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L' incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio
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L' incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio - Haruki Murakami - copertina
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L' incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio Haruki Murakami
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Descrizione

A Nagoya abitano cinque ragazzi, tre maschi e due femmine, che tra i sedici e i vent'anni vivono la più perfetta e pura delle amicizie. Almeno fino al secondo anno di università, quando uno di loro, Tazaki Tsukuru, riceve una telefonata dagli altri: non deve più cercarli. Da quel giorno, senza nessuna spiegazione, non li vedrà mai più: non ci saranno mai più ore e ore passate a parlare di tutto e a confidarsi ogni cosa, mai più pomeriggi ad ascoltare la splendida Shiro suonare Liszt, mai più Tsukuru avrà qualcuno di cui potersi fidare. Il dolore è cosi lacerante che nel cuore del ragazzo si spalanca un abisso che solo il desiderio di morire è in grado di colmare. Dopo sei mesi trascorsi praticamente senza mangiare né uscire di casa, nelle tenebre di un'infelicità senza desideri, Tzukuru torna faticosamente alla vita ma scopre di essere cambiato. Non solo nel fisico - più magro, dai lineamenti più duri e taglienti - ma anche, soprattutto, nell'animo. Ancora oggi, quando ormai ha trentasei anni, continua a vivere con l'ombra di quel rifiuto che lo accompagna sempre, come una musica che resta sospesa nell'aria anche quando non c'è più nessuno a suonarla. L'incontro con Sara, che intuisce l'inquietudine nascosta dietro l'apparente ordinarietà di Tsukuru, sarà l'occasione per rispondere a quelle domande che per sedici anni l'hanno ossessionato ma che non ha mai avuto il coraggio di affrontare.
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Dettagli

2014
20 maggio 2014
260 p., Rilegato
9788806219772

Valutazioni e recensioni

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Alice
Recensioni: 3/5

Prima volta che recensisco Murakami con meno di 5 stelle...libro struggente e passionale, molte pagine mi hanno portato alle lacrime ma il motivo per il quale do 3 stelle e il finale..se così si può definire. Non sembra esserci una vera e propria conclusione, mi sono sentita lasciata in tredici..molti nodi non sono stati snodati e mi hanno lasciata perplessa.

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erikar
Recensioni: 4/5

Tazaki Tsukuro è un ingegnere di trentotto anni che progetta stazioni ferroviarie. D'altronde, il nome scelto per lui dal padre si è rivelato profetico: colui che costruisce. Ogni volta in cui deve riflettere, quando cerca la pace, T.T. ama recarsi nelle stazioni e osservare l'arrivo dei treni e l'andirivieni dei passeggeri. 🚆 T.T. conduce un'esistenza piuttosto sciatta e banale, finchè non conosce Sara, grazie alla quale riesce a trovare la forza di riconciliarsi con il passato. Son trascorsi infatti ben sedici anni da quando i suoi quattro inseparabili amici, con i quali formava una sorta di cerchio magico ai tempi del liceo, lo hanno improvvisamente quanto inspiegabilmente escluso dal gruppo. T.T. intraprende un viaggio che lo porterà addirittura in Finlandia pur di comprendere le motivazioni di quel rifiuto che lo ha segnato a tal punto da condurlo quasi alla morte. I quattro ragazzi di tutti i colori e lui, Tazaki Tsukuru, che di colori non ne aveva: una storia emozionante ed un Murakami insolito. Romanzo consigliato agli amanti di Murakami per scoprire una storia che si allontana completamente dalle solite avventure dall'atmosfera onirica.

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Angelus
Recensioni: 3/5

Forse uno dei libri meno riusciti di Murakami. In alcuni punti sembra ricalcare Norwegian wood, più per i temi trattati che per la storia, ovviamente. Lo consiglio solo per i veri fan dello scrittore.

