-15%
Io Khaled vendo uomini e sono innocente - Francesca Mannocchi - copertina

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

Francesca Mannocchi

Con la tua recensione raccogli punti Premium
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 29 gennaio 2019
Pagine: 208 p., Brossura
  • EAN: 9788806240905

nella classifica Bestseller di IBS Libri Società, politica e comunicazione - Servizi sociali e criminologia - Reati e criminologia - Criminalità organizzata

pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente
Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

€ 14,45

€ 17,00
(-15%)

Punti Premium: 14

Venduto e spedito da IBS

Quantità:
LIBRO
Aggiungi al carrello
PRENOTA E RITIRA
* Servizio momentaneamente attivo solo nella Regione Lazio. Scopri il servizio

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

Francesca Mannocchi

Caro cliente IBS, grazie alla nuova collaborazione con laFeltrinelli oggi puoi ritirare il tuo prodotto presso la libreria Feltrinelli a te più vicina.

Non siamo riusciti a trovare l'indirizzo scelto

Prodotto disponibile nei seguenti punti Vendita Feltrinelli

{{item.Distance}} Km

{{item.Store.TitleShop}} {{item.Distance}} Km

{{item.Store.Address}} - {{item.Store.City}}

Telefono: {{item.Store.Phone}}

Fax: {{item.Store.Fax}}

{{getAvalability(item)}}

Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:0{{item.FirstPickUpTime.minute}} Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:{{item.FirstPickUpTime.minute}}
Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:0{{item.FirstPickUpTime.minute}} Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:{{item.FirstPickUpTime.minute}}
*Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva

Spiacenti, il titolo non è disponibile in alcun punto vendita nella tua zona

Compralo Online e ricevilo comodamente a casa tua!
Scegli il Negozio dove ritirare il tuo prodotto
Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una email di conferma Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una email di conferma
Recati in Negozio entro 3 giorni e ritira il tuo prodotto

Inserisci i tuoi dati

Errore: riprova

{{errorMessage}}

Riepilogo dell'ordine:


Io Khaled vendo uomini e sono innocente

Francesca Mannocchi

€ 17,00

Ritira la tua prenotazione presso:


{{shop.Store.TitleShop}}

{{shop.Store.Address}} - {{shop.Store.City}}

Telefono: {{shop.Store.Phone}} / Fax: {{shop.Store.Fax}} E-mail: {{shop.Store.Email}}


Importante
1
La disponibilità dei prodotti non è aggiornata in tempo reale e potrebbe risultare inferiore a quella richiesta
2
Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}}) Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}})
3
Una volta ricevuta la mail di conferma, hai tempo 3 giorni per ritirare il prodotto messo da parte (decorso questo termine l'articolo verrà rimesso in vendita)
4
Al momento dell'acquisto, ai prodotti messi da parte verrà applicato il prezzo di vendita del negozio

* Campi obbligatori

Grazie!

Richiesta inoltrata al Negozio

Riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

N.Prenotazione: {{pickMeUpOrderId}}

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

Francesca Mannocchi

€ 17,00

Quantità: {{formdata.quantity}}

Ritira la tua prenotazione presso:

{{shop.Store.TitleShop}}

{{shop.Store.Address}} - {{shop.Store.City}}

{{shop.Store.Phone}}


Importante
1 La disponibilità dei prodotti non è aggiornata in tempo reale e potrebbe risultare inferiore a quella richiesta
2 Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}}) Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}})
3 Una volta ricevuta la mail di conferma, hai tempo 3 giorni per ritirare il prodotto messo da parte (decorso questo termine l'articolo verrà rimesso in vendita)
4 Al momento dell'acquisto, ai prodotti messi da parte verrà applicato il prezzo di vendita del negozio

Altri venditori

Mostra tutti (4 offerte da 17,00 €)

Gaia la libraia

Gaia la libraia Vuoi ricevere un'email sui tuoi prodotti preferiti? Chiedi a Gaia, la tua assistente personale



Il concorso è valido dal 20 maggio al 9 settembre 2019. Clicca qui per informazioni e regolamento.
Se non desideri partecipare all’estrazione dei premi previsti scrivi a segreteria@ibs.it


Francesca Mannocchi, giornalista e documentarista che da molti anni si occupa di migrazioni e zone di conflitto, ci restituisce la sua voce. Le sue parole raccontano un mondo in cui la demarcazione tra il bene e il male si assottiglia.

