Io, pacifista in trincea. Un italoamericano nella Grande guerra - Vincenzo D'Aquila,Claudio Staiti - ebook

Io, pacifista in trincea. Un italoamericano nella Grande guerra

Vincenzo D'Aquila

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Curatore: Claudio Staiti
Editore: Donzelli
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
Cloud: Scopri di più
Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 3,15 MB
Pagine della versione a stampa: XXIX-257 p.
  • EAN: 9788868439736
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Gaia la libraia

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New York, 1915. Il giovane italoamericano Vincenzo D’Aquila scappa di casa per arruolarsi volontario nelle file dell’esercito italiano, pronto ad andare incontro «al mulino della morte per la grandezza della madrepatria». Arrivato a Napoli e poi trasferitosi a Palermo, sua città natale, viene iscritto nel 25° reggimento della brigata Bergamo e mandato in montagna a combattere in trincea insieme ai soldati semplici. Il suo entusiasmo si affievolisce però davanti alla cruda realtà del fronte e all’atrocità del conflitto. Subentra allora in lui una visione mistica che lo spinge a imbracciare il fucile, ma con la ferma volontà di non sparare neanche un colpo, per tutta la guerra. Questa è la sua «chimerica promessa»: piuttosto che uccidere un altro uomo morirà lui stesso, ma è fiducioso che Dio, la sua «invisibile guardia del corpo», lo proteggerà. Per la prima volta in versione italiana l’incredibile storia vera di un pacifista in trincea tra complicate strategie messe in atto per tener fede alla sua promessa e l’avversione dei suoi superiori che lo considerano un pazzo più che un profeta, tanto che sarà allontanato dal fronte e internato in alcuni ospedali psichiatrici. Sopravvissuto al conflitto, D’Aquila rientra negli Stati Uniti, dove anni dopo scrive il racconto della sua esperienza, pubblicato nel 1931 con il titolo Bodyguard Unseen. A true autobiography. Il libro, nonostante le critiche positive, cade presto nell’oblio. In Italia rimane inedito, probabilmente perché il fascismo non gradisce l’implicito inno alla pace che racchiude. Nato come sintesi introspettiva di una personale «odissea di guerra e pazzia», il racconto di D’Aquila costituisce oggi non solo un prezioso documento, utile agli storici e agli studiosi, ma anche un racconto avvincente di come sia possibile sopravvivere alla guerra, senza sparare un solo colpo.
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    Nina

    31/05/2019 22:04:48

    Prefazione fantastica. L’introduzione, in modo lineare ed efficace, proietta il lettore nel contesto storico e sociale dell’autore e fornisce un utile accompagnamento alla lettura del primo capitolo. Mi ha colpito l’incoscienza iniziale che porta Vincenzo a correre volontario in guerra e poi, nella seconda parte, non solo il voto di non uccidere nessuno ma anche la capacità di mantenere le “piccole” promesse che si pone con estremo coraggio. Se dovessi dire qual è la cifra di tutto il racconto, direi che è la leggerezza con la quale affronta le tante avventure che vive. Impressiona la descrizione degli internati in manicomio che spinge a percepire il loro dolore e le loro sofferenze. Un’ottima appendice documentaria alla fine del libro aiuta a comprendere meglio la vicenda umana dell’autore e rafforza la veridicità del racconto.

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    Massimiliano

    31/05/2019 14:46:01

    Libro molto godibile, scritto in maniera abbastanza scorrevole. La storia è interessante e si vede un cambiamento nel metodo di scrittura dell'autore tra la prima e la seconda parte (ben reso nella traduzione italiana), cambiamento che corrisponde anche al suo sconvolgimento interiore. Per un appassionato di storia è un tassello in più che fornisce un nuovo punto di vista in un "ambiente" abbastanza conosciuto. A volte, un cambio di prospettiva ti permette di capire meglio certi momenti del nostro passato. Assolutamente da leggere.

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    Giulio

    14/05/2019 16:37:53

    Ho letto il libro e lo sto rileggendo per riprovare le emozioni che Vincenzo, il protagonista, vive a contatto con la guerra e la sua perenne assurdità, attraverso la scoperta di una fede adulta in una Italia povera ma ricca di umanità. Mi è sembrato di stare a fianco di Vincenzo nel suo peregrinare nell'Italia della guerra, ma ancor più nella sua anima e nei misteri della malattia nella descrizione del coma, nel mistero della predestinazione, da lui accennato, e della morte. Ho condiviso i suoi pensieri, le sue angosce e ho scoperto che come ha fatto lui per credere in Cristo occorre volerlo perché Lui aspetta il nostro primo passo. Mi ha ricordato "Il sergente York", film di formazione della mia adolescenza. Una lettura che raccomando in questi giorni di grande fermento nei quali i superbi e i prepotenti promettono tutto e di più a scapito degli ultimi.

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