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Haruki Murakami

Traduttore: A. Pastore
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2014
Pagine: 260 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806219772
  "La profezia è sempre lì, torbida come acqua che ristagna nel buio", scrive Haruki Murakami in Kafka sulla spiaggia, romanzo tra i più conosciuti e amati dell'autore, dove rivive un pesante senso del destino che rimanda alla tragedia di Edipo. Come il destino si nasconda o si sveli all'improvviso, come finisca per coincidere con le passioni e con gli impulsi meno controllabili, e come si riesca a reagire – a sopravvivere, in certi casi – all'incontro con i segni che prefigurano e scrivono la vita, sono questioni antiche a cui i personaggi di Murakami difficilmente si sottraggono (pensiamo anche alla sovrapposizione di storie nel monumentale 1Q84). A un certo punto la profezia si risveglia, l'acqua zampilla alla luce e si scatena la tempesta. Come affrontarla? Sempre in Kafka sulla spiaggia, il destino è paragonato a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la sua direzione. Per evitarla, si può cambiare andatura. Ma il vento cambierà a sua volta e noi cercheremo di seguirlo. Ciò si ripeterà infinite volte, "come una danza sinistra col dio della morte prima dell'alba". Perché quel vento "non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non fare entrare la sabbia". Non basta, però, chiudere gli occhi: per affrontare il destino bisogna conoscerlo fino in fondo; conoscere se stessi e rafforzarsi. Per poterlo fare, il protagonista si allontana dalla famiglia e dalla cupa profezia, si mette in viaggio. Anche se la profezia ormai è "un'ombra" che non si stacca più dal suo fianco. L'ultimo romanzo di Murakami, L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, suggerisce già dal titolo un'analoga vocazione, enfatizzata dai riferimenti all'opera musicale di Liszt, Le mal du pays, tratta dalla raccolta Anni di pellegrinaggio. Il pellegrinaggio comincia nel momento in cui Tsukuru lascia il liceo per l'università, Nagoya per Tōkyō. Ma il vero distacco da ogni cosa passata avviene nel momento in cui perde i quattro amici più cari del liceo, con i quali si era stabilita un'alchimia speciale che sembrava indistruttibile, creata e sostenuta da un'energia titanica e casuale "come il Big Bang". La decisione improvvisa e ingiustificata di estromettere dal gruppo Tsukuru gli lascia a lungo un solo pensiero nella testa: morire. Cade nel ventre nella morte "come Giona" inghiottito nel ventre della balena. Ed è così che comincia il romanzo. Al tempo stesso, però, Tsukuru deve e vuole sopravvivere ("Il cuore umano non si ferma con tanta facilità"); e, a poco a poco, deve cercare di capire, anche se all'inizio gli fa troppa paura "portare alla luce la verità e guardarla in faccia". Può infatti accontentarsi di pensare che, se i suoi amici non l'hanno più voluto, è perché il significato del suo nome non contiene un colore, a differenza del loro? Se i nomi maschili Aka e Ao rimandano al rosso e al blu, e quelli femminili di Shiro e Kuro al bianco e al nero, Tsukuru si convince di avere una personalità scialba e "incolore" come il suo nome. Dietro il quale, però, si cela un doppio ideogramma che può voler dire "dare origine" o "costruire". Non casualmente, il suo destino coinciderà con la sua passione: costruire stazioni, mettere in collegamento il mondo; ma anche, indirettamente, ricostruire la propria vita. Tsukuru la ricostruisce raccontandocela, a partire da piccoli messaggi e storie altrui, reali e magiche, e dagli strani sogni, anche erotici, che gli dicono più di quanto non sappia, da indizi profetici e simbolici che lo aiuteranno a lottare contro la nostalgia, il male del ritorno, quel mal du pays che fa da colonna sonora alla sua avventura e che a ogni ascolto sovrappone ai vecchi ricordi nuove emozioni. Saranno poi due incontri, due diverse forme d'amore – quello con il misterioso Haida e quello più luminoso, benché non privo di ombre, con Sara – a incoraggiare Tsukuru a disseppellire i ricordi, a fare luce sul suo passato per ricostruirlo. Dopo più di sedici anni dall'abbandono, comincia così il vero viaggio, un pellegrinaggio coraggioso per ri-conoscere il suo passato e per cercare di districarne i nodi. La storia del protagonista torna a intrecciarsi con le storie degli amici d'infanzia, ricongiungendo passato e presente nella simultaneità dei nuovi incontri, con la stessa magia evocativa della musica di Liszt. E anche questa volta tutto ha inizio con i loro nomi, a cui Sara, complici google e facebook, riesce a dare un volto, un lavoro e, soprattutto, una collocazione. "Non tutto è andato perduto nel corso del tempo". Però neanche tutti i misteri vengono sciolti, e non soltanto perché il nodo fondamentale di quel passato rifiuto riguarda l'unico personaggio che non c'è più, Shiro, ma perché la vita stessa – come la musica, come l'amore e la morte (lo dimostra la strana storia del jazzista Midorikawa, narrata da Haida) – è enigma, "è come uno spartito complesso (…). Piena di semicrome e biscrome, di segni strani, di annotazioni dal significato oscuro. Decifrarla è un'impresa ardua, e anche a saperla leggere correttamente, anche a saperla trasformare nella musica più bella, non è detto che poi la gente la capisca e l'apprezzi nel suo giusto valore". Di questo mistero si può, appunto, provare a raccontare, ma solo fino a un certo punto: non c'è mai scioglimento, così come non c'è mai definitivo e sicuro compimento di alcuna profezia. Anche dopo avere ricucito passato e presente, dopo avere fatto luce, infatti, il pellegrinaggio di Tsukuru ci conduce a un bivio: gli toccherà in sorte l'amore di Sara, oppure sarà rifiutato, e prevarrà ancora in lui il desiderio di morte? Poche certezze restano al lettore, oltre alla luce dell'ultimo treno che si allontana sui binari e al suono del vento fra le betulle del bosco.   Chiara Lombardi    