«Mannocchi racconta le rotte dei migranti e la situazione libica attraverso la storia di un trafficante di uomini. Mannocchi scrive dal Libano, dall'Afghanistan, dalla Libira, dalla Siria e dall'Iraq per giornali italiani ed esteri» - Robinson

«Ci chiamano mercanti della morte, immigrazione clandestina, la chiamano. Io sono la sola cosa legale di questo Paese. Prendo ciò che è mio, pago a tutti la loro parte. E anche il mare, anche il mare si tiene una parte della mia mercanzia. Mi chiamo Khaled, il mio nome significa immortale. Mi chiamo Khaled e sono un trafficante».

Khaled è libico, ha poco più di trent'anni, ha partecipato alla rivoluzione per deporre Gheddafi, ma la rivoluzione lo ha tradito. Così lui, che voleva fare l'ingegnere e costruire uno Stato nuovo, è diventato invece un anello della catena che gestisce il traffico di persone. Organizza le traversate del Mediterraneo, smista donne, uomini e bambini dai confini del Sud fino ai centri di detenzione: le carceri legali e quelle illegali, in cui i trafficanti rinchiudono i migranti in attesa delle partenze, e li torturano, stuprano, ricattano le loro famiglie. Khaled assiste, a volte partecipa. Lo fa per soldi, eppure non si sente un criminale. Perché abita un Paese dove sembra non esserci alternativa al malaffare.
5
di 5
Totale 2
5
2
4
0
3
0
2
0
1
0
Scrivi una recensione
Con la tua recensione raccogli punti Premium
  • User Icon

    Elide Apice

    22/06/2019 13:22:42

    Un libro dalla scrittura potente che parla di dolore, di trafficanti di esseri umani, di perdita di umanità, di speranze spesso disilluse. La Libia come sfondo, Khaled, il protagonista che è eroe negativo, trafficante di corpi che col suo comportamento costringe il lettore a farsi domande e a tentare una riflessione. La scrittura fluida e coinvolgente rapisce il lettore che fin dalla prima pagina entra nel libro alla continua ricerca di un perché e che si trova a confrontarsi con la Libia, la sua complessità, la difficoltà di giungere a un sano equilibrio per tentare di ritornare ad essere un paese tra i più sviluppati del Nord Africa e non ciò in cui si è trasformato con il fallimento della primavera araba e con il fallimento individuale e personale dei rivoluzionari. Kjhaled si racconta in prima persona e accompagna il lettore nell'analisi complessa di un territorio socialmente difficile, quello dove i rivoluzionari hanno intrapreso altre strade, non ultima quella del traffico di esseri umani, portando avanti un proprio personale desiderio, nel caso del protagonista, quello di guadagnare soldi per acquistare una casa (e poco importa se da rivoluzionario si è trasformato in uno spietato individuo e che quel mare che solca continuamente, a lui, in fondo, non piace) in un confronto tra la sua generazione e quella di suo padre rimasto suddito nell'anima senza capacità di cercare ancora un riscatto ormai definitivamente perduto.

  • User Icon

    Virgo

    22/06/2019 11:25:46

    Ricevuto in meno di 48h!!\nIBS garanzia!!

«We came, we saw, he died». Era il 20 ottobre del 2011 e l’allora segretario di Stato americano, Hillary Clinton, commentava così la notizia della morte del Raìs libico, il colonnello Gheddafi. A distanza di nove anni dallo scoppio del conflitto, l’unica cosa certa è che il vento della rivoluzione che ha soffiato sulla Libia ha spazzato via il desiderio di libertà, trasformando uno dei Paesi più sviluppati del Medio Oriente e Nord Africa in Stato fallito. Francesca Mannocchi, reporter e documentarista, nel suo romanzo di esordio Io Khaled vendo uomini e sono innocente (195 pagine, 17 euro), pubblicato da Einaudi, nella collana Stile Libero, ci racconta il fallimento della rivoluzione araba del febbraio del 2011 che ha mutato la terra libica in crocevia del traffico di esseri umani dall’Africa sub-sahariana verso l’Europa.

Gli oppositori al regime di Gheddafi non hanno mai celebrato il “giorno della liberazione”, lo racconta in prima persona il protagonista del romanzo, la cui voce narra gli orrori dell’odierna Libia. Che ne è stato dei “rivoluzionari falliti”? Alcuni sono diventati trafficanti di esseri umani, come Khaled, il personaggio a cui è affidato il compito di mettere in luce le zone d’ombra di un Paese che vive tra caos e atrocità. Mannocchi sceglie di raccontare le radici profonde del traffico di uomini, un fenomeno complesso, e le racconta da un punto di vista diverso e scomodo, quello di chi si è adattato, a suo modo, ai mutamenti catastrofici del Paese.

