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Alessandro Piperno

Illustratore: W. Dell'Edera
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2012
Pagine: 351 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804608806
  Fine. Sotto l'ultimo rigo c'è scritto proprio così, come nei vecchi film di una volta, quando la parola fine avanzava sullo schermo fino a diventare sempre più grande e a coprire quasi del tutto l'ultimo fotogramma. E l'ultimo fotogramma, qui, l'ultima delle illustrazioni che punteggiano la prima (Persecuzione, Mondadori, 2010; cfr. "L'Indice", 2011, n. 1) e la seconda parte (Inseparabili) del Fuoco amico dei ricordi è quella di due bambini, fratello e sorella, che scendono da una macchina per assistere al funerale della nonna. Un'immagine che ci riporta dritti dritti a quella di David e del fratello Lorenzo che all'inizio di Con le peggiori intenzioni (il fortunatissimo romanzo d'esordio di Piperno, Mondadori, 2005; cfr. "L'Indice", 2005, n. 5) assistono al funerale del nonno. Gli ambienti descritti, d'altra parte, sono gli stessi (quelli dell'alta borghesia romana, visti dal punto di vista di una ricca famiglia ebrea: lì i Sonnino, qui i Pontecorvo) e il passo è sempre quello della saga, con l'avvicendarsi di tre generazioni ("La grande illusione della perpetuità genetica"). C'è persino qualche personaggio che migra da una storia all'altra; come Gaia Cittadini, l'inarrivabile dea desiderata da David, qui non più adolescente e ancora più lasciva di come l'avevamo lasciata. E se invece che di un dittico si trattasse di una trilogia? Il fatto è che Piperno, come tutti i veri scrittori, parte sempre da un nucleo forte e da un altrettanto forte punto di vista sul mondo. E come tutti i veri narratori occulta quel nucleo dietro l'impatto emotivo di una storia avvincente, diffrangendo il suo punto di vista nello sguardo della voce narrante. Nel primo romanzo, il tutto è gestito in chiave autoironica e a tratti apertamente comica; nell'insieme del secondo, si predilige una chiave seria, a tratti – come gli stessi personaggi non esitano a sottolineare – melodrammatica ("Il mélo stava assumendo contorni sempre più ottocenteschi"). Il primo romanzo era scritto, come gran parte della narrativa italiana e straniera degli ultimi anni, in prima persona; il secondo, in terza (è uno di quei romanzi a cui dare del lei). C'è sempre, anche in questo Inseparabili, una forte attenzione al disegno della trama, secondo una costruzione che qui vuole essere geometrica, fondata su una serie di rispecchiamenti: tra i due fratelli, Filippo e Samuel ("Il primogenito aveva bisogno di tirarsi su con gli antidepressivi e il minore di calmarsi con gli ansiolitici"); tra Samuel e il padre Leo, protagonista di Persecuzione ("Il padre era rimasto fermo e lui l'aveva raggiunto. Ora erano due fratelli gemelli"); ma anche all'interno della stessa vicenda di Samuel, che tutti chiamano Semi ("La sua intera vita acquisiva una specie di logica geometrica"). Un parallelismo che si potrebbe estendere, più in generale, al rapporto tra le due parti del dittico: tutta in discesa la prima, con il progressivo smorzarsi dei toni che accompagna lo spegnersi del protagonista; tutta in crescendo la seconda, con una climax che culmina nella scena madre finale (più madre che mai, visto che si conclude con l'infarto di Rachel, la madre dei due). Un finale quanto mai simbolico, dato che la scena − il litigio in cui i due si rinfacciano tutto il non detto di venticinque anni – si svolge nello stesso scantinato dove, nella prima parte, si era consumato il dramma solitario che aveva portato Leo alla morte. Ovvero l'underground, l'inframondo, il subconscio dove viene rinchiuso l'incomprensibile (e dunque indicibile) che solo in quel sottosuolo può essere evocato. Ma, come le altre volte, il cuore della storia sta altrove. Anche qui Piperno lavora con gli stereotipi per raccontare gli archetipi, vale a dire – in epoca post-psicoanalitica – i grumi di nevrosi che albergano in ognuno di noi e ci proiettano in un patologico pantheon di Edipi e Narcisi, Elettre e Atlanti. Con le peggiori intenzioni era un libro sul complesso d'inferiorità, Persecuzione sul senso di colpa, Inseparabili racconta l'ansia da prestazione: quel misto di presunzione e insicurezza, di invidia e disprezzo, di ricerca dell'approvazione e voglia di isolamento che affligge in modo diverso entrambi i fratelli, rendendo sessualmente impotente il workaholic Semi e professionalmente abulico il sex addicted Filippo. Quella forza distruttiva che trasforma anche il successo planetario inopinatamente arriso a Filippo in un pericolosissimo boomerang per lui (a cui la fama porterà più guai che altro) e per il fratello, che arriverà a viverlo come un imperdonabile voltafaccia ("Non credevo a tutte quelle stronzate che il successo cambia. Ma poi ho visto te"). Il conseguente separarsi degli "inseparabili" mette il fratello più piccolo di fronte al suo destino: senza il fratello, Semi (nomen omen) rimane una persona a metà, capace solo di vivere di ricordi. Ciò che determina la rivelazione finale; anche se un indizio era già nella dedica che precede il romanzo: "A Filippo, mio fratello". Giuseppe Antonelli

Premio Strega 2012. Nel suo ultimo lavoro Piperno riporta in scena la famiglia Pontecorvo che abbiamo imparato a conoscere in Persecuzione e con la quale abbiamo condiviso il dolore per un’onta terribile. Ora l’autore chiude il cerchio e mette il punto alla saga familiare, regalandoci un romanzo corale e di grande umanità.
Inseparabili rappresenta la seconda parte del dittico, ma è un volume del tutto indipendente e, anche se è parte integrante del primo, può esser letto come un’opera separata. Ripercorre le vite di Filippo e Samuel dopo la dolorosa morte del padre Leo Pontecorvo e ci racconta le loro vicende esistenziali sempre influenzate dalla vergogna del passato.
I due fratelli, ormai adulti, sono inseparabili ma opposti da un destino beffardo che capovolge il loro prevedibile corso di vita: Filippo, che si era rifugiato in un matrimonio di convenienza, diventa una star grazie ad un film-denuncia sulle violenze ai bambini e Samuel invece, che si credeva destinato ad una carriera di successo, entra in un vortice di odio e risentimento che lo costringe ad allontanarsi da tutti.
Piperno insiste molto sulla loro caratterizzazione, mostrandoci tutta la superficialità di Filippo e tutto il tormento di Samuel, che è poi la causa involontaria dello scandalo che vent’anni prima ha colpito il padre: la sua fidanzatina di allora, Camilla, aveva fatto in modo che il dottor Pontecorvo, uomo affascinante e brillante, venisse accusato di pedofilia. Questo evento infamante aveva portato ad un declino immediato l’intera famiglia, che da un giorno all’altro si era ritrovata nel vortice mediatico della televisione colpevolista.
Fatta a pezzi dai continui sospetti, dalle continue allusioni, dagli sguardi accusatori, la famiglia Pontecorvo cerca ora di uscire dal tunnel in cui era caduta, tenta di sopravvivere alla vergogna, di andare avanti, dimenticare e ricominciare, in qualsiasi modo.
Molto forte, anche in questo secondo romanzo, è il tema del successo/sconfitta che attraversa tutta la narrazione e a proposito l’autore afferma: «Mi è capitato di incontrare nell'ambiente letterario persone, anche amici, che hanno avuto un enorme successo o un enorme insuccesso e ho visto come entrambe le cose ti devastano. Mi sembra qualcosa di molto contemporaneo, ma anche molto classico, legato alla narrativa.» Il successo è quello di Filippo, che entra casualmente nel mondo dello spettacolo grazie ad un cartone: “Erode e i suoi pargoli” che gli regala una fama internazionale, gli fa guadagnare molti soldi e lo celebra come un eroe; la sconfitta è quella del fratello minore che è diviso tra investimenti disastrosi e insuccessi sentimentali. Questi due fratelli così diversi e così terribilmente lontani sono però uniti dal “fuoco del ricordo” che li accompagna sin da bambini, perché il ricordo, come sostiene lo stesso scrittore, «è una specie di fuoco amico» che non ti permette mai di cancellare la memoria.
Una grande importanza è data al ruolo dei media, che anche in Inseparabili fanno da sfondo alle vicende della famiglia, come se fossero il filo conduttore del racconto e come se da loro dipendesse l’intero sviluppo della storia. Sono i media che decretano il successo di Filippo, proprio quelli che anni prima avevano massacrato e torturato i Pontecorvo. Ruotano intorno alle vicende esistenziali dei componenti della famiglia (la moglie di Filippo ad esempio era una ragazza di Non è la rai) e modificano gli equilibri decretando un’infima gara di bravura fra i due fratelli, innalzando uno e ammazzando l’altro.
Piperno tratteggia i personaggi con grande umanità, esprime con coraggio le loro personalità, gli toglie la maschera e li rende vulnerabili a qualsiasi giudizio. Questo romanzo ha una forza narrativa dirompente, ha il ruolo fondamentale di sciogliere il nodo lasciato in sospeso dal primo libro. È la storia di una famiglia che lotta fino alla fine con l’amore, il lutto, la solitudine e il rancore. È il racconto veloce e crudele della nostra commedia umana.