Comprereste un'utilitaria che arranca in salita per partecipare a un rally automobilistico? Ragionevolmente no. E perché allora dovreste acquistare un libro modesto, sbuffante e senza energia per un viaggio letterario quando in libreria c'è un romanzo come questo che supera quasi tutti i concorrenti? Non tentennate, non indugiate se in un romanzo cercate la solidità di una scrittura perfetta (anche grazie alla traduzione di Antonietta Pastore) accompagnata alla fluidità di una storia intimista e misteriosa che avvolge e il lettore in una nube e ne offusca la logica portandolo là dove l'autore vuole.
Murakami, è stato scritto, è uno dei più accessibili autori giapponesi per un pubblico di lettori occidentali. È forse questo ad averlo trasformato in un romanziere di culto? Sicuramente la sua scrittura è comprensibile, forse anche nei suoi recessi più nascosti (o almeno ci illudiamo che così sia) persino per chi ha conosciuto il Giappone e la sua cultura solo marginalmente, quasi per sentito dire. La nazione che Murakami ci racconta in queste pagine è quella del dopo-tragedia dell'11 marzo 2011 (mai citata) più cupa, pessimista, ripiegata su se stessa.
L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio si può definire un romanzo di formazione, soprattutto "di crescita", quella interiore del protagonista, Tazaki Tsukuru - "uomo che sembrava privo di una personalità dalle caratteristiche spiccate" -, costellata di piccoli elementi, quasi insignificanti che comunque ne andranno a tracciare il futuro - "Lui stesso, quando si guardava allo specchio, si trovava irrimediabilmente noioso". Non avere un colore insito nel proprio nome - quando questo è un elemento comune ai suoi quattro migliori amici - può pregiudicare l'esistenza?
Tazaki Tsukuru ha "una sola passione, se così la si può definire: le stazioni ferroviarie". Su questa passione imposta lo studio, la professione e il luogo in cui vivere. Nulla accade di drammatico, ma contemporaneamente al suo trasferimento da Nagoya, la sua città d'origine, a Tōkyō, Tsukuru viene improvvisamente rifiutato da quegli amici con cui aveva trascorso ogni giornata e diviso ogni momento. Una sola telefonata dagli altri: non deve più cercarli. Da quel giorno, senza nessuna spiegazione, non li vedrà mai più.
Sarà una nuova amica, Sara, a guidare Tsukuru verso una risposta anche se come sempre Murakami non offre un finale definitivo alla sua storia, non regala una soluzione consolatoria.
Tsukuru guarda la sua sofferenza come fosse quella di un altro, cerca di staccarsi dalla sua fisicità, viene posseduto "dalla strana sensazione che il suo corpo stia subendo una totale metamorfosi", sino al punto di sentirsi un'altra persona totalmente, di cambiare fisionomia inasprendo il carattere. In un passaggio centrale del romanzo, Murakami riprende l'amato tema della crisalide da cui nasce un nuovo essere, diverso da quello precedente. Più che una farfalla un cervo volante, uno scarabeo rinoceronte, corazzato, indurito, reso più cinico e insensibile.
"Il ragazzo che una volta si chiamava Tazaki Tsukuru era morto [...] Quello che adesso era lì e respirava, era un nuovo Tazaki Tsukuru, un Tazaki Tsukuru il cui nucleo era stato, in gran parte almeno, sostituito. Ma era una verità che conosceva soltanto lui. Né aveva intenzione di condividerla con nessuno".
L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio è il romanzo di una vita segnata da un'incomprensione; di un'infanzia, un'adolescenza e una maturità rigide, strutturate come solo la società giapponese riesce a fare; di un'incomunicabilità legata all'educazione che impedisce l'espressione libera e assoluta dei propri sentimenti e induce alla solitudine.
È un libro di sensazioni che non si può descrivere se non attraverso sensazioni. Un romanzo del quotidiano che fa del quotidiano romanzo. Ed è opinione comune che unicamente i grandi scrittori abbiano la capacità di svelare lo straordinario nel banale.

