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Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2012
Pagine: 144 p., Brossura
  • EAN: 9788806212834
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Recensioni dei clienti

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    Flavia V.

    19/07/2014 10.41.21

    Viaggiare è una passione, a volte una propensione, ma viaggiare da sole è un'altra cosa: viaggiare da sole è un'arte e non è un caso che a parlarne in maniera magistralmente ironica, frizzante ed energia sia una storica dell'arte, Maria Perosino. Questo è un vero e proprio "decalogo della viaggiatrice solitaria, ma felice", una guida che inizia dal come fare la valigia rapidamente e in modo funzionale, evitando di portarsi dietro tante cose inutili, proprio perché - come sostiene l'autrice - la prima cosa da imparare è che le valigie bisogna portarsele da sola! Anche la scelta del cibo deve essere fatta in maniera oculata: vietato abbandonarsi alla tentazione di consumare i pasti in camera o, peggio, ripiegare su panini gommosi. Il pasto è descritto come un vero e proprio rito volto all'auto-gratificazione perché, in fondo, è meglio mangiare le ostriche da sole che non mangiarle affatto! Insomma, si comincia a leggere questo libro un po' per curiosità e un po' per divertimento, poi ci si rende conto che si ha tra le mani una piccola fonte di vitalità, un rapido e scorrevolissimo manuale per sfuggire alla monotonia e per convincersi che, in definitiva, si sta meglio da sole in mezzo alla gente che da sole davanti alla TV! Da leggere tutto d'un fiato e non sorprendetevi se, dopo averlo finito, proverete l'irrefrenabile voglia di afferrare il trolley e partire!

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    Roby

    17/06/2014 09.56.12

    Ho letto il libro su suggerimento di un'amica che conosce bene le mie "fughe". Chi non sta scappando da qualcosa forse lo troverà poco utile, mentre chi, purtroppo, vive una solitudine imposta dalla vita probabilmente lo sentirà vicino. A me è servito. Apprendere della prematura dipartita dell'autrice mi ha rattristata, ha saputo mettere su carta emozioni e sentimenti aiutandomi a capire che non sono l'unica a vivere determinate situazioni e facendomi sentire meno sola.

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    Vale

    04/04/2014 19.34.51

    Così così. Credevo di trovare un libro in cui emerge il fatto che viaggiare da soli può anche essere una libera scelta che, oltre a portare nuove esperienze, può farti guardare ciò che ti circonda con occhi diversi. Invece si tratta di una donna che, trovatasi suo malgrado da sola, dà consigli ai lettori su come non sentirsi tristi se si è costretti a viaggiare in solitaria e come vivere, secondo lei, il viaggio o la vacanza. A dire il vero non condivido affatto la maggior parte dei suoi pensieri e trovo i suoi suggerimenti un po' scontati se sei già abituato a gestirti il viaggio per conto tuo. E' comunque un'occasione di confrontarsi con un pensiero diverso e di riconoscersi in alcune divertenti situazioni o avere degli spunti se si è all'abc del viaggio. In conclusione se vi serve un libro non impegnativo da leggere magari sul treno si può fare, poi ognuno organizza il suo viaggio come crede.

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    mariminu

    07/03/2014 10.19.09

    libro gradevole, ma anche un po' deludente. anch'io ho viaggiato da sola varie volte e su alcune cose concordo con l'autrice, su molte no, ma si tratta anche di gusti personali. a volte ho l'impressione che l'autrice si metta un po' in cattedra per insegnare alle povere altre donne, che immagina sprovvedute, a cavarsela da sole. a volte sembra ritenere che chi non viaggia come lei sia meno intelligente e in gamba di lei. concordo assolutamente con l'idea che viaggiare da soli sia sempre meglio che non viaggiare affatto, però secondo me non dovrebbe essere considerato un ripiego, ma un'esperienza a sé stante, diversa dal viaggio in coppia, con un'amica, con un gruppo di amici, con la famiglia, ecc. ogni tipo di viaggio è un'esperienza unica e l'ideale sarebbe provarli tutti almeno una volta.

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    Tiziana

    23/08/2013 15.06.12

    La fiera delle banalità, ecco come può essere rappresentato questo libro, non è nemmeno simpatico è solo noioso e banale.... Mi spiace...

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    Anna

    19/08/2013 13.38.24

    Ho comprato questo libro tra quelli in sconto al supermercato, mi aveva colpita il titolo... e non mi sono pentita! Un libro sicuramente leggero (ogni tanto ci vuole!) che mi ha ridato però la vitalità e il desiderio di viaggiare che da un po di tempo avevo messo nel cassetto. La scrittrice ci ricorda con ironia e semplicità una grande verità che noi donne non dovremmo mai dimenticarci: inutile rimandare i sogni che abbiamo nel cassetto in attesa di un principe che venga a realizzarli. Non ci manca nulla per scoprire già ora e a pieno le meraviglie che la vita ci offre ogni giorno!

