Istanbul - Orhan Pamuk - copertina

Istanbul

Orhan Pamuk

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Traduttore: S. Gezgin
Curatore: W. Bergero
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 388 p.
  • EAN: 9788806219376
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"Istanbul come malinconia condivisa, Istanbul come doppio, Istanbul come immagini in bianco e nero di edifici sbriciolati e di minareti fantasma, Istanbul come labirinto di strade osservate da alte finestre e balconi, Istanbul come invenzione degli stranieri, Istanbul come luogo di primi amori e ultimi riti: alla fine tutti questi tentativi di una definizione diventano Istanbul come autoritratto, Istanbul come Pamuk". (Alberto Manguel, "The Washington Post"). Una delle più affascinanti città del mondo raccontata con la passione enciclopedica del collezionista, l'amore del figlio, il lirismo intenso del poeta.
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    Nina

    08/03/2019 21:47:31

    E' una raccolta di divagazioni letterarie di finissimo livello nella quale episodi autobiografici si amalgamano alle componenti più complesse della città. Ed e' una Istanbul molto diversa dalla metropoli allegra, vacanziera e discotecara che abbiamo in mente. Si sofferma, invece, sui temi cari a chi a Istanbul ci vive da un pezzo. E passa in rassegna i cambiamenti maldigeriti, il contrasto mai sopito tra presente e passato, una secolarizzazione incompleta, un perenne senso di inferiorità mascherato dietro un nazionalismo fuori-tempo.

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    Anna Lisa

    19/02/2019 15:33:17

    Episodi autobiografici si intrecciano a racconti di luoghi, paesaggi, persone di una delle città più affascinanti del mondo. Bel libro; il sentimento che prevale è quello, personale, della malinconia -forse troppa- per le mille storie di una città unica al mondo.

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    murat cinar

    26/11/2018 14:13:18

    l'ho letto sia in turco sia in italiano. secondo me racconta un istanbul che si vede e si legge raramente. particolarmente la storia di pamuk in quell'istanbul è ancora più interessante. vale la pena leggere questo libro.

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    Odit

    22/09/2018 08:27:50

    "Istanbul" e' una raccolta di divagazioni letterarie di finissimo livello nella quale episodi autobiografici si amalgamano alle componenti più complesse della città. Ed e' una Istanbul molto diversa dalla metropoli allegra, vacanziera e discotecara che abbiamo in mente. Si sofferma, invece, sui temi cari a chi a Istanbul ci vive da un pezzo. E passa in rassegna i cambiamenti maldigeriti, il contrasto mai sopito tra presente e passato, una secolarizzazione incompleta, un perenne senso di inferiorità mascherato dietro un nazionalismo fuori-tempo.

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    maria gabriella Colombini

    22/08/2018 16:32:47

    Quest'autobiografia, in cui si intrecciano l’uomo della città, mi cattura, mi entusiasma. Mi abbandono al racconto, mi sembra di vedere quella che fu Costantinopoli in quel periodo, fra gli anni 50 e i giorni nostri in cui in pochi lustri viene spazzato via il passato, la popolazione aumenta vertiginosamente e sorgono baracche brutti palazzoni, scompaiono mestieri e negozi, abitudini, riti, valori e soprattutto scompare quel rispetto e quella tolleranza che lí, come in altre isole felici, aveva permesso la convivenza di gruppi di diversa provenienza, fede, cultura come greci, armeni, ebrei… Gli stimoli che mi da la lettura sono infiniti e sono di tipo culturale ed emotivo: ho voglia di conoscere di più della Turchia, della sua storia, di visitarne la capitale, di leggere o rileggere autori che Pamuk cita. La nostalgia che lo scrittore prova per il passato diventa, per me sua coetanea, la mia nostalgia: mentre vedo la confusione di Istanbul vedo anche certe realtà dell’Italia, In particolare del sud, che hanno subito proprio in quegli anni lo stesso processo rivedo città come il Cairo, Teheran…. le città del Medioriente da sempre crocevia di commerci, di scambi di ogni genere, luoghi di incontro scontro di diversità che hanno prodotto più ancora che ricchezza economica, ricchezza culturale. Il libro è ricco di fotografie, di riproduzione di disegni e quadri che, insieme al testo ti rapiscono per tutto il tempo della lettura: una lettura impegnativa, ma molto interessante. Maria Gabriella Colombini

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    Mario Corinthios

    28/05/2018 14:34:41

    Il libro, abbastanza noioso, ha anche molti pregi, purtroppo appiattiti da una traduzione un po' maccheronica e molto carente. Mi stupisce molto che Einaudi abbia pubblicato il libro di Pamuk con una simile traduzione.

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    Marco FERRARO

    09/07/2016 16:09:54

    Certo, fare un commento su un premio Nobel, non è cosa semplice, quando poi l'argomento è quello centrale della sua vita, qualsiasi parola sembra quasi inutile; dirò allora solo alcune riflessioni che mi hanno lasciato questa lettura. Innanzitutto la ricchezza del linguaggio, presente in tutta la cultura ottomana e da Pamuk innalzata all'ennesima potenza, che restituisce la sensazione fisica di entrare in un altro mondo, vicino ma completamente diverso; e poi questa continua contrapposizione tra opposti, che sarebbe troppo semplice ridurre ad Europa ed Asia, che è fra modernità e tradizione, tra ricchezza e degrado, tra voglia di abbandono ed impossibilità a farlo; ed in mezzo c'è la vita vera quella di tutti giorni che è sia l'uno che l'altro, ma non è ne l'uno ne l'altro. E Pamuk è un maestro di questa sospensione.

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    Francesco Cisternino

    14/07/2014 14:00:38

    "Istanbul" e' una raccolta di divagazioni letterarie di finissimo livello nella quale episodi autobiografici si amalgamano alle componenti piu' complesse della citta'. Ed e' una Istanbul molto diversa dalla metropoli allegra, vacanziera e discotecara che abbiamo in mente, quella dei ristoranti di Ortakoy e degli ostelli di Galata, delle crociere sul Bosforo e del Topkapi. L'uomo avveduto che e' in Pamuk non perde tempo nel consigliare locali, teatri e postriboli vari: si sofferma, invece, sui temi cari a chi a Istanbul ci vive da un pezzo. E passa in rassegna i cambiamenti maldigeriti, il contrasto mai sopito tra presente e passato, una secolarizzazione incompleta, un perenne senso di inferiorita' mascherato dietro un nazionalismo fuori-tempo, la stagione delle ideologie e quella della consapevolezza. Il tutto espresso nella forma di una serie di elzeviri brillanti per qualita' di scrittura e intellettualmente spregiudicati, a beneficio di lettori/viaggiatori esigenti.

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    georgia236

    06/04/2011 11:38:56

    Ho appena terminato il libro dopo diversi mesi, poiché la lettura si è dimostrata davvero difficoltosa, elementare, senza un filo conduttore, nemmeno la giusta cronologia degli eventi. Comunque credo che un libro vada letto fino in fondo prima di subire un giudizio così alla fine mi sono pure affezionata al personaggio e soprattutto alle meravigliose fotografie. Non lo consiglierei, eppure ha acceso il mio desiderio di andare a rivisitare Istanbul con lo sguardo di Pamuk e con la malinconia che caratterizza anche la mia indole.

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    maria cristina aschieri

    12/10/2009 11:16:07

    Un’avvincente monografia, impreziosita da una generosa raccolta di stupende foto d’epoca, con cui l’autore ci illustra l’anima triste della città e la malinconia e l’irrequietezza da lui provati nei primi vent’anni della sua vita, in un parallelismo quasi simbiotico. Pamuk cerca di farci comprendere come mai questa città variopinta, babilonica e multiculturale, centro del glorioso impero bizantino, sia ad un certo punto entrata in profonda crisi d’identità, trasformandosi in una città in bianco e nero in preda a un sentimento collettivo di perdita irreversibile. Si va a zonzo come viaggiatori immaginari nel presente e nel passato, per strade sconnesse, taverne e venditori ambulanti, fra tram sferraglianti e cani sciolti che rovistano fra le rovine, nel tentativo di comprendere la confusione, l’anarchia e il disordine che regnano in questa città sospesa fra la gloria di un passato ormai chiuso e l’immane sforzo di guardare con umiltà ad occidente, consapevole dei propri limiti economici e culturali. La magia delle luci notturne, le nebbie che sfumano i contorni dei minareti, la pittoresca fatiscenza di vicoli e strade disseminati di ruderi sempre in fantastico contrasto con la sontuosità dei palazzi principeschi e lo sfarzo delle moschee, tutto è documentato con piacevoli aneddoti e istantanee in cui le biografie d’Istànbul e di Pamuk continuano ad incontrarsi e sovrapporsi in chiaroscuri di grande suggestione. E non manca lo spettacolo grandioso del Bosforo, con lo sfolgorio incessante delle acque agitate dalle navi in transito, i suoi cieli arruffati, le antiche costruzioni di legno disseminate sulle rive, incorniciate di neve in inverno o che s’incendiano d'improvviso spandendo scintille incandescenti nelle notti estive. Una lettura per viaggiatori romantici, alla ricerca del tempo perduto, assetati di conoenza. E per chi si sente attratto anche dalle cose piccole, trascurate e umili, non disdegnando il lato in ombra delle cose, quello che può riservare le migliori sorprese.

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    Gianni

    03/10/2009 13:53:28

    Libro insolito, quasi un'enciclopedia della tristezza. Si pone come un'autobiografia legata ad un unico luogo: la città di Istanbul. Ad un unico colore: il grigio. Lo scritto è sincero e leggibilissimo, certamente offre stimoli culturali interessanti. La sua forma, volutamente un po' dimessa, impedisce però di riconoscervi un capolavoro: probabilmente non vuole esserlo.

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    mari

    14/05/2009 19:18:06

    Nè lento, nè noioso, nè piatto, nè pesante. Sono davvero stupita da tanti giudizi negativi. Non sono affatto d'accordo con chi definisce il linguaggio di Pamuk involuto, contorto, ripetitivo, addirittura impossibile, un garbuglio della sintassi... Io l'ho trovato al contrario una lettura appassionante, scorrevolissima, senza sorta di errori, ripetizioni o pesantezze di stile. Al contrario semplice, diretto, franco. Inoltre l'argomento avvince chiunque conosca Istanbul, perché racconta e spiega molte cose di questa metropoli dalla storia così singolare, ed è incredibile come Pamuk sia riuscito perfettamente a fondere in questo libro i suoi ricordi d'infanzia e giovinezza con la storia e la descrizione di Istanbul, quasi che lui e la sua città fossero tutt'uno. Un vero capolavoro, di sapore proustiano: certo al giorno d'oggi si scrivono ben raramente opere del genere, e la parola "letteratura" ha perso molto del suo significato, davanti alla cascata di thriller che il pubblico esige e ottiene.

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    galassia

    10/03/2009 15:40:04

    sto ancora in fase di lettura del libro di Pamuk. affascinante la procedura tra realtà rimembrante,considerazioni e personalismi biografici. un libro che, se non conosci Istambul, ti fa venire il desiderio di andarci subito recandolo con se come una guida spirituale

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    Roberto

    20/11/2008 10:41:56

    Il libro è una Weltanschauung dell'autore in rapporto alla sua città e ai suoi abitanti. L'autore sembra indeciso se salvarsi riunendo una parte di sé alle radici collettive di appartenenza come esemplificato da Jung oppure separarsene definitivamente (per andare dove?). Sorta di biografia introspettiva, tendente ad una autoanalisi svolta sopratutto con l'attività di flâneur,nell'accezione sia di Baudelaire che di Benjamin,dell'A. Libro colto di un autore evidentemente tale, con alcune belle pagine e qualche spunto interessante. Se leggessi questo libro senza conoscere titoli e meriti dell'autore,mi sono detto,non potrei però tollerare le incredibili, continue cadute sia formali come il pessimo stile involuto, contorto, ripetitivo, il "riuso" di intere frasi in vari punti del volume e tanti altri aspetti che rendono l'opera di non piacevole lettura. Inoltre, per quanto l'A., anche nel testo, dichiari di desiderarlo, si ha la sensazione che manchi un filo conduttore coerente dell'opera. Anche i contenuti lasciano troppo spesso perplessi e talora interdetti. Cito un aspetto abbastanza curioso. Se esistesse una valida ragione letteraria, potrei anche capire i riferimenti al proprio pene alla sue erezioni e relative attività masturbatorie (di cui parla almeno sei volte nel libro) quali valvole di sfogo ai problemi esistenziali dell'autore. Come per altri argomenti,la necessità di descrivere questa compulsione autoerotica mi è parsa affatto slegata, gratuita (se non sotto l'aspetto psicoanalitico) e quindi fastidiosa. Mi viene poi in mente che, nella mia guida turistica di Istanbul, è trascritta una lettera molto bella di Flaubert da Istanbul mentre l'A., nel capitolo titolato al letterato francese, preferisce dare spazio al di lui pene e relativa sifilide. "Non tutto è memorabile (né Pamuk lo pretende)","Non pensa mai di essere un genio, sebbene abbia piena coscienza delle proprie qualità narrative" dice Citati recensendo (positivamente) l'ultima fatica di Pamuk "Altri colori". Dovrò leggere altri suoi libri!!

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    Silvia

    13/10/2008 21:03:35

    Libro interessante perchè fin dall'inizio presenta al lettore una Turchia emancipata come ben poco ci si apetterebbe al giorno d'oggi. Un appunto però è d'obbligo: non cononosco il turco e quindi non mi è dato di far un confronto ma l'unica cosa che mi è balzata in mente dopo le prime 4 pagine è stata: P E S S I M A T R A D U Z I O N E !!! o almeno lo spero, perchè il linguaggio utilizzato è impossibile ! La magia del racconto si perde nel garbuglio della sintassi.

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    GEA

    10/07/2008 16:52:59

    Non mi è piaciuto per niente.L'ho preso in libreria attratta dalla copertina,dal titolo e dal nome dell'autore consigliatomi dalla prof,ma sn rimasta profondamente delusa.Come dicono commenti precedenti,Istanbul si propone cm libro in parte autobiografico,ma di Pamuk non c'è nulla.è noiosissimo in alcuni punti e in fondo non dice niente d'interessante.Ho capito sl una cs,tra l'altro perchè ripetuta fino all'asfissia:Pamuk ama Istanbul in quanto città a metà tra l'occidentalizzazione e il rimpiangere del glorioso passato e per qst triste.Non mi ha entusiasmato,il più basso voto finora l'ho dato proprio a lui.

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    diablero

    04/07/2008 12:39:26

    libro discontinuo, la prosa spesso è involuta e ripetitiva...alla fine tra le poche cose che sai è che a lui piace guardare le navi sul bosforo...u' capì, l'hai detto 200 volte... c'è poco di lui, c'è poco di istanbul, c'è un po' di tutto e un po' di niente. capisco il nobel dato più forse alla turchia che a lui, ma insomma, pensavo qualcosa di più profondo.

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    Carmelo De Rosa

    11/02/2008 13:18:18

    Libro tutto sommato bello, ma molto ripetitivo e, come hanno già detto in altro commento, si dilunga un po' troppo. La parola continuamente ricorrente è "tristezza". P.S. a Istanbul sono sato 2 volte e mi piace moltissimo

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    Lucia

    27/12/2007 23:12:04

    Ho letto il libro un pò di tempo fà e sinceramente l'ho terminato con difficoltà! Lento e pesante. Sono stata attratta dal titolo...pensando ad un libro completamente differente.

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    mattia barella

    20/11/2007 14:03:32

    libro noioso e lento;la lettura risulta faticosa e non certo per l'elevato livello di contenuti che propone bensì per la ripetitività degli eventi e per la staticità della prosa.Chiaramente siamo di fronte alla vita di Pamuk con sullo sfondo Istanbul,mentre ci si aspetterebbe di scoprire una volta di più l'antica Bisanzio narrata sfruttando il metodo narrativo dell'autobiografia...purtroppo non è così è Pamuk prendere o lasciare...

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  • Orhan Pamuk Cover

    Scrittore turco, Premio Nobel per la letteratura nel 2006. Abbandonati gli studi di architettura, esordisce con il romanzo Il signor Cevdet e i suoi figli (1982), affresco di tre generazioni ambientato nel quartiere natio di Nisantasi, con il quale ottiene grande successo; cui sono seguiti La casa del silenzio (1983) e Il castello bianco (1985), nei quali l’incontro tra un giovane veneziano e uno studioso ottomano è pretesto per affrontare quello, problematico e conflittuale, tra Oriente e Occidente. Lo stesso tema ricorre, declinato in modi diversi, anche nei più recenti Il mio nome è rosso (1998, premio Grinzane) e Neve (2002), dai risvolti più marcatamente politici. Istanbul (2003) ha affascinato per l’abile tessitura che cuce... Approfondisci
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