Traduttore: L. Frausin Guarino
Editore: Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 4 aprile 2007
Pagine: 194 p., Brossura
  • EAN: 9788845921476
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Descrizione
Quando fa il suo ingresso nell'aula di tribunale in cui verrà giudicata per l'omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni più sordido dettaglio di quello che promette di essere l'affaire più succulento di quanti il bel mondo parigino abbia visto da anni. È ancora molto, molto bella, Gladys Eysenach: il tempo sembra averla "sfiorata come a malincuore, con mano cauta e gentile", quasi si fosse limitato ad accarezzarla teneramente, e le donne presenti nell'aula si sussurrano con invidia i nomi dei suoi innumerevoli amanti. Ma pochi giorni dopo, allorché vengono pronunciate le arringhe, tutta la sua bellezza pare averla abbandonata, e Gladys è ormai soltanto una donna vecchia e sfinita, che a mani giunte supplica i giudici di infliggerle la pena che merita. La condanna sarà lieve, invece, solo cinque anni: il movente passionale ha fatto sì che le venissero concesse le attenuanti previste dalla legge. Ma qual è la verità - quella verità che Gladys Eysenach ha cercato ad ogni costo di occultare? Capace come pochi altri scrittori di scavare nel cuore femminile con implacabile, chirurgica precisione, Irène Némirovsky ci svela a poco a poco il segreto di questa donna che ha desiderato più di ogni altra cosa di rimanere immutabilmente bella, di essere amata per sempre - e che per questo è arrivata a uccidere.

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Recensioni dei clienti

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    Alessandro

    09/12/2013 19:53:23

    Pubblicato nel 1936, 'Jezabel' trae il titolo dal nome della madre di Atalia nell'omonima tragedia di Racine. Il riferimento, ovviamente, non è casuale e vorrebbe esporre in modo sintetico il carattere della protagonista Gladys, donna avvenente ma attempata, incapace di sopportare il passare del tempo sul suo corpo e disposta a tutto per rallentare le lancette dell'orologio; anche a fare del male alle persone care. E' un libro profondamente e, soprattutto, magnificamente femminile, che si sviluppa quasi come una tragedia greca e ci dona personaggi da antologia. Un nuovo must regalatoci da una straordinaria scrittrice.

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    Costanza

    12/07/2013 20:59:18

    Romanzo unico. Scorre benissimo, grazie allo stile sublime della Némirovsky, ma anche la storia è fantastica. Originale, carica di emozioni e di descrizioni curatissime. Gladys è senza dubbio un personaggio forse e, per certi versi, "disumano", ma ha comunque delle caratteristiche che la rendono una donna senza età; infatti, la vicenda è sempre attuale, nonostante il romanzo sia del 1936. Come tutti quelli della Némirovsky, libro prettamente femminile. Consigliato.

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    ilaria

    15/01/2013 16:53:59

    storia intensa,drammatica,avvincente,dai tanti insegnamenti morali.scritto bene,da non perdere.

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    Rita

    25/11/2012 10:30:33

    Jezabel è la storia di un'ossessione che conduce fino all'omicidio. Ricorderò per sempre la protagonista di questo romanzo. Consigliatissimo.

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    Lorso57

    07/10/2012 13:07:42

    Scrittura impeccabile nella descrizione di una donna-mostro, dall'Ego smisurato, che non accetta il passare del tempo ed è disposta a tutto per evitarlo. Leggerò certamente altri testi della Nemirovsky che trattino soggetti diversi da questo perchè ho apprezzato il suo modo di narrare, quieto ma incisivo.

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    giuseppina la ciura

    27/05/2012 20:44:39

    Un libro assurdo, inutile, ridicolo con una protagonista disumana,orripilante. Un solo pregio: il movente del delitto che è in linea con la vicenda narrata.

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    ni

    11/11/2011 12:47:07

    semplicemente meraviglioso, asciutto, limpido, intenso

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    Emiliano

    27/07/2010 23:20:46

    Il tema è delicato e le pagine scorrono via piacevolmente, ma dopo le prime 100 ho cominciato a chiedermi quanto si possa girare intorno a un unico concetto: la bellezza e la paura femminile di invecchiare. Secondo me troppo ricamato, finisce per annoiare.

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    Alessandra O.