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    France

    22/07/2013 19.45.01

    Malinconico? Sì, un po'. Divertente? In alcuni punti decisamente. Sinceramente a me questo libro è piaciuto, è un ironico manualetto su come l'autrice interpreta il viaggio in solitudine (o anche in compagnia) e non ho mai pensato volesse essere istruttivo o dare consigli reali su come organizzare un viaggio o cose di questo genere (per questo semmai esistono le guide turistiche o altri volumi specifici sui viaggi). Intriso di una nostalgia palpabile è al tempo stesso pieno di spunti interessanti e battute sagaci. Un libretto breve, ma che mi ha tenuto compagnia per qualche giorno in maniera simpatica e diversa dal solito. A mio parere è molto piacevole e lo consiglio.

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    cristiana

    18/07/2013 18.12.53

    Fortunatamente io non viaggio da sola, se non in casi eccezionali, e la mia amica che me l'ha regalato, e che è un pezzo del mio cuore, lo sa. Però ha voluto farmi affacciare al balcone di chi, per piacere o necessità, viaggia da solo. Io gliene sono molto grata, perché ho trovato il libro molto godibile e utile. Ora sono appunto in procinto di affrontare un piccolo viaggio con compagni di un corso, e siccome non viene anche mio marito, per me è come viaggiare da sola. Il libro è capitato a fagiolo, perché personalmente l'ho trovato molto rispondente a quello che prometteva sulla quarta di copertina. Quanto al lutto da cui parte la storia io l'ho sentito molto vero, appena sussurrato, ho apprezzato il modo delicato con cui l'autrice l'ha condiviso e mi sono sentita vicina a questa mia coetanea che sarei curiosa di conoscere. Insomma, il libro mi è piaciuto molto, anche se non è esattamente il genere che leggo più spesso. Buoni chilometri, Maria!

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    imma iuliano

    16/10/2012 15.18.07

    Penso sia NOIOSO e INUTILE, lo pagherete Euro14 acquistandolo come me senza sconti (non vale la pena!). Mi dispaice per il lutto che ha colpito l'autrice e magari scrivere l'ha aiutata ma ciò non implica che il libro debba piacere.

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    annacarla

    14/09/2012 14.41.37

    Vorrei replicare al signor Giuseppe Torre, che con garbo mette in discussione, insieme ad altre, anche la mia recensione. Lei, signor Giuseppe, dice cose di grande buon senso. E' ovvio che, come Lei scrive, "quando non si conosce bene una situazione il minimo dovuto è una sospensione del giudizio"; e che "una situazione mai provata dovrebbe indurre al rispetto, alla cautela". Però, mi scusi, noi qui non stiamo giudicando una situazione: stiamo giudicando un libro. Non mi sentirei mai di esprimere un giudizio, e nemmeno un semplice parere, sul modo in cui una persona reagisce ad una perdita: ma nel momento in cui leggo un libro, su quel libro mi sento autorizzata ad esporre le mie impressioni. Impressioni che coincidono con una frase che Lei stesso scrive: "gli estranei -i lettori in questo caso- possono andare bene se si ha necessità di tirare fuori l'angoscia". Confermo quello che già ho detto nella mia recensione: ho letto in questo libro essenzialmente una storia personale segnata da un lutto e da una profonda nostalgia. Ma viene presentato (in quarta di copertina) come una "guida gioiosa, eccentrica, ricca di consigli pratici ed esistenziali"; come "un libro che fa bene al cuore, al cervello e a numerosi altri organi". E nei risvolti di copertina si afferma che queste pagine sono "un racconto divertente", "un manuale intemperante"; che "sono vive, effervescenti" e che "trasmettono un'energia contagiosa". E' legittimo -credo- che, come lettrice, io dica che tutte questa entusiasmanti caratteristiche proprio non le ho viste. Ed è altrettanto legittimo -credo- che, sempre come lettrice, io comunichi la mia impressione, in modo che altri potenziali lettori sappiano che potrebbero trovarsi tra le mani pagine che promettono scoppiettante gioiosità, ed invece trasmettono malinconìa.

