Categorie

Samir Kassir

Curatore: E. Bartuli
Traduttore: P. Lagossi
Editore: Einaudi
Collana: Vele
Anno edizione: 2006
Pagine: IX-91 p. , Brossura
  • EAN: 9788806180379

Samir Kassir era un intellettuale palestinese nato a Beirut nel 1960. Il suo libro di riflessioni sulla crisi delle società arabe è diventato una sorta di testamento da quando è rimasto ucciso a Beirut in seguito a un attentato probabilmente organizzato da ambienti filosiriani nel giugno del 2005. Collaboratore di “Le Monde Diplomatique” insegnante di scienze politiche all'Università Saint Joseph ha ispirato la “primavera di Beirut” che chiedeva il ritiro delle truppe di Damasco dal paese dei cedri. Ed ecco il suo pensiero. L'incapacità araba di uscire dall'idea di un passato glorioso ormai perduto porta inevitabilmente all'infelicità. Questa idea impedisce di osservare i sussulti e i risvegli culturali che il mondo arabo ha attraversato anche negli ultimi anni. Si è perso molto nei confronti dell'Occidente ma i blocchi cui sono soggetti i paesi arabi sono legati alle strutture sociali ai rapporti di forza interni ed esterni e non possono trasformarsi in una difficoltà antropologica. Sono ancora possibili dei rimedi è possibile forzare il destino a patto che gli arabi abbandonino il miraggio di un passato ineguagliabile e guardino in faccia la storia e i problemi del loro mondo. Si deve porre fine alla logica culturalista dello scontro frontale relativizzando lo statuto di vittime su cui le società arabe si sono adagiate. Bisognerebbe rifiutare le tesi di Huntington e ricordare Lévi Strauss. La civiltà non è un livello da raggiungere non ci sono gerarchie naturali prefissate l'umanità è una sola e riposa su un fondamento antropologico comune. Il suprematismo non è solo bianco e coloro che nelle società musulmane aderiscono all'islam radicale finiscono prigionieri di una tecnica di attacco il cui proselitismo si conquista attraverso la definizione dell'altro come decadente.


Paolo Di Motoli

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Lorenzo Panizzari

    13/10/2012 19.33.29

    E' un manifesto per la modernità (soc-politica) araba. Per un musulm il voto dipende da secolarizz/ottusità del lettore; per un occid è utile perché mostra che esistono pulsioni civili/moderniste e non solo l'integralismo mostrato dai media. Per chi conosce il tema c'è poco di nuovo, ma l'autore scrive al lettore comune arabo per scuoterlo e non all'occid per farsi conoscere. Per gli esiti elettorali nei paesi della ex primav.araba (hanno stravinto i partiti religiosi) temo che il processo proposto da Kassir sia molto lontano. Pnt di partenza: oggi il pens.politico arabo è diviso tra 2opz: attribuire alla cultura la responsabilità del ritardo soc-econ-politico; attribuire le responsabilità all'occid. L'autore propone una terza via: basta vittimismo [però un po' ne fa -gli arabi popolo più infelice del pianeta- molta gente sta molto peggio] ed il coraggio di modernizzare tutte le sfere della soc [ciò comporta secolarizzazione; forse per qst l'autore è stato assassinato?]; specifica che anche l'occidente dovrà rivedere i suoi paradigmi interpretativi del mondo arabo, ma il grosso del lavoro resta comunque [giustamente] sulle spalle dei popoli che devono emanciparsi. Storia e Sociol nella trattaz della Nhada/rinascita (n tentativi nel tempo) ma resta funzionale all'idea che al di là di forza/debolezza passata, non si possono reclamare prerogative in virtù di queste, ed è quindi necessario costruirsi il nuovo futuro. Se l'autore ha voluto scuotere gli animi [inimicandosi la politica] senza inimicarsi troppo la religione [non può litigare con tutti], è accettabile uno dei due difetti (mancano consideraz sugli effetti di una relig cristallizzata su un mod.sociale anacronistico), ma resta inaccettabile che l'autore non riflette sulla [nulla?] potenzialità di svl del suo progetto in un contesto di popolaz sottomessa ad una cl.dominante più o meno ovunque collusa con un clero che la legittima in cambio di prebende. Ed entrambi hanno interesse a mantenere lo status quo.