    25/11/2009 15:29:22

    Nulla è più pericoloso dell'egoismo umano. L'egoismo della protagonista di essere sempre e solo lei al centro dell'attenzione,la più bella e sempre giovane, la più corteggiata, la più desiderata. Niente e soprattutto nessuno deve appannare minimamente la propria immagine, neanche una persona preziosa come può esserlo un figlio o addirittura un nipote che potrebbe farle crollare in un solo colpo tutti i suoi castelli di carta. Un altro grande successo della NemirovskY!

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    M.T.

    09/11/2009 15:03:04

    La descrizione minuziosa dell'animo umano, e degli ambienti in cui vivono i personaggi, rende questo romanzo così prezioso e unico...

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    TINA

    18/10/2009 20:37:20

    Mi è stato consigliato da un libraio di Firenze dove sono andata per un weekend , senza libri al seguito, e l'ho trovato delizioso. Mi ha colpito molto il modo in cui l'autrice scandaglia l'animo della protagonista, una donna "moderna", piena di sè, ma estremamente fragile nella sua ricerca estrema del piacere. si potrebbe definire molto estetizzante... ricorda Dorian Gray ma anche Andrea Sperelli nel suo desiderio ossessivo di raggiungere la perfezione. il dolore che la colpisce è simile a quello provato da milioni di donne quando all'improvviso si accorgono che il tempo è passato... molto bello nella sua semplicità stilistica, merita di essere letto anche più volte nell'arco della vita.

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    Linda

    25/07/2009 11:42:43

    Si vede che è un romanzo giovanile, ma c'è già grande sostanza.Il personaggio di Gladys è troppo estremizzato, il mondo è raccontato senza pietà e con un atteggiamento giudicante e volte fastidioso. Tuttavia la scrittice mostra già la sua capacità di indagare psicologicamente gli animi femminili e di mettere alla berlina un mondo ormai decadente.

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    annalisa

    29/06/2009 17:02:44

    Bellissimo libro. La scrittura è netta, lineare, fluida. Straordinaria la capacità dell'autrice di trattare tematiche delicate e moderne in modo profondo e sensibile. Un'autrice di ieri, ma di "oggi". Concordo col commento precedente: la protagonista del romanzo ricorda un "femminile" Dorian Grey. Complimenti anche per la traduzione che, davvero, non lascia tregua.

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    gigia

    08/01/2009 09:20:07

    Una storia strutturata in modo sorprendente, che parte a carte scoperte e gioca alla fine l’asso nascosto nella manica. La protagonista mi ricordava una specie di Dorian Gray al femminile che insegue il disperato e spietato sogno dell’eterna giovinezza regalando alla narrazione l’angosciosa attesa dell’epilogo.

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    paola

    21/12/2008 19:26:46

    Ottimo,libro descritto benissimo ,toccante ,sconvolgente

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    diablo

    20/11/2008 16:08:49

    mah..non mi ha entusiasmato, forse dopo aver letto suite francese e un pugno di mosche questo mi ha un po' lasciato con poco...

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    isabella

    02/09/2008 11:07:39

    Molto bello!

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    Alessandro SPaziani

    10/06/2008 13:20:05

    Irene Nemirovsky e uno pensa: sarà un'altra fulminazione come "Il ballo"; Adelphi non sembra sbagliare un colpo, dunque ci si fida e si affronta "Jezabel". Avventatamente subito si incomincia a sbuffare, si stenta a riconoscere la stessa formidabile scrittrice di quel gioiello. Neanche la curiosità spingerebbe oltre, visto che alla fine del primo capitolo tutto è compiuto. Ragione allora soccorre nell'intuire che ci deve essere dell'altro, più avanti, non può trattarsi di un simile bluff; ma niente, le pagine scorrono trasparenti, impermeabili finchè non spunta pag.131: eccola la chiave di vòlta, ecco gli echi de "Il ballo" prendere forma da un nulla, evidentemente, necessario. Scusatemi la "puntualità" delle notazioni, ma i punti di riferimento trovo siano decisivi per la corretta valutazione della "portata" del libro. Pagina 144 e seguenti rappresentano una sensazionale dimostrazione dell'arte del "narrare", come capacità di raccontare ogni cosa: la scena della richiesta di matrimonio di Monti - fateci caso - è formidabile, descritta con la perizia di un medico legale, un verbale poetico che richiama in altezza solo certe pagine de "Il piacere" di D'Annunzio. E, alla fine, il titolo. Vivesse le chiederei volentieri: "Irene, lo hai pensato come prima cellula del libro o è stato il tocco di genio finale, la corrispondenza trovata al termine della storia narrata?"