I libici non hanno mai compreso fino in fondo il significato della parola «libertà»: la dittatura è rimasta nella loro testa. Sono «camaleontici», così li descrive Khaled: mutano pelle e si mimetizzano, ma le persone che riempivano la piazza nel febbraio 2011 non possono essere di colpo diventate tutte rivoluzionarie. «Ubriachi di libertà», dopo gli effetti passeggeri della sbornia, è rimasto il caos.

Che fine hanno fatto le speranze di cambiamento, progresso e libertà dopo essere state tradite? Khaled, per esempio, è diventato uno scafista; ha continuato ad imbracciare un fucile non più per un ideale, ma per se stesso: in fondo vuole solo «guadagnare» i soldi necessari per acquistare una casa in Turchia, cosa importa se manda a morire donne e bambini.

I crimini commessi a sangue freddo sono stati scambiati per una rivoluzione, mentre la morte dei seguaci di Gheddaffi è stata considerata giustizia. Adesso porta avanti la sua personale rivoluzione, continuando a perpetrare nefandezze, omicidi e stupri, cercando alibi: «Almeno io non mi sono seduto in un ministero, tra i riciclati. Ho scelto il lavoro sporco, sono più onesto». Si arricchisce sulle spalle degli africani e dei siriani per necessità: è stato un combattente delle milizie di Misurata e ha visto morire in battaglia l’amato fratello, ma non ha voluto far parte della schiera di vincitori che hanno chiesto come risarcimento la poltrona in un ministero.

Francesca Mannocchi conosce bene la Libia e i cambiamenti che hanno attraverso un Paese ormai diventato campo di battaglia. Racconta due generazioni di libici a confronto, quella di Khaled e del padre a cui non perdona il suo essere stato camaleonte, tradendo amici e parenti, ma soprattutto la voglia di libertà e di democrazia di giovani che, alla fine, tra il bene e il male hanno scelto quest’ultimo.

La scelta di Khaled è spacciata per eroismo perché ha deciso di restare nel suo Paese nonostante tutto. Se per il resto del mondo è un carnefice, in Libia, o almeno in una parte del Paese, è considerato un benefattore perché dà lavoro a chi piange miseria, a chi non ha soldi per acquistare un generatore (solo chi ha elettricità può sentirsi ricco). Si sente innocente, ma la sua coscienza dice altro: Fouzieh, la donna siriana di Homs che si è rivolta a Khaled per attraversare il mare, va da lui quasi ogni notte per turbare il suo sonno, con il piccolo figlio Bilal che non sa nuotare e non ha il salvagente. Un racconto straziante che costringe il lettore a guardare la vicenda da una nuova angolazione per comprendere un fenomeno che è molto più complesso di quello che vogliono farci credere. Dietro il racconto in prima persona del protagonista c’è la storia di un Paese che non è mai stato liberato, ma ha visto mutare lo stato di sudditanza. Un Paese che ha tradito le speranze fino ad anestetizzare l’anima di chi considera gli africani il vero oro nero della Libia e si arricchisce con il traffico di esseri umani. A Khaled non è mai piaciuto il mare, ma nella schiuma delle onde c’è la sua fortuna: la sua vita affonda nella sabbia del deserto, quel lembo di terra che scavano per estrarre petrolio, mentre i libici continuano a morire di fame.

Recensione di Arcangela Saverino

«We came, we saw, he died». Era il 20 ottobre del 2011 e l’allora segretario di Stato americano, Hillary Clinton, commentava così la notizia della morte del Raìs libico, il colonnello Gheddafi. A distanza di nove anni dallo scoppio del conflitto, l’unica cosa certa è che il vento della rivoluzione che ha soffiato sulla Libia ha spazzato via il desiderio di libertà, trasformando uno dei Paesi più sviluppati del Medio Oriente e Nord Africa in Stato fallito. Francesca Mannocchi, reporter e documentarista, nel suo romanzo di esordio Io Khaled vendo uomini e sono innocente (195 pagine, 17 euro), pubblicato da Einaudi, nella collana Stile Libero, ci racconta il fallimento della rivoluzione araba del febbraio del 2011 che ha mutato la terra libica in crocevia del traffico di esseri umani dall’Africa sub-sahariana verso l’Europa.

