole come "puntiti"... Di trama, manco a dirlo, neanche un vago sentore... Un paio di raconti appena accettabili, ma bisogna avere la fortuna di imbroccarli prima che la noia distolga dalla lettura...

  • User Icon

    michela

    04/08/2003 22:46:22

    Racconti apparentemente inquietanti e senza senso, lasciano invece una cruda riscoperta dei nostri sensi, troppo spesso sempre più ignorati.

  • User Icon

    fede

    11/03/2003 16:49:09

    Troppo volgare, quasi offensivo. Eccessivo nell'intento di impressionare il lettore.

  • User Icon

    Bartolomeo Di Monaco

    01/06/2002 13:28:49

    Un'auto con sopra madre e figlia, ancora bambina, attraversa la Maremma per andare al mare, tra mucche e cavalli liberi di muoversi in quello spazio così speciale, selvaggio, intatto, della Toscana. La bimba ha la passione delle conchiglie, ma non è una collezionista come potrebbe sembrare, il piacere lo trova nel raccoglierle, poi le mette in una "busta di plastica gialla" e le dimentica. La madre pensa a lei, mentre guida: "mia figlia fa sempre le cose che io desidererei fare, una frazione di secondo dopo che le ho pensate. E qualche riga più sotto: Come se fosse un prolungamento di me, della mia vita sempre a metà. E ancora: Mia figlia fa, dove io ho sempre soltanto pensato". Sono i due personaggi senza nome che animano il primo dei tredici racconti contenuti nel libro. Vi si intuiscono le prime avvisaglie di una raccolta di storie di intimità e turbamenti, di insicurezze e di aspirazioni. La scrittura è asciutta, graffiante, i periodi spesso sono brevi come lampi, e ritroviamo quell'attenzione e quella sensibilità che abbiamo conosciute nell'autrice al suo esordio. Sono racconti delle piccole, minute cose che entrano dentro di noi e si trasformano in amore. L'autrice, lo sentiamo bene, è presente in tutti i suoi protagonisti; le parole che mette loro in bocca sono le sue. La percezione di ciò che accade intorno; l'osservazione così minuta ed esatta, vera, delle cose e dei sentimenti, le appartengono. Siano uomini o donne, sono sempre lei. È una scrittrice che ha nel suo profondo e intenso, ed anche sofferto, modo di sentire, la peculiare sua inimitabilità. Ecco: la sofferenza. È presente dappertutto nel libro. Il percorso di ogni storia la incontra: a volte si riesce a passare, a volte se ne rimane avvolti come in una ragnatela. Sebbene i racconti abbiano svolgimento e conclusioni autonome, presto ci accorgiamo che li uniscono anche talune cose, talune ricorrenti immagini ed oggetti, come se l'autrice avesse voluto chiosare la loro intercambiabilità, o anche il nascere uno dentro l'altro: il cortile, la ma

Vedi tutte le 10 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione


recensioni di Cerasi, E. L'Indice del 1999, n. 03

Simona Vinci, dopo il fortunatissimo romanzo Dei bambini non si sa niente, propone adesso In tutti i sensi come l’amore: una serie di tredici racconti brevi e per lo più inediti, se si eccettua Cose – raccolto nel volume Anticorpi (cfr. "L’Indice", 1998, n. 2) – e Agosto nero – apparso, in forma un po’ diversa, in "il diario della settimana"; racconti brevi e apparentemente privi dell’ambizione di tracciare un percorso comune. Se si eccettua lo stile, certamente omogeneo, asciutto e lessicalmente uniforme, ma che pure talvolta riesce a prodursi in improvvisi scatti e "metafisici", questi nuovi racconti si trovano infatti, a prima vista, in una condizione di assai generica parentela. Anche il tema dell’amore, annunciato nel titolo, non è che un termine di paragone, una metafora, perlopiù tenuta sullo sfondo.

Ma a veder meglio c’è qualcosa che tradisce il desiderio di parentela più stretta: il clima, in quasi tutti i racconti, è un po’ quello di fine della storia, in cui uomini e donne, di tutte le età ma in modo particolare i più giovani, meglio ancora se mediamente colti e senza asfissianti preoccupazioni economiche, per sfuggire al diffuso vuoto d’anima del nostro tempo si affidano all’immediatezza corporale ("in tutti i sensi come l’amore", spiega il titolo).

Ma che questa non sia una buona idea, che non ci sia nulla di rassicurante in questo neomaterialismo, Simona Vinci lo fa capire rendendo a sua volta il corpo un luogo metaforico: i corpi dei protagonisti di questi racconti sono quasi sempre straziati, mutilati, anonimi, tant’è che frequentano preferibilmente gli ospedali e i cimiteri. Emblematico è Da solo. Il protagonista, per l’appunto anonimo e per l’appunto ricoverato in ospedale per una malattia mortale ma anche questa senza nome, scrive lettere d’amore a una ragazza travista dalla finestra di casa. Lui, che già sapeva della propria malattia, non riusciva tuttavia a trattenersi dallo spiare l’attività erotica della ragazza. All’iniziale, non ammessa invidia segue la nostalgia e il desiderio di lei: ma non si tratta più di una dimensione unilateralmente corporale, adesso. Lui, che pure sta per "sparire" e che comunque si trova regredito a una dispersione indomabile nei mille rivoli dei sensi, affida all’immagine della ragazza un pathos utopico di cui è difficile non accorgersi e che si presenterà alla fine del libro. Anche se si tratta di un’ossessione e non ancora di una realtà, tuttavia qualcosa sembra emergere dalle crepe e dai rivoli della molteplicità.

Dalla dispersione, dall’autolesionismo iniziale dei personaggi (quest’ultimo un po’ insistito e un po’ didascalico in racconti come Notturno e La donna della scogliera), In tutti i sensi come l’amore, verso la fine, presenta dunque un accenno di ricomposizione che forse delinea un percorso salvifico. Nel penultimo racconto, Fuga con bambina, i protagonisti compiono intanto il non trascurabile riscatto dall’anonimato in cui versavano gli altri personaggi. Un ragazzino di prima liceo una mattina diserta la scuola per "rapire" una bambina anch’essa travista attraverso un vetro. C’è anche della pedofilia in questo gesto, ma c’è soprattutto l’innocenza di una rinascita che segua una precedente morte. È come se gli ospedali, i presagi di morte dei personaggi precedenti siano stati ormai dimenticati: i bambini annunciano oggettivamente un rinnovamento della vita. I due, ragazzino e bambina, riescono adesso a donarsi i loro nomi: Cris e Giulia. È l’unica cosa che hanno da dirsi ("La nostra conversazione era già finita. Non ha più parlato. (...) O forse, tutto quello che avevamo da dirci, già lo avevamo detto. Giulia e Cris."), ma avere un nome, esserne certi, è già moltissimo. Non è un dono da poco. Alla conquista del proprio nome, della propria identità in definitiva, segue, nell’ultimo racconto, la fuga di una madre e delle figlie (anch’esse nominate) da un pessimo marito e da un altrettanto pessimo padre. È, appunto, una fuga salvifica, ma che significativamente ha come destinazione un ritorno. La meta, dalla Grecia fuggita, è Bologna, che tanto per la madre del racconto quanto per l’autrice del libro non è altro che un ritorno a sé.