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Orhan Pamuk

Curatore: W. Bergero
Traduttore: S. Gezgin
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 388 p.
  • EAN: 9788806219376
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Recensioni dei clienti

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    Marco FERRARO

    09/07/2016 16.09.54

    Certo, fare un commento su un premio Nobel, non è cosa semplice, quando poi l'argomento è quello centrale della sua vita, qualsiasi parola sembra quasi inutile; dirò allora solo alcune riflessioni che mi hanno lasciato questa lettura. Innanzitutto la ricchezza del linguaggio, presente in tutta la cultura ottomana e da Pamuk innalzata all'ennesima potenza, che restituisce la sensazione fisica di entrare in un altro mondo, vicino ma completamente diverso; e poi questa continua contrapposizione tra opposti, che sarebbe troppo semplice ridurre ad Europa ed Asia, che è fra modernità e tradizione, tra ricchezza e degrado, tra voglia di abbandono ed impossibilità a farlo; ed in mezzo c'è la vita vera quella di tutti giorni che è sia l'uno che l'altro, ma non è ne l'uno ne l'altro. E Pamuk è un maestro di questa sospensione.

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    Francesco Cisternino

    14/07/2014 14.00.38

    "Istanbul" e' una raccolta di divagazioni letterarie di finissimo livello nella quale episodi autobiografici si amalgamano alle componenti piu' complesse della citta'. Ed e' una Istanbul molto diversa dalla metropoli allegra, vacanziera e discotecara che abbiamo in mente, quella dei ristoranti di Ortakoy e degli ostelli di Galata, delle crociere sul Bosforo e del Topkapi. L'uomo avveduto che e' in Pamuk non perde tempo nel consigliare locali, teatri e postriboli vari: si sofferma, invece, sui temi cari a chi a Istanbul ci vive da un pezzo. E passa in rassegna i cambiamenti maldigeriti, il contrasto mai sopito tra presente e passato, una secolarizzazione incompleta, un perenne senso di inferiorita' mascherato dietro un nazionalismo fuori-tempo, la stagione delle ideologie e quella della consapevolezza. Il tutto espresso nella forma di una serie di elzeviri brillanti per qualita' di scrittura e intellettualmente spregiudicati, a beneficio di lettori/viaggiatori esigenti.

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    georgia236

    06/04/2011 11.38.56

    Ho appena terminato il libro dopo diversi mesi, poiché la lettura si è dimostrata davvero difficoltosa, elementare, senza un filo conduttore, nemmeno la giusta cronologia degli eventi. Comunque credo che un libro vada letto fino in fondo prima di subire un giudizio così alla fine mi sono pure affezionata al personaggio e soprattutto alle meravigliose fotografie. Non lo consiglierei, eppure ha acceso il mio desiderio di andare a rivisitare Istanbul con lo sguardo di Pamuk e con la malinconia che caratterizza anche la mia indole.

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    maria cristina aschieri

    12/10/2009 11.16.07

    Un’avvincente monografia, impreziosita da una generosa raccolta di stupende foto d’epoca, con cui l’autore ci illustra l’anima triste della città e la malinconia e l’irrequietezza da lui provati nei primi vent’anni della sua vita, in un parallelismo quasi simbiotico. Pamuk cerca di farci comprendere come mai questa città variopinta, babilonica e multiculturale, centro del glorioso impero bizantino, sia ad un certo punto entrata in profonda crisi d’identità, trasformandosi in una città in bianco e nero in preda a un sentimento collettivo di perdita irreversibile. Si va a zonzo come viaggiatori immaginari nel presente e nel passato, per strade sconnesse, taverne e venditori ambulanti, fra tram sferraglianti e cani sciolti che rovistano fra le rovine, nel tentativo di comprendere la confusione, l’anarchia e il disordine che regnano in questa città sospesa fra la gloria di un passato ormai chiuso e l’immane sforzo di guardare con umiltà ad occidente, consapevole dei propri limiti economici e culturali. La magia delle luci notturne, le nebbie che sfumano i contorni dei minareti, la pittoresca fatiscenza di vicoli e strade disseminati di ruderi sempre in fantastico contrasto con la sontuosità dei palazzi principeschi e lo sfarzo delle moschee, tutto è documentato con piacevoli aneddoti e istantanee in cui le biografie d’Istànbul e di Pamuk continuano ad incontrarsi e sovrapporsi in chiaroscuri di grande suggestione. E non manca lo spettacolo grandioso del Bosforo, con lo sfolgorio incessante delle acque agitate dalle navi in transito, i suoi cieli arruffati, le antiche costruzioni di legno disseminate sulle rive, incorniciate di neve in inverno o che s’incendiano d'improvviso spandendo scintille incandescenti nelle notti estive. Una lettura per viaggiatori romantici, alla ricerca del tempo perduto, assetati di conoenza. E per chi si sente attratto anche dalle cose piccole, trascurate e umili, non disdegnando il lato in ombra delle cose, quello che può riservare le migliori sorprese.

