Traduttore: S. Cherchi
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 1 dicembre 2016
Pagine: 216 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788811688402
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Descrizione

«Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.»

Io sono Malala.
Questa è la mia storia.


Valle dello Swat, Pakistan, 9 ottobre 2012, ore dodici. La scuola è finita, e Malala insieme alle sue compagne è sul vecchio bus che la riporta a casa. All'improvviso un uomo sale a bordo e spara tre proiettili, colpendola in pieno volto e lasciandola in fin di vita. Malala ha appena quindici anni, ma per i talebani è colpevole di aver gridato al mondo sin da piccola il suo desiderio di leggere e studiare. Per questo deve morire. Ma Malala non muore: la sua guarigione miracolosa sarà l'inizio di un viaggio straordinario dalla remota valle in cui è nata fino all'assemblea generale delle Nazioni Unite. Oggi Malala è il simbolo universale delle donne che combattono per il diritto alla cultura e al sapere, ed è stata la più giovane candidata di sempre al Premio Nobel per la pace. Questo libro è la storia vera e avvincente come un romanzo della sua vita coraggiosa, un inno alla tolleranza e al diritto all'educazione di tutti i bambini, il racconto appassionato di una voce capace di cambiare il mondo.

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    Giuseppe

    22/05/2017 21:26:06

    Il libro è l'autobiografia di una donna coraggio. Malala è poco più che una bambina quando vede cambiare giorno dopo giorno la sua terra a causa dei talebani. Davanti all’ignoranza, alle imposizioni e alla ferocia dei terroristi, decide di sostenere con coraggio la libertà e il diritto all’istruzione. La sua storia documenta quello che continua orribilmente ad accadere in alcune parti del mondo e fa capire quanto l’istruzione sia fondamentale e importante anche per garantire la pace. Lettura consigliatissima per un libro che trasmette la sensibilità e il coraggio dell'autrice e che rappresenta sicuramente un arricchimento culturale e morale per tutti.

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Le prime frasi
Se chiudo gli occhi rivedo la mia cameretta. Il letto è disfatto e la coperta ammucchiata in un angolo perché sto correndo a scuola, in ritardo per un esame. Il diario scolastico sulla scrivania è aperto alla pagina del 9 ottobre 2012. E la mia uniforme – shalwar bianco e kamiz scuro – mi aspetta appesa alla parete.
Sento i ragazzini del quartiere giocare a cricket nel vicolo dietro casa. Sento il brusio del bazar poco lontano. E se ascolto molto attentamente sento Safina, la mia amica della porta accanto, tamburellare sul muro che separa le nostre case per raccontarmi un segreto.
Sento l'odore del riso che mia madre sta preparando in cucina. Sento i miei fratelli litigare per il telecomando – la televisione passa ripetutamente dagli incontri di wrestling di WWE SmackDown ai cartoni animati. Fra un attimo sentito la voce profonda di mio padre pronunciare il mio nomignolo: «Jani» – una parola persiana che significa «mia cara». «Com'è andata oggi a scuola?» Vuole sapere cosa è successo alla Khushal School, la scuola per ragazze da lui fondata e da me frequentata, ma come sempre io ne approfitto per rispondere in senso più letterale.
«Aba», scherzo, «la mia scuola non è andata da nessuna parte!» È il mio modo per dirgli che, secondo me, le cose potrebbero andare meglio.
Ho lasciato la mia amata casa in Pakistan un mattino come tanti – pensando che sarei tornata a tuffarmi sotto le coperte subito dopo la scuola – per essere catapultata in un mondo completamente diverso.