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    vale

    29/05/2008 16:54:31

    avevo grandi aspettative verso questo libro per come me ne avevano parlato. sono rimasta un po' delusa dai dialoghi, mi sono sembrati troppo artefatti, con troppi puntini di sospensione. o forse è qui il bello di questo libro? ho invece apprezzato la descrizione complessiva della vita di questa donna, della sua ascesa e discesa, questo attualissimo trovarsi di colpo di fronte alla "vecchiaia", quasi senza altri valori se non l'esteriorità. un monito interessante, credo.

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    G.Brustia

    17/03/2008 11:30:53

    da leggere tutto d'un fiato...bellissimo il percorso a ritroso e il colpo di scena finale.

Vedi tutte le 46 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

È ben comprensibile che, dopo la rivelazione dello straordinario romanzo postumo Suite francese, gli editori, in Italia come in Francia, vadano alla ricerca di testi da riproporre nella vasta e ineguale produzione di Irène Némirovsky (1903-1942), molto apprezzata dal pubblico degli anni trenta e in seguito dimenticata per più di mezzo secolo. L'ispirazione di Jezabel appare molto vicina alla vena lucidamente crudele del racconto Il ballo (1930; Adelphi, 2005), con cui condivide gli sfondi mondani e soprattutto il motivo centrale: la certezza che i rapporti di parentela, lungi dall'essere, per definizione, rapporti d'amore, siano quasi sempre orribili grovigli d'odio, risentimento e terrore. Il titolo del romanzo era a questo proposito, per il lettore francese degli anni trenta, molto esplicito: rimandava alla tragedia biblica di Racine Athalie, testo canonico delle scuole del tempo, in cui Jezabel, contrapposta al suo giovanissimo discendente Joas, incarna la figura demoniaca di una femminilità pagana e distruttrice. A differenza di quel che avveniva nel Ballo, in Jezabel la narrazione utilizza i canoni della letteratura popolare: feuilleton, romanzo giudiziario, teatro del Grand Guignol forniscono a Némirovsky ingredienti e colpi di scena di un racconto in cui la sorpresa finale ha la stessa importanza che potrebbe avere in un poliziesco ben congegnato. In questo contesto, ben calibrato per un pubblico amante delle emozioni forti e immediate, la scrittrice russa inserisce però uno scavo psicologico di abbagliante precisione: nessuno, credo, si era mai addentrato così a fondo nelle sofferenze di una donna bellissima che sente la giovinezza sfuggirle, e sa che non le è possibile vivere senza le gratificazioni continue che hanno alimentato per anni il suo narcisismo orgoglioso, il suo invincibile potere di seduzione.   Mariolina Bertini

Quando entra in tribunale per essere processata dell'omicidio del suo giovane amante, Gladys Eysenach, nel suo pallore, evoca davvero l'ombra di Jezabel, quell'ombra che nell'Athalie di Racine compare in sogno alla figlia. È ancora molto bella, il tempo sembra averla "sfiorata come a malincuore, con mano cauta e gentile", quasi si fosse limitato ad accarezzarla teneramente, e le donne presenti nell'aula si sussurrano con invidia i nomi dei suoi innumerevoli amanti. La condanna sarà lieve, ma qual è il vero movente dell'omicidio? Qual è quella verità che Gladys Eysenach ha cercato ad ogni costo di occultare, rifiutandosi di risponedere a qualsiasi domanda, dichiarandosi senza mezzi termini colpevole e supplicando i giudici di infliggerle la pena che merita?
Irène Némirovsky ci svelerà, in questo appassionante romanzo, il vero, ma inconfessabile movente dell'omicidio, ripercorrendo dall'inizio la storia fiammeggiante e tormentata della ricca, seducente e invidiata Gladys Eysenach: una donna che dagli uomini è stata amata con furore e dedizine assoluti, che sopra ad ogni altra cosa ha voluto continuare ad esserlo e che, per riuscirci, ha calpestato con inconsapevole e disperata ferocia chi le stava attorno - fino ad arrivare a uccidere.