Gli oppositori al regime di Gheddafi non hanno mai celebrato il “giorno della liberazione”, lo racconta in prima persona il protagonista del romanzo, la cui voce narra gli orrori dell’odierna Libia. Che ne è stato dei “rivoluzionari falliti”? Alcuni sono diventati trafficanti di esseri umani, come Khaled, il personaggio a cui è affidato il compito di mettere in luce le zone d’ombra di un Paese che vive tra caos e atrocità. Mannocchi sceglie di raccontare le radici profonde del traffico di uomini, un fenomeno complesso, e le racconta da un punto di vista diverso e scomodo, quello di chi si è adattato, a suo modo, ai mutamenti catastrofici del Paese.

I libici non hanno mai compreso fino in fondo il significato della parola «libertà»: la dittatura è rimasta nella loro testa. Sono «camaleontici», così li descrive Khaled: mutano pelle e si mimetizzano, ma le persone che riempivano la piazza nel febbraio 2011 non possono essere di colpo diventate tutte rivoluzionarie. «Ubriachi di libertà», dopo gli effetti passeggeri della sbornia, è rimasto il caos.

«…che ne sapevano noi della libertà, noi che non eravamo mai stati liberi, e proprio perché non eravamo mai stati liberi non sapevamo di essere schiavi»

Che fine hanno fatto le speranze di cambiamento, progresso e libertà dopo essere state tradite? Khaled, per esempio, è diventato uno scafista; ha continuato ad imbracciare un fucile non più per un ideale, ma per se stesso: in fondo vuole solo «guadagnare» i soldi necessari per acquistare una casa in Turchia, cosa importa se manda a morire donne e bambini.

I crimini commessi a sangue freddo sono stati scambiati per una rivoluzione, mentre la morte dei seguaci di Gheddaffi è stata considerata giustizia. Adesso porta avanti la sua personale rivoluzione, continuando a perpetrare nefandezze, omicidi e stupri, cercando alibi: «Almeno io non mi sono seduto in un ministero, tra i riciclati. Ho scelto il lavoro sporco, sono più onesto». Si arricchisce sulle spalle degli africani e dei siriani per necessità: è stato un combattente delle milizie di Misurata e ha visto morire in battaglia l’amato fratello, ma non ha voluto far parte della schiera di vincitori che hanno chiesto come risarcimento la poltrona in un ministero.

Francesca Mannocchi conosce bene la Libia e i cambiamenti che hanno attraverso un Paese ormai diventato campo di battaglia. Racconta due generazioni di libici a confronto, quella di Khaled e del padre a cui non perdona il suo essere stato camaleonte, tradendo amici e parenti, ma soprattutto la voglia di libertà e di democrazia di giovani che, alla fine, tra il bene e il male hanno scelto quest’ultimo.

«Resta poco e niente della rivoluzione, papà. E sai perchè? Perché i libici sono quasi tutti come te. Non sanno fare niente. Perché erano sudditi e adolescenti, e sono rimasti terrorizzati, come allora. Quindi, sì, papà, mando le persone ad attraversare il mare sui gommoni, ma mi sento più forte di te»

La scelta di Khaled è spacciata per eroismo perché ha deciso di restare nel suo Paese nonostante tutto. Se per il resto del mondo è un carnefice, in Libia, o almeno in una parte del Paese, è considerato un benefattore perché dà lavoro a chi piange miseria, a chi non ha soldi per acquistare un generatore (solo chi ha elettricità può sentirsi ricco). Si sente innocente, ma la sua coscienza dice altro: Fouzieh, la donna siriana di Homs che si è rivolta a Khaled per attraversare il mare, va da lui quasi ogni notte per turbare il suo sonno, con il piccolo figlio Bilal che non sa nuotare e non ha il salvagente. Un racconto straziante che costringe il lettore a guardare la vicenda da una nuova angolazione per comprendere un fenomeno che è molto più complesso di quello che vogliono farci credere. Dietro il racconto in prima persona del protagonista c’è la storia di un Paese che non è mai stato liberato, ma ha visto mutare lo stato di sudditanza. Un Paese che ha tradito le speranze fino ad anestetizzare l’anima di chi considera gli africani il vero oro nero della Libia e si arricchisce con il traffico di esseri umani. A Khaled non è mai piaciuto il mare, ma nella schiuma delle onde c’è la sua fortuna: la sua vita affonda nella sabbia del deserto, quel lembo di terra che scavano per estrarre petrolio, mentre i libici continuano a morire di fame.

Recensione di Arcangela Saverino

| Vedi di più >
Note legali