Recensioni dei clienti

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    Alberto

    19/11/2015 10.32.52

    Concordo con coloro che ritengono questo libro inadatto come prima lettura di Murakami. Per poterlo apprezzare bisogna aver letto lo struggente Norvegian Wood, il visionario Kafka sulla spiaggia, aver capito il segreto per raggiungere una possibile pace e tranquillità in La fine del mondo e il paese delle meraviglie. L' incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio è il riscatto sul male oscuro che ormai fa parte della nostra civiltà.

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    Riccardo

    01/07/2015 02.52.37

    Possibile che nessuno abbia notato la pubblicità? Lexus, Tag Heuer, Cutty Sark, iPod, pagine su pagine disseminate di spot. Un esempio? Pag. 115: "Io stesso ho una Lexus, - proseguì Ao. - Una macchina stupenda. Silenziosa e affidabile. Sul circuito di prova ho toccato i duecento all'ora, ma il volante non aveva la minima vibrazione. Anche i freni sono ottimi. Una meraviglia, ti dico." Personalmente, credo che un'opera che parla di certi temi non abbia nessuna credibilità, se fra una riflessione e l'altra si trovano spot pubblicitari di macchine, orologi, bevande, gadget elettronici (la Apple è un cliente quasi fisso degli ultimi romanzi di Murakami). Ma ormai siamo talmente abituati, che neppure ce ne accorgiamo...

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    Anna

    12/03/2015 11.38.06

    Questo libro di Murakami è l'ennesimo che ho terminato con enorme dolore, tanto è bello ed intenso. Alcune pagine sono struggenti persino nell'erotismo che evocano. Quanti di noi hanno avuto una vita costellata di perdite di amici e persone a loro care che ancora non riescono a spiegarsi, e che hanno influenzato pesantemente le loro vite, arrivando al punto di impedirci di amare ancora pur di non soffrire più? Ecco perchè i libri di Muarakami, che sarebbe ora prendesse il Nobel, sono così amati: parlano in modo semplice, ma senza reticenza o maschera alcuna del dolore, della solitudine, del non saper vivere l'amore. Dell'attesa della vita che sembra fuggire sempre più lontana. La vita può essere baratro oltre il quale, se si hanno la forza ed il coraggio necessari, si può raggiungere la felicità. Perchè solo attraverso il baratro si può scoprire la gioia, e solo attraverso il sangue sparso sul terreno può arrivare il perdono per chi ci ha fatto del male...facendone a se stesso in egual misura. Murakami è una Pietra Miliare della Letteratura, e lo ringrazio per avermi fatto scoprire il suo universo, dal quale non viene mai voglia di uscire.

