Curatore: D. Nabokov
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 7 settembre 2011
Pagine: 116 p., Brossura
  • EAN: 9788845926129
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Descrizione
Storia di una passione che si tinge di follia, "L'Incantatore" può essere considerato, come Nabokov stesso ha scritto, la "prima pulsazione" di "Lolita". Qui lo sfondo su cui si muovono i tre personaggi - un quarantenne vizioso, un'innocente ragazzina di dodici anni e la sua patetica madre malata - è la Francia di fine anni Trenta, da Parigi alla Costa Azzurra, meta finale dell'affannoso viaggio del protagonista con la sua piccola vittima. Protagonista che appare, attraverso il prisma dell'ironia nabokoviana, sotto luci contrastanti: da un lato essere perverso che osa l'impossibile per soddisfare gli istinti, dall'altro uomo che nei rari momenti di lucidità vuole fuggire da se stesso e, disgustato, cerca di riscattarsi. Nabokov alterna alla piana narrazione dei fatti metafore abbaglianti, incursioni in un mondo di fantasie fiabesche, implacabili analisi interiori, distorsioni visive e percettive che trasmettono al lettore i turbamenti e le oscillazioni psichiche del suo antieroe. Ma a scandire il ritmo del romanzo sono soprattutto l'incalzare della suspense e il gioco degli imprevisti disseminati dal destino sul percorso tortuoso del protagonista, intento a ordire la sua trama mentre corre verso la rovina.

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Recensioni dei clienti

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    Elio

    22/06/2014 18:27:38

    Non meriterebbe il 4 ma non mi sento di abbassare il voto. Chiariamolo subito: questo romanzetto rappresenta l'embrione di Lolita. Poche differenze, a grandi linee la trama è la stessa con qualche variazione significativa: uno stile meno raffinato (seppur elegante), una storia che si conclude laddove in Lolita finiva la prima parte e iniziava la seconda. Preso come una curiosità dello scrittore, da leggere da fan di Nabokov, ebbene è consigliabile: purché si sappia che "L'incantatore" (bellissimo titolo e bellissima copertina della Adelphi) è soltanto una bozza del romanzo più famoso - non necessariamente più belli - di uno dei più grandi scrittori di sempre.

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    lina

    21/09/2012 00:29:59

    da estimatrice di Nabokov mi spiace dover dire che della pubblicazione di questa "bozza" di Lolita se ne poteva fare a meno...

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    Annalisa

    31/03/2012 23:21:05

    La scrittura che incanta, i riferimenti alle fiabe, a Shakespeare, a Poe, a Carroll, la creatività linguistica che regala molteplici interpretazioni del testo, le descrizioni deliranti che simultaneamente richiamano orrore e compassione, le elaborazioni introspettive descritte attraverso immagini che offrono infinite combinazioni. Questa è letteratura!

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    Zenzo

    07/03/2012 21:47:02

    è il sesto romanzo che leggo di Nabokov (autore che venero)e, forse perché letto appena dopo lo splendido Disperazione del medesimo, l'ho trovato deludente ed insulso. Del grande autore ostenta soltanto la superba composizione della prova, ma per il resto manca del suo consueto mordente e della caleidoscopica immaginazione degli altri testi. Più che il primo palpito di Lolita, ne è un aborto, la sua ombra amorfa.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

  Va reso merito a Roberto Calasso, all'Adelphi e all'infaticabile lavoro di recupero e traduzione portato avanti dal figlio di Nabokov, Dimitri, che negli ultimi anni stanno offrendo ai lettori italiani non solo una "nuova edizione aggiornata" di traduzioni vecchie di trent'anni ormai introvabili, ma un nuovo modo di leggerle. Le note che seguono queste traduzioni ci ricordano l'umanità e il senso etico che si nascondono dietro le spietate sharade, i travestimenti, i calembours surreali e gli acidi commenti che costellano l'universo letterario dell'autore di Lolita. Ci ricordano insomma di non confondere Nabokov con Humbert Humbert o con l'"incantatore", l'anonimo protagonista di questo romanzo breve scritto in russo a Parigi nel 1939, poco prima di imbarcarsi per gli Stati Uniti. Tra la lettura di Annabel Lee di Poe e la scrittura di Lolita, compare spesso la figura di un uomo che cerca di possedere una ninfetta dai capelli castano-ramati, e questo "palpito" narrativo del '39 era già presente nel Dono, che è del '37. Ogni volta però ci accorgiamo che la narrazione di questo amore impossibile, proibito e immorale non è mai soltanto la messa in scena di un caso di pedofilia e non è neppure un mero gioco letterario. È tutte e due le cose insieme e, di conseguenza, qualcosa di più. Nabokov stesso è un Volšebnik, un mago del senso e del linguaggio, che torce ai limiti delle possibilità espressive, ma non fu certo un adescatore di ragazzine. Dimitri ci ricorda che il motivo ricorrente dell'Incantatore, di Lolita e dell'Originale di Laura non è certo una confessione poetica di un pedofilo incallito, che cerca un'attenuante artistica a un vizietto poco rispettabile. Una lettura biografica e rozzamente freudiana rivela non solo un'insopportabile pruderie del lettore, ma una penosa e deludente idea di letteratura, perché ci impedisce di apprezzare una scelta narrativa, questa sì realmente scandalosa. Nell'Incantatore Nabokov osserva e registra la metamorfosi mentale del suo protagonista, in tutte le fasi autoassolutorie, paranoidi e punitive del suo patologico erotismo. Nel farlo, Nabokov non ha intenti psicologici o moralizzanti; egli vuole piuttosto mettere alla prova i mezzi della narrazione. Per dare scacco alla morale borghese, riveste l'efferato desiderio pedofilo con uno stile e una prosa sublimi e geniali. Di fronte a un eros inaccettabile per la società, Nabokov sembra interessarsi esclusivamente a problemi letterari: come distorcere le percezioni spaziotemporali per mettere sullo stesso piano lettore e protagonista, come variare i punti di vista in modo da confondere i piani della cosiddetta "realtà", come trasformare il lettore in uno spettatore cinematografico. Soprattutto, come mostrare che una verità, una sola "realtà" non esistono, se non tra caustiche e dolorose virgolette. Ma quando si entra nel mondo incantato di questo prestigiatore bisogna sempre stare in guardia e non fermarsi alle apparenze, cercando in questo romanzo perfetto "l'originale di Lolita" o una versione parigina di Morte a Venezia. In tutto questo daffare ci perderemmo, come hanno fatto alcuni critici, tra le mosse del grande incantatore. Stefano A. Moretti