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Corrado Augias, Marco Vannini

Editore: Rizzoli
Collana: Saggi italiani
Anno edizione: 2013
Pagine: 357 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788817065894

Si direbbe che Corrado Augias si sia molto appassionato alla figura del “Grande Inquisitore”, al punto che se un pittore dovesse impersonare oggi il volto del rigido e altero persecutore delle dottrine eretiche, potrebbe senz’altro dargli le sembianze del famoso giornalista e scrittore italiano. L’inquisitore creato da Dostoevskij nei Fratelli Karamazov, come sappiamo, inseguiva in Galilea un redivivo Gesù, che tornava a predicare dopo quindici secoli dalla morte, per condannarlo e ucciderlo di nuovo. Nel suo piccolo e senza diventare il vessillo dell’ideologia totalitaria, Corrado Augias veste ancora una volta i panni dell’inquisitore, e impronta un’indagine a tutto tondo sulla figura di Maria, la madre di Gesù, intesa sia come personaggio storico realmente esistito, sia come oggetto di culto cristiano, sia infine come oggetto di venerazione da parte di artisti, pittori e poeti.
A sottoporsi al fuoco di fila delle domande sferzanti del giornalista, uno dei più eminenti studiosi italiani di mistica e della tradizione spirituale cristiana, Marco Vannini. Quello che ne risulta, com’era già successo con i due precedenti saggi dell’autore Inchiesta su Gesù, scritto con il teologo Mauro Pesce, e Inchiesta sul Cristianesimo scritto con Remo Cacitti, è un’appassionante fraseggio tra l’uomo che dubita e l’uomo che crede, tra la ragione e la fede, tra la razionalità e l’elemento soprannaturale. Dalla sua posizione laica e antidogmatica Corrado Augias intavola una discussione sulla figura di Maria, partendo dalle prime, esili, testimonianze contenute nei testi sacri e ricostruendo l’avventura di un personaggio che con il passare dei secoli, più per intercessione del popolo che per una precipua volontà della Chiesa cattolica, è diventata un mito.
Il punto di partenza, una volta chiarito l’impianto metodologico del testo, che non mira a contrapporre due diverse visioni del fenomeno, ma a spiegare anche le questioni dogmatiche utilizzando argomentazioni razionali, antropologiche e culturali, è Maria come donna realmente esistita nella Galilea qualche anno prima di Cristo. Descrivere l’infanzia della madre di Gesù non è semplice. La donna viene descritta pochissimo nei quattro vangeli canonici e quasi per niente nei testi successivi. Le uniche testimonianze della sua vita si devono ai vangeli cosiddetti apocrifi, che non vengono inclusi tra i testi sacri perché frutto certamente di rielaborazioni successive e perché intrisi di leggende e di credenze popolari. Le fonti relative alla vita di Maria, conferma il professore Vannini, sono esigue e contraddittorie. Di sicuro possiamo dire che visse in Galilea, che concepì Gesù quando era ancora una giovinetta, che probabilmente non sposò né giacque mai con Giuseppe, che quindi non ebbe altri figli, e che a un certo punto il suo corpo venne assunto in Cielo, probabilmente quando era ancora in vita, visto che della sua morte non si racconta in nessuno dei testi tramandati.
Il ruolo totalmente marginale che Maria ha nei vangeli e poi soprattutto nelle lettere degli Apostoli, scritte da San Paolo nei primi secoli dopo Cristo, (al contrario di quanto avviene nel Corano, dove viene tenuta in altissima considerazione come madre vergine del profeta Gesù), spiega le ragioni per cui il culto mariano sia un fenomeno relativamente tardivo nell’ambito della Chiesa cattolica, di cui non c’è quasi nessuna traccia fino al IV secolo. Ancora una volta è il tortuoso percorso di canonizzazione del culto della Madonna il fulcro dell’indagine di Corrado Augias. Così come ha dimostrato nei suoi precedenti saggi dedicati a Gesù e al Cattolicesimo, così tenta di dimostrare che la Vergine Maria è un prodotto dei tempi moderni, tempi in cui la Chiesa ha dovuto progressivamente ammantare la sua dottrina della dolcezza e dell’abbraccio compassionevole che solo una madre può offrire.
Al devoto questo saggio potrebbe forse apparire blasfemo. Eppure “l’inquisitore” Augias indaga ma non condanna, mostra anzi un rispetto quasi filiale per la Vergine. Alla fine la posizione prevalente sembra essere quella di Vannini: la metafora che sta dietro al concetto di Maria, madre e vergine, è che ognuno di noi, uomo finito e mortale, se si mantiene puro, può ospitare in sé Dio. Una metafora talmente forte e dirompente che anche l'inquisitore, a un certo punto, tace.

Recensioni dei clienti

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    Antonio

    27/04/2016 17.02.17

    Augias stavolta fa flop. Solo alcuni spunti interessanti.