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Voce della critica

  "La profezia è sempre lì, torbida come acqua che ristagna nel buio", scrive Haruki Murakami in Kafka sulla spiaggia, romanzo tra i più conosciuti e amati dell'autore, dove rivive un pesante senso del destino che rimanda alla tragedia di Edipo. Come il destino si nasconda o si sveli all'improvviso, come finisca per coincidere con le passioni e con gli impulsi meno controllabili, e come si riesca a reagire – a sopravvivere, in certi casi – all'incontro con i segni che prefigurano e scrivono la vita, sono questioni antiche a cui i personaggi di Murakami difficilmente si sottraggono (pensiamo anche alla sovrapposizione di storie nel monumentale 1Q84). A un certo punto la profezia si risveglia, l'acqua zampilla alla luce e si scatena la tempesta. Come affrontarla? Sempre in Kafka sulla spiaggia, il destino è paragonato a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la sua direzione. Per evitarla, si può cambiare andatura. Ma il vento cambierà a sua volta e noi cercheremo di seguirlo. Ciò si ripeterà infinite volte, "come una danza sinistra col dio della morte prima dell'alba". Perché quel vento "non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non fare entrare la sabbia". Non basta, però, chiudere gli occhi: per affrontare il destino bisogna conoscerlo fino in fondo; conoscere se stessi e rafforzarsi. Per poterlo fare, il protagonista si allontana dalla famiglia e dalla cupa profezia, si mette in viaggio. Anche se la profezia ormai è "un'ombra" che non si stacca più dal suo fianco. L'ultimo romanzo di Murakami, L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, suggerisce già dal titolo un'analoga vocazione, enfatizzata dai riferimenti all'opera musicale di Liszt, Le mal du pays, tratta dalla raccolta Anni di pellegrinaggio. Il pellegrinaggio comincia nel momento in cui Tsukuru lascia il liceo per l'università, Nagoya per Tōkyō. Ma il vero distacco da ogni cosa passata avviene nel momento in cui perde i quattro amici più cari del liceo, con i quali si era stabilita un'alchimia speciale che sembrava indistruttibile, creata e sostenuta da un'energia titanica e casuale "come il Big Bang". La decisione improvvisa e ingiustificata di estromettere dal gruppo Tsukuru gli lascia a lungo un solo pensiero nella testa: morire. Cade nel ventre nella morte "come Giona" inghiottito nel ventre della balena. Ed è così che comincia il romanzo. Al tempo stesso, però, Tsukuru deve e vuole sopravvivere ("Il cuore umano non si ferma con tanta facilità"); e, a poco a poco, deve cercare di capire, anche se all'inizio gli fa troppa paura "portare alla luce la verità e guardarla in faccia". Può infatti accontentarsi di pensare che, se i suoi amici non l'hanno più voluto, è perché il significato del suo nome non contiene un colore, a differenza del loro? Se i nomi maschili Aka e Ao rimandano al rosso e al blu, e quelli femminili di Shiro e Kuro al bianco e al nero, Tsukuru si convince di avere una personalità scialba e "incolore" come il suo nome. Dietro il quale, però, si cela un doppio ideogramma che può voler dire "dare origine" o "costruire". Non casualmente, il suo destino coinciderà con la sua passione: costruire stazioni, mettere in collegamento il mondo; ma anche, indirettamente, ricostruire la propria vita. Tsukuru la ricostruisce raccontandocela, a partire da piccoli messaggi e storie altrui, reali e magiche, e dagli strani sogni, anche erotici, che gli dicono più di quanto non sappia, da indizi profetici e simbolici che lo aiuteranno a lottare contro la nostalgia, il male del ritorno, quel mal du pays che fa da colonna sonora alla sua avventura e che a ogni ascolto sovrappone ai vecchi ricordi nuove emozioni. Saranno poi due incontri, due diverse forme d'amore – quello con il misterioso Haida e quello più luminoso, benché non privo di ombre, con Sara – a incoraggiare Tsukuru a disseppellire i ricordi, a fare luce sul suo passato per ricostruirlo. Dopo più di sedici anni dall'abbandono, comincia così il vero viaggio, un pellegrinaggio coraggioso per ri-conoscere il suo passato e per cercare di districarne i nodi. La storia del protagonista torna a intrecciarsi con le storie degli amici d'infanzia, ricongiungendo passato e presente nella simultaneità dei nuovi incontri, con la stessa magia evocativa della musica di Liszt. E anche questa volta tutto ha inizio con i loro nomi, a cui Sara, complici google e facebook, riesce a dare un volto, un lavoro e, soprattutto, una collocazione. "Non tutto è andato perduto nel corso del tempo". Però neanche tutti i misteri vengono sciolti, e non soltanto perché il nodo fondamentale di quel passato rifiuto riguarda l'unico personaggio che non c'è più, Shiro, ma perché la vita stessa – come la musica, come l'amore e la morte (lo dimostra la strana storia del jazzista Midorikawa, narrata da Haida) – è enigma, "è come uno spartito complesso (…). Piena di semicrome e biscrome, di segni strani, di annotazioni dal significato oscuro. Decifrarla è un'impresa ardua, e anche a saperla leggere correttamente, anche a saperla trasformare nella musica più bella, non è detto che poi la gente la capisca e l'apprezzi nel suo giusto valore". Di questo mistero si può, appunto, provare a raccontare, ma solo fino a un certo punto: non c'è mai scioglimento, così come non c'è mai definitivo e sicuro compimento di alcuna profezia. Anche dopo avere ricucito passato e presente, dopo avere fatto luce, infatti, il pellegrinaggio di Tsukuru ci conduce a un bivio: gli toccherà in sorte l'amore di Sara, oppure sarà rifiutato, e prevarrà ancora in lui il desiderio di morte? Poche certezze restano al lettore, oltre alla luce dell'ultimo treno che si allontana sui binari e al suono del vento fra le betulle del bosco.   Chiara Lombardi    