Recensioni dei clienti

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    ChiaD

    11/06/2015 16.13.40

    Ho dovuto abbandonare la lettura a pag 159, oltre che per la noia, per l'insopportabile fastidio che la scrittura di Alessandro Piperno mi ha provocato: ridondante, prolissa, inutilmente forbita. Inaccettabili gli errori di sintassi. Un libro pessimo su tutta la linea.

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    roberta

    22/06/2014 15.59.31

    Libro molto brutto. "Persecuzione" si lasciava leggere ma questo proprio no. Pessima descrizione dei caratteri, figure banali e risapute, linguaggio adolescenziale, un che di violento e morboso inutile e spiacevole. Da evitare

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    paola giordano

    29/12/2013 12.03.12

    Che libro scialbo, una scrittura noiosissima. Questo Piperno mi sembra un vanesio, il libro è un'inutile esibizionismo di stile manieristico per raccontare il niente. Peccato, speravo in un bel libro e scritto bene. Ma l'esagerato esercizio di stile non è sinonimo di bella scrittura. C'è ancora molto, molto, molto da imparare, e davvero non so se sia possibile che questo individuo possa diventare uno scrittore, a dispetto del premio strega di cui d'ora in poi diffiderò. Finirlo mi sembra un'esagerata perdita di tempo. Per disintossicarmi tornerò al collaudatissimo Simenon oppure rileggerò quel gioiellino che è "HO PAURA TORERO" di Pedro Lemebel

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    Frank

    28/11/2013 20.43.28

    Erano anni che non leggevo un libro così bello. Divorato in pochissimi giorni

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    della

    06/09/2013 16.09.31

    che pena! lezione di italiano forbito misto a volgarità spesso "gratuite". l'ho finito di leggere nella speranza di trovare un colpo di scena almeno nelle ultime pagine. macchè! tempo sprecato a leggere un libro insipido.

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    blu

    22/08/2013 17.42.55

    Ho esitato un anno prima di leggere questo libro, le tante recensioni negative mi hanno frenato a lungo e mi hanno condizionato. Ora c'è da chiedersi il perché ci sia una sfilza di recensioni negative per un romanzo di siffatta qualità.

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    Ippopotalamo

    22/08/2013 12.40.44

    Non è obbligatorio che tutti leggano i premi Strega. E ancor più non è obbligatorio che tutti i premi Strega abbiano uno stile semplice e una vicenda non troppo introspettiva, per quello ci sono altri autori. Comunque, il romanzo è molto bello, forse non all'altezza del precedente con cui forma il dittico, ma questa è davvero letteratura e non semplice narrativa che finita la storia non lascia niente.

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    laura67

    01/08/2013 14.10.12

    Che noia,finalmente sono riuscita a finirlo,era diventata quasi una sfida,non ho trovato nulla di attraente in questa storia insipida(ma chi assegna i premi li legge i libri?)

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    Marta

    07/07/2013 15.16.39

    In effetti non è all'altezza di Persecuzione , ma è assolutamente da leggere...anche per poter concludere la vicenda di Leo Pontecoro e tutta l angoscia che era rimasta sospesa lo libro precedente !

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    Fabio

    04/06/2013 21.15.57

    Sconsigliato! Stile abbastanza originale, ma storia molto deludente.

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    luigi

    03/04/2013 10.11.16

    Il romanzo è un tributo alla lingua italiana perché l'autore effettua un continuo esercizio di stile attraverso l'uso ricercato dei vocaboli ed un manierismo della parola che non risulta mai stucchevole. Avevo già apprezzato l'autore con il suo primo romanzo, Con le Peggiori intenzioni, ma ritengo che Inseparabili sia un autentico capolavoro perché riesce a realizzare un'opera letteraria matura,equilibrata e con un gran corpo narrativo . Ponendo, infatti, al centro della scena il dramma esistenziale di una moderna famiglia ebrea riesce nello scopo di attingere dal profondo dell'animo dei protagonisti, realizzando al contempo una sceneggiatura ironica ed una trama scorrevole che ha sullo sfondo il perbenismo della comunità ebraica di Roma. Un mondo di tradizione, fede e ipocrisia di cui la voce narrante fa intimamente parte e che riesce a criticare in maniera ironica pur ammettendo di affondarvi le sue radici più profonde.

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    paola

    01/04/2013 22.55.57

    ho trovato "Inseparabili" bellissimo! Già conoscevo Piperno e avevo apprezzato in lui il modo di scrivere (prevalentemente ipotattico ma senza artificio, con tono ironico e crudele come solo i grandi contemporanei americani sanno fare) ma mai mi sarei immaginata che avrebbe saputo scrivere qualcosa di ancora più bello. Ho riso a crepapelle e pianto come una bambina, ho desiderato essere io lo scrittore, una pagina sì e una no, ho persino pensato di smettere di scrivere... perché di fronte a tanta bravura ti senti veramente piccola piccola... grazie all'autore per questo libro fantastico. E una pernacchia a tutti i detrattori che sono tali perché sono invidiosi, semplicemente non sanno scrivere e quindi... sanno solo criticare!!

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    Sara

    04/03/2013 12.41.03

    Un libro bruttissimo, un nulla mischiato col niente. Talmente tanto brutto da essere avvilente, a tratti proprio umiliante.

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    alfio

    13/12/2012 18.56.33

    Ho letto il libro con fatica, a mio avviso è troppo manieristico e barocco. Piperno, nonostante l'italiano da professore, non riesce ad avvincermi. Mi sembra che la descrizione dei personaggi sia la bruttissima copia degli "Indifferenti" di Moravia, uno dei miei libri preferiti. Per non parlare della sua misoginia: le sue figure femminili sono insulti al genere femminile.

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    francesco rossi

    30/11/2012 20.12.49

    Delusione, sto rileggendo "persecuzione" oppure è solo il fuoco amico dei ricordi? Questo è l'effetto di "inseparabili". Persa l'originalità, resta un secondo tempo, un brodo allungato, spero che Piperno, si fermi qui con questa saga.

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    maurizio c.

    24/11/2012 14.42.05

    Che dire, l'idea poteva essere buona e in qualche tratto il testo ha una sua validità. Ma nel complesso è un libro inconcludente. La cosa che però più indispone il lettore è il fare saccente con cui l'autore porta avanti la storia. Un bagno d'umiltà non può che far bene a Piperno. Vedremo la prossima opera.

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    marcello

    23/11/2012 14.26.03

    Un libro buono sia per come è congegnato sia per come è scritto , con un sottile humor ed una forza introspettiva non male. Senza l'atmosfera cupa che permea gli scrittori ebrei sopratutto americani ed il senso di appartenenza e di enclave che li rende spesso faticosi e pesso insopportabili. Un libro certamente più leggero, non so se da Premio Strega ma certo meglio di tanti italiani recenti.

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    marco

    05/11/2012 12.52.45

    Ho comprato il libro in quanto vincitore del premio strega. Ero curioso ed avevo voglia di leggere un bel libro. Sono rimasto davvero basito. Non capisco i criteri per i quali questo libro possa esser stato premiato. Nella scrittura c'è un buon uso dell'italiano. E' tutto. La trama vuota ai limiti dell'assurdo, nessun messaggio, nessuno spunto di riflessione. Davvero deludente.

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    LUCA

    10/10/2012 12.12.24

    ho faticato molto a finirlo, ero tentato di lasciarlo a metà. Non si riesce a seguirlo a volte nella trama, solo nel finale si è ripreso un pò...deludente in ogni caso

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    Maurizio Ciarlatani

    30/09/2012 19.52.32

    Non voto 1 perché lo stile letterario è buono e alcune caratterizzazioni sono ben delineate, ma il racconto è vuoto e inconcludente, al limite dell'assurdo. E' il primo libro di Piperno per me e proverò con qualche vecchia opera.

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