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    Marta80

    27/08/2015 15.16.43

    L'ho apprezzato moltissimo. Affascinante il contrappunto tra i due autori, condotto a suon di citazioni e riferimenti storico-filosofici. Un'opera culturalmente elevata che ricostruisce come nei secoli la figura di Maria sia diventata quella che conosciamo oggi.

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    Silvancov

    05/09/2014 19.27.21

    Pochissimi i fatti "storici" (non ce ne devono essere per forza. Ma se non ce ne sono, perchè intitolare un libro "Inchiesta su..." ?) il testo si concentra quindi sui vari miti, interpretazioni e sentimenti che l'umanità ha da sempre rivolto alla figura "del femminile". Ho trovato un poco fastidiose le dispute (più o meno velate) a cui spesso i due autori si sono lasciati andare a riguardo di questioni teologiche/filosofiche

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    ottavio

    05/02/2014 23.16.38

    Rispetto alle precedenti pubblicazioni a tema religioso di Augias, "Inchiesta su Maria" è risultato il meno interessante. A dispetto del sottotitolo "La storia vera della fanciulla..." di vero c'è ben poco o nulla. L'inchiesta svanisce dopo le prime pagine per lasciar posto ad un dibattito teologico tra Augias e il mistico Vannini, che personalmente, da ateo, ho trovato lungo, inutile e noioso.

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    Laura

    16/11/2013 12.33.51

    Una lettura interessante e culturalmente elevata, in alcuni passaggi troppo "seriosa", ma con Augias si arrivano a toccare punti di elevata conoscenza e sapienza. Le domande sono, come le risposte, esaustive e promuovono ricerche più approfondite per chi è interessato particolarmente all'argomento.

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    Giuseppe

    06/10/2013 11.54.31

    Interssante e quasi stupefacente l'analisi svolta sulla figura di Maria. Colpisce l'atteggiamento sempre cauto e rispettoso di Augias (non così forse in altre inchieste religiose)e l'intento di indagare con ogni tecnica la realtà della donna più grande della storia per come oggi la viviamo. Per chi non è "dentro" a queste cose colpisce come da dati scarsi all'origine e per oltre tre secoli di silenzio sia nata poi una devozione, un'importanza e un'attaccamento così straordinari. Il tentativo di spiegare anche da parte di Vannini storicamente ma anche antropologicamente,psicologicamente e anche socialmente la portata di questo fenomno lascia davvero esterefatti. Fede e ragione sembrano incontrasi e pur non chiarendo in termini empirici e consapevoli la portata eccezionale di questa figura lasciano un appagato senso di accettazione del mistero che solo nella mistica sembra trovare una risposta più compiuta. Grazie ad entrambi gli autori per questi stimoli alla riflessione e al ripensamento.

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    Giovanni Moschini

    29/09/2013 11.38.14

    "Inchiesta": come su Gesù quindi, ma non un processo, perché Madre e Figlio sono incolpevoli, mentre l'inchiesta sul Cristianesimo potrebbe dar luogo a un processo, non bastando l'ammissione di sue colpe (Giovanni Paolo II, dal terrazzo di fronte all'Atlantico e a Dio). Poiché compito di un'inchiesta è di reperire dati con vario livello di certezza (o d'incertezza), i riferimenti storici e/o dottrinali di religioni diverse, di costumanze, di popoli, presenti anche nei due precedenti libri, stavolta occupano maggiore spazio. Sembra paradossale che Augias e Vannini abbiano tanto concesso alla limitata presenza che Maria ha nei Vangeli a fronte di quella di Gesù e della religione poi nata (o fatta nascere), ma questo fa da specchio alla cura che entrambi gli autori hanno posto nell'affrontare il problema di come, a volte, una piccola entità originaria (Maria o l'attentato di Serajevo) possa poi dar luogo a scenari grandiosi (quasi una religione parallela -il 'marianesimo'- o una guerra mondiale). Qui siamo alla ricostruzione dell'origine di una parte importante della nostra storia di europei, dato che nei secoli successivi alla sua nascita il culto di Maria è stato sì 'usato' al di là della spontanea pietas delle genti, ma ci consente oggi di goderne arte, letteratura, atmosfere e la dolcezza che quella figura di madre silente -prima- e poi addolorata, riveste nell'educazione religiosa di popoli non solo europei. Al cauto -come si conviene- inquirente Corrado Augias un grazie per questa nuova collocazione storico-religiosa che, pur se un po' invisa -come le altre- al mondo della fede, credo giovi anche alle fondamenta di questo. Al 'colto addetto' prof. Vannini un grazie per aver detectato interpolazioni e proposto interpretazioni nella difficoltà che rende comunque arduo per l'uomo leggere le intenzioni della divinità: sarebbe divinità esso stesso altrimenti. Qualcuno, a volte e non solo nelle religioni, pare che lo pensi. Addirittura lo dice. Giovanni Moschini

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