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    Gianni

    03/10/2009 13.53.28

    Libro insolito, quasi un'enciclopedia della tristezza. Si pone come un'autobiografia legata ad un unico luogo: la città di Istanbul. Ad un unico colore: il grigio. Lo scritto è sincero e leggibilissimo, certamente offre stimoli culturali interessanti. La sua forma, volutamente un po' dimessa, impedisce però di riconoscervi un capolavoro: probabilmente non vuole esserlo.

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    mari

    14/05/2009 19.18.06

    Nè lento, nè noioso, nè piatto, nè pesante. Sono davvero stupita da tanti giudizi negativi. Non sono affatto d'accordo con chi definisce il linguaggio di Pamuk involuto, contorto, ripetitivo, addirittura impossibile, un garbuglio della sintassi... Io l'ho trovato al contrario una lettura appassionante, scorrevolissima, senza sorta di errori, ripetizioni o pesantezze di stile. Al contrario semplice, diretto, franco. Inoltre l'argomento avvince chiunque conosca Istanbul, perché racconta e spiega molte cose di questa metropoli dalla storia così singolare, ed è incredibile come Pamuk sia riuscito perfettamente a fondere in questo libro i suoi ricordi d'infanzia e giovinezza con la storia e la descrizione di Istanbul, quasi che lui e la sua città fossero tutt'uno. Un vero capolavoro, di sapore proustiano: certo al giorno d'oggi si scrivono ben raramente opere del genere, e la parola "letteratura" ha perso molto del suo significato, davanti alla cascata di thriller che il pubblico esige e ottiene.

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    galassia

    10/03/2009 15.40.04

    sto ancora in fase di lettura del libro di Pamuk. affascinante la procedura tra realtà rimembrante,considerazioni e personalismi biografici. un libro che, se non conosci Istambul, ti fa venire il desiderio di andarci subito recandolo con se come una guida spirituale

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    Roberto

    20/11/2008 10.41.56

    Il libro è una Weltanschauung dell'autore in rapporto alla sua città e ai suoi abitanti. L'autore sembra indeciso se salvarsi riunendo una parte di sé alle radici collettive di appartenenza come esemplificato da Jung oppure separarsene definitivamente (per andare dove?). Sorta di biografia introspettiva, tendente ad una autoanalisi svolta sopratutto con l'attività di flâneur,nell'accezione sia di Baudelaire che di Benjamin,dell'A. Libro colto di un autore evidentemente tale, con alcune belle pagine e qualche spunto interessante. Se leggessi questo libro senza conoscere titoli e meriti dell'autore,mi sono detto,non potrei però tollerare le incredibili, continue cadute sia formali come il pessimo stile involuto, contorto, ripetitivo, il "riuso" di intere frasi in vari punti del volume e tanti altri aspetti che rendono l'opera di non piacevole lettura. Inoltre, per quanto l'A., anche nel testo, dichiari di desiderarlo, si ha la sensazione che manchi un filo conduttore coerente dell'opera. Anche i contenuti lasciano troppo spesso perplessi e talora interdetti. Cito un aspetto abbastanza curioso. Se esistesse una valida ragione letteraria, potrei anche capire i riferimenti al proprio pene alla sue erezioni e relative attività masturbatorie (di cui parla almeno sei volte nel libro) quali valvole di sfogo ai problemi esistenziali dell'autore. Come per altri argomenti,la necessità di descrivere questa compulsione autoerotica mi è parsa affatto slegata, gratuita (se non sotto l'aspetto psicoanalitico) e quindi fastidiosa. Mi viene poi in mente che, nella mia guida turistica di Istanbul, è trascritta una lettera molto bella di Flaubert da Istanbul mentre l'A., nel capitolo titolato al letterato francese, preferisce dare spazio al di lui pene e relativa sifilide. "Non tutto è memorabile (né Pamuk lo pretende)","Non pensa mai di essere un genio, sebbene abbia piena coscienza delle proprie qualità narrative" dice Citati recensendo (positivamente) l'ultima fatica di Pamuk "Altri colori". Dovrò leggere altri suoi libri!!

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    Silvia

    13/10/2008 21.03.35

    Libro interessante perchè fin dall'inizio presenta al lettore una Turchia emancipata come ben poco ci si apetterebbe al giorno d'oggi. Un appunto però è d'obbligo: non cononosco il turco e quindi non mi è dato di far un confronto ma l'unica cosa che mi è balzata in mente dopo le prime 4 pagine è stata: P E S S I M A T R A D U Z I O N E !!! o almeno lo spero, perchè il linguaggio utilizzato è impossibile ! La magia del racconto si perde nel garbuglio della sintassi.

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    GEA

    10/07/2008 16.52.59

    Non mi è piaciuto per niente.L'ho preso in libreria attratta dalla copertina,dal titolo e dal nome dell'autore consigliatomi dalla prof,ma sn rimasta profondamente delusa.Come dicono commenti precedenti,Istanbul si propone cm libro in parte autobiografico,ma di Pamuk non c'è nulla.è noiosissimo in alcuni punti e in fondo non dice niente d'interessante.Ho capito sl una cs,tra l'altro perchè ripetuta fino all'asfissia:Pamuk ama Istanbul in quanto città a metà tra l'occidentalizzazione e il rimpiangere del glorioso passato e per qst triste.Non mi ha entusiasmato,il più basso voto finora l'ho dato proprio a lui.

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    diablero

    04/07/2008 12.39.26

    libro discontinuo, la prosa spesso è involuta e ripetitiva...alla fine tra le poche cose che sai è che a lui piace guardare le navi sul bosforo...u' capì, l'hai detto 200 volte... c'è poco di lui, c'è poco di istanbul, c'è un po' di tutto e un po' di niente. capisco il nobel dato più forse alla turchia che a lui, ma insomma, pensavo qualcosa di più profondo.

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    Carmelo De Rosa

    11/02/2008 13.18.18

    Libro tutto sommato bello, ma molto ripetitivo e, come hanno già detto in altro commento, si dilunga un po' troppo. La parola continuamente ricorrente è "tristezza". P.S. a Istanbul sono sato 2 volte e mi piace moltissimo

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    Lucia

    27/12/2007 23.12.04

    Ho letto il libro un pò di tempo fà e sinceramente l'ho terminato con difficoltà! Lento e pesante. Sono stata attratta dal titolo...pensando ad un libro completamente differente.

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    mattia barella

    20/11/2007 14.03.32

    libro noioso e lento;la lettura risulta faticosa e non certo per l'elevato livello di contenuti che propone bensì per la ripetitività degli eventi e per la staticità della prosa.Chiaramente siamo di fronte alla vita di Pamuk con sullo sfondo Istanbul,mentre ci si aspetterebbe di scoprire una volta di più l'antica Bisanzio narrata sfruttando il metodo narrativo dell'autobiografia...purtroppo non è così è Pamuk prendere o lasciare...

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    Max

    13/11/2007 15.06.34

    prosa piatta per un libro piatto. buono il tentativo di dare un significato a una città con un simile passato, ma non basta. utile per conoscere meglio la persona di Pamuk (ora ancora più odiosa di prima). romanziere e intellettuale da giornali glamur che ha ricevuto il Nobel più per le sue posizioni e la sua nazionalità molto strategica che per altro.

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    thomas

    03/04/2007 15.49.06

    Ho appena finito di leggerlo. Mi è molto piaciuto il modo certosino di descrivere ogni piccolo particolare di questa città malinconica e orgogliosa anche se a tratti mi è sembrato dilungarsi davvero troppo. Comunque un giudizio positivo.

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    stefano

    07/02/2007 10.45.08

    Bel libro semplice e scorrevole. Quadro triste e romanticissimo di una istanbul che ho deciso di andare a visitare.

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    Francesco Massimo

    20/01/2007 21.10.10

    Ogni città dovrebbe avere un Orhan Pamuk che la ami col proprio cuore, che la sogni nelle notti calde e profumate e che la protegga in quelle fredde e buie. Ogni Orhan Pamuk dovrebbe avere la propria Instanbul come il mare ha i propri abissi, come gli animali hanno la propria tana, come ogni uccello ha il proprio nido.

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    gabriella

    19/01/2007 17.44.46

    Sto leggendo Istanbul,non è un testo facile,ma non mi sembra 'letteratura sciatta'. Mi rivolgo a Stefano, non potrebbe trattarsi di una cattiva o, quanto meno, non accurata traduzione?

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    Stefano

    10/01/2007 22.31.31

    Sono davvero a disagio volendo scrivere il mio parere dopo quelli incensanti che mi precedono. Pamuk offre certamente spunti storici, sociologici e persino antropologici interessanti. Ma ho trovato la prosa di Istanbul piatta, povera e infestata da veri e propri errori. A parte una notevole profusione di frasi come: "Un altro... consiste nel fatto che", modo di esprimersi che dovrebbe essere stigmatizzato già alla scuola media, si trovano, come dicevo, errori (orrori) a mio parere inconcepibili. Qualche esempio: a pagina 63: "Mio zio, l'editore e poeta Sevket Rado aveva pubblicato una copia del libro" Pubblicata una copia?! Oppure a pagina 87 dove, dopo aver paragonato la tristezza ad un vetro appannato, Pamuk parla di "esempio" mentre si tratta, appunto, di paragone. O a pagina 178 dove si incontra la frase: "...perché avevo paura di poter diventare di pietra..." Poter diventare?! Si tratta di errori veniali? Rilevarli è pignoleria? Non mi sembra, a meno di relativizzare sempre tutto. Anche per la loro numerosità (ne ho citati solo alcuni) ma soprattutto perché segnalano una prosa davvero sciatta.

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