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    paola

    25/02/2015 10.28.11

    Lo ammetto, ho un debole per Murakami, per i suoi romanzi apparentemente leggeri ma capaci di scavarti dentro. Romanzo intenso, fitto di emozioni, con un linguaggio delicato e immagini straordinarie. Un viaggio dentro e fuori di sé. Emozionante.

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    cristina

    20/02/2015 12.47.11

    Tazaki Tsukuru mi ha ricordato William Stoner; mentre là era l'America, qui è l'ancor più lontano Giappone, la cui cultura così diversa da quella occidentale probabilmente "giustifica" personaggi e storie come quella raccontata da Murakami. Ho fatto fatica inizialmente a farmi prendere dalla storia, ad entrare nella prosa lenta e a volte ripetitiva di Murakami. Le strade sono due: o molli la presa o devi semplicemente arrenderti: ti fai prendere per mano dal protagonista e ti fai condurre nel suo pellegrinaggio geografico e metafisico. Ho trovato fuori contesto la storia del jazzista Midorikawa raccontata da Haida; forse poteva essere il punto di partenza per un altro romanzo. Tutto sommato questo romanzo lascia dentro con una certa efficacia quel senso di perdita e abbandono che pervade tutta la storia.

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    zia dalia

    07/02/2015 08.14.13

    Murakami non delude mai; seppure in tono minore rispetto ai suoi precedenti capolavori,questo romanzo ci catapulta nuovamente sui temi più amati dall'autore: l'adolescenza, la formazione dell'individuo, la sofferenza, l'incomunicabilità. Consigliato.

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    Pier Morandi

    03/01/2015 19.41.46

    Murakami, è uno scrittore che amo e del quale ho letto tutto il leggibile, ma questo libro proprio non mi è piaciuto. Interessante per due terzi, diventa banale ed estremamente superficiale nell'ultima parte, dove scrittura e idee latitano. Ad ogni scrittore, si concede un passo falso, ci mancerebbe altro, ma siamo così lontani da Norwegian Wood, Dance, Kafka, L'uccello che Girava le Viti, la Ragazza dello Sputnik, a Sud del Confine, tanto per citarne alcuni. Partire da questo libro, per scoprire Murakami, sarebbe un errore.

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    patrizia balit

    28/12/2014 09.03.42

    Il mio è un approccio virginale alla lettura di Murakami, che ho letto per la prima volta in versione inglese ("The colorless TT and his years of pilgrimage"). La storia è affascinante, accattivante. Ho amato molto Tsukuro e la sua lotta-non lotta per riprendersi da una profondissima ferita emotiva, l'esclusione fisico-morale dalla sua ristrettissima cerchia di amici. Ma, ad un certo punto, ho avuto la sensazione di qualche sovrapposizione di troppo, quasi innesti un pò stonati e rarefatti: ad esempio, le visioni oniriche e pulsioni con Haida, l'incontro di Haida padre con Midorikawa in una complessa partita di vita e morte (con punte letterarie da "oracolo"). Mentre, le ricadute a terra sono concrete, come le figure di Sara ed Eri, che provano positivamente a superare le ferite del passato, ed anche Olga, personaggio marginale ma che appare alla fine del libro come un raggio di luce bianca. O come certe citazioni di marche attuali di orologi, automobili, cravatte, tutte comunque molto contestualizzate. Il libro l'ho divorato, ma mi è rimasto un pò un retrogusto di Paolo Coelho del sol levante, non del tutto piacevole.

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    farfallina

    02/10/2014 22.06.19

    mi piacciono molto le opere di Murakami perchè l'autore si serve di una scrittura semplice ma esaustiva per descrivere le profondità dell'animo umano; impresa non facile , secondo me. Questa storia si concentra molto sui sentimenti universali dell'amicizia e dell'amore ma anche della solitudine e dell'alienazione dei nostri tempi. Trovo affascinanti e riflessive le descrizioni altalenanti tra sogno e realtà. Nel complesso la storia appare triste e melanconica sin dall'inizio però Murakami lascia sempre al lettore la facoltà di decidere quale potrebbe essere il finale.

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    Lina

    26/09/2014 23.07.27

    una storia ridicola. e incomprensibile il favore che ha incontrato tra i lettori.