  • User Icon

    Anna

    08/02/2011 12.20.19

    Un libro molto coraggioso, scritto con disincanto e lucidità

  • User Icon

    Sara

    12/01/2007 16.30.31

    Il libro di Kassir merita di essere letto: non solo perché è ben scritto, non solo perché affronta la "questione araba" con un taglio diverso da quello consueto - l'autore concentra infatti la propria attenzione su quel grande movimento di fioritura intellettuale (la "Nahda"), di cui poco si sa qui in Europa, che ebbe luogo nei paesi arabi lungo la prima metà del '900, giocando un'importanza pari a quella del Rinascimento e dell'Illuminismo occidentali. Merita di essere letto perché è un testo coraggioso, che s'interroga sulle ragioni di una sconfitta (la sconfitta del tentativo di trasferire i progressi della Nahda dal piano meramente culturale a quello socio-politico) e incoraggia le forze civili arabe a riappropriarsi del proprio destino, sottraendosi al gioco velenoso del vittimismo, del fatalismo e della pura colpevolizzazione dell'Occidente (il quale naturalmente ha le sue colpe, giustamente non taciute da Kassir). Ma in questo lodevolissimo sforzo di cultura critica, c'è a mio avviso una pecca. Le parole di Kassir, sempre circostanziate a proposito del multiforme panorama dei paesi arabi, si colorano di frettolosa intransigenza quando si arriva a discutere di Israele; in tutto il libro si distingue attentamente tra governanti e governati, tra dirigenze politiche spesso corrotte e forze civili sane; si citano con puntualità i nomi degli uomini che hanno fatto la storia dei paesi arabi negli ultimi decenni, si fa riferimento a responsabilità specifiche, ovunque si nota un serio sforzo di analisi. Ma Israele è sempre solo presentato come un blocco monolitico, un corpo estraneo piombato di colpo a rovinare il già fragile equilibrio post-coloniale dei paesi arabi. Peccato, perché sarebbe stata un'ottima occasione per impostare un confronto autentico, che servisse la causa della pace: indipendentemente dalle idee che si possono avere circa il conflitto, le pagine di Kassir su Israele stonano in un testo così coraggiosamente lucido, e non aiutano a risolvere una questione centrale per il futuro dei paesi arabi.

  • User Icon

    bandolerostanco

    25/03/2006 12.06.30

    Un libro scritto non benissimo, in un sociologhese a tratti indigesto, ma comunque molto interessante per i contenuti. Kassir fa un rapido ma esauriente excursus sul progresso dei popoli arabi a partire dall'Ottocento, e sul regresso degli ultimi vent'anni del Novecento. L'autore è molto preparato, e fa piacere leggere la storia da un punto di vista diverso da quello europeo, senza però fanatismi e vittimismi. La tesi di fondo è che i paesi islamici non sono incompatibili con il progresso europeo, che hanno invece accolto e messo in pratica fin dai primi dell'Ottocento. Kassir mette bene in luce poi l'impotenza dei popoli arabi a decidere il loro destino, stretti fra regimi autoritari, ingerenze occidentali e integralismo islamico. Dove trovo carente l'analisi dell'autore è sul perchè il mondo islamico non ha avuto lo stesso successo nel recepire il progresso occidentale che hanno avuto i popoli dell'Estremo Oriente. Perchè i paesi musulmani, così pronti fino agli anni Settanta ad accogliere e sperimentare le novità dell'Europa e dell'America, a partire dagli anni Ottanta sono tornati indietro, mentre la Cina e le tigri asiatiche prendevano il volo? Su questo problema centrale, Kassir dà a mio parere risposte generiche. Forse, se non fosse stato ucciso, avrebbe potuto approfondire questi temi. Era proprio questo che temevano i suoi assassini: che una mente libera e attiva potesse smascherare fino in fondo la loro meschinità.

  • User Icon

    Massimo

    24/03/2006 09.44.52

    L'autore, un intelletuale libanese, merita di essere letto se non altro per il fatto che è stato ucciso per le sue idee: era una persona scomoda, critica che amava il dialogo e l'uso della ragione. Rappresenta un martire dell'intelligenza, forse la cosa più odiosa che ci possa essere. Oltre a ciò il libro è ben argomentato e propone la tesi dell'esistenza di un illuminismo arabo che dura da oltre un secolo sia pur in maniera debole. La scommessa del libro è sulla possibilità di un progresso autonomo e indipendente sperando di non essere più diretti da qualcuno. Io sono un po scettico sulle possibilità di emancipazione del mondo arabo: hanno una lunga tradizione dispotica, una commistione tra religione e politica, la libertà gli è stata imposta dall'alto, la condizione della donna ancora è sottomessa e non esiste una stampa libera. Forse come diceva Chiaberge in un suo editoriale bisognerebbe bombardarli con libri di Locke, di Hume, di Kant. Ma esistono i germi per il progresso e l'emancipazione? esiste questa volontà di progredire? Kassir era ottimista e credeva nella ragione e nella democrazia, ma la sua morte testimonia il contrario.

Vedi tutte le 5 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione