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Sándor Márai

Traduttore: L. Sgarioto
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2007
Pagine: 174 p. , Brossura
  • EAN: 9788845921834
Askenasi è un rispettato e non più giovane professore di filologia che si innamora di una ballerina russa. Abbandona famiglia e lavoro, affronta la disapprovazione sociale e, infine, lascia anche l'amante, consapevole che non è lei la meta della sua ricerca, ma solo un punto di passaggio. Parte per la Grecia cercando la risposta a una domanda che è incapace di formulare, cui né la moglie né la ballerina hanno saputo fornire una risposta. Interrompe il viaggio a Dubrovnik (che negli anni trenta si chiamava Ragusa) in una giornata torrida. Quando una sconosciuta passa nella hall dell'albergo e lo guarda, Askenasi sente che è il momento di compiere il balzo e di cercare quella risposta. Segue la donna in camera, dove la sua visita si trasforma in un omicidio. L'intreccio del romanzo dell'ungherese Sándor Márai, pubblicato nel 1934, è costruito su una serie di flashback che ripercorrono i moti dell'animo del protagonista con una penetrante descrizione psicologica e un'acuta decifrazione dei minimi gesti quotidiani. Gli altri personaggi, invece, appaiono come osservati dall'esterno. Proprio il contrasto tra interno ed esterno, tra sensualità e ragione è il leitmotiv del romanzo. La storia è la ricerca, solo parzialmente riuscita, delle motivazioni profonde della passione, del contrasto tra convenzioni sociali, condizionamenti culturali e spontaneità. Le "gioie simboliche del corpo" additano la possibilità di spingersi dalla superficie della sensualità alla profondità di un segreto, di una "risposta" che non si lascia comprendere, né tradurre nella lingua imperfetta, ma solo vivere. Romanzo godibile per come presenta gli anfratti della psiche scoperti da Freud, in cui risaltano le suggestioni di Robert Musil e di Thomas Mann: la ricerca di una "risposta" impossibile che sfuma nel delitto, congiungendo l'atto dell'amore al gesto che dà la morte; meno felice quando la narrazione diventa rigida e artificiosa e il gioco simbolico si fa scoperto e innaturale. Paolo Euron

Il protagonista de L'isola è un uomo in cerca, un vecchio professore che ha compreso, dopo aver abbandonato la moglie per un'altra donna, di non poter trovare la risposta all'oscuro interrogativo che pende sul capo degli uomini attraverso i libri. Intraprende, pertanto, un percorso di ribellione nostalgica nei confronti della "cultura" e si spinge verso lidi oscuri e lontani. Lo troveranno sull'isolotto di Locrum, dove è arrivato al tramonto su una barchetta a remi, nudo e farneticante: lui, il professor Victor Henrik Askenasi, specialista di lingue anatoliche e titolare di cattedra all'Istituto di lingue orientali di Parigi, nasconde un segreto indicibile. Cosa gli era successo in quel torrido pomeriggio, eccezionalmente caldo per la fine della primavera? Un attimo di follia? Un istinto di fuga? Forse. O un semplice "superare il limite", non di molto, via: appena un poco, come egli dice a se stesso e a Dio nel suo ultimo, delirante, lucidissimo dialogo con l'Eterno. Quel limite che uomini e donne continuamente sfiorano negli scomposti, violenti gesti dell'amore. Perchè al fondo di ciò che chiamiamo amore c'è proprio questo: il desiderio di distruzione, forse anche di se stessi. Che cos'altro era stato, del resto, il suo travolgente incontro con Eliz, la misteriosa, equivoca ballerina russa incontrata nel métro, per la quale aveva lasciato la moglie e aveva affrontato il pericolo e la riprovazione sociale? Dopo i primi mesi di esaltata felicità sensuale, Askenasi era sprofondato nella noia, nell'insoddisfazione, nel disgusto. Fino al giorno in cui , pur percependo ogni rumore, non era più riuscito a udire il suono della propria voce. E a nulla era valso lasciare la turbinosa Eliz e partire per quel soggiorno "in un posticino tranquillo", come gli avevano raccomandato gli amici, la moglie. Alla fine, sull'isolotto che fronteggia Dubrovnik, Askenasi saprà che nessuna donna potrà mai "dargli la risposta" che insegue da sempre – e saprà che "non esiste appagamento possibile".
Suggestivo e fatale come in tutte le sue storie, con una prosa incalzante ed attenta, consapevole di non poter "racchiudere" il segreto "né di esprimerlo compiutamente", Márai ci trasporta nella poesia di fondo del racconto in cui si condensano, nella loro esigua essenzialità (spoglia persino di dialoghi), tutti i temi della letteratura più alta: l'amore e il tradimento, la desolazione e la ricerca, il cammino e l'incomprensione della gente. Veniamo precipitati nel percorso egoistico di un individuo disposto a tutto, incurante di affetti, religioni, morale, leggi umane. La conclusione è un monito preciso a tentare un'altra via, nella consapevolezza del fallimento inevitabile.