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    Ipek

    24/09/2014 16.07.14

    Scendo in campo a difendere questo, secondo me bellissimo, ultimo romanzo di Murakami. La sua scrittura é impeccabile, scivola a tratteggiare il quotidiano fino a rendere vivi i momenti piú intensi e drammatici della storia. Libro poetico,malinconico, denso. Inoltre ho simpatia per Toru, che é un solitario come me, e la maggior parte dei personaggi di Murakami.Assolutamente da leggere.

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    Michael Moretta

    03/09/2014 19.15.36

    L'ultimo libro di Murakami è piuttosto diverso dal solito e credo che ciò rispecchi una evoluzione dello scrittore e della sua scrittura di conseguenza. Sono sempre presenti i due piani temporali caratteristici di ogni suo romanzo ma in questo lavoro il cerchio non si chiude, è come se mancasse qualcosa perché la storia avesse una sua circolarità, ma forse è proprio questo che Murakami vuole e forse proprio qui sta parte della evoluzione dello scrittore giapponese.  Per il resto la storia è comunque affascinante e ricca di spunti notevoli in cui emerge chiaramente il genio di questo autore. Il personaggio principale per esempio, Tsukuru, in giapponese colui che costruisce, ingegnere costruttore di stazioni al giorno d'oggi e nei suoi vent'anni quinto membro di una cerchia di amici i cui cognomi significavano tutti un colore. Lui, Tazaki Tsukuru era l'incolore, l'unico a non avere nel proprio cognome l'inizio di un colore. Un giorno questo gruppo di amici allontana Tsukuru senza una spiegazione, all'improvviso, e Tsukuru vive sei mesi in cui pensa principalmente alla morte. Rassegnato riesce ad andare avanti ed all'età di 36 anni incontra Sara, che lo convince a rivedere i suoi amici di un tempo per chiarire ciò che accadde 16 anni prima. Tsukuru scoprirà così il motivo del suo allontanamento dal gruppo e le implicazioni che ciò ebbe sugli amici.  Come detto questo è un libro diverso dai capolavori di Murakami e probabilmente non è il suo migliore. Rimangono dei punti in sospeso...per esempio il personaggio di Haida, che compare nella vita di Tsukuru e poi all'improvviso sparisce, o la fine stessa della storia con Sara. D'altra parte nei libri di Murakami raramente troviamo una spiegazione a tutto...molto l'autore lo lascia alla nostra immaginazione ma questi due personaggi credo che avrebbero meritato più attenzione. Comunque il libro rimane affascinante e ben scritto, e Murakami conserva intatto quel suo alone di magia e mistero che da sempre lo caratterizzano.

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    Massimo F.

    30/08/2014 11.25.40

    Questo autore è un vero fuoriclasse. Un libro che lascia senza parole. Una storia profonda, una scrittura splendida (aiutata da una traduzione di livello eccelso). Realtà e sogno viaggiano sempre in parallelo, e ti avvolgono a tal punto che smettere di leggerle questo libro diventa un'impresa molto complicata.. Scena dell'abbraccio in Finlandia, secondo me, tra le più belle in assoluto nel panorama letterario moderno.

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    GIOVANNI

    25/08/2014 11.09.26

    A mio avviso Murakami non perde un colpo e con questo ultimo romanzo ci offre un lavoro assolutamente ricco di spunti e scritto benissimo. Come anche in Tokio blues ambienta buona parte del racconto in una Tokio anonima e distante dove uno studente solitario e fuori sede va incontro alla sua vita, chissà, probabilmente c'è qualcosa di autobiografico in tutto questo o forse è solamente un mezzo narrativo. Ciò che penso di Murakami è che i suoi lavori non parlino solo di amore, solitudine, amicizia o musica, cioè non hanno particolari messaggi da comunicare sono dei romanzi scritti benissimo dove le situazioni e i personaggi sono perfetti e veritieri. Questo basta per essere un grandissimo scrittore.

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    Ale R.

    26/07/2014 18.48.55

    È la prima opera di Murakami che leggo. Pertanto il mio giudizio non tiene in considerazione gli altri lavori e non posso ovviamente lanciarmi in arditi paragoni. Da neofita, dico che il libro ha una storia interessante e che il linguaggio e le immagini utilizzate sono stupende. Descrizioni profonde e accurate immergono il lettore nella scena descritta. L'abilità descrittiva compensa anche l'assenza di una conclusione, il che fa pensare ad un probabile seguito. Lo consiglio.

