Inserzione per una casa in cui non voglio più abitare

Bohumil Hrabal

Traduttore: E. Ripellino
Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 02/09/2008
Pagine: X-132 p., Brossura
  • EAN: 9788806194321
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    Cristiano Cant

    05/04/2018 09:53:26

    Una simpatica arena di buffoni, di squattrinati ciarlieri cha vantano chissà che imprese, smargiassi a cui non crede nemmeno la propria ombra, cuori tristi e respinti dall'intricata matassa del potere. Si aggirano nelle periferie di vecchie fabbriche fra cumuli di detriti e rottami in disuso, rubano una bevuta al volo dentro osterie scalcinate o frugano dentro cantine nascoste, perdendosi in ricordi inventati o accuse gratuite o corteggiamenti senza fortuna. Sono in definitiva quella tenera feccia umana che Hrabal ha cantato nei suoi libri, quegli ultimi al centro della pista col loro mondo capovolto, un'odissea di fanfaroni marginali che aleggia e vaga tra le pagine soffiata da quel respiro ebraico tipico dell'Est di certa Europa. Ripellino lo dice benissimo nella postfazione: "I racconti traboccano di cartacce e robivecchi, ninnoli e cianfrusaglie, e tutto questo fornisce all'autore il destro per adombrare il malgusto e la nausea di un tempo che si spera sia tramontato per sempre, l'arrugginito arredo d'un mondo che non era vita ma scarico di macerie". La poesia naturalmente si affaccia nella sua scarna naturalezza, fra canzonette fischiate e sussurri in libertà: "...topolino poverino...non ti basta il tuo brodino?". Un universo satirico, macabro quanto basta per deridere anche le classi alte, basta pensare alla bella contessa che, durante i suoi banchetti, "spetazzava come una vecchia orsa", o le frecciate agli intellettuali, che "puzzano di merda a dieci metri". Sono istanti di prosa sconnessa, un dolce surrealismo che diverte, "veridico come l'usignolo e perverso come la rosa". Del resto - lo dice lo stesso Hrabal - "senza una fenditura nel cervello non si può vivere, non si può spulciare l'uomo dalla libertà". Una Praga svettante in ogni sua stradina, una danza fra scarti di sentimento e banalità cocciutissime, e un pallone che rimbalza fra le reti e i muri di un vicolo "ceco". Angeli autodidatti suonano in un sottoscala. Guai ai clowns che ridono.

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    gianluca guidomei

    22/09/2008 20:56:44

    Hrabal è uno di quegli autori che scrivono per se stessi e non per il pubblico. Questa è l' impressione che ho sempre avuto, leggendo quasi tutta la sua opera, e in questi racconti ne ho avuto la conferma. I temi, il modo in cui dipana le esistenze dei suoi personaggi, quasi sempre gli ultimi, i derelitti sporchi e disperati, sono uno schiaffo al lettore, come se Bohumil volesse dire:"Questa è la realtà. Così è, e non se vi pare." Che piaccia o meno al lettore, la sostanza della sua opera non cambia. Ammiro profondamente questa sua mancanza assoluta di ammiccamento verso il pubblico.

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