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Io non mi chiamo Miriam - Laura Cangemi,Majgull Axelsson - ebook

Io non mi chiamo Miriam

Majgull Axelsson

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Traduttore: Laura Cangemi
Editore: Iperborea
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 1,8 MB
Pagine della versione a stampa: 562 p.
  • EAN: 9788870914405
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Gaia la libraia

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"Io non mi chiamo Miriam", dice di colpo un'elegante signora svedese il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, di fronte al bracciale con il nome inciso che le regala la famiglia. Quella che le sfugge è una verità tenuta nascosta per settant'anni, ma che ora sente il bisogno e il dovere di confessare alla sua giovane nipote: la storia di una ragazzina rom di nome Malika che sopravvisse ai campi di concentramento fingendosi ebrea, infilando i vestiti di una coetanea morta durante il viaggio da Auschwitz a Ravensbrück. Così Malika diventò Miriam, e per paura di essere esclusa, abbandonata a se stessa, o per un disperato desiderio di appartenenza continuò sempre a mentire, anche quando fu accolta calorosamente nella Svezia del dopoguerra, dove i rom, malgrado tutto, erano ancora perseguitati. Dando voce e corpo a una donna non ebrea che ha vissuto sulla propria pelle l'Olocausto, Majgull Axelsson affronta con rara delicatezza e profonda empatia uno dei capitoli più dolorosi della storia d'Europa e il destino poco noto del fiero popolo rom, che osò ribellarsi con ogni mezzo alle SS di Auschwitz. Io non mi chiamo Miriam parla ai nostri giorni di crescente sospetto verso l'"altro" interrogandosi sull'identità - etnica, culturale, ma soprattutto personale - e riuscendo a trasmettere la paura e la forza di una persona sola al mondo, costretta nel lager come per il resto della vita a tacere, fingere e stare all'erta, a soppesare ogni sguardo senza mai potersi fidare di nessuno.
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    Marta80

    11/04/2021 13:46:28

    La protagonista del romanzo è Malika, una ragazza rom che inizia a fingersi Miriam, ebrea, prima per sopravvivere al lager dove i prigionieri di etnia rom venivano emarginati anche dagli altri internati, poi, una volta finita la guerra, per riuscire ad inserirsi nella società svedese, dove era giunta come profuga, senza subire le discriminazioni a cui i rom erano soggetti. Miriam si costruisce un'esistenza basata sulla menzogna, non senza sensi di colpa, e nel continuo sforzo di reprimere Malika che di tanto in tanto torna a fare capolino, finché nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno non decide di raccontare la sua vera storia alla nipote Camilla. La forza di questo romanzo risiede nel punto di vista assolutamente originale, che pone l'attenzione anche sul genocidio dei rom messo in atto dal nazismo. Un popolo di cui emerge la fierezza, come nella scena emblematica di Anoucha. Dei tanti libri che ho letto sul tema delle persecuzioni naziste è sicuramente uno dei più crudi, ma assolutamente meritevole.

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    Domir

    01/02/2021 14:55:14

    Un libro bellissimo e straziante. Lo consiglio a tutti. Soprattutto a chi ancora non crede agli orrori dell'olocausto.

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    Elisa

    26/01/2021 17:25:44

    Io non mi chiamo Miriam è la frase che sfugge di bocca alla protagonista nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno...sì, perché lei, come poi spiegherà alla nipote Camilla, in realtà si chiama Malika ed è di etnia rom e non un'ebrea di nome Miriam, di cui ha assunto l'identità durante un trasferimento tra campi di concentramento...Malika, infatti, venne deportata in quanto rom con la cugina Annusha e il fratellino Didi in due lager, tra cui Auschwitz, e pertanto racconta la vita nei campi di concentramento, la paura costante, le urla, il lavoro, le botte, gli esperimenti del dottor Mengele sui bambini...tutto è descritto in modo molto realistico ed accurato in quanto l'autrice, come spiega lei stessa nel post scriptum, si è molto documentata per ricostruire queste pagine di storia. Nel libro, perciò, accanto ai personaggi di fantasia, troviamo personaggi storici tragicamente e realmente esistiti, come Mengele e alcune capo' naziste, e la narrazione di fatti storici veri, come la notte in cui i rom vennero massacrati per essersi ribellati alle SS. Un romanzo davvero bello ed interessante, e scritto con uno stile scorrevole, tragico e doloroso, ma mai patetico.

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    erica

    26/12/2020 22:29:42

    Una distinta signora svedese riceve come dono per il suo ottantacinquesimo compleanno un braccialetto, con inciso il suo nome, Miriam. Lo osserva compiaciuta, legge l’iscrizione e sussurra “Ma io non mi chiamo Miriam”. E da qui comincia questo bellissimo, potente, toccante romanzo. I suoi parenti sapevano che lei era ebrea ed era stata nei campi di concentramento, ma nessuno aveva voluto chiederle nulla del suo passato e lei non ne aveva mai fatto parola, fino a quel giorno, con nessuno, anche perché in quel periodo il resto del mondo non voleva sapere quello che era veramente successo. Molti studiosi hanno parlato di una sorta di tabù che dopo la guerra impediva di pubblicare e diffondere le testimonianze sui lager e in particolare sui campi di sterminio. Questo passato, però, non riusciva a non riemergere in lei, ora sotto forma di sogni, di ricordi casuali, di collegamenti, perché la sua storia non era solo tragica, come tutte quelle dei prigionieri nei campi di concentramento, ma anche appesantita dal fatto che lei era una ragazzina di etnica Rom. I Rom venivano perseguitati dai nazisti e per di più odiati anche da tutti gli altri prigionieri. Ma lei si è salvata, grazie alla sua voglia di vivere, alla sua tenacia, all’aiuto di donne stupende e alla decisione di rinnegare le sue origini Rom, spacciandosi per un’altra. Nonostante ciò non riesce a cancellare l’orgoglio per la sua provenienza etnica, che terrà però nascosta a tutti fino al giorno del suo ottantacinquesimo compleanno. La storia di Miriam viene raccontata in prima persona in un modo così perfetto, poetico, incisivo che io, mentre leggevo, ero lei, soffrivo, mi tappavo gli occhi, le orecchie, sorridevo e piangevo insieme a lei e quelle emozioni rimanevano in me durante tutto il giorno. Ha scritto un mio amico: “Erica è uno di quei libri che rimangono, che senti come doverosi, una faticosissima camminata su un sentiero che ci consente di " retare umani": Verissimo

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    Consuelo

    20/11/2020 10:20:21

    “Io non mi chiamo Miriam” sostiene l’anziana Miriam nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno. Questa affermazione preoccupa i suoi famigliari che non conoscono la sua storia, una storia tragica che le ha portato via anche il suo vero nome. Miriam, decisa a confessare a qualcuno la verità, si racconta a Camilla, sua unica nipote. Questo racconto la porta indietro nel tempo e le fa rivivere gli orrori dei campi di concentramento e il dolore per aver perso i suoi cari. Questo viaggio le ricorda anche la sua vera identità, la donna in realtà è nata con il nome di Malika in una famiglia rom. Questo segreto, a lungo tenuto nascosto, era necessario per vivere in Svezia, nel paese scandinavo i sopravvissuti all’Olocausto non erano accolti allo stesso modo: gli ebrei potevano rimanere e soggiornare nel paese mentre i rom non erano i benvenuti. Con una prosa asciutta ma coinvolgente, Majgull Axelsson racconta un capitolo doloroso e crudele della storia del secolo scorso.

  • Un libro che ha subito attirato la mia attenzione e che consiglio a tutti di leggere. Perché? Perché è originale, ben scritto, e nonostante parli di campi di concentramento, di una delle pagine più tristi della storia umana, riesce a entrare nel cuore, grazie a uno stile tale che ti trascina nella storia di una donna che per tutta la vita ha dovuto lottare per sopravvivere anche a costo di dover nascondere la sua vera identità, di appropriarsi del nome e della vita di un’altra, per poter andare avanti. Quella che viene mostrata in questo libro non è quindi una semplice narrazione di una sopravvissuta ad Auschwitz, bensì anche un’analisi profonda sul significato di vivere un’intera vita su segreti che non possono essere rivelati. È anche un romanzo sulla fiducia, sulla difficoltà di donarla a qualcuno, per non essere traditi, per non essere feriti, per non rischiare la stessa sopravvivenza. Una lettura non facile, per delle scene molto forti e crude, ma che vi invito a scoprire.

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    Lana

    17/05/2020 09:41:25

    Questo è uno di quei romanzi che tutti dovrebbero leggere, tutti dovrebbero avere la consapevolezza di ciò che viene raccontato tra queste pagine. Ho amato questo libro fin dalle prime righe perché è prima di tutto una testimonianza, la testimonianza del dolore che milioni di persone hanno dovuto vivere e affrontare durante la seconda guerra mondiale. Miriam è la nostra protagonista, ma in realtà questo non è il suo nome reale. Un libro forte, duro, che si legge pagina dopo pagina senza fretta, entrando nella storia e vivendo il dolore della protagonista.

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    Imma

    15/05/2020 22:02:26

    Un libro che mette in luce un aspetto dell'olocausto meno indagato, trattando della persecuzione di un'altra minoranza, quella dei rom. A ciò si aggiunge una storia familiare complessa e dolorosa, che contribuisce a rendere il libro emozionante ma molto difficile da digerire. Importante comunque leggerlo perché di certe cose non si parla mai abbastanza.

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    Elena B.

    14/05/2020 16:04:36

    Ho comprato questo libro dopo che era stato consigliato da Michela Murgia a "Quante storie". Premesso che amo Iperborea anche solo per il formato dei loro libri, sono appassionata di letteratura scandinava (soprattutto svedese) e questo libro mi ha spiazzata. E' un colpo al cuore, alla coscienza, alla mente. Sembra di sapere ormai tutto sull'olocausto e sulle storie delle sue vittime, ma non è così. Questo libro vi dirà il perchè bisogna sempre ricordare, sempre studiare.

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    sirlapor

    14/05/2020 13:56:54

    Lettura a dir poco straziante, ma necessaria. Un romanzo che racconta la storia di un'umanità negata, con violenza e delicatezza allo stesso tempo. Difficile da mandare giù, ma è uno di quei libri che ti rimane dentro. Iperborea, poi, è una casa editrice da seguire assolutamente, dal momento che il suo catalogo vanta dei veri e propri capolavori.

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    Valentina Sanzi

    14/05/2020 07:35:48

    È una narrazione particolarmente intimistica, delicata, quasi timorosa di rivelare subito al lettore l’angoscia e la tensione che la sua protagonista ha vissuto per anni, quella che avvolge le pagine dell’opera di Majgull Axelsson, uno spaccato veritiero seppur romanzato di una storia il cui unico nutrimento era, ed è tutt’ora, una crudeltà senza eguali. Vittima di una ferocia imprevedibile, attraverso gli occhi, i ricordi e le parole di Miriam quei moti dell’animo umano si trasformano in raccapriccianti immagini di dolore, morte e soprusi, intervallate solo per pochi attimi da uno scintillio, reale a volte, ma per lo più illusorio, di una speranza di salvezza. In un continuo alternare passato e presente, Io non mi chiamo Miriam ripercorre con estrema lucidità una delle più grandi follie mai messe in atto, ricordandoci che non solo ebrei, ma anche zingari, testimoni di Geova, omosessuali e dissidenti politici vennero perseguitati ed infine uccisi dall’idea, malsana, che tutti dovessero appartenere all’unica razza degna di esistere, quella ariana. Particolarmente coinvolgente dal punto di vista emotivo, il romanzo mostra con sincera crudezza tutto ciò che qualcuno, nel tempo, ha avuto il coraggio di negare, rendendo impossibile al lettore rimanere indifferente anche alla più tenue delle emozioni. Così, un’opprimente sensazione di disagio, vergogna, inadeguatezza ed afflizione riemerge tra le sue pagine, alimentata dal’audacia di Majgull Axelsson di raccontare la storia attraverso l’innocenza di una giovane ragazza, poco più che bambina, che ha dovuto assistere, inerme, alla distruzione del suo piccolo mondo. Ma non solo: nel suo ricordo e nella sua denuncia, l’autrice si sofferma anche sul nostro presente, sottolineando come spesso le radici dell’antisemitismo e del razzismo nella sua concezione globale siano molto più solide di quanto ci si potrebbe aspettare. Majgull Axelsson rimarca la necessità di non fermarsi e non smettere di lottare, mai, neanche adesso.

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    giulia

    13/05/2020 21:48:13

    Sebbene non sia totalmente convinta di come questo libro sia stato scritto (in particolare non ho trovato la resa psicologica della protagonista del tutto soddisfacente) sono contenta del fatto che sia stato creato e pubblicato. L'autrice ha fatto moltissima ricerca sull'argomento prescelto, argomento purtroppo troppo spesso ignorato e invece molto importante, e questo va molto apprezzato. Un libro che fa riflettere, informa su un lato della storia ancora poco studiato, ma soprattutto collega questa stessa storia col nostro presente e le ingiustizie e pregiudizi che ancora fanno parte di noi.

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    Ula

    13/05/2020 17:00:50

    Uno dei pochissimi romanzi sull'olocausto. Preciso nelle parti storiche, sconvolgente nel parlare della vita nei lager, ma specialmente molto esaustivo sul perchè il non voler ricordare era l'unico modo per sopravvivere; è questo il grande senso del libro, non tanto perchè Miriam nasconde di essere Rom, ma perchè non si può ricordare l'inferno e rimanere vivi. Quasi nessuno di chi è tornato dal lager o semplicemente dalla guerra, ne ha parlato, se non per sommi capi.

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    Sara

    13/05/2020 12:41:07

    Un romanzo molto intenso sull'olocausto e sulla tematica della deportazione degli zingari, che non viene affrontata spesso in libri di questo tipo. Ottima la narrazione, davvero scorrevole e lineare nonostante i salti temporali tra presente e passato. L'autrice si conferma un'abile narratrice!

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    GiuliaM

    12/05/2020 12:45:31

    In questo titolo ci ho trovato quanto mi aspettavo: una storia crudele, profondamente dolorosa e terrificante da far accapponare la pelle, un invito alla riflessione e all’abbattimento di pregiudizi. E, cosa fondamentale, una grande empatia con la protagonista. ⠀ Forse non sarà il libro perfetto: parti dense e cariche di pathos si alternano a parti dalla narrazione più scialba e inconcludente e che non ho apprezzato, ma fortunatamente non sono poi così tante. ⠀ Nonostante ciò, dopo la lettura di questo libro mi sono sentita in qualche modo accresciuta. Distrutta, sicuramente, ma anche maggiormente consapevole e con qualche pregiudizio in meno. Mi sembra un ottimo esito♥️

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    orabarbara

    12/05/2020 09:18:45

    Per me il più bel romanzo sul genocidio degli ebrei e sul razzismo. Racconta la storia di Miriam che nel giorno del suo 85esimo compleanno dichiara alla famiglia riunita la sua verità. Non ci fanno quasi caso pensano ai vaneggiamenti di un anziana; ma la nipote raccoglie le parole, il disagio e l’emozione della nonna e la spingi a raccontarsi. Così durante una passeggiata Miriam racconta qualcosa alla nipote e per chi legge ricorda tutto. Ricorda la deportazione, le brutture, la violenza senza motivo, gli esperimenti sul fratellino, la fame ma anche le relazioni all’interno del campo, le dinamiche di potere nonostante la situazione tragica e di come lei Malika e rom diventò Miriam ed ebrea. Racconta la perenne paura di essere scoperta, il vivere sempre defilato per non dare nell’occhio perché Miriam non era soltanto l’ebrea sopravvissuta al lager ma anche la rom nascosta in un’altra identità che solo lei sapeva, e per i rom il razzismo era sempre vivo da parte di tutti, anche dei sopravvissuti.

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    Martina

    11/05/2020 21:17:05

    Romanzo molto emozionante e profondo, che aiuta a capire come la tragedia dell'olocausto sia molto più complessa di quanto pensiamo, e che purtroppo a esserne vittime, insieme a tanti ebrei, furono anche tante altre minoranze, in questo caso si parla dei rom. Molte sorprese e personaggi complessi e ambivalenti, che lo rendono nel complesso un bel romanzo, tuttavia in certe parti si è allungato troppo il brodo con ripetizioni non essenziali, e lì mi ha un po' annoiato.

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    alberto

    11/05/2020 17:00:59

    Nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, una graziosa signora svedese sente il bisogno di rivelare la sua vera identità fino a quel momento tenuta segreta: lei non si chiama Miriam e non è ebrea. Con una serie di passaggi temporali, tra passato e presente che si alternano continuamente, l'autrice ci racconta attraverso la voce e le esperienze di Miriam l'orrore dell'olocausto e nello specifico il destino poco noto del popolo rom: la resistenza di questo in una notte di maggio del 1944 nel settore degli zingari ad Auschwitz, le ingiustizie subite e le torture, la morte di molti uomini e donne barbaramente uccisi o bruciati, gli esperimenti su bambini piccoli. Un libro toccante ed emozionante. Consigliatissimo.

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    bea

    11/05/2020 12:16:43

    Questo romanzo affronta un tema di cui difficilmente si sente parlare: lo sterminio dei rom e dei sinti e lo fa in maniera incredibile. Commovente.

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    ElenaB.

    01/03/2020 16:53:40

    Un capolavoro imperdibile. La letteratura scandinava, e la meravigliosa casa editrice Iperborea, riservano sempre soprendenti perle come questo romanzo. Assolutamente consigliato.

Vedi tutte le 58 recensioni cliente
  • Majgull Axelsson Cover

    Scrittrice, drammaturga e giornalista, è una delle più apprezzate autrici svedesi, tradotta in ventitré lingue e premiata con l’ambito Augustpriset. Dopo essersi affermata con inchieste su spinose problematiche sociali, come la prostituzione infantile nel Terzo mondo e la povertà in Svezia, ha esordito con successo nella narrativa, coniugando l’attenzione per le ingiustizie e per le condizioni di disagio materiale ed esistenziale con una grande capacità di calarsi nei destini dei suoi personaggi. È cresciuta a Nässjö, dove si svolge parte della vicenda narrata in Io non mi chiamo Miriam (Iperborea, 2016). Ha scritto inoltre La tua vita e la mia (Iperborea, 2019). Approfondisci
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