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La recensione di IBS

Comprereste un'utilitaria che arranca in salita per partecipare a un rally automobilistico? Ragionevolmente no. E perché allora dovreste acquistare un libro modesto, sbuffante e senza energia per un viaggio letterario quando in libreria c'è un romanzo come questo che supera quasi tutti i concorrenti? Non tentennate, non indugiate se in un romanzo cercate la solidità di una scrittura perfetta (anche grazie alla traduzione di Antonietta Pastore) accompagnata alla fluidità di una storia intimista e misteriosa che avvolge e il lettore in una nube e ne offusca la logica portandolo là dove l'autore vuole.
Murakami, è stato scritto, è uno dei più accessibili autori giapponesi per un pubblico di lettori occidentali. È forse questo ad averlo trasformato in un romanziere di culto? Sicuramente la sua scrittura è comprensibile, forse anche nei suoi recessi più nascosti (o almeno ci illudiamo che così sia) persino per chi ha conosciuto il Giappone e la sua cultura solo marginalmente, quasi per sentito dire. La nazione che Murakami ci racconta in queste pagine è quella del dopo-tragedia dell'11 marzo 2011 (mai citata) più cupa, pessimista, ripiegata su se stessa.
L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio si può definire un romanzo di formazione, soprattutto "di crescita", quella interiore del protagonista, Tazaki Tsukuru - "uomo che sembrava privo di una personalità dalle caratteristiche spiccate" -, costellata di piccoli elementi, quasi insignificanti che comunque ne andranno a tracciare il futuro - "Lui stesso, quando si guardava allo specchio, si trovava irrimediabilmente noioso". Non avere un colore insito nel proprio nome - quando questo è un elemento comune ai suoi quattro migliori amici - può pregiudicare l'esistenza?
Tazaki Tsukuru ha "una sola passione, se così la si può definire: le stazioni ferroviarie". Su questa passione imposta lo studio, la professione e il luogo in cui vivere. Nulla accade di drammatico, ma contemporaneamente al suo trasferimento da Nagoya, la sua città d'origine, a Tōkyō, Tsukuru viene improvvisamente rifiutato da quegli amici con cui aveva trascorso ogni giornata e diviso ogni momento. Una sola telefonata dagli altri: non deve più cercarli. Da quel giorno, senza nessuna spiegazione, non li vedrà mai più.
Sarà una nuova amica, Sara, a guidare Tsukuru verso una risposta anche se come sempre Murakami non offre un finale definitivo alla sua storia, non regala una soluzione consolatoria.
Tsukuru guarda la sua sofferenza come fosse quella di un altro, cerca di staccarsi dalla sua fisicità, viene posseduto "dalla strana sensazione che il suo corpo stia subendo una totale metamorfosi", sino al punto di sentirsi un'altra persona totalmente, di cambiare fisionomia inasprendo il carattere. In un passaggio centrale del romanzo, Murakami riprende l'amato tema della crisalide da cui nasce un nuovo essere, diverso da quello precedente. Più che una farfalla un cervo volante, uno scarabeo rinoceronte, corazzato, indurito, reso più cinico e insensibile.
"Il ragazzo che una volta si chiamava Tazaki Tsukuru era morto [...] Quello che adesso era lì e respirava, era un nuovo Tazaki Tsukuru, un Tazaki Tsukuru il cui nucleo era stato, in gran parte almeno, sostituito. Ma era una verità che conosceva soltanto lui. Né aveva intenzione di condividerla con nessuno".
L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio è il romanzo di una vita segnata da un'incomprensione; di un'infanzia, un'adolescenza e una maturità rigide, strutturate come solo la società giapponese riesce a fare; di un'incomunicabilità legata all'educazione che impedisce l'espressione libera e assoluta dei propri sentimenti e induce alla solitudine.
È un libro di sensazioni che non si può descrivere se non attraverso sensazioni. Un romanzo del quotidiano che fa del quotidiano romanzo. Ed è opinione comune che unicamente i grandi scrittori abbiano la capacità di svelare lo straordinario nel banale.

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Conosci l'autore

Haruki Murakami

1949, Kyoto

Murakami Haruki è nato a Kyoto ed è cresciuto a Kobe. È autore di molti romanzi, racconti e saggi e ha tradotto in giapponese autori americani come Fitzgerald, Carver, Capote e Salinger. Con La fine del mondo e Il paese delle meraviglie Murakami ha vinto in Giappone il Premio Tanizaki. Tra i libri pubblicati da Einaudi troviamo Dance Dance Dance, La ragazza dello Sputnik, Underground, Tutti i figli di Dio danzano, Norwegian Wood, L'uccello che girava le Viti del Mondo, Kafka sulla spiaggia, After Dark, L'elefante scomparso e altri racconti, L'arte di correre, Nel segno della pecora, I salici ciechi e la donna addormentata, 1Q84, A sud del confine, a ovest del sole, Sonno, L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, Uomini senza donne, Prigioniero...

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