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Helen MacDonald

Traduttore: A. Rusconi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2016
Pagine: 292 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806213381

Chiunque sia stato colpito da una perdita deve in qualche modo perire, prima di risorgere. Il tempo del lutto può durare mesi o decenni, e assumere le forme più diverse. Ma non si può risalire prima di aver toccato il fondo. Ancora più vari sono i modi per risorgere, tutti però allungano le loro radici nelle profondità affettive dell’inconscio. Helen Macdonald ha raccontato il suo in Io e Mabel.

Helen è una scrittrice e naturalista inglese, che dal 2004 al 2007 è stata docente e ricercatrice presso il dipartimento di storia e filosofia della scienza di Cambridge. Verso la fine di quel periodo morì d’infarto suo padre. Helen ha una passione per i falchi. Fin da bambina è un’appassionata divoratrice di libri sulla nobile arte della falconeria. Crescendo diventa una falconiera esperta. La falconeria non è solo la materia che studia e insegna a Cambridge, è il suo lavoro, la sua vita. Risorgerà, dunque, addestrando al volo e alla caccia un esemplare di astore femmina: Mabel. (…)L’anomalia non sta nella decisione di voltare le spalle ai rapporti umani e rifugiarsi nella natura selvaggia, nella dimensione che Jack London, nei suoi racconti sul Grande Nord, chiama il “wild”.

Anche se non abbiamo tutti a disposizione le distese selvagge del Canada o dell’Alaska, non c’è cosa più comune che rifugiarsi nella solitudine e nella natura in un periodo di lutto. Helen però non se ne va a camminare nei boschi. Si isola e vive per mesi a contatto con un essere non umano: un essere selvaggio completamente dominato dal bisogno di uccidere. Helen ama la sua astore e a poco a poco s’identifica completamente con Mabel, guarda il mondo con i suoi occhi, rinuncia alla propria umanità. Quando viene la rinascita? Quando Helen comincia a percepire, con il corpo prima che con la mente, che la sua attività è parte della malattia, non della cura. Un giorno Mabel, ferocemente affamata, confonde Helen, nascosta fra i cespugli, con la sua preda e la colpisce con violenza in piena fronte. Con il viso coperto di sangue, Helen si riscuote. “Tornai a casa, mi sedetti sul divano e scrissi il discorso in memoria di mio padre”. Quel discorso che non riusciva a scrivere da mesi le esce “di getto nel giro di venti minuti, con un piccolo cerotto rotondo appiccicato in fronte”. Alla commemorazione Helen racconta un episodio molto bello dall’infanzia di suo padre e ritrova l’abbraccio delle tante persone che l’hanno amato. Durante il viaggio di ritorno, finalmente, ha “il cuore che canta”. Però è anche “furibonda con se stessa”: come ha potuto dimenticare che “le mani umane sono fatte per tenere altre mani”?

Recensione di Andrea Casalegno

Recensioni dei clienti

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    Francesca

    30/09/2016 20.48.54

    Ho iniziato Io e Mabel con una certa titubanza. Mi aspettavo un libro a tratti molto tecnico, per addetti ai lavori, se vogliamo dirla così. Invece mi sono ritrovata tra le mani una bellissima sorpresa! Libro intenso, drammatico e dolce. Affrontare una perdita, gettarsi a capo fitto in un hobby per non dover guardare il vuoto direttamente. Scoprire nel percorso di addestramento molte sfaccettature sconosciute di T.H. White e, attraverso l'astore, ritrovare sé stessa. Vibrante. Lo consiglio a chiunque.

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    Sara

    21/09/2016 17.14.51

    Insolito e meraviglioso. Nient'altro da dire.

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    annabetty

    07/03/2016 10.15.20

    Bellissimo libro, intenso e molto coinvolgente.

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