Recensioni dei clienti

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    elisabetta

    24/07/2010 16.47.09

    i libri di marai sono sempre scritti bene,su questo non c'è nessun dubbio. l'isola è un buon libro, scritto nello stile che contraddistingue lo scrittore,ma in alcuni tratti pecca di retorica. veramente eccezionale la narrazione del rapporto del professor askenasi con le due donne.

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    Sarah

    06/06/2010 18.50.42

    Non lo conoscevo questo autore, mi ci sono ritrovato per caso, leggerò anche altro, mi è sembrato decisamente lento, ma con una notevole propensione alla descrizione, personaggio raccontato minuziosamente, meno il contesto a mio avviso, è da interpretare, non mi è dispiaciuto.

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    alex

    29/10/2009 16.44.28

    libro molto contorto, lento e un po' confuso che cerca di richiamarsi all'analisi psicologica cara alla cultura di quel tempo in quella parte d'europa. di sicuro non la migliore opera di marai. consigliato solo ai fans che desiderano proprio leggere tutto o a chi ci casca per curiosità come è capitato a me.

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    AGT

    06/04/2009 10.43.59

    Un capolavoro.

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    Francesco

    21/01/2009 17.34.26

    L'ho trovato un po' pesante e molto lento. Sicuramente più dinamico le braci; anche se a tratti ti prende molto. Imho non del tutto riuscito. Marai affascina comunque.

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    Tommaso

    12/01/2009 22.29.26

    Leggete questo libro, Marai è davvero un grande scrittore, a tratti può risultare un po'noioso ma rimane comunque un'ottima lettura e soprattutto il finale riesce a colpire e a emozionare.

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    Michele Testa

    31/03/2008 14.07.33

    Altro capolavoro di Marai. Assolutamente imperdibile. Anche qui, così come ne 'Le Braci', l'autore riesce a descrivere l'infinita e tormentata ricerca dell'uomo del senso della vita. Anche se, a differenza de 'Le Braci', qui è dipinto a tinte magistrali l'abisso che intercorre tra la Vita e l'Esistenza. Ma il professor Askenasi, saltando dalla sponda della vita a quella dell'esistenza, nel baratro ci precipita... Molto sensuale poi lo sfiorare continuamente il senso della vita, senza riuscire mai ad afferrarlo o descriverlo. Un grande Marai... compratelo!

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    Cristiana

    13/01/2008 17.45.09

    Vale sempre la pena di leggere un grande scrittore anche quando non e' al suo meglio e s'intuisce che la vicenda umana personale soffoca in un grido il canto che e' quello di un usignolo.