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    Giuseppe Torre

    13/09/2012 08.46.34

    È curiosa questa divaricazione: il voto più basso oppure il più alto. La necessità di essere nettamente con oppure contro, niente sfumature intermedie. Quando non si conosce bene una situazione il minimo dovuto è una sospensione del giudizio; Annacarla, Biancalisa, Adelaide non hanno invece dubbi, ed arrivano ad una durezza che colpisce, le ultime due sembrano animate dal desiderio di ferire. Mi chiedo se abbiano mai subito una perdita. Forse quel cenno dell'autrice le mette in difficoltà perché richiede un coinvolgimento emotivo, forse non sanno che le reazioni ad una perdita possono essere tante, e vanno dal senso di colpa di esserci ancora, e il conseguente chiudersi al mondo e negarsi il diritto a vivere davvero, al desiderio di parlarne. Meglio con gli amici ma gli estranei -i lettori in questo caso- possono andare bene se si ha necessità di tirare fuori l'angoscia. E concludono senza mezzi termini che il dolore "vero" si tiene per sé. Se ne parli è falso, è pietismo, oppure operazione commerciale, oppure (Annacarla) è altro dal libro che dichiara di voler essere. Una situazione mai provata dovrebbe indurre al rispetto, alla cautela. Contiene ricette questo libro; può essere inutile, se si sa come viaggiare. Oppure prezioso. Può indurre un viaggio non come spostamento nello spazio ma come necessità di non restare impietriti. Contiene stereotipi anche; io non conosco uomini così "mamma dipendenti", mentre l'immagine che questa signora diffonde è eccessiva, da commedia all'italiana. Forse l'estremizzazione è funzionale a diffondere ironia e buon umore e soprattutto ad incoraggiare le donne che si sentono costantemente inadeguate; prodotto della cultura maschilista che si subisce come medicina fin dall'infanzia. Ma sono stereotipi accettabili, la risposta "dente per dente" all'immagine della donna che non saprebbe sostituire una ruota di scorta. Questa sera a Torino ci sarà una presentazione del libro, forse andrò a sentire.

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    annacarla

    09/09/2012 00.05.37

    Libro tristissimo. Non concordo con chi lo trova "effervescente". Il lutto lo attraversa dalla prima all'ultima pagina, nonostante i patetici tentativi dell'autrice di fare inutile ironia dando suggerimenti inutili. Non è certo una manuale di istruzioni di viaggio per donne sole: è un condensato di nostalgia. Si capisce perchè è stato scritto: in omaggio a un fantasma. Non si capisce perchè qualcuna o qualcuno debba farsi del male leggendolo.

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    Daniela

    03/09/2012 10.43.14

    Leggetelo,ne vale la pena. Io l'ho trovato intelligente,frizzante,colto e deliziosamente "leggero". Per giunta riesce ad infondere ,anche in un soggetto come me,tragicamente pessimista,un imprevisto senso di speranza e di autostima. Non mi sembra poco,specie in tempi bui come questi.

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    Sarah

    30/08/2012 15.44.16

    Non aiuta certo a viaggiare meglio, ognuno viaggia a modo suo, non credo volesse insegnarci ad andare per città, sarà perchè l'ho letto in viaggio, sarà perchè l'ho letto in un momento particolare della mia vita ma mi è piaciuto e credo che alcuni pensieri siano da tenere ben presenti, mi piace molto l'ironia considerando che nello scriverlo ha rivissuto un dolore molto forte.

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    STELLASOLITARIA

    27/08/2012 11.22.31

    A mio avviso non vuole essere un manuale di viaggi, che tra l'altro io non amo perchè penso che ognuno le proprie regole se le debba fare da sè dopo un'adeguata sperimentazione. Me l'hanno regalato e ne sono stata felice, perchè mi ha allietato un paio di pomeriggi. Ciò che di più mi è piaciuta è stata l'interiorizzazione dei viaggi, il suo voler condividere emozioni e sensazioni. Un modo fresco e colorato di presentarci il suo viaggiare. Brava Maria.

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    Maurizio

    29/07/2012 22.16.44

    Un bel libro. Sarà mio piacere e cura diffonderlo. Consiglio il capitolo "Uscita d'emergenza". Certo non è un self-help book come qualcuna sperava. "Intelligere" indica l'atto del comprendere, del capire (pag.113)

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    Biancalisa

    19/07/2012 19.49.02

    Un libro che non da e non lascia nulla. Scritto da chi si improvvisa scrittrice. Mi chiedo che senso abbia scrivere libri così e a chi possano giovare. Concordo con la precedente recensione, non si scherza con i sentimenti e non si tirano in ballo all'inizio solo per commuovere e impietosire il lettore quando poi alla pagina dopo tutto torna come nulla fosse. Si poteva tranquillamente saltare il fatto personale, i sentimenti sono sacri e così pure le perdite "vere" che arrivano dal cuore e toccano solo il cuore di chi purtroppo le subisce.

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    Adelaide

    18/07/2012 22.56.59

    L'ho iniziato perchè consigliato da un'amica che lo ha trovato piacevole. Io non l'ho terminato perché l'ho trovato noioso e inutile. I consigli e le istruzioni che vengono dati sono banali. Tra l'altro si poteva omettere all'inizio la motivazione che ha portato l'autrice a viaggiare sola: è un pietismo che era meglio tenere riservato nel proprio cuore e non farne l'inizio di un libro.

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