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    Roberta

    22/07/2014 16.38.45

    Murakami non delude, anzi! In poche pagine una storia che lascia con il fiato sospeso e, nello stile dell'autore, con un velo di mistero fino alla fine...e oltre! Romanzo intenso, profondo, una trama fitta di particolari, come fitte sono le righe scritte, intervallate da pochi spazi bianchi, che servono a farti tornare alla realtà. Linguaggio curato, parole ben scandite, a voler trasmettere tranquillità e pacatezza. L'amicizia é il sentimento dominante. Il viaggio l'unica possibilità per riportare alla luce le ombre del passato, accettare il presente e affrontare il futuro. Ma con i sentimenti non si scherza, e niente potrà più essere come un tempo. Tanti gli spunti di riflessione, tanta la voglia di leggerlo di nuovo! In una parola: eccellente!

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    Barbara

    15/07/2014 13.15.18

    Non uno dei migliori di Murakami H. Buona l'idea di partenza ed avrebbe potuto essere buono anche il finale. Ma è come se ci fosse stato qualche difetto nell'innesco. L'Hana - Bi non è esploso. Murakami sa essere duro e anche difficile da seguire, certe volte, oppure malinconico e delicato, anche se la sua "voce" sembra sempre uguale, ed alcuni elementi sono delle costanti in ogni suo romanzo. Ma questa è stata una di quelle volte in cui l'alchimia non ha dato i risultati sperati. Non mi è dispiaciuto leggere questo romanzo, naturalmente, non credo sia stato tempo perso...ma non è quello che consiglierei a chi volesse conoscere questo autore. Sicuramente, preferirei sempre indicare "Dance Dance Dance" e "Noruwei no mori"...

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    Walter

    15/07/2014 10.04.14

    Molto profondo, dove passato, presente e sogno si uniscono.

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    Alessandra

    08/07/2014 21.38.03

    Murakami ormai ci ha abituato a delle gran belle storie e infatti anche questa non delude... Bella l'idea, bello lo spunto, bello il percorso per arrivare a disvelare le ragioni di un profondo dolore... Devo dare il massimo, anche se secondo me la storia resta un po' inconclusa, soprattutto la parte che riguarda Haida... Ma è un peccato veniale...

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    Roby74

    07/07/2014 11.46.29

    Sono un'estimatrice dell'autore, ma, pur essendo un libro scorrevole e con un'idea di partenza accattivante, non mi ha del tutto convinta. In ogni caso lo consiglio, anche se non lo ritengo tra i suoi libri migliori. Sicuramente non si tratta di un romanzo facile, nonostante lo si possa leggere d'un fiato. Quello che mi ha lasciata un po' perplessa, è il modo in cui sono stati affrontati gli accadimenti e come sono stati sviluppati; gli spunti di riflessione e le tematiche sono pregevoli, ma credo che Murakami si sia un po' "aggrovigliato" nella loro gestione, sebbene, ripeto, le tematiche sono assolutamente interessanti e conducono il lettore ad un'immedesimazione e introspezione. "L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio" evoca il nome del suo protagonista, la cui vita viene seguita dai tempi del liceo fin quasi alla soglia dei quarant'anni; lo si pone in contrasto con i suoi ex compagni (colpevoli di averlo abbandonato senza alcuna ragione apparente): Aka (rosso), Ao (blu), Shiro (bianco) e Kuro (nero). Un romanzo di formazione che diventa un viaggio verso la conoscenza di sè, che fa emergere una prima traccia per capire perchè Tsukuru sia diventato ciò che è, e perchè sia prevalsa, negli anni, la sua natura anonima, solitaria. Per riconquistare la serenità perduta e "ricostruirsi", Tsukuru dovrà fare i conti con il passato e con le emozioni negate. Prima il buio: poi la faticosa rinascita. Romanzo lento, introspettivo, denso di significati non del tutto palesati, capaci di creare effetti pluridimensionali, onirici ,anche se non visionari come in altre opere di Murakami, ma mai scontati. Nell'evoluzione del racconto, "l'incolore" si rivela il più colorato di tutti, quello che possiede anche le sfumature, che non teme di attraversare il dolore, il negativo, l'assenza di colore...

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