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    Gian Paolo Grattarola

    03/09/2007 01.49.04

    Ci sono personaggi della letteratura di tutti i tempi che hanno impresso la loro vicenda nella nostra memoria come un sigillo indelebile, e che finiremo per portare dentro di noi per sempre. Ebbene Vicktor Henrik Askenasi, emerito professore di greco a Parigi, si inserisce di diritto tra questa folta schiera. Di questo personaggio contraddistinto da un’afflizione intensa e palpitante, sono certo che conserveremo a lungo il ricordo. In questo libro scritto nel 1934 e recentemente pubblicato in Italia da Adelphi Sandor Marai , non privo della sua riconoscibilissima cifra linguistica, spoglia il mondo dalle sue tinte consolatorie avvolgendo il lettore in un sentimento di desolazione ineluttabile. In quello stesso stato d’animo in cui precipitò il grande scrittore ungherese negli anni ’30 del secolo scorso, allorché dinanzi all’ offensiva ottusa e volgare dei nuovi regimi dittatoriali, gettò con le sue opere una luce di impressionante preveggenza sull’implosione della civiltà liberale ed umanistica a cui la società borghese sarebbe andata incontro di lì a poco. Si tratta infatti di un romanzo rivolto ai palati forti, ossia a quei lettori che amano inoltrarsi senza fretta e senza rassicurazioni negli azzardi, in regioni troppo impraticabili dello spirito, negli sprofondi di una storia inquietante. Concepito con intelligenza e scritto come sempre in modo elegante, questo libro ha il suo migliore pregio nella capacità di indagare e di condurci ad un passo dal baratro dell’animo umano, di cui l’autore si rivela ancora una volta un profondo conoscitore soprattutto nei suoi aspetti più tragici e dolorosi. Sandor Marai si interroga in questo romanzo sul senso compiuto della vita, che il professore Askenasi invano ricercherà ossessivamente per tutta la vita nelle pieghe dei libri, nella rassicurante stabilità famigliare, nei piaceri del sesso e perfino nel delirio omicida, trasfigurando la propria esistenza nell’implacabile lucidità di un incubo. Gian Paolo Grattarola 02.09.2007

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    Luciano

    27/08/2007 16.26.26

    Un libro complesso, dove Marai mostra tutta la sua abilità, con una scrittura sublime e scorrevole, dove anche i passaggi più difficili si fanno apprezzare. Un libro complicato, improntato ad affrontare tematiche esistenziali di non facile comprensione, che accompagnano il lettore in un difficile cammino verso una verità non evidente, nascosta ed in cui ognuno può trovare quello che vuole. Un libro sull’amore, sulla sua disperata ricerca, che ci porti fuori della noia quotidiana, che ci faccia vivere in modo diverso e fuori dagli schemi classici, con una amara scoperta : ma esiste davvero l’amore? O la sua vera essenza è la distruzione di noi stessi, dopo aver ricercato invano? Ad ognuno la propria risposta!

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    Luca Ormelli

    28/06/2007 12.07.03

    Quando si è autori di vaglia, e Márai certamente lo è, si può affabulare persino con le più ardite speculazioni filosofiche. Questo e non altro il nucleo su cui si "avvita" il romanzo; il dualismo reale-ideale di matrice platonica, la dicotomia apollineo-dionisiaco nietzschiana, la gnoseologia di Wittgenstein e la gnosi imperfetta di Heidegger nelle angustie del Professor Askenasi, cattolico di passaporto eppure così ominoso nel proprio cognome da potersi definire viandante lungo i sentieri dell'Essere, di diaspora in diaspora sino all'abbraccio panico di quella che agli occhi del mondo altro non può essere stimata che follia seppur lucidamente, "metodicamente" (come ricorre nel testo) perseguita dal protagonista.

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    mila

    11/06/2007 09.24.03

    Non una facile lettura, ci sono delle belle pagine ed altre un po’ noiose e ripetitive. Non si riesce ad essere coinvolti nelle angosce e nei deliri del protagonista della storia. Di Marài ho letto di meglio.

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