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L' isola la donna il ritratto. Quattro variazioni

Sergio Perosa

Anno edizione: 1996
Pagine: 128 p.
  • EAN: 9788833909752
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recensione di Michelucci, S., L'Indice 1997, n. 1

Con l'accattivante titolo "L'isola la donna il ritratto", che preannuncia un viaggio attraverso la natura, il femminino e l'arte, si presenta il nuovo libro di Sergio Perosa, pubblicato quest'anno da Bollati Boringhieri. Anglista di fama internazionale, con interessi enciclopedici che dalle letterature di area britannica, americana, anglofona, spaziano a quella francese, italiana e tedesca, dalla mitologia classica a quella celtica, Perosa propone in questa raccolta di saggi una serie di variazioni su tre fra i grandi temi che hanno nutrito l'immaginario letterario, avventurandosi in un iter che lo porta a toccare numerosissimi approdi letterari, talvolta famosi e in altri casi, invece, meno noti, o addirittura pressoché sconosciuti. Ciò che gli offre il destro per portare il lettore avanti e indietro, sull'asse spaziale, tra il Vecchio e il Nuovo Mondo e, su quello temporale, in un arco storico vastissimo che dagli albori della civiltà giunge fino ai nostri giorni.
In una distesa "chiacchierata" di poco più di cento pagine, l'autore dà forma a un discorso il cui agile snodarsi nasconde una costruzione rigorosa e complessa che si sviluppa attraverso "variazioni" tematiche allacciate l'una all'altra da un rapporto di tipo metonimico che conferisce continuità e insieme varietà al libro. Naturalmente, l'iter qui proposto, proprio perché del tutto personale, pur offrendo l'approdo a una molteplicità di sponde - la mitologia classica, le fiabe celtiche, i romantici tedeschi, la letteratura francese, quella caraibica, ecc. - finisce inevitabilmente per privilegiarne alcune, in relazione alle esigenze della struttura dell'opera e alle predilezioni dell'autore. Passando dalla prima parte del libro alle successive si verifica inoltre una sorta di "effetto zoom", risultato di un avvicinamento a certi testi dei quali Perosa non si limita a cogliere la pertinenza al tema, ma offre un'analisi abbastanza dettagliata. È questo il caso dell'ampio paragrafo dedicato a "Maggie. A Girl off the Streets" di Stephen Crane, al termine del saggio "Morte per acqua": qui la fine della protagonista, più suggerita che rappresentata, viene vista come consumazione estrema di (e al tempo stesso come liberazione da) un processo di morte a cui la società basata sul "luccichio" dell'apparenza l'ha condannata, una società che l'ha confinata nella dimensione del silenzio e dell'assenza, costringendola a rimanere sempre al di sotto della superficie, e dunque a esperire la "morte per acqua" - ben prima dell'annegamento - nel corso di tutta la propria esistenza disperata.
Raccordati l'uno all'altro mediante procedimenti di sovrapposizione e opposizione o collegamenti metonimici, preceduti da un'introduzione che delinea l'iter del discorso e ne motiva le svolte, i quattro saggi costituiscono sostanzialmente, nella loro articolazione interna, delle "isole" distinte, ciascuna dotata di una propria fisionomia, e sono collegati tra loro - com'è giusto, trattandosi di collegamenti tra isole - talvolta in modo abbastanza tenue e precario: se quasi inevitabile appare infatti il passaggio dall'isola vista come luogo "altro" - magico, edenico, infero - a quello dell'isola-continente esplorata e posseduta come donna, un po' più pretestuoso appare per contro quello alla morte per acqua - tema che Perosa affronta in relazione soprattutto a figure femminili e interpreta come punizione per una qualche trasgressione - e ancor più quello al ritratto, visto come oggettivazione ossessiva della dicotomia tra arte e vita, sostituzione tirannica di quest'ultima attraverso la rappresentazione.
Stimolante in ogni sua parte, il libro di Perosa ci è sembrato lo sia soprattutto in quella dedicata alle isole presenti nella letteratura fantastica, mitica, avventurosa, uno sterminato arcipelago col quale egli dimostra di avere una straordinaria familiarità. Isole che, come sottolinea lo studioso, presentano quasi invariabilmente una natura ambivalente: sono terre di libertà ma anche di prigionia, dove il meraviglioso può trasformarsi subitaneamente nel mostruoso, e le delizie in martirio. Il rapporto tra l'uomo e l'isola, inoltre, non è mai naturale, essendo mediato da un sistema complesso di segni, codici, geroglifici, e comportando per lo più la decifrazione di strani linguaggi, così che l'esplorazione dell'isola acquisisce, in molto casi, una valenza metalinguistica.
Sotto il profilo cronologico il saggio dedicato all'isola trova il punto di raccordo con il capitolo successivo nelle scoperte geografiche rinascimentali, che occasionano l'insistente ricorso alla metafora della terra appena scoperta come "vergine" ricca di grazie da conquistare e sottomettere. È proprio il segno impresso nel terreno che durante l'epoca delle scoperte geografiche ne garantisce, autorizza e legittima il possesso. Se l'orma è impressa dall'uomo bianco, il suo atto di conquista assume i connotati di quello che l'autore definisce il "congresso carnale", esplorazione voluttuosa di quel corpo che si offre in tutte le sue grazie, interazione e fecondazione del Mondo Nuovo da parte di un'Europa virile pronta a inseminare la terra americana, florida e lasciva; una terra che, non a caso, si presenta prevalentemente abitata da donne sessualmente molto accessibili, quali, ad esempio, Pocahontas, che è appunto metafora della fertilità americana ed elemento di mediazione tra il vecchio ordine e i "conquistadores".
L'insistenza sull'associazione terra vergine - conquista - lussuria sfrenata fornisce a sua volta il collegamento con i saggi successivi, dove Perosa analizza la punizione della trasgressività, prevalentemente femminile (la morte per acqua, egli osserva, non sembra cosa da uomini) e poi, sottolineando come la donna sia "costretta comunque e sempre più a fornire immagini", passa ad affrontare il tema del ritratto, soprattutto in rapporto all'ossessione romantico-decadente del "doppio". A questo punto, circolarmente, egli salda la conclusione del proprio iter con l'inizio: proprio nel gioco dei doppi - simulacri che possono rivelarsi distruttivi soprattutto quando ambiscono a farsi sostituzione della vita - emerge inevitabilmente il polo dominante, che poi è sempre quello negativo: così come il ritratto "perturba", sconvolge, talvolta uccide il proprio modello o il proprio autore, analogamente la natura mostruosa dell'isola ha la meglio sul giardino edenico, la violenza implacabile dei "conquistadores" costringe al silenzio il Buon Selvaggio.