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Gli italiani la sanno lunga... o no!? - Antonio Caprarica - copertina
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Gli italiani la sanno lunga... o no!?
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Descrizione

La leggenda, o forse la retorica, vuole gli italiani "brava gente": accoglienti e generosi, poveri ma belli, gaglioffi ma simpatici, ricchi di inventiva e maestri nell'arte di vivere e amare. Una tradizione sostenuta anche da connazionali illustri li dipinge invece furbi, cinici e conformisti, insofferenti alle regole e privi di senso civico. Chi siamo dunque noi italiani? È possibile tracciare un profilo veritiero, che eviti la trappola del moralismo come l'esercizio, così diffuso, dell'autodenigrazione? Antonio Caprarica ha voluto provarci in questo volume, sottoponendosi di buon grado alla pratica dell'autocoscienza, osservando il Bel Paese quanto più spassionatamente possibile e dalle più diverse prospettive. Ecco dunque la lotta politica del Nord contro il Mezzogiorno e il federalismo gastronomico, con la pacifica convivenza delle straordinarie cucine regionali; la persistente fedeltà nei confronti della famiglia, fonte, da oltre cinquecento anni, non solo di stabili affetti, ma, se appena si può, di prebende e sinecure, cattedre universitarie, alloggi e impieghi; la scomparsa dei grandi imprenditori e il diffondersi dei "capitalisti di papà", con le loro piccole aziende controllate dalla parentela; il culto della bellezza e l'indifferenza per gli scempi ambientali; la maleducazione imperante dalla strada al Parlamento.
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Dettagli

2009
Tascabile
361 p., Rilegato
9788860615251

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Tullio Pascoli
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Lettura piacevole, spesso divertente. Mosaico della nostra identità, composto dal cosmopolita, che ci osserva dall'esterno. Uno specchio per la comprensione di ciò che siamo, ma anche di ciò che c'illudiamo di essere: i migliori e che non sempre siamo. Un riflesso d'immagini divertenti ed amare, esenti da luoghi comuni provinciali secondo cui saremmo superiori in rapporto ad altri Popoli. Già, coltiviamo convinzioni ingannose che mascherano la cruda realtà che fatto del nostro Paese un'Italietta. Ci crediamo il centro della civiltà; dovendo cambiare ci ostiniamo a conservare eredità medievali. Succubi di politici generosi di promesse ingannevoli, fingiamo di credere e rinnoviamo con ingenua continuità il gratuito credito. Deleghiamo ai gestori i nostri doveri, senza rinunciare a diritti prescindendo dai meriti. Non sfruttiamo il nostro meglio: il capitale umano, ozioso, ormai rassegnato. Si sprecano potenziali capacità da mettere a frutto per il benessere della Nazione. Condizionati da tanti ostacoli non arriviamo al moderno sviluppo; sempre più oppressi dall'invadenza burocratica, negligente nelle sue funzioni è indifferente ai nostri bisogni ed invece di reagire, ci limitiamo a deprecare. Mette a nudo caratteristiche che - nel bene e nel male - ci contraddistinguono; elenca vizi e superstizioni secolari di un Popolo che predilige il dolce far niente o "l'ozio creativo" esaltato da qualcuno, credendo di essere sempre i più furbi, invece, tartassati dai paternalisti, paghiamo pur di poter accomodarci e dinanzi a tale inerzia, necessità ed aspirazioni si annegano nella frustrazione. L'autore ha ragione sostenendo che ci vorrebbe una Margareth Thatcher in grado di guidandoci verso il progresso, dove ognuno è consapevole delle proprie responsabilità. Libro piacevole ed ironico, capace di alimentare un po' anche il nostro modesto se non scarso senso critico collettivo ed individuale che così spesso dimostriamo di non coltivare nel modo più adeguato.

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dario c
Recensioni: 4/5

Con una gradevolissima scorrevolezza, Mr. Caprarica ci trasporta nei vizi e nelle virtù degli italiani di oggi. Consigliato.

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Antonio Caprarica

1951, Lecce

Antonio Caprarica è giornalista e scrittore. Dopo la laurea in Filosofia alla Sapienza di Roma con Lucio Colletti, ha iniziato la carriera giornalistica a «L'Unità» ed è stato in seguito condirettore di «Paese Sera». Tra il 1988 e il 1993 è stato corrispondente del Tg1 dal Medio Oriente. Dal 1993 al 2006 è stato a capo dell'ufficio di Corrispondenza della Rai prima a Mosca, poi a Londra e infine a Parigi. Dopo tre anni a Roma come direttore di Radio Uno e dei Giornali Radio Rai, è tornato a lavorare nella sua amata Londra. Con Sperling & Kupfer ha pubblicato molti titoli, tra i quali ricordiamo Dio ci salvi dagli inglesi... o no!? (2006), che ha ottenuto il Premio Gaeta per la letteratura di viaggio, La ragazza dei passi...

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