Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti. 1943-1945

Mario Avagliano,Marco Palmieri

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 16 settembre 2009
Pagine: LXIV-338 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806202361
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Descrizione
La rivendicazione della Resistenza antifascista si è ridotta per decenni al dibattito politico sulla guerra partigiana. Negli ultimi anni registriamo il recupero di una dimensione più ampia. Contiamo la resistenza contro i tedeschi delle forze armate all'8 settembre. Poi la guerra partigiana e la deportazione politica e razziale nei lager di morte. La partecipazione delle forze armate nazionali alla campagna anglo-americana in Italia. E infine la resistenza degli Imi nei lager tedeschi: le centinaia di migliaia di militari che invece della guerra nazifascista scelsero e pagarono la fedeltà alle stellette della patria. Le stellette a cinque punte sul bavero della divisa (piccoli pezzi di metallo povero o un quadratino di stoffa) sono il simbolo tradizionale dei militari italiani. La fedeltà alle stellette fu la motivazione più comune e diretta della grande maggioranza dei 650000 militari italiani che preferirono la prigionia nei lager tedeschi al passaggio dalla parte nazifascista. Questi 650000 prigionieri erano degli sconfitti che avevano vissuto il fallimento del regime fascista, la misera fine delle guerre di Mussolini, lo sfacelo delle forze armate all'8 settembre. Tutti avevano ragione di sentirsi traditi dal re e da Badoglio, che li avevano abbandonati senza ordini agli attacchi tedeschi. Ciò nonostante, una grande maggioranza di questa massa di sbandati preferì la fedeltà alle stellette e la prigionia nei lager. (Dalla prefazione di Giorgio Rochat)

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Fino alla prima metà degli anni ottanta la vicenda dei militari italiani deportati dopo l'8 settembre 1943 dai tedeschi era ai più sconosciuta o trattata come un dettaglio secondario in quell'immenso mattatoio che fu la guerra. Un numero che è ancora incerto, ma superiore ai 650.000, tra cui 30.000 ufficiali e duecento generali, fu inviato nei lager costruiti dalla Germania di Hitler. Si trattava degli Imi, gli internati militari italiani, una categoria anodina, priva di valore giuridico, con la quale Berlino definiva quanti non volevano "collaborare" con le autorità naziste attraverso l'adesione alla Repubblica di Salò. Le vicende di questo novero di oppositori silenziosi, destinati a una prigionia durissima, hanno faticato ad affermarsi nella memoria collettiva a causa della peculiarità della loro storia. Figli e figliastri della catastrofe ingenerata dalla tragica gestione dell'armistizio per parte delle autorità italiane, hanno pagato il conto della calcolata indifferenza istituzionale, che li ha doppiamente offesi, prima come vittime innocenti, poi come destinatari di una imbarazzata indifferenza. Il libro curato da Avagliano e Palmieri ne ricostruisce e racconta la vicenda attraverso le centinaia di lettere e diari scritti nei lager in quei giorni. Si tratta di una documentazione perlopiù inedita, relegata agli archivi privati, di famiglia, o pubblici. Il volume raccoglie il copioso materiale, selezionandone i contenuti in nove capitoli, dal viaggio in tradotta verso i lager al ritorno a casa dei sopravvissuti, con un'appendice di foto e disegni. Così facendo ci aiuta a ricostruire la peculiarità storica dell'esperienza degli Imi, ma anche il suo significato umano, offrendoci un importantissimo spaccato dell'Italia popolare di quegli anni.